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SCIENZA DELLE FINANZE
GIUSEPPE BICCA SALERNO
^° '"'i.
FIRENZE,
a. BARBÈRA. EDIIOKE.
it. X
:rìtte dalla Legge, ì diritti di riprodnz
PREFAZIONE.
Ho raccolto in questo volumetto e riordinato con
nuovo disegno i risultati più importanti delle ricer-
che scientifiche intorno alla finanza pubblica.
Delle molteplici fonti, a cui ho dovuto attingere,
ricordo in ispecie le opere fondamentali dello Stein,*
del Wagner,* dello Schònberg,^ del Leroy-Beaulieu,*
del Cossa,'' dell* Hoc V del De Parieu,' dello Schàffle,'
del Sax ' e del Vocke ; *^ e le notevoli monografie del
* L. V. Stein, LehrhucH der Finanzio iaaensohaft (1860), Wien
1885-86, 5» cdiz. in 4 voi.
' Ad. Wagner, Finanzwieaenschaft^ Leipzig, 8 toI. pabblicatl, il
primo nel 1871-72 (3» ediz. 1883), il secondo nel 1878-80, eli terzo
nel 1886-87.
• 6. SchOnbkhq, ffandbuch der Pditischen (EkanomiCf Tttbingen,
1886, 2» ediz. voi. III.
* P. Lero7-6eaulieu, Tratte de la Science de» Financeg, Paris,
1883, SI" ediz. 2 voi.
' L. CossA, Primi elemenii di Scienza delle Finanze, Milano, 1887,
4* ediz.
• L. V. HoGR, Die offentliclien Abgaben und Schulden^ Stutt-
gart, 1863.
"^ E. De Pariku, Tratte dea Imputa, Paris, 1866-67, 2» ediz. 4 voi.
• A. E. F. SCHAPPLB, Die Grundadtze der SteuerpoUtik, lì ^hìUgeriy 1880.
* E. Sax, Qrundlegung der theoretiachen Staatawirth8chaft,Vfi(ìnf 1887.
'• W. Vocke, Die Abgaben Au/lagen und die Steuer vom Standpunkte
der Oeachichtc vnd der Sittlichkeit, Stuttgart, 1887.
l'RF.F AZIONE.
lei BéaobraBof,'- del Pescatore," del Vo-
Iferich," del Wagner," del Neuraann,"
," del Messedaglia," del Nasse," del
'Adams;" senza dire di molte altre
, che trovansi registrate nella ricca
lei Cossa. E per ciò che riguarda i
■ornici, su cui poggia la teoria generale
esposta nel primo libro, ricordo anche
1 Jevons," del Menger " e del Bijlini-
RiIS,i'la<i(twir(*miAu/ì (nel Dtatscha Slaatricerlerbueh
Brater, StiittgBrt, 18B7, tol. X),
LAsnp, Tmpdlé tur leu nciei (nei MimBÌnt di PAea-
teribouTg, 1866-67).
ORE, La Logica delle Impotle. Toriuo [867.
Ueber Baleaerung iler LandtvirlhtiAafl — Uthtr
?6er Périonalbt9tenefung — Ueber Kapitalrenlenhftle'
ZeiUchrifl/iir die geènmmle SlaatiurÌHaueha/l, TQbìa-
5, 1BB8, IBCo).
. HttLFEBIRlI, Die Be/orm der diricien Sleuern in
He Ein/ìdumg rincr KapitaUlmer in Badm (nella
' gaamm. Slaatminfmfdin/I, Tflbingea, 1S73, 1846).
tu, ,5fan(MC*uWen — ZSUr (nel DevUchti SMoHicùr-
schli n. Brater, Stuttgart, 1868, XI).
KjINH, Die pyagTtitite Einlceinmciuleutr, Leipzig, 18T4
; dal «feniliche Intfraie, Leipzig, 1887.
ai, />«■ Gffetilliehe Crrdit, CarlEruhe, 18^9, S* ediz.
ibielumg der Zinten der affentUcken Kchvlden, Statt-
■AQT.u, Dei pTtttiii pnhUici e del migliar litUmn di
Inno, IBòO.
?inier« nini StaateanUilien (nell» Zeitiehri/t fur die
leaicha/ì, Tabingen 1368).
ìB, Die Prineipien der gerechlen Be^ltuerung, Berlin,
ti dea Ei<ikommena, Berl[n, 1837.
MS, PMic Dehlt: an eiiag in Ihe .oìenct o/j5non«,
IT Jftonb, ne Tkeory lyf Politicai Econoiny, London,
^ ()™nd««(« der roft.wirlS«eSo/fiIeir(, Wien, 1871.
PREFAZIONE. VII
Bawerk,*^ a cui rimando i lettori, che desiderano
più ampi svolgimenti.
Ma, interpretando e giudicando liberamente le
dottrine degli scrittori, e in ispecie quelle dei mae-
stri onorati e autorevoli, fui spesso condotto dai miei
studi ad accogliere concetti teorici e vedute siste-
matiche, che per vari rispetti dififeriscono da quelli
adottati dagli altri. Intorno a ciò lascio giudici gli
uomini competenti e imparziali, che si degneranno
di esaminare questa operetta, confrontandola coi
trattati e compendi più noti. A me basterà il dire,
che, cercando d'imprimere ad essa un carattere
scientifico e un'impronta particolare nei limiti ri-
stretti, che mi erano prefissi dall' indole sua, ho vo-
luto fornire argomento di discussione ai cultori delle
discipline politiche ed economiche, e specialmente
ai giovani; essendo mio convincimento, confermato
dall'esperienza, che il migliore ufficio di un libro
elementare, come di un insegnamento efficace, è
quello di dare impulso al pensiero, invitare a studi
più vasti ed educare alla disciplina della scienza. .
G. R. S.
Modena, 1» giugno 18S8.
*' K. V. Bcìhm-Hawicrk, Grundzuge der Thoerie dea wìrtBcìinftìichen
O'àterwerts (noi Conrad^ a JahrhucJier, Jena, 1886).
INDICE.
LiBBO PttiMO. - LA TEORIA GENERALE
DELLA FINANZA PUBBLICA.
Capitulo I. I fatti e gli istituti finanziari Paj;. 1
> II. Le principali dottrine finanziarie 18
» III. La finanza pubblica e il principio del valore nella
economia sociale 33
» IV. La finanza pubblica e la produzione e distribuzione
delle ricchezze 40
w y. La finanza pubblica e la circolazione delle ricchezze. 53
^ VI. I principii fondamentali della politica e della legisla-
zione finanziaria 71
Libro Skconuo. - LE ISTITUZIONI SPECIALI
DELLA FINANZA PUBBLICA.
Titolo I. - Speso pubbliche.
Capitolo I. La natura e gli oggetti dello spese pubbliche. ... 85
> II. Le spese pubbliche e T ordinamento del bilancio. . 94
» III. Le norme giuridiche e politiche delle spese pubbliche. 107
Titolo II, — Entrate ordinarie.
Capitolo I. Le entrate ordinarie in generale 115
» II. Il demanio fiscale 127
' III. Le contribuzioni speciali. Tasse 137
IV. Le contribuzioni generali. Imposte 155
r V. L'ordinamento generale delle Imposte 172
» VL La formazione del sistema tributario. Imposte dirette. 188
VII. La formazione del sistema tributario. Imposte in-
dirette 204
I
INIUCE.
Eutrxta Etrsardiuarìe.
iS entrate straordiaaria in genersls Pag. ì°2
I debito pabblioo a le sne forme direrse 230
la stipnlatione e la consolidazione del debito pub-
Jl*
Libro Primo.
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA,
Capitolo I.
I fatti e gli istituti finanziari.
§ 1. — La finanza pubblica comprende nel suo più
ampio significato tutti i fatti e gli istituti che si riferi-
scono all'acquisto e all'uso delle ricchezze materiali per
parte dello Stato, della provincia e del comune. Gli
scopi, che son propri di queste forme necessarie della
sociabilità umana, e che rientrano nel fine più com-
plesso della vita civile, non potrebbero raggiungersi
senza r impiego di mezzi idonei, di beni e servigi, senza
il concorso e la cooperazione degli stessi cittadini. Ac-
ciocché si possa costituire e conservare la potenza della
nazione, guarentire il diritto dei privati e stabilire isti-
tuzioni di pubblica utilità e di coltura, occorrono ter-
reni, fabbricati, strumenti, merci di ogni genere, che
bisogna destinare a tale ufficio. E se noi ammettiamo
che lo Stato debba proporsi gli scopi accennati e ren-
dere quei servigi alla società, dobbiamo anche ammet-
tere eh' esso riceva da essa i mezzi occorrenti. La ne-
cessità degli ordini finanziari deriva logicamente dalle
attribuzioni e funzioni amministrative dello Stato, per
le quali è indispensabile 1' uso delle ricchezze.
A ^. — 3. • I
2 LIBRO PRIMO.
Lo Stato medesimo non può concepirsi air infuori
dei cittadini ; esiste e vive nelle opere e nella vita de-
gli stessi individui. È nota la distinzione, giusta ma
' incompleta, che risale al Mohl ed è accettata da molti ;
secondo la quale lo Stato non è che la società, consi-
derata da certi aspetti determinati, o riguardo al suo
ordinamento giuridico e agl'interessi generali e co-
muni. Le quistioni politiche, quistioni di Stato, si distin-
guono per questo carattere uniforme e per il contenuto
più ristretto e omogeneo dalle quistioni sociali, più vaste,
molteplici e complesse. Perchè V uomo consegua il suo
fine di provvedere alla propria esistenza e perfezionarsi
nella intelligenza, nella prosperità, nella moralità e via
dicendo, sono indispensabili alcune condizioni, che non
possono essere stabilite che dallo Stato, ed è necessaria in
molti casi Topera collettiva delle associazioni politiche so-
vracennate. E lo Stato sarebbe, secondo questa dottrina,
un organo della società importante, . essenziale, nobilis-
simo, ma che non menoma o distrugge la grandezza e
r efficacia degli altri organi di essa. Ma poiché la stessa
società si compfjne d'individui, bisogna ricercare in
essi, nelle loro facoltà, tendenze e forze diverse e nelle
relazioni molteplici colla natura esteriore le cagioni pri-
me dei fenomeni sociali e politici, di tutte le manifesta-
zioni varie delF attività umana. I fatti e gV istituti della
vita civile, qualunque forma a*ssumano e in qualunque
modo s' intreccino, mettono capo sempre air uomo indi-
viduo e vero. Tutto ciò che non ha radice neir uomo vi-
, vento è semplice parvenza o astrazione priva di realtà.
E quindi non basta il dire che lo Stato è un aspetto,
una forma determinata della società ; ma conviene di-
mostrarne la ragione obbiettiva nei sentimenti^ nei fini
e nei modi di agire degl' individui che formano real-
mente la società.
§ 2. — Ora in tutta Fattività degli uomijii possiamo di-
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 3
stinguere due ordini di bisogni e di fatti, due specie di
tendenze e di forze, che il Sax designa coi nomi d' « in-
dividualismo » e di « collettivismo » e che, pur diffe-
rendo nelle forme, nelle combinazioni e manifestazioni
esterne, s'immedesimano nella unità dell'essere umano.
II primo ordine di fatti ha per centro e per iscopo l'in-
dividuo come tale ; V altro ordine il complesso degP indi-
vidui collegati fra loro indissolubilmente. La vita indivi-
duale si svolge, al pari della collettiva, nella società;
e riceve impulso dagli stessi moventi d' interesse parti-
colare, d' interesse mutuo e d' interesse altruistico, ben-
ché in maniera diversa, e come effetto di spontanee de-
terminazioni di ogni individuo, non di una consociazione
necessaria, prestabilita. È sociale tanto l'opera di chi
provvede singolarmente o per mezzo di un' associazione
volontaria o di relazioni contrattuali^ soddisfare certi
bisogni, promuovere alcuni interessi, raggiungere scopi
determinati ; quanto l' opera di chi è costretto a fare
prestazioni o rendere servigi per il bene dell'intiera
comunanza. Fra queste due parti dell'attività umana
non è differenza di elementi o di cagioni intrinseche,
ma di forme ; più semplici e libere nell' una, più com-
plicate e necessarie nell' altra, perchè legate ad una
organizzazione superiore al volere dei singoli individui.
1 fini e i mezzi sono sostanzialmente gli stessi : ma nel
primo caso si tratta di bisogni o d' interessi che riguar-
dano r individuo e si connettono coir opera individuale ;
neir altro caso si tratta di bisogni e d' interessi che ri-
guardano il complesso degl'individui, la loro coesistenza,
e richiedono la cooperazione di tutti.
La vita collettiva degli uomini si manifesta nelle
forme ordinarie e concrete dello Stato, della provincia
e del comune, in cui assume un carattere politico,
coattivo, il quale esprime la necessità deir associazione
e la comunanza degl'interessi. Gli scopi a cui si rife-
LIBRO PRIMO.
quegli stessi della vita privata, scopi di po-
diritto, di prosperità e di coltura, ma solo in
oro conseguimento non è possibile, od age-
ùero senza quella forma dì attività, che im-
icorao di tutti i consociati. Relativamente a
i questi oggetti e in ogni parte della vita so-
me dello Stato e degli altri corpi politici non
indipendente e sempre uguale ; ma si eon-
rarìa misura coli' opera degl' individui e delle
i private, e diversifica grandemente secondo
Qze di tempo e di luogo. Cosi allo Stato spet-
1 massima parte gli ullici che si riferiscono a
)tenza e di diritto, quantunque non escludano
sione degl' individui, la quale si esercita per
3 consuetudini, delle tradirioni, dei liberi con-
e pratiche civili, che si coordinano agli stessi
^a parte ai privati si appartiene l'iniziativa e
'etta ed efficace per rispetto agli scopi di pro-
i coltura, benché essa richieda in alcuni casi,
ilemento necessario o temperamento oppor-
erenza dello Stato. Le relazioni fra lo Stato e
variano di tempo in tempo a seconda che si
■estringe la sfera delle loro attribuzioni recì-
i uffici governativi erano prima più estesi per
norali ed economici, e meno estesi per gli
dici ,e civili, che non siano nei tempi mo-
forma individuale e la forma collettiva del-
imana, benché sempre congiunte indissolu-
lon serbano le stesse proporzioni riguardo
aggetti, ma si condizionano reciprocamente,
no in vario tempo e con alterna vicenda.
> riscontrarsi in ogni parte della vita so-
la legislazione civile, nella produzione, nella
nella proprietà, nelle successioni e vìa di-
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 5
§ 3w — Gli uffici dello Stato consistono nel complesso
dei servigi amministrativi, mediante i quali esso coopera
direttamente a vantaggio della società, tutelando le re-
lazioni giuridiche dei privati, mantenendo la sicurezza
e la potenza della nazione e promovendo la prospe-
rità e la coltura del popolo. In sostanza si tratta di
benefica che i cittadini procurano a sé medesimi in
comune, mercè V- opera collettiva, come quella che è ne-
cessaria più vantaggiosa; cioè di beneflcii che col-
r opera puramente individuale non potrebbero ottenersi
assolutamente, o si otterrebbero con maggiori sacri-
fici, in modo imperfetto. Ma perchè rispondano a que-
sto principio, eh' è il fondamento e V essenza dello
Stato, devono i suoi uffici molteplici essere stabiliti
opportunamente, ed efficacemente adempiuti in con-
formità dei bisogni sociali o della varia attività dei
privati. A tal uopo occorrono le seguenti condizioni.
Anzitutto bisogna scegliere e determinare di volta in
volta gli scopi dello Stato ed assicurarne il consegui-
mento, mediante un' azione provvida ed effióace. E il
complesso degli ordini pubblici, delle leggi e delle gua-
rentigie, secondo cui è stabilita, limitata, regolata Fat-
tività collettiva del corpo sociale, dicesi costituzione
dello Stato. Da essa dipende T ordinamento dei poteri
pubblici, e la formazione degli organi, che sono depu-
tati alla interpretazione dei bisogni e dei fini comuni,
e alla determinazione dei mezzi occorrenti o della coo-
perazione dei. singoli cittadini. In secondo luogo è ne-
cessario che le deliberazioni prese siano recate ad ef-
fetto e il compito dello Stato, definito a quel modo,
abbia la sua piena attuazione nella vita* reale e in
tutte le sue particolarità. E V esercizio pratico del po-
tere costituito delle funzioni dello Stato, la somma
delle operazioni e degli atti, coordinati agli scopi comuni
già stabiliti, è ciò che chiamasi amministrazione puh-
6 LIBRO PRIMO,.
Uica, La costituzione e l'amministrazione si condizio-
nano e s'integrano reciprocamente nella esistenza e
nella attività dello Stato, e s'informano al principio,
che ne determina la natura e i fini.
È questo V oggetto e il contenuto delle discipline po-
litiche, le quali possono distinguersi nel modo seguente :
1° una dottrina degli scopi dello Stato (politica gene-
rale), come risultano da un concetto generale delle sue
attribuzioni necessarie e accidentali, permanenti e var-
riabili ; 2° una dottrina della costituzione, o del modo
più conveniente e razionale, con cui devono ordinarsi i
poteri dello Stato, acciocché corrispondano meglio al
fine e al compito suo ; 3<» una dottrina dell' amministra-
zione delle funzioni che lo Stato deve esercitare in
conformità delle leggi emanate e in ordine agli scopi
stabiliti. Determinare opportunamente questi-scopi e re-
carli ad effetto nel modo migliore è il massimo problema
deir arte politica nel senso più largo. La costituzione
interna, organica dello Stato è, per cosi dire, il centro
del sistema; perchè da un lato essa è coordinata alla
determinajsione particolare dei fini e alla interpreta-
zione concreta dei bisogni collettivi ; e dall' altro stabi-
lisce le norme e fissa i mezzi all' azione effettiva dello
Stato. E r amministrazione consisté appunto nell' eser-
cizio di queste due serie di funzioni pubbliche, cioè nel-
r attuazione pratica dei fini e nell' uso dei mezzi in con-
formità delle leggi stabilite. La costituzione è unica,
fondamentale ; l' amministrazione è molteplice, diversa,
come amministrazione della guerra, della giustizia, dei
lavori pubblici, della istruzione, della finanza e simile.
L' amministrazione presuppone la legge, e quindi ha
base nella costituzione dello Stato ; ma consiste propria-
mente nelle operazioni o funzioni necessarie al conse-
guimento degli scopi proposti. Cosi F amministrazione
sociale, per iscopi di prosperità e di coltura; non istà
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 7
nel determinarli (compito della politica economica e so-
ciale), ma nel recarli ad effetto.
Queste discipline fanno parte della politica e della
legislazione generale, in quanto contengono massime e
forniscono norme regolatrici di quei rapporti molteplici
e vari) che passano fra i cittadini e gli organi dello
Stato, delle obbligazioni reciproche e della sfera propria
di azione. Ma acquistano un carattere scientifico, quando
risalgono alle cause generali, dà cui dipende l'intiero
ordinamento dello Stato, la maggiore o minore am-
piezza delle sue attribuzioni, la costituzione più o meno
larga e forte, le funzioni, semplici o complicate e si-
mili ; ne dimostrano la ragione obbiettiva nella na-
tura degli individui e della società, nelle loro tendenze
e qualità essenziali e nelle circostanze del mondo ester-
no, in mezzo a cui vivono. in altri termini le disci-
pline politiche, scientificamente considerate, studiano i
vari aspetti del collettivismo, le manifestazioni deir at-
tività collettiva degli uomini, in quanto dipendono da
cause naturali e si riferiscono agli s(V)pi della vita
umana. E ad esse fanno riscontro le scienze che di-
consi sociali, e che riguardano le varie forme dell' in-
dividualismo, ossia le manifestazioni delF attività indi-
viduale privata nella società, dipendenti da cagioni
analoghe e coordinate agli stessi scopi della sicurezza,
della potenza, della prosperità della coltura e via di-
cendo. Cosi, per esempio, dati gli scopi della prosperità
(beni materiali), Fattività individuale degli uomini in
relazione con essi forma argomento della economia so-
ciale j Ci r attività collettiva è oggetto della politica
economica (teorica) o economia dello Stato, che impro-
priamente dicesi amministrazione sociale. Le une e le
altre discipline, benché differiscono riguardo air oggetto
immediato, phe consiste, non negli scopi, ma nella for-
ma diversa, individuale o collettiva, delF attività umana.
edesìmo fondamento, e risalgono alle origini
li fatti politici e sociali, che risiedono nella
ir uomo e nelle sue relazioni col mondo
la r adempimento degli uffici dello Stato e il
lento degli scopi, che costituiscono un bene
ichiedono l'uao di una certa quantità di ric-
mo del pari lo esige il conseguimento di tutti
:opi della vita privata. Ai servigi amiiini^
Ila sicurezza, della giustizia, della civiltà e
■ispondono le spese pubbliche e le contribu-
te dai cittadini allo Stato. La ragione si è
ervigi rappresentano bibogni collettìvi, che,
i bisogni privati, non possono essere soddi-
a l'impiego di beni materiali. Gli stessi ei(^
ostanza per conseguire gli scopi individuali
devono anzitutto rivolgere la loro operosità
o delle ricchezze. La dipendenza dell' uomo
ra e la necessità di trasformare utilmente la
^r soddisfare i bisogni inesauribili della sua
iivile, perfezionare e svolgere le sue facoltà,
tano chiaramente in ogni parte della vita
la legge fondamentale economica, che deter-
gge la produzione e l' uso delle ricchezze, si
tutti gli scopi dell' individuo e dello Stato,
A privata e dell'attività collettiva degli uo-
irma in tal guisa e per queste ragioni net-
terà dell' amministrazione pubblica una serie
ordini, di atti e di operazioni, che hanno
o di procurare allo Stato i beni materiali, in-
li all' esercizio delle sue funzioni ordinarie. E
momeni e gl'istituti finanziari, che si ridu-
erogazione effettiva delle spese e alla riscos-
ì entrate pubbliclie, ossia all' acquisto e al-
rminato di una parte della ricchezza generale
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 9
per gli scopi della vita collettiva. La costituzione della
finanza pubblica va di pari passo coir ordinamento dello
Stato e coir esercizio delle funzioni amministrative.
E invero lo Stato abbisogna innanzi tutfo nei suoi
molteplici uffici di forze personali e di prestazioni di
opera. Che anzi la sua essenza non consiste realmente
che nella organizzazione di questi elementi per fini co-
muni air intiera società. Ora i modi con cui le forze
private entrano nella cerchia dell' amministrazione pub-
blica per servire agli scopi dello Stato, sono tre, diversi
per la loro efficacia attuale e la importanza storica.
Il primo è la prestazione spontanea e gratuita di ser-
vigi, che i cittadini fanno per ragioni di pubblica uti-
lità, come avviene anche ai tempi nostri negli uffici
cosi detti di onore, che formano parte considerevole
delle autonomie locali, e specialmente del self-govern^
meni inglese. E benché questo sistema abbia avuto
maggiore importanza nei secoli scorsi, segnatamente
per le imprese di guerra ; si è ridotto ora a tenui
proporzioni e non forma che un'eccezione negli Stati
moderni ; perchè mentre non potrebbe fornire ad essi
un corredo sufficiente di attitudini speciali e di forze,
arrecherebbe ai privati gravi e disuguali sacrifici. A
misura che si estende la specificazione delle industrie e
prevale la disciplina tecnica in tutti i rami di attività
umana, le istituzioni pubbliche si trasformano e si rior-
dinario sulle stesse basi, come vedremo meglio in ap-
presso. L'altro modo di ottenere le forze personali
consiste neir obbligo imposto ai cittadini di rendere
certi servigi senza compenso o con rimunerazione par-
ziale, come accade nella coscrizione militare, nella giu-
ria e simili. È indispensabile all' applicazione di questo
sistema V uso di beni materiali, sia per fornire il man-
tenimento necessario, sia per dare una qualche inden-
nità a coloro che sono soggetti a un carico personale
10 LIBRO PRIMO.
troppo grave, che toglie loro i mezzi di vivere o ca-
giona spese straordinarie. Né si potrebbe con esso sop-
perire a tutti i bisogni e provvedere ai vari uffici ^ello
Stato, specialmente a quelli che richiedono speciali co-
gnizioni ed attitudini, un tirocinio più o meno lungo e
metodico, un'abile pratica dell' amministrazione. E da
ciò deriva la necessità di ricorrere ad un terzo modo,
che può dirsi ordinario e puramente contrattuale, con
cui si ottengono servigi, resi con perfetta regolarità, e
rimunerati intieramente, secondo norme fisse e libera-
mente accettate. È il modo praticato in tutte le ammi-
nistrazioni civili, propriamente dette, e nelle parti più
difficili della stessa amministrazione militare, e forma
oramai la regola d- ogni consociazione pubblica. Ma per
i compensi dovuti agli ufficiali pubblici e che costitui-
scono i mezzi della loro sussistenza, occorre allo Stato
un' altra quantità di beni materiali, che figurano tra le
spese e le entrate pubbliche.
A queste partite se ne aggiungono altre di non mi-
nore importanza. Lo Stato abbisogna neir esercizio delle
sue funzioni, non solo di forze e di servigi personali,
ma di terreni, di edifici, di macchine, di strumenti, di
merci varie. Cosi non basta alimentare V esercito, ma
è necessario rifornirlo di vestimenti, di armi, di muni-
zioni, di cavalli, di fortezze, di navi, e via dicendo. E
similmente, non solo conviene pagare i funzionari della
giustizia e della sicurezza pubblica, per fornire loro
un opportuno mantenimento, ma bisogna mettere a di-
sposizione di essi palazzi, carceri e simili. Vi sono dun-
que cagioni personali e cagioni reali di spese pubbliche,
le quali presuppongono o richiedono entrate corrispon-
denti, e insieme con esse formano la materia e l'or-
dine della finanza. Variano di tempo in tempo le pro-
porzioni e le forme, ma è permanente la sostanza del
fatto. Ed anche per ottenere i beni materiali lo Stato
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 11
ha adoperato tre modi analoghi a quelli usati per i
servigi personali. In certi periodi di economia e di ci-
viltà primitiva ebbe importanza non lieve il sistema
delle largizioni pubbliche, dei donativi, e delle presta-
zioni straordinarie, specialmente in casi di guerra. Era
nella finanza degli Stati medievali o più antichi un
complemento necessario dei proventi, eh' essi ordina-
riamente ricavavano in massima parte dai possessi de-
maniali, dai dazi e da certe contribuzioni speciali. In
pari tempo prevaleva nella percezione delle entrate
pubbliche la forma contrattuale di acquisto, come T am-
ministrazione e r affìtto dei beni, componenti il dema-
nio fiscale, la vendita dei prodotti e via dicendo. Ma
collo Svolgersi della economia e il progresso delle isti-
tuzioni civili, per le ragioni che diremo in altro luogo,
il primo sistema, è scomparso quasi intieramente ; e il
secondo ha perduto una gran parte della sua impor-
tanza finanziaria. Oramai nelle finanze degli Stati mo-
derni ha la più larga applicazione il sistema coattivo
o forzato di prelevare le entrate pubbliche, il quale di-
versifica soltanto nei modi particolari, e assume le due
forme delle contribuzioni generali e speciali, secondo
la natura delle spese e dei servigi corrispondenti.
§ 5.— Pertanto i fenomeni e gV istituti finanziari de-
rivano dalla necessità obbiettiva di destinare una parte
delle ricchezze ai bisogni della vita collettiva. Vi è un
rapporto di dipendenza tra i servigi pubblici e la pro-
duzione dei beni materiali ; per modo che dati gli scopi
e gli uflici dello Stato ne segue necessariamente la ra-
gione delle spese e delle entrate. La finanza pubblica
per i caratteri formali, le basi giuridiche e il fine po-
litico non differisce da ogni altra parte di ammini-
strazione, da cui si distingue per il contenuto e gli
elementi sostanziali di cui si compone, elementi che
appartengono alla economia sociale. I medesimi prin-
12 LIBRO PRIMO.
cipii di politica generale e di diritto pubblico, che
praticamente stabiliscono le attribuzioni e gli uffici
dello Stato, determinano altresì il modo di soddisfare
i bisogni corrispondenti o V uso delle ricchezze e delle
forze private per gli scopi comuni, e come i cittadini
devono contribuirvi colla persona e coli' avere. Per
r uno è per V altro rispetto si adoperano procedimenti
analoghi, son poste in atto guarentigie simili, e val-
gono leggi uguali. L'imposta, per esempio, riveste i
medesimi caratteri esterni, politici e giuridici, che sona
comuni al servizio militare obbligatorio, alla espro-
priazione forzata per motivi di utilità pubblica e via
dicendo. La finanza ha strette attinenze coir intiero or-
dinamento politico della società, di cui è parte essen-
ziale. Essa trova il riscontro perfetto o il correspettivo
necessario nelFamministrazione pubblica, intesa nel senso
più largo ; ha la base legale nella costituzione organica,
da cui dipende la sua forma concreta; e la ragione di es-
sere nei fini dello Stato, connessi intimamente coir esi-
stenza e col bene di qualunque consorzio civile. Le spese
e le entrate non possono giustificarsi formalmente, che
in quanto corrispondono a servigi reali ; sono determinate
e ordinate secondo le norme costituzionali vigenti, e deri-
vano da bisogni pubblici riconosciuti o servono a scopi
stabiliti nei modi legali. E solo quando esse fanno parte
di un compiuto sistema di diritto pubblico, può parlarsi
di un vero ordinamento finanziario nel senso giuridico
politico della parola. La ragione ultima e la sostanza
di ogni finanza pubblica consiste in una somma di sa-
crifici, che i cittadini devono fare per il bene comune,
o per il conseguimento dei fini relativi all'unità del
corpo sociale ; e quindi rientra nella sfera più vasta
della vita collettiva degli uomini e nelle relazioni mol-
teplici che passano fra essi e lo Stato, eh' è di quella
vita la forma concreta ed organica.
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 13
Ma se negli scopi e nelF attività dello Stato vi sono
le premesse e le condizioni indispensabili, non vi è
r oggetto proprio della finanza. Le quistioni finanziarie,
quistioni di mezzi materiali od economici, nascono,
quando sono . esaurite e definite le quistioni, che ri-
guardano i fini, e quando si tratta di spese e di en-
trate pubbliche, necessarie al loro raggiungimento, e
di modi efllcaci ed opportuni di provvedere alle prime
e di prelevare le altre. Gli scopi, gli ul|ìci e T attività
dello Stato costituiscono semplici dati di fatto o ter-
mini di confronto per la finanza pubblica, politica-
mente e giuridicamente considerata, ed implicano qui-
stioni di ordine diverso, superiore, la cui soluzione
spetta alle altre discipline politiche e sociali. Queste di-
mostrano, per esempio, la necessità e V utilità inesti-
mabile deir ordine, della sicurezza e della garanzia dei
diritti e interessi privati nel corpo sociale; ma poiché
ciò non può ottenersi senza V opera di pubblici ufficiali e
Tuso di alcune ricchezze, ne deriva la ragione di spese
e di entrate pubbliche. Similmente i motivi che giustifi-
cano in alcuni casi o reclamano V azione diretta dello
Stato per certi scopi di prosperità, sono d' interesse ge-
nerale, e non devono confondersi con quelli che riguar-
dano i mezzi occorrenti : ma il nesso fra queste due
parti è intimo, com' è costante la dipendenza deir una
dall'altra. La quistione economica e sociale, relativa
alla costruzione e air esercizio delle ferrovie, si distin-
gue nettamente dalla quistione finanziaria del modo
con cui si deve sopperire alla spesa, ch'esse richie-
dono ; e solo quand' è risoluta la prima in favore del-
l' ingerenza governativa, può discutersi e risolversi la
seconda. La finanza pubblica non è l'economia dello
Stato, propriamente detta, la quale si riferisce a scopi
particolari di prosperità, ma l' azienda delle spese e
delle entrate, il complesso dei mezzi pecuniari, che
14 LIBRO PRIMO.
riguardano tutti- gli scopi. Nella estrema ipotesi di uno
Stato intieramente alieno da qualunque impresa indu-
striale, da qualunque ingerenza diretta nelle faccende
economiche, mancherebbe V economia dello Stato (o pub-
blica), ma non la finanza, per le ragioni che abbiamo
detto. In egual modo è un problema gravissimo di po-
litica generale, se conviene od è necessaria una guerra
ad un momento dato; un problema che racchiude gl'in-
teressi più vitali ed implica la stessa esistenza dello
Stato : è un problema finanziario quello che riguarda
la scelta e V applicazione del sistema migliore per
provvedere alla spesa, come sarebbe il tesoro, V au-
mento delle imposte o il credito pubblico. A seconda
. degli scopi diversi, praticamente considerati, diver-
sifica la natura delle spese pubbliche, la loro quantità,
durata, e gli effetti che ne derivano; e di ciò biso-
gna tener conto nello stabilire le entrate corrispon-
denti. Le quistioni finanziarie, benché subordinate alle
quistioni politiche, nel senso più largo, hanno un campo
assai vasto,, e un'importanza che si comprende facil-
mente, quando si considera che senza i mezzi oppor-
tuni non è possibile raggiungere i fini. È fuori di dub-
' bio che la potenza dello Stato ed anche V esito di una
guerra dipende in gran parte dai mezzi disponibili;
com'è certo che le condizioni finanziarie esercitano
un'influenza fortissima su tutte le parti dell' ammini-
strazione pubblica.
§6.-11 complesso dei fatti e degl'istituti finanziari si
può considerare sotto aspetti diversi, e fornisce argo-
mento a varie discipline. Abbiamo infatti la storia delle
finanze, la statistica finanziaria, e il diritto finanziario
positivo, che ne dimostrano o le vicende e le trasforma-
zioni nell'ordine dei tempi successivi, o le condizioni
di fatto e gli elementi numerici in tempi e luoghi de-
terminati, le relazioni giuridiche che ne derivano tra
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 15
lo Stato e i privati. E, benché esse' servano a chiarire
lo stato della finanza in molti punti essenziali e forni-
scano dati utilissimi od anche indispensabili allo studio
di essa, pure differiscono dalla scienza delle finanze,
propriamente detta; la quale mira a ricercare le cause
generali, permanenti e necessarie dei fenomeni finan-
ziari, a determinarne le leggi naturali, e a formulare
quei principii che governano la politica e la legisla-
zione finanziaria. Bisogna distinguere però due scopi
e due uffici diversi, a cui adempie la medesima disci-
plina, uffici che non possono separarsi completamente,
ma che spesso sogliono confondersi con danno grandis-
simo del progresso degli studi. Altra cosa è infatti il
compito dell'arte, nel senso più largo, essenzialmente
pratico, che consiste nel dare precetti e stabilire nor-
me, le quali valgano a dirigere Fazione libera degli
uomini e regolare le istituzioni pubbliche entro certi
confini e in conformità delle circostanze di tempo e di
luogo. lEd altra cosa il compito della scienza, pura-
mente teorico, il quale sta nella ricerca del nesso fra
le cause e gli effetti e nella determinazione di quelle
leggi, che essendo « V espressione normale, tipica del
modo di agire delle forze naturali» (Rùmelin) costitui-
scono il fondamento di tutte le massime e regole del-
Tarte. La dottrina finanziaria, finché si riferisce agli scopi
e alle funzioni dello Stato, ai rapporti che passano fra
esso e i cittadini, dimostrando gli oggetti immediati delle
spese pubbliche, i modi di prelevare le entrate e simile,
ha un carattere prevalente di arte, come le altre disci-
pline politiche, accennate di sopra j si eleva alFalto ufficio
della scienza, quando ritrova dei fenomeni e degl'istituti,
che compongono la finanza, le cause efficienti ed ultime
nella natura degli uomini individui, nella corrispon-
denza fra le loro opere e i motivi, nelle le^gi che de-
terminano r attività economica e V uso delle ricchezze.
16 LIBRO PRIMO.
Cosi le «ragioni politiche giuridiche e morali, che si
adducono nella politica e nella legislazione finanziaria
in favore delle imposte in generale o di alcune istitu-
zioni e riforme tributarie in particolare, si risolvono
effettivamente in una ragione obbiettiva che si de-
sume da condizioni economiche, ed hanno valore ed
efficacia pratica in quanto sono conformi ad essa. Il
costringimento adoperato in materia di tributi dallo
Stato, in virtù del potere costituito, o su tutti i citta-
dini o sovra alcune classi, è possibile fino a un certo
limite, oltrepassato il quale cesserebbe o perderebbe
ogni vigore, perchè dovrebbe violare quei principii,
offèndere quegF interessi, che diconsi vitali, e sono per
natura inviolabili. Qualunque coazione eccessiva o po-
tere arbitrario scompare nel corso della storia umana ;
nella quale predomina l'azione delle forze sociali, o
« r influenza delle cause, in virtù delle quali la società
è formata e si conserva » (Quetelet). La finanza pub-
blica, al pari di ogni altro sistema politico o ammini-
strativo, ha certo caratteri formali propri, un'im-
pronta speciale, che deriva dai fini dello Stato, a cui
serve, dalle forme della vita collettiva, di cui è parte ;
ma in sostanza non è che risultato di attività, indivi-
duale, e non esiste veramente che come opera d'indi-
vidui, a cui si riferisce ogni manifestazione di vita so-
ciale. Il progresso della scienza moderna riguardo alla
finanza, come riguardo a molte altre istituzióni pub-
bliche, consiste nel sottrarla via via al dominio appa-
rente di cagioni politiche e di principii astratti, di-
struggendo le immagini illusorie o fallaci di uno Stato
autonomo e di un'amministrazione indipendente dalle
leggi delle forze sociali; e nel collocarla sulla base
reale, in cui nasce e sì svolge naturalmente, o in quel
complesso di sforzi e di soddisfazioni, di sacrifici e di
beni, che formano l'economia e che il Jevons chiama
II
7 p*
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 17
giustamente la « meccanica delle utilità » o degF in-
teressi.
Né la politica generale, né il diritto possono darci
la ragione obbiettiva degF istituti finanziari, i quali im-
plicano una serie di sacrifici fatti per ottenere una
somma di soddisfazioni comuni. La politica stabilisce
gli scopi dello Stato e dimostra la necessità delle spese
pubbliche o determina V uso di una certa quantità di
ricchezze; il diritto prescrive e definisce gli obblighi,
che ne derivano ai cittadini, di contribuire a quelle
spese, e alle autorità, di effettuarle in modo conforme
al fine stabilito. Ma tutto ciò presuppone un fonda-
mento economico, a cui si appoggiano e i diritti dello
Stato e gli obblighi dei privati, presuppone che questi
e quelli siano conformi ai motivi ordinari che inducono
gli uomini alla produzione delle ricchezze. I dettati
della politica e del diritto sono generalmente veri « in
ipotesi, » cioè date le condizioni, le facoltà, i mezzi ne-
cessari alla \ofo effettuazione pratica, e posto ch'essi
siano consentanei alle leggi naturali della società. E però
il conseguimento dei fini dello Stato e l'adempimento
degli obblighi corrispondenti dei cittadini, in quanto
presuppongono una ricchezza disponibile, dipendono da
ciò, che una parte della attività produttiva possa es-
sere, secondo le norme ordinarie della economia, e sia
veramente dedicata a soddisfare i bisogni . della vita
collettiva. Qui deve ricercarsi la ragione obbiettiva,
scientifica dei fenomeni e degli istituti finanziari, che
sotto le forme giuridiche e i caratteri politici conser-
vano la natura economica ed hanno una base utilitaria.
Jf. B. — 3.
:oL0 II.
ittrine finanziarie.
lentale, di cui la scienza delle
zione, è questo r una quantità,
zza privata, o del reddito an-
dell'attlvità economica degli
Idìsrazione dei bisogni comuni
imento degli alti scopi dello
per quale ragione, con quali
rali ? 11 fòtto è in complesso
:hè a tutti appare evidente la
)liclie, cioè di una somma di
i all'esercizio delle funzioni
. ministrati vo, sia per l'acqui-
i indispensabili, sia per la re-
raonali. Gli ufllci e gli scopi
», di potenza, di prosperità
m costituiscono per sé stessi
ma solo in quanto richiedono
tà di ricchezza e dipendono
conomia. E il problema flnan-
1 questo rapporto che passa
mezzi pecuniari che ne costi-
necessaria, tra gli uffici del-
ia e i beni materiali che ne
mto. Ma la spiegazione teo-
tnno dato del medesimo fatto
petti e non intieramente con-
iva delle cose. E le risposte
inato, benché differiaoano no-
iltre, si accordano in ciò, che
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANM PUBBLICA. 19
riguardano più le forme esteriori che V intima sostanza
dei fenomeni finanziari, e non arrivano a dimostrare il
punto in cui si rannodano alla economia sociale, e le
cause prime da cui dipendono. ,
Le principali dottrine propugnate successivamente
e con diversa fortuna dagli scrittori sono tre, e si di-
stinguono secondo che sono informate al concetto del
consumo, al concetto dello scambio o al concetto della
produzione. Tutte quante però presuppongono T esi-
stenza di condizioni e di elementi estranei e sono su-
bordinate alla necessità deir azione politica dello Stato.
Il fatto, che una parte della ricchezza generale debba
destinarsi a soddisfare bisogni pubblici, a tutelare e pro-
muovere interessi comuni, è direttamente determinato
dall' ingerenza e dalla potenza dello Stato : ma, secondo
la prima dottrina, consiste in una semplice sottrazione
di beni alle private economie ; secondo T altra, in una
mutua prestazione di servigi o in una corrispondenza
di beni equivalenti ; e secondo V ultima, in una forma
speciale di attività economica, produttiva.
§ 8. — L'antica teoria del «consumo» non considera
che il fatto compiuto neir ultimo stadio, ossia la desti-
nazione definitiva e V uso della ricchezza per gli uffici
dei corpi politici, senza' dimostrarne la ragione, il pro-
cesso e i legami* cogli altri fatti precedenti della econo-
mia. La finanza pubblica è, secondo questa opinione,
un fenomeno perturbatore dell' ordine sociale delle ric-
chezze della economia naturale, un semplice consu-
mo improduttivo di beni materiali. E quindi non può
avere in sé una ragione intrinseca, non è governata
da una legge economica, ma dipende esclusivamente
da cause accidentali ed estranee, come sarebbero le ne-
cessità dello Stato. 11 consumo inteso in un senso em-
pirico e arbitrario, separato dalle altre parti dell' eco-
nomia, disgiunto da quei motivi e principii che ne
20 LIBRO PRIMO.
regolano le varie manifestazioni e lo sviluppo, sarebbe
la base della finanza pubblica. E per molti anni pre-
valse questo concetto, come se V uso^ della ricchezza
non avesse alcuna norma naturale, come se fosse pos-
sibile di sottrarre ai privati una quantità di beni senza
ragione o misura, come se il consumo in tutte le sue
forme potesse determinarsi arbitrariamente o scindersi
dalla produzione. Il Say, che pure ammetteva il con-
cetto dei beni immateriali e riguardava i servigi pri-
vati come ricchezze, non considera altrimenti le spese
pubbliche che quale consumo improduttivo di ricchezza
o semplice distruzione ài beni, imposta ai cittadini
dalle necessità politiche degli Stati, e ne pareggia gli
effetti a quelli della grandine, dell' incendio e simili.
Egli scambia le forme estrinseche, apparenti colle ra-
gioni intime sostanziali del fatto incontestabile ; e non
si avvede che il concetto del consumo improduttivo
contraddice a quello della produzione di beni immate-
riali; come ridea di una semplice distruzione di ric-
chezze non è in armonia con quella di una soddisfa-
zione necessaria di bisogni pubblici.
In questa e nelle altre dottrine analoghe professate
da molti economisti abbondano le finzioni teoriche e i
modi artificiali d' interpretare i fenomeni finanziari, che
apparivano loro essenzialmente anormali, inconcilia-
bili coi principii della economia. Ma si comprende fa-
cilmente come un'azione cosi vasta e profonda dello
Stato sugi' interessi economici dei cittadini e l' uso che
ne deriva di una parte cospicua della ricchezza gene-
rale sarebbero impossibili, se non avessero la loro base
in quelle leggi naturali che governano la meccanica
delle utilità. Tutto ciò che sa di violenza o di arbitrio
è un fatto accidentale, momentaneo, o soltanto appa-
rente; e scompare nella serie delle cause generali da
cui dipende l' ordine duraturo e normale della società.
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 21
Per costituire una finanza stabile ed ordinata non ba-
sta sottrarre in un modo qualsiasi una certa quantità
di beni ai privati, ma bisogna fare assegnamento sul-
r opera loro spontanea ed efficace, sugli sforzi e sui
risparmi individuali. Il consumo sotto tutte le sue for-
me, ed anche sotto quella delle spese pubbliche, non
ha in sé la propria ragione e misura, ma presuppone
la produzione, si coordina al valore dei beni ed è de-
terminato e regolato da esso. Ricercare nel consumo
la ragione economica della finanza pubblica è come
rivolgere Y attenzione alle conseguenze di un fatto com-
plesso senza studiarne le premesse da cui derivano e
le condizioni che ne costituiscono la base e la legge. I fe-
nomeni finanziari, come quelli della economia sociale,
provengono dalla medesima, sorgente e sono determi-
nati da quelle cause che riguardano i bisogni e Fatti-
vità degli uomini in relazione col mondo esterno. E il
compito della scienza è appunto questo, di scoprire
sotto le forme diverse V azione delle stesse cause, e di
correggere la erronea percezione dei fatti, dimostrando
la identità della loro natura essenziale, nascosta nelle
apparenze differenti.
§9. — La teoria dello «scambio» di servigi pubblici
con ricchezze private è immaginaria e artificiale, perchè
presuppone la coesistenza di beni permutabili, e una
parità di condizioni fra le parti contraenti, i cittadini
e lo Stato, che sono contraddette dalla realtà. Bisogna
ammettere innanzi tutto che i servigi resi dallo Stato
formino parte della ricchezza al pari dei beni mate-
riali ; e che, in secondo luogo, si stabilisca fra gli uni
e gli altri un rapporto di permutabilità, simile a quello
che passa tra le merci scambiate. E la spiegazione del
fatto sarebbe questa, che le spese pubbliche formano
r equivalente di altri beni economici, ed entrano nella
sfera degli scambi, propriamente detti, regolati dal prin-
22 LIBRO PRIMO.
cipio del valore oggettivo. Trattandosi di bisogni pub-
blici, dice il Bastiat, i quali hanno i caratteri della ge-
neralità e deir uniformità, conviene provvedere alla
loro soddisfazione mediante il concorso di tutti i con-
sociati e r opera di alcuni agenti stipendiati a spese e
a vantaggio di tutti. Gli elementi primi della economia
sociale non si alterano menomamente in questa forma
di scambio, perchè vi ha sempre una prestazione re-
ciproca di sforzi e di servigi. I funzionari pubblici la-
vorano per soddisfare i bisogni dei contribuenti e i
contribuenti lavorano per soddisfare i bisogni dei fun-
zionari. I servigi pubblici, come i privati, non sono che
forme particolari dello scambio. E però, conclude il
Bastiat, i principii essenziali dello scambio rimangono
intatti in tutti i casi.
Contro questa dottrina, che viene espressa in vari
modi dai suoi propugnatori, e si riflette anche nel pen-
siero di altri scrittori che sostengono opinioni diverse,
si oppongono molte cose. Le contribuzioni che i privati
pagano allo Stato non hanno sempre e nella maggior
parte dei casi per correspettivo un servigio particolare.
E posta anche la corrispondenza fra la somma dei ser-
vigi pubblici e la somma delle spese pubbliche, è im-
possibile determinarla in ogni atto concreto e relativa-
mente ad ogni singolo individuo. La equivalenza generale
non potrebbe risolversi in una equivalenza particolare
di beni, e perderebbe la massima parte della «uà ef-
ficacia e del suo significato. Oltre di ciò, il principio
delle prestazioni reciproche non deve confondersi col
principio degli scambi propriamente detti : perchè V uno
ha un senso più largo e si riferisce ad ogni specie di
contrattazione, mentre V altro riguarda soltanto la per-
mutazione delle merci. Ora i servigi pubblici e privati
sono veramente beni permutabili, ch'entrano per sé
stessi nello scambio, secondo le relazioni del valore og-
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 23
getti vo ? La risposta non può essere che negativa, solo
che si ponga mente alle differenze essenziali che pas-
sano fra questi due termini. La ricchezza prodotta si
scambia nelle sue varie parti, secondo rapporti di va-
lore che derivano dalle loro condizioni intrinseche e
che sono uniformi e invariabili per ciascun individuo.
I servigi sono retribuiti con beni materiali diversamente
dai privati, secondo T apprezzamento vario, ch'essine
fanno. Lo scambio si effettua in base alla produzione,
e allarga la cerchia delle soddisfazioni, accresce V uti-
lità dei prodotti materiali per entrambe le parti ; la
prestazione di servigi presuppone bensì la ricchezza,
ma ne attenua V utilità, ne restringe V uso per chi li
riceve. Insomma altra cosa è la produzione, e Fattività
economica degli uomini che si esercita sulla materia è
legata alle leggi del mondo fisico, ed ha per risultato
la ricchezza ; ed altra cosa la loro attività generale,
rivolta a scopi diversi. I servigi pubblici, al pari dei
privati, rappresentano o gli stessi bisogni soddisfatti,
come quelli della sicurezza, della giustizia, della civiltà
e simili ; oppure F opera intermedia di quegli agenti
che procurano questa soddisfazione, che servono al con-
seguimento di questi scopi. E il mezzo necessario per
ottenere tutto ciò, la condizione economica indispensa-
bile è quella parte di ricchezza, che mentre è destinata
all'uso dei funzionari e ufficiali pubblici, e soddisfa i
loro bisogni privati, giova ad un tempo a soddisfare i
bisogni collettivi della società dianzi accennati, ma viene
sottratta ai bisogni privati dei contribuenti. Vi ha quindi
una destinazione o un impiego speciale, non uno scam-
bio di ricchezze. E infatti i beni materiali si scambiano
fra di essi, a misura che sono prodotti, senz' altra con-
dizione, air infuori della loro esistenza ; ma i servigi
non potrebbero esistere, non potrebbero scambiarsi, se
in pari tempo non vi fossero beni materiali che ne
24 LIBRO PRIMO.
costituiscono la base economica. Lo scambio non è che
una forma della produzione, fondata sulla divisione del
lavoro.
Adunque la prestazione dei servigi pubblici signi-
fica Fuso che si fa di una parte della ricchezza per
certi scopi determinati, per la soddisfazione di bisogni
comuni. E le ragioni, le leggi di questo fatto devono
ricercarsi, non nel valore oggettivo che regola lo scam-
bio delle merci, ma in un principio diverso e più alto
di valore soggettivo, secondo cui avviene la produ-
zione e r uso della- ricchezza. I servigi, da qualunque
aspetto si considerano, non costituiscono oggetti di va-
lore, beni permutabili, ma bisogni, scopi, a cui è de-
stinata una parte delle' ricchezze secondo il valore
eh' esse posseggono relativamente agli altri o. a tutti
gli impieghi possibili.
§ 10. — Nei sistemi dei teorici moderni prevale il con-
cetto della «produttività» applicato alle spese pubbliche e
ai servigi corrispondenti ; concetto che esposto da prima
in maniera paradossale, esagerata dallo Storch e dal
Dietzel sotto la forma di una « produzione capitalistica »
e dal List nella dottrina vaga ed incerta delle « forze
produttive, » venne di poi elaborato dallo Stein nella
teoria della « riproduttività indiretta » e dal Wagner
nella teoria della « produzione diretta. » Secondo
r opinione comune di questi scrittori la finanza consiste
in un complesso di mezzi pecuniari destinati all' eser-
cizio di un'industria speciale, in una trasformazione
utile di ricchezze materiali in beni immateriali di sicu-
rezza, di potenza e di civiltà. E le spese pubbliche ap-
paiono dotate del carattere produttivo, in quanto che
o accrescono il capitale immateriale della nazione, di
cui sarebbe parte cospicua lo^ Stato, o rinvigoriscono
ed aumentano indirettamente la produttività delle forze
e degli elementi della economia, o danno luogo ad una
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 25
produzione particolare di beni immateriali. Esistono
quindi tra gli scrittori accennati notevoli divergenze di
vedute, e non mancano nelle loro dottrine frequenti
contraddizioni fra le premesse economiche stabilite e le
conclusioni che se ne ricavano riguardo alU finanza pub-
blica ; come del pari non è rara la incertezza delle idee
e l'ambiguità delle espressioni. Ma lasciando da parte
Terrore massimo del Dietzel e degli altri economisti che
facevano dello Stato e delle istituzioni pubbliche un
grande capitale immateriale, e formulavano la stessa •
dottrina nel senso di una produttività capitalistica at-
tribuita 2M. servigi amministrativi ; giova esaminare
questo concetto nella forma in cui venne espresso dallo
Stein e dal Wagner.
. Il principio della « riprodutti^tà » è, secondo lo
Stein, r anima e la legge del sistema finanziario. Lo
Stato adopera e consuma una certa quantità di ric-
chezze, invece dei privati, per . soddisfare bisogni della
società e rendere servigi, che sono indispensabili alla
vita economica del popolo, alla formazione del capitale,
alla produzione e via dicendo. Quest' uso è giustifica-
bile ed utile solo quand' è conforme al principio accen-
nato : e le spese pubbliche diventano riproduttive in
quanto per virtù propria rifanno il valore dei beni con-
sumati e danno anche un avanzo che serve all'incre-
mento ulteriore del capitale. Esse formano parte inte-
grale del costo di produzione di tutte le ricchezze. Lo
Stato deve rendere neir amministrazione ai cittadini ciò
che ha ricevuto da essi nella finanza: il valore delle
ricchezze, che costituiscono le spese pubbliche, deve ri-
comparire intiero nel valore dei beni prodotti. E la ri-
produttività degli elementi finanziari si manifesta in un
aumento di efiìcacia produttiva, che contiene V equiva-
lente della spesa capitalizzata, secondo le norme del-
l'interesse ordinario. L'economia dello Stato o la finanza
26 LIBRO PRIMO.
consiste appunto in una vasta circolazione di beni, re-
golata dai due principii della riproduttività e della ca-
pitalizzazione.
Questa dottrina sistematica, in cui si trovano rifusi
molti concetti anteriori, per quanto appaia grandiosa
e geniale, non regge ad una critica severa. La ripro-
duttività delle spese pubbliche, e s'intende di tutte
senza distinzione, è ammessa, supposta, ma non dimo-
strata in nessun modo, né per mezzo di un ragiona-
mento deduttivo, né mediante un'analisi completa dei
fatti. Né lo Stein ci fornisce un criterio qualsiasi per
giudicare della utilità delle spese e degli effetti econo-
mici deir amministrazione pubblica. Per convertire la
t sua ipotesi in una teoria scientifica bisognerebbe dimo-
strare, che tutte le spese pubbliche per la natura loro
per la funzione eh* esercitano sono necessariamente
I produttive, come a un di presso suol farsi del capitale
• impiegato nelle industrie private. Ma il concetto della
riproduttività generale, indiretta, è troppo vago ed in-
, certo perché si possa ridurre ad una espressione ra-
zionale e precisa. Se poi si dimostra che queste o quelle
spese particolari sono o possono essere produttive, si
nota un semplice fatto, che non ha significato generale,
né valore scientifico. In sostanza qui manca una teoria
informata ai medesimi concetti fondamentali, a cui si
appoggiano le dottrine economiche ; e V applicazione del
principio della produttività alla finanza pubblica é una
semplice analogia, un artificio ingegnoso, ma destituito
di ragione e incapace di darci la spiegazione completa
dei fatti.
§ 1 1. — E similmente il Wagner cerca la giustificazione
teorica degl'istituti finanziari nei loro risultati economici,
e ricostruisce in una forma più larga e spiccata la dot-
trina della « produzione. » Egli considera lo Stato come
un ente che ha personalità propria reale, distinta da
à
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 27
quella degF individui, di cui si compone; ed afferma
eh' esso esercita nelle sue varie funzioni un ramo o più
raimi speciali d'industria, attende alla produzione di
beni immateriali o di servigi che valgono a soddisfare
bisogni umani. Lo Stato toglie ai privati una parte delle
loro ricchezze, e ne fa loro la restituzione in forma di-
versa mediante i servigi pubblici. Ma questi servigi son
dovuti air operosità di un certo numero d' individui, che,
adoperando i beni materiali, forniti loro dalla società,
possono soddisfare i bisogni collettivi ; e rappresentano
quindi un impiego speciale definitivo, non una produ-
zione di ricchezza. Certo la soddisfazione di tali bisogni
e r uso che a tal uopo deve farsi delle ricchezze, avven-
gono in modo speciale e sotto quella forma organica,
collettiva, eh' è propria degli enti politici e delle loro
funzioni; ma non occorre immaginare per ciò che lo
Stato renda per sé dei servigi, e si frapponga, come
personalità intermedia-, tra coloro eh' esercitano quelle
funzioni, e i cittadini che contribuiscono alle spese. 1 ser-
vigi pubblici, come- cosa distinta dall'opera dei fun-
zionari e agenti governativi, non esistono in nessun
modo. E quindi non rimane altro che la soddisfazione di
certi bisogni mediante l'uso di beni materiali, necessari
come mezzi diretti o come retribuzione delle persone
addette a tale ufficio.
La dottrina del Wagner dimostrasi anche più erronea
e contraddittoria nelle conseguenze pratiche e nelle ap-
plicazioni alle varie parti della finanza. Se fosse vero
che qui abbiamo una duplice produzione, nel senso pro-
prio della parola, da una parte produzione di beni im-
materiali servigi e da un' altra produzione di ricchezze
materiali, lo scambio dovrebbe effettuarsi secondo le
leggi della permutabilità intrinseca o del valore rela-
tivamente a tutti i singoli contraenti. 11 Wagner però
afferma che questo principio si riduce alla equivalenza
28 LIBRO PRIMO.
corrispondenza generale fra la somma delle spese
pubbliche e il complesso dei servigi o beni immateriali ;
e che i singoli cittadini devono fornire il proprio con-
tributo Indipendentemente da qualunque correspettivo
particolare, per un semplice dovere verso lo Stato e a
norma di un criterio di giustizia distributiva. Egli sta-
bilisce il suo sistema di economia finanziaria su queste
tre proposizioni fondamentali, fra cui il nesso è appa-
rente e la contraddizione profonda. Lo Stato produce
beni immateriali, servigi, che si scambiano con ric-
chezze materiali private ; in questa specie di scambio
il principio della permutabilità regola soltanto la cor-
rispondenza fra la quantità delle ricchezze che costitui-
scono la spesa totale, e la quantità dei beni che formano
il prodotto ; le singole parti di cui si compone quella spesa
sono pagate dai cittadini senza riguardo al risultato, al
vantaggio particolare, ma per semplice dovere di cit-
tadinanza e secondo una regola di giustizia civile. E
cosi è falsato il concetto, distrutta V efficacia di quel
principio economico, con cui si voleva spiegare T ordi-
namento naturale della finanza, e di cui si riconoscono
impossibili le applicazioni rigorose. Alle premesse star-
bilite non corrispondono le conclusioni ; e i fenomeni
finanziari rimangono disgiunti dalla economia sociale e
sottratti al dominio delle leggi naturali che governano
r attività economica degli uomini in tutte le sue mani-
festazioni più svariate. Infatti, poiché la teoria della
produzione non può darci completa ragione di quei
fatti, bisogna ricorrere ad altri principii, a criteri estra-
nei, alla sovranità dello Stato, air idea della giustizia e
simili.
Le dottHne della « riproduttività » e della « produ-
zione » come sono svolte specialmente dallo Stein e dal
Wagner, occupano nei loro sistemi teorici un posto
subordinato a quello dei principii politici, su cui si fonda
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 29
lo Stato. La finanza, considerata anzitutto quale parte
deir amministrazione pubblica e sottoposta alle norme
del diritto costituzionale, è uno strumento adoperato
variamente per conseguire certi scopi determinati e
prestabiliti. Il potere e Fazione dello Stato sarebbero,
secondo gli scrittori accennati, dati primitivi è indipen-
denti da motivi economici, e per sé stessi dovrebbero
determinare V esistenza e le basi della economia finan-
ziaria ; la quale ritrova di poi, non la ragione di essere
o la causa efficiente, ma una semplice giustificazione
accessoria nei concetti di produzione o di produttività.
E queste dottrine, variamente intese dagli scrittori, in
quanto che si attribuisce alle spese pubbliche o V effi-
cacia indiretta di accrescere il prodotto, la ricchezza
generale, o quella diretta di produrre una specie di beni
immateriali, convengono in ciò, che la finanza porti in
sé stessa, nella sua cooperazione od operazione produt-
tiva le condizioni e gli elementi della propria vita econo-
mica, e produca insomma V equivalente di ciò che con-
suma. Ma, senza dire che qui sarebbe impossibile qualun-
que calcolo fra costo e prodotto, trattandosi di elementi
etejpogenei, in qual modo dovrebbero spiegarsi gli effetti
della pressione tributaria (la restrizione dei consumi pri-
vati) se veramente ogni incremento di spese pubbliche
fosse una forma più estesa di produzione ? Il .vero si è
che nella economia finanziaria il confronto utilitario non
é fra il costo e la produzione, ma fra la soddisfazione dei
bisogni collettivi e la soddisfazione dei bisogni indivi-
duali, secondo la relativa loro importanza, fra i vari modi
d'uso della ricchezza. Del resto, ammesse pure quelle
promesse erronee, si avrebbe il medesimo concetto della
produttività, che ha una lunga storia nella economia so-
ciale, e che, applicato dapprima alla terra, é stato via
via esteso all'industria, al capitale, al lavoro, ai ser-
vigi personali e ai servigi pubblici collo scopo di darci
30 LIBRO PRIMO.
ragione della rendita, del profitto, dell'interesse, del
salario e della retribuzione pagata a coloro che rendono
i servigi anzidetti. Il progresso scientifico ha distrutto
completamente questo edificio immaginario, e ha dimo-
strato che le relazioni fra le varie parti del reddito, le
quali formano l'ordine della distribuzione e del con-
sumo, presuppongono bensì la produttività, ma dipen-
dono da quelle cause che determinano il valore dei
prodotti, che governano la condotta degli uomini relati-
vamente air acquisto e air uso delle ricchezze nelle con-
dizioni reali, stabilite dalla natura. E però quand' anche
fosse dimostrata la produttività economica degl' istituti
amministrativi, non potrebbe jdedursene alcuna conse-
guenza per la soluzione del ndstro quesito, né ricavarsi
alcun principio che valga a chig^rire la natura e deter-
minare la proporzióne delle spese pubbliche colla ric-
chezza generale.
§12.-11 predominio dei principii politici e giuridici
nella finanza pubblica ha nociuto grandemente alla ri-
cerca positiva delle cause, allo studio scientifico dei feno-
meni finanziari. Si tratta di fatti essenzialmente eco-
nomici, di cui bisogna ricercare la ragione nelle leggi
ordinarie dell'economia; e invece si sono proposte spie-
gazioni e adottate dottrine che s'informano a concetti
estranei, come quelli della potenza dello Stato, del diritto
pubblico, della prevalenza di alcune classi sociali e simili.
Coloro che sono animati da tendenze ottimistiche, idea-
listiche, ritrovano negli scopi e nell' azione dello Stato,
nel suo compito altissimo di attuare la giustizia, la ra-
gione degl' istituti finanziari, dei loro mutamenti e pro-
gressi. Ed altri invece inclinati a riconoscere ed esa-
gerare le profonde disuguaglianze esistenti 3&*a le classi
sociali e a investigare le cause economiche od etnolo-
giche che le producono, attribuiscono a questo fatto gli
ordini costituiti e variabili della finanza. Secondo la
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 31
prima opinione i successivi sistemi finanziari dovreb-
bero riflettere le applicazioni continue dell'idea della
giustizia, effettuate dallo Stato nell'ordinamento delle
spese e delle entrate pubbliche ; e secondo V altra opi-
nione le conseguenze di un potere politico, esercitato
a beneficio di coloro che possiedono la forza o il potere
economico. Ma, come si è detto di sopra, il potere
dello Stato è circoscritto dentro limiti definiti, non può
contraddire alla natura umana, e non può quindi vio-
lare quelle leggi meccaniche, secondo cui si effettua la
produzione e V uso delle ricchezze, e si determinano le
relazioni delle spese pubbliche colla economia dei pri-
vati. E d' altra parte i principii politici, giuridici e mo-
rali, che informano la politica finanziaria, in tanto hanno
valore e significato pratico, in quanto si riferiscono e si
appoggiano alle stesse leggi economiche e rimangono,
per così dire, nella loro sfera di azione. Adunque né la co-
stituzione politica della società e dello Stato, né le mas-
sime dominanti del diritto e della morale possono darci
la spiegazione completa obbiettiva dei fenomeni finan-
ziari, i quali dipendono da quella legge fondamentale
che governa V attività economica degli uomini, e si ri-
flette nella potenza dello Stato e neir applicazione delle
norme giuridiche alle varie parti deir amministrazione
pubblica.
I concetti estranei, principalmente politici, che son
prevalsi finora nella finanza pubblica si connettono in
modo diverso con alcuna delle tre dottrine accennate
di sopra, cioè quelle della produttività, dello scambio
e del consumo, e sono coordinati a fini di arte finan-
ziaria, non di scienza propriamente detta. Cosi tutti i
sistemi finanziari che implicano in qualunque maniera
r idea del semplice consumo materiale, si possono espri-
mere e graduare nei termini seguenti: posto che la
finanza sia un carico, un sacrificio per i privati, con-
32 LIBRO PRIMO.
sumo improduttivo di una parte della ricchezza per
r economia sociale, lo Stato impone quel sacrificio a
tutti per forza del suo diritto di sovranità, o ne riparte
il carico ai cittadini, secondo le norme di giustizia, op-
pure effettua il consumo a danno di alcune classi so-
ciali più deboli e a beneficio di altre dominanti. Lo
Stato, organo di giustizia, o strumento di preponde-
ranza sociale, è il primo fattore diretto degli ordini
finanziari. Ma, prescindendo dalle variazioni accidentali
e da certe forme irregolari, temporanee della finanza,
non può spiegarsi in quella guisa V origine sua, la sua
ragione e la stessa esistenza, come un fatto permanente
e normale della societàf. Perocché né la potenza delle
classi dominanti é illimitata e arbitraria, né l'attua-
zione di certi principii giuridici e morali possibile nella
economia privata e pubblica, air infuori di quelle leggi
naturali che determinano Y attività degli uomini, il la-
voro, il risparmio, la produzione, e i rapporti fra la
ricchezza prodotta e i vari bisogni umani. Qui deve ri-
cercarsi la base e la ragione obbiettiva degV istituti
finanziari.
E però il fatto, che una parte della ricchezza gene-
rale é destinata agli scopi dello Stato e degli altri enti
collettivi, è un uso immediato e definitivo, che si fa di
quei beni per soddisfare certi bisogni ; o, se cosi vuoisi,
un fatto di consumo che presuppone la produzione, si
connette variamente colla distribuzione e colla circola-
zione, ed è determinato in tutte le sue forme dalle leggi
ordinarie della economia. E la scienza per darne una
completa spiegazione deve risolvere i quesiti seguenti :
per quali motivi e in quale proporzione è prodotta la
ricchezza che serve al consumo pubblico ; in qual modo
e con quale misura vi contribuiscono le varie classi
sociali ; quali atti di scambio intervengono e si coordi-
nano allo stesso consumo. La finanza, come un uso ape-
LA TEORIA GENERAL?: DELLA FINANZA PUBBLICA. 33
ciale e ordinario della ricchezza, dev' essere considerata
in relazione colla produzione, colla distribuzione e colla
circolazione, e subordinata al principio fondamentale
che governa ogni parte della economia sociale.
^ Capitolo III.
La finanza pubblica e il principio del valore
nella economia sociale.
§ 13. — I fatti e gl'istituti finanziari non formano che
speciali manifestazioni delF attività economica degli uo-
mini, che nella più grande varietà dei casi deriva dagli
stessi motivi, segue le medesime leggi, porta l'impronta
di caratteri uniformi. Per averne la spiegazione scien-
tifica, bisogna risolverli nei loro elementi semplici, e
sottoporli al processo dialettico della economia sociale.
La causa principale degli errori notati di sopra sta in
ciò, che ai fenomeni finanziari si applicavano concetti
diversi od estranei ; e gli stessi concetti e vocaboli eco-
nomici come quelli dei beni permutabili, del valore, del
lavoro, del capitale e simili, erano intesi, adoperati in
modi differenti. Si alterava il metodo e il lingi^aggio se-
vero della scienza economica, ed erano fi'equenti le
ambiguità, continui gli errori.
La finanza pubblica, eh' è una forma speciale di con-
sumo delle ricchezze, si connette intimamente con tutte
le parti della economia, e dipende sostanzialmente dallo
stesso principio fondamentale. Gli elementi, di cui si
compone, sono desunti dalle private economie e non
esistono veramente che in esse. La vita finanziaria dello
Stato, considerata nella sua realtà obbiettiva, si risolve
in una parte della vita economica dei cittadini, rego-
lata in tutte le sue manifevStazioni dà principii uni-
M. B. -s. 3
34 LIBRO PRIMO.
formi. L' uso della ricchezza nelle spese pubbliche per
i motivi da cui dipende e le cagioni intrinseche che lo
determinano, non differisce da quello che ha luogo nelle
spese private, benché ne siano diversi gli oggetti e di-
versa la forma.
Intanto le varie categorie logiche della economia si
rannodano al concetto dei bisogni, a cui si riferiscono
tutti gli altri fatti economici. DalF esistenza dei bisogni
deriva V utilità delle cose, il lavoro deir uomo indispen-
sabile a trasformare utilmente la materia, il valore dei
beni limitati in quantità o inferiori al bisogno, quale
norma direttiva della condotta umana in ordine alla loro
produzione e al loro uso, e quindi il possesso, lo scambio,
il capitale e via dicendo. Dalla molteplicità e graduazione
dei bisogni, posti a riscontro colle cose utili, molteplici
anch' esse e diverse per qualità e quantità, dipende la
formazione del valore, lo svolgimento deir attività eco-
nomica e gli altri fatti simili. In generale V importanza
attribuita da ognuno alle cose valevoli, di cui può di-
sporre, è in ragione inversa della loro quantità e in ra-
gione diretta della intensità dei bisogni corrispondenti.
Il valore delle ricchezze possedute da ciascun individuo
si desume dalla utilità finale, ossia dall' importanza re-
lativa deir ultimo bisogno soddisfatto o alla cui soddisfa-
zione si può provvedere. E però da una parte il concetto
dell'utilità finale regola il lavoro e l'intiero processo della
produzione, in quanto che rappresenta o racchiude un
complesso di beni e di piaceri che vince la somma degli
sforzi e dei sacrifici all' uopo occorrenti. 11 lavoro non
ha luogo che nei casi in cui la soddisfazione eh' esso
procura agli uomini è più grand.e della pena che loro
arreca. E d" altra parte secondo lo stesso concetto della
utilità finale avviene l' uso della ricchezza prodotta, e
la sua ripartizione tra il consumo immediato e lo scam-
bio, tra la soddisfazione di bisogni presenti e di bisogni
LX TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 35
futuri, per modo che se ne abbia T impiego più proficuo.
Di tutti i beni posseduti in un dato momento da ciascuna
persona è assegnata ad ogni categoria di bisogni la parte
corrispondente alla intensità e importanza relativa di
essi. E se avviene lo scambio, invece dell'uso diretto
della ricchezza, la ragione è che con esso si ottiene
un' utilità maggiore ; e se ha luogo la capitalizzazione
invece del consumo immediato dei beni, la ragione è
la stessa, perchè a un certo pttnto i bisogni presenti
hanno importanza minore di altri bisogni futuri. Il me-
desimo principio regola la produzione e T uso delle ric-
chezze, in tutte le loro forme ; e vale generalmente
per tutti i privati, quantunque nelle singole applica-
zioni differisca grandemente da individuo a individuo,
secondo lo stato particolare dei suoi bisogni e delle sue
facoltà. E su queste basi si fonda il bilancio di ogni
singola economia, informato al concetto della utilità
finale o del valore soggettivo, così nella sua estensione,
come nelle sue varie parti ; stantechè in esso i beni
ricevono quella destinazione eh' è determinata dall' im-
portanza relativa dei bisogni, ed hanno quell'impiego
che riesce all' individuo più proficuo. L' attività econo-
mica degli uomini si esercita nella produzione e nel-
l'uso delle ricchezze e si riparte opportunamente fra
la soddisfazione delle varie specie di bisogni presenti e
futuri a norma dello stesso principio fondamentale. Il
bilancio rappresenta il sistema meccanico, fondato sovra
una legge inviolabile di natura, la legge dell' utilità,
secondo cui si producono i beni materiali e si adope-
rano economicamente per i vari scopi della vita. Tutto
ciò, che non è conforme a questa legge, contribuisce
allo squilibrio del bilancio e quindi alla rovina dell'eco-
nomia privata. •
§ 14. — Quella parte di ricchezza, eh' è destinata agli
scopi dello Stato, corrisponde ai bisogni collettivi, i quali
36 LIBRO PRIMO.
entrano nella serie indefinita dei bisogni umani, e al pari
degli altri esigono una soddisfazione proporzionata. To-
gliendo di mezzo ogni cagione intermedia e puramente
immaginaria, si può comprendere che la esistenza e per-
SQnalità dello Stato consiste neir insieme organico, nella
consociazione delle persone singole. I bisogni cosi detti
pubblici o dello Stato non sono che bisogni dei singoli uo-
mini, considerati, non quali individui e nella sfera della
loro vita privata, ma quali consociati, quali membri di
un consorzio politico necessario, in cui si svolge la loro
vita collettiva. E dati gli scopi dello Stato, nei quali
è implicito r interesse comune dei cittadini, come sa-
rebbero quelli della sicurezza, della potenza, della col-
tura e simili, e posta la necessità obbiettiva di impie-
garvi una parte della ricchezza, ne derivano i bisogni
corrispondenti, per soddisfare i quali occorre V applica-
zione di una parte proporzionata dell'attività; economica
degli individui. I servigi pubblici, che rappresentano
la soddisfazione dei bisogni collettivi, sono possibili sol-
tanto a condizione che una certa quantità di beni ma-
teriali sia destinata a tal fine o per il mantenimento*
delle persone che ne costituiscono gli organi necessari
per r acquisto degli oggetti che ne formano gli stru-
menti e i mezzi indispensabili. Le spese pubbliche cor-
rispondono a bisogni collettivi, sentiti e apprezzati
diversamente dai singoli membri del consorzio politico,
i quali per provvedervi devono impiegarvi una parte
della loro ricchezza o dedicarvi una parte della loro
attività produttiva. E la regola di questa attività, il
criterio e la norma della soddisfazione dei bisogni è pa-
rimente nella economia finginziaria il principio del va-
lore ; stantechè in esso si riflette la natura e importanza
dell'ultimo bisogno che potrà essere soddisfatto o il grado
finale della utilità dei beni disponibili appartenenti ad
ogni persona; e da esso dipende Tuso e la destinazione
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 37
degli stessi beni, la direzione e T energia del lavoro.
La ripartizione che ordinariamente si fa delle ricchezze
tra i vari scopi della vita privata e pubblica è gover-
nata da questo principio, per modo che bisogni relati-
vamente più forti ed urgenti sono soddisfatti a prefe-
renza degli altri, dentro quei limiti segnati dalla legge
fondamentale deir utilità o dalla sua proporzione cogli
sforzi e ì sacrifici necessari. E quindi la possibilità e la
misura delle contribuzioni private alle spese pubbliche
variano grandemente nelle singole economie a seconda
dello stato dei bisogni e delle ricchezze individuali. La
stessa norma di proporzione vale per tutti i membri
del consorzio civile, nella economia e nella finanza, cosi
per le spese private come per le pubbliche. E ciascun
individuo, regolando la propria attività relativamente
alla produzione e air uso delle ricchezze secondo il prin-
cipio del valore soggettivo o della utilità finale, ottiene
quel risultato che il Sax chiama « soddisfazione armo- .
nica dei bisogni individuali e collettivi, » e che nel com-
plesso ci presenta fra i vari individui aspetti diversis-
simi e tanti quanti sono gli stati delle private economie.
§ 15. — In questo modo si costituisce la finanza dello
Stato quale risultante delle valutazioni individuali della
ricchezza destinata alla soddisfazione di una specie deter-
minata di bisogni in una forma particolare, collettiva. Le
spese e le entrate pubbliche sono essenzialmente spese
ed entrate dei cittadini, adoperate per gli scopi comuni
della sicurezza, della potenza, della civiltà e simili. E
però il bilancio finanziario dello Stato non esiste, che in
quanto esistono i bilanci economici degl' individui, e si
risolve in un grandissimo numero di partite, che hanno
il loro posto, la loro sede naturale negli stessi bilanci
privati. Ciascuna di queste partite entra in un bilancio
individuale, di cui è parte integrante, e segue la legge
fondamentale di esso. La finanza pubblica non è costituita
38 LIBRO PRIMO.
di elementi economici distinti o isolati in qualsiasi modo,
ma di elementi che esistono nelle private economie,
si connettono intimamente cogli altri e sono soggetti
egualmente alle leggi della meccanica degr interessi.
Ne segue che per chiarire la composizione naturale del
bilancio pubblico e dimostrare le cause da cui dipende,
bisogna considerare le singole partite che lo compon-
gono nelle loro relazioni normali e in quanto risiedono
nella sfera delle economie private. E poiché queste par-
tite, che possiamo chiamare finanziarie o pubbliche, non
sono in sostanza che partite dei bilanci economici dei
cittadini, si devono considerare sotto tre aspetti diversi :
neir ordine interno d'ogni bilancio individuale e re-
lativamente alle altre partite, di cui si compone, secondo
il principio fondamentale che governa la produzione e
r uso delle ricchezze ; o nelle relazioni esterne dei vari
bilanci privati, nelle proporzioni diverse che quelle par-
tite assumono in essi conformemente alla legge della,
distribuzione delle ricchezze ; o negli scambi e nelle
transazioni intermedie, che hanno luogo nella circola-
zione delle ricchezze in ogni periodo di tempo per la
determinazione economica delle stesse partite compo-
nenti il bilancio finanziario. In altri termini il fatto com-
plessivo che costituisce V essenza della finanza pubblica,
ci si presenta da prima come una forma speciale del
consumo o dell'uso immediato della ricchezza e si ri-
ferisce alla produzione e air attività economica in ge-
nerale ; indi acquista proporzioni differenti messo a ri-
scontro colle diverse condizioni economiche dei privati
e delle classi sociali, ed entra quindi neir ordine della
distribuzione ; e finalmente si determina in vario modo
nei periodi successivi di tempo, secondo le relazioni dello
scambio per i singoli cittadini. Considerando lo stesso
fatto dal punto di vista di ogni individuo, si riduce
anzitutto ad una certa contribuzione alle spese pubbli-
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 39
che, che costituisce una partita del suo bilancio econo-
mico, e eh' è determinata relativamente alle altre par-
tite dal principio del valore soggettivo; ma, a seconda che
variano le proporzioni dei bilanci privati o i rapporti
della distribuzione, differiscono da individuo a individuo
quelle contribuzioni o partite finanziaj^ie ; e infine acqui-
stano nei singoli casi un valore diverso, secondo la
forma concreta che assumono nella circolazione delle
ricchezze. È questo V ordinamento naturale della finanza
nella economia o nella meccanica degl' interessi umani,
in cui s'incardina, risiede e si svolge.
Giova chiarire meglio questo concetto fondamentale,
che contiene gli elementi essenziali e i rapporti intrin-
seci di tutti i fenomeni e istituti finanziari. Il bilancio
dello Stato si compone economicamente, come abbiamo
•detto, di molteplici e varie partite, che hanno il loro
posto nei bilanci privati, e non possono esistere che
come parti integranti di essi. Per dare la spiegazione
di questo fatto bisogna anzitutto dimostrare quando e
perchè ognuna di queste partite trova la sua sede nel
bilancio individuale, in conformità del principio del va-
lore ; e come a norma dello stesso principio sta in certe
relazioni e proporzioni colle altre partite componenti
il medesimo bilancio. Un'alterazione dell' equilibrio per
' le ragioni dette di sopra, non può essere che un fatto
accidentale, particolare e non durevole, peluche contra-
rio alla legge di utilità che determina le azioni econo-
miche degli uomini. Ma appunto per ciò, che ogni par-
tita finanziaria è nel bilancio privato proporzionata al
tutto legata intimamente con esso, differisce dall' uno
all' altro bilancio e diversifica nelle variazioni succes-
sive di ciascuno di essi', secondo il valore delle ric-
chezze che lo compongono. E infine perchè differiscono
ed hanno un valore diverso nei vari bilanci individuali,
quelle partite che costituiscono la finanza, sono per-
40 LIBRO PRIMO.
mutate spesso fra gli uni e gli altri, e danno luogo ad
atti di scambio e di credito o a transazioni vantaggiose
per entrambe le parti contraenti. Ecco il processo na-
turale, dialettico, necessario dei fenomeni finanziari : i
quali dipendono dall' esistenza dei bisogni collettivi e
formano una specie di consumo, si connettono colla pro-
duzione, fanno parte della distribuzione ed entrano nella
circolazione delle ricchezze. E da ciò, i quesiti essen-
ziali, a cui deve rispondere la teoria generale delle
finanze : 1« come e perchè una contribuzione pubblica
trova posto tra le partite del bilancio privato ; 2° in
quali relazioni sta colle altre partite componenti lo stesso
bilancio ; 3** in quali proporzioni colle partite finanziarie
degli altri bilanci individuali, diversi o variabili ; 4? quali
forme concrete assume nel passaggio dair uno air altro
bilancio. Le risposte ai primi tre quesiti dimostrano le
relazioni della finanza col consumo, colla produzione e
colla distribuzione delle ricchezze ; e formano T argo-
mento di questo e del capitolo seguente. Le risposte
air ultimo quesito dimostrano le relazioni della finanza
colla circolazione ; e costituiscono V oggetto di un altro
capitolo consecutivo.
Capitolo IV.
«
La finanza pubblica e la produzione
e distribuzione delle ricchezze.
§ 16. — Le cagioni esterne delle spese pubbliche e de-
gli ordini finanziari sono conosciute da tutti, perchè a
tutti appare manifesta la necessità dei beni materiali
per r esercizio delle funzioni amministrative dello Stato
e r adempimento dei suoi uflSci connessi col bene ge-
nerale della società. L'esistenza dei bisogni collettivi,
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 41
obbiettivamente considerati, è in generale un fatto in-
concusso ; ' ma, poiché gli stessi bisogni presuppongono,
come gli altri, un soggetto, che li senta, li apprezzi e
li soddisfaccia, e questo soggetto non può essere una
persona morale, come lo Stato, devono necessariamente
attribuirsi agi' individui. I quali, legati fra loro naturai-,
mente da vincoli di sociabilità, si trovano uniti in un
consorzio politico necessario, perchè sentono l'impulso
dei bjsogni comuni della sicurezza, della giustizia, della
potenza, della civiltà e simili, che non possono essere
soddisfatti, se non in forma collettiva, mercè la coope-
razione di tutti. E quindi i bisogni collettivi costitui-
scono il punto di partenza della economia finanziaria,
il fatto primordiale, da cui dipende V origine e lo svol-
gimento delle spese e delle entrate pubbliche, e a cui
si rannodano gli altri fatti e istituti finanziari. Ciascun
cittadino ottiene in via normale col proprio lavoro,
coir intiera attività economica la soddisfazione relati-
vamente completa dei suoi bisogni, individuali e col-
lettivi : e in questo rapporto è il nesso intimo tra la
finanza e V economia sociale.
Ora mentre i bisogni umani sono vari e indefiniti, la
produzione delle ricchezze è sempre limitata, per modo
che basta soltanto a soddisfarne un numero determinato.
E r ordinamento naturale della economia poggia, come
fu detto, su questi due principii : che la somma degli
sforzi e dei sacrifici inerenti ad una serie di atti pro-
duttivi sia inferiore di un grado minimo al complesso
delle soddisfazioni ottenute ; e che la quantità di ric-
chezza prodotta sia destinata a soddisfare i bisogni re-
lativamente più forti ed intensi. In tal modo si effettua
la legge della massima utilità nella produzione e nel-
r uso dei beni materiali. Il primo dei due principii ac-
cennati segna i limiti dell* attività economica, l'estremo
grado d' intensità del lavoro e del risparmio, corrispon-
42 LIBRO PRIMO.
dente all'importanza degli ultimi bisogni soddisfatti, e
stabilisce il rapporto fondamentale, inerente air equi-
librio del bilancio economico privato. L' altro principio
determina l'ordine interno dello stesso bilancio, o le
proporzioni con cui è ripartita la ricchezza fra i vari
bisógni a seconda della loro natura e importanza re-
lativa. Non è possibile assolutamente la produzione,
che implica sforzi e sacrifici penosi, se non riceve l'im-
pulso da bisogni la cui soddisfazione contiene un pia-
cere maggiore : e data la quantità dei beni prodotti, il
loro uso effettivo dipende dall'importanza degli stessi
bisogni che ne assorbono quote proporzionate. Per que-
sto rispetto non vi ha differenza sostanziale fra le va-
rie applicazioni della ricchezza nella vita privata e
nella pubblica; perchè in tutti i casi è necessaria la
produzione; indispensabili i motivi sovraqjeennati, e si
adoperano le ricchezze nel modo che si crede più pro-
ficuo, per bisogni più forti ed urgenti. Lo Stato, che
ha il compito di rendere i servigi pubblici mercè l'opera
di agenti governativi, riceve i beni materiali occor-
renti dai cittadini sotto forma d'imposta o in altro
modo equivalente. E appunto questa contribuzione indi-
viduale alle spese pubbliche, in quanto richiede una
serie di sforzi e di sacrifici, ha la sua ragione nella
relativa importanza dei bisogni collettivi, a cui si ri-
ferisce. Nella ripartizione della ricchezza, posseduta
da ciascuno, fra i vari scopi, privati e pubblici, si ri-
flette la graduazione di tutti i bisogni corrispondenti e
diversi per natura e intensità. Ne segue che un biso-
gno collettivo meno forte cede il posto ad un bisogno
individuale più forte, nella soddisfazione, e viceversa,
sino al limite estremo, segnato dalla quantità dei beni
disponibili. Cosi, per esempio, se un bisogno individuale
ha un'importanza come 10, un bisogno collettivo un'im-
portanza come 9, e un altro bisogno individuale un'ini-
I
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 43
portanza come 8, e se la ricchezza esistente nei bilan-
cio privato non basta a soddisfarli tutti e tre, resterà
insoddisfatto T ultimo ritenuto meno importante.
§ 17. — Se non che a misura che le ricchezze, possedute
dagl'individui si accrescono, scema T utilità del loro im-
piego finale od è sempre minore V importanza delF ul-
timo bisogno soddisfatto, da cui si desume il valore
soggettivo di esse. Dall' infima classe di uomini, che
dispongono appena di ciò eh' è strettamente necessario
a soddisfare i bisogni primi dell'esistenza, fino alla
classe "più elevata che possiede ricchezze cospicue si
può fare un' estesa graduazione di fortune private di-
versissime e di bilanci individuali, che ci presentano
le più svariate proporzioni, determinate sempre dalla
medesima legge, che abbiamo accennato. La stessa
quota di beni ha per ciascuna di queste classi, per
ognuno degl'individui un valore diversissimo, corri-
spondente all' uso meno proficuo che potrà farsene,
alla intensità dell' ultimo bisogno che potrà soddisfarsi.
Questo valore costituisce la regola che governa 1' uso
generale della ricchezza e determina le varie partite
di ogni singolo bilancio, conformemente alla importanza
relativa dei bisogni corrispondenti. in altri termini
r impiego utile, normale dei beni materiali non avviene
che dentro i limiti e secondo le proporzioni stabilite
dalla legge del valore soggettivo. Applicandosi lo stesso
principio alla parte di ricchezza, che forma la contri-
buzione di ciascun cittadino alle spese pubbliche, se ne
ricavano i due corollari seguenti, i quali ne determi-
nano il posto e le proporzioni fra le partite del bilan-
cio privato. In primo luogo la soMis fazione dei biso-
gni collettivi per parte di un individuo è possibile in
generale, quand'essi hanno un'importanza maggiore
di quella attribuita agli ultimi bisogni individuali,
che segnano il grado finale di bitinta della ricchezza
44 LIBRO PRIMO.
posseduta. Così, per esempio, se in uno dei bilanci più
cospicui il grado finale di utilità o il valore soggettivo
dei beni materiali arriva a 2, tutti i bisogni collettivi
che hanno un' importanza di 3, 4, 5, possono essere sod-
disfatti gradatamente insieme cogli altri bisogni pri-
vati di grado superiore. Ma se in uno dei più piccoli
bilanci, il valore della ricchezza è desunto da un grado
finale di utilità come 8, tutti i bisogni collettivi che
hanno un'importanza minore di 7, 6, 5, non possono
trovare alcun mezzo di soddisfazione. E se un nuovo
bisogno collettivo si manifesta, a cui è attribuita una
intensità relativa di 5, esso avrà la sua partita corri-
spondente, sotto forma di contribuzione, in quei bilanci
privati, nei qu^i il valore della ricchezza è determi-
nato da un grado finale di utilità inferiore, come 4, 3, 2,
e non T avrà negli altri bilanci, in cui il valore della
ricchezza è determinato da un grado finale di utilità
superiore, come 6, 7, 8. E in secondo luogo la soddi-
sfazione dei bisogni collettivi presso vari individui è
più o meno larga e la quantità di beni che assorbono
maggiore o minore, secondo la differenza che passa
fra la importanza loro propria e quella degli ultimi
bisogni che possono socldis farsi e da cui deriva il valore
della ricchezza. Le proporzioni, che assume la contri-
buzione pubblica nei diversi bilanci privati, si riferi-
scono alla loro maggiore o minore ampiezza e dipen-
dono dalla differenza accennata. Cosi dato un bisogno
collettivo, a cui si attribuisce una intensità relativa
pari a 5, esso troverà i mezzi di soddisfazione e avrà
una partita sua propria in tutti i bilanci, nei quali il
valore della ricchezza o il grado finale di utilità è in-
feriore, come 4, 3, 2; ma questa partita sarà dall'uno
air altro bilancio quantitativamente molto diversa, se-
condo la differenza fra 5 e 4, 3, 2, cioè via via mag-
giore, a misura che la stessa differenza si accresce, e
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 45
da 5-4 diventa, 5-3 o 5-2. La ragione si è che nel pri-
mo caso la ricchezza destinata a soddisfare il bisogno
collettivo non può essere sottratta che ad una specie
di bisogni privati, nel secondo a due specie e nel terzo
a tre specie di grado inferiore. La ricchezza^ disponi-
bile per i bisogni collettivi, una volta che sia determi-
nata r importanza relativa di questi, si aumenta nella
stjBSsa ragione, in cui si abbassa il valore soggettivo
nei singoli bilanci individuali. E però la distanza che
passa fra il grado di utilità attribuito air uso della ric-
chezza per iscopi pubblici e il grado finale di utilità
della stessa ricchezza determina la proporzione del con-
tributo privato alle spese pubbliche.
§ 18. — Si avverta però che il principio generale del
valore soggettivo applicato alla produziorie e air impiego
delle ricchezze non deve confondersi con quello speciale
che riguarda lo scambio dei beni permutabili. Non può
parlarsi veramente di un valore uniforme o proprio dei
servigi, ma delF utilità che si ottiene adoperando la ric-
chezza a questo fine. Il calcolo utilitario che s' istituisce
in tal caso consiste nel paragone fra la soddisfazione
di alcuni, bisogni , poniamo collettivi, e la soddisfa-
zione di altri bisogni privati, a cui si rinunzia, perchè
meno forti od urgenti. Mentre il valore oggettivo o di
scambio è inerente a tutte le cose utili e limitate,
uguale per tutti, ricchi e poveri, come la risultante
media di tutte le valutazioni individuali, che assume
un carattere uniforme, il quale copre e nasconde le ori-
gini e gli elementi diversi: il valore soggettivo degli
stessi beni rela.tivamente agli usi molteplici, alle forme
varie di consumo, ai servigi privati e pubblici, è sem-
pre differente da individuo a individuo, secondo lo stato
della economia privata. Cosi, per esempio, due persone
ficevono dallo stesso medico il medesimo servigio per
la identica malattia curata in modo eguale per lo stesso
46 LIBRO PRIMO.
numero di giorni ; ma, se si trovano in condizioni eco-
nomiche differenti, lo pagano diversamente, avendo nel
loro bilancio una quota disponibile disuguale, non as-
sorbita dagli altri bisogni dello stesso grado o di un
grado più alto d' importanza. E similmente la parte di
ricchezza eh' essi possono economicamente destinare ai
servigi pubblici di pari importanza, alla soddisfazione di
uguali bisogni collettivi, sarà diversa secondo la quantità
complessiva delle ricchezze possedute e il loro valore
soggettivo. Ma, poiché ciò vale relativamente per tutti
i privati, ne deriva una legge di proporzione a norma
d^lla quale è fissata la loro partecipazione alle spese
pubbliche, e si determinano nei bilanci economici in-
dividuali le varje partite che compongono il bilancio
finanziario dello Stato. Supponendo pari l'importanza
dei bisogni collettivi, • quella proporzione è correlativa
al grado finale di utilità della ricchezza privata. Di
guisa che dato il complesso dei beni, necessari o desti-
nati agli scopi dello Stato, ne segue una ripartizione
utilitaria immancabile fra le singole economie in con-
formità di quel principio di valore ; il bilancio finan-
ziario pubblico si risolve, secondo la proporzione indi-
cata, in partite diverse, che prendono posto nei bilanci
economici individuali, ed entrano in queir ordine natu-
rale che forma la base del loro equilibrio.
Un' alterazione durevole di quest' ordine stabilito, o
della proporzione utilitaria fra le partite di ogni bilan-
cio, non è possibile senza la rovina della stessa econo-
mia e della finanza. Suppongasi, per poco, che lo Stato,
abusando del suo potere riguardo a tutti o ad alcuni
cittadini, adoperi sistematicamente ricchezze per sod-
disfare bisogni collettivi meno importanti a scapito di
altri bisogni privati, più forti ed intensi, i quali riman-
gono insoddisfatti o nel presente o nel futuro. Quali
saranno le conseguenze ? Quelle ricchezze, sottratte dal
LA TEOEIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 47
fondo di consumo o dal capitale e usate in modo non
economico costituiscono per i privati un sacrificio senza
compenso proporzionato, una perdita, più che un vero
e ragionevole consumo. E la reazione non tarda a ma-
nifestarsi. Si rallentano i risparmi e T accumulazione
del capitale, diventato meno rimunerativo, e per la
stessa ragione scema r intensità del lavoro e V efficacia
della produzione. Il risultato è una minore quantità di
beni disponibili cosi per gli scopi dello Stato come per
quelli dei cittadini. La soddisfazione dei bisogni richiede
sempre una produzione corrispondente ; ma la stessa
produzione dov' essere coordinata alla più opportuna
soddisfazione dei bisogni, conformemente al principio
utilitario, detto di sopra. Non sono possibili gli sforzi
e i sacrifici inerenti alla produzione, se con essi non
si ottiene una utilità maggiore ; non è duraturo V im-
piego delle ricchezze che arreca vantaggi minori di
quelli che potrebbero ottenersi adoperandole in altre
guise ; e in via normale la legge del valore deve avere
nella economia il suo pieno adempimento.
§ 19. — Adunque la ragione economica delle spese e
delle entrate pubbliche e in generale dei fenomeni finan-
ziari consiste nella importanza dei bisogni collettivi rela-
tivamente alla importanza minore degli altri bisogni, che
determinano il grado finale di utilità o il valore sog-
gettivo della ricchezza posseduta da ciascun individuo.
E poiché il rapporto che passa fra questi due termini,
non solo differisce notevolmente da individuo a indi-
viduo nel medesimo tempo, ma muta via via nel corso
degli anni, a seconda che si cangia la distribuzione delle
ricchezze fra le varie classi sociali, così ne derivano
cambiamenti analoghi in tutte le parti della finanza.
Le cause che determinano variamente per rispetto ai
privati la importanza dei bisogni collettivi, la impor-
tanza degli ultimi bisogni privati j che potrebbero sod-
grande che vi ha
lucono ciò che si
noniia finanziaria,
istribuzione delle
ipre maggiori nei
ìffetto della legge
ne territoriale ; e
classe lavoratrice
ite necessario per
aggio dei profitti
ensahile per il de-
,ra parte si svolge
qualità, la posl-
ni, si formano le
lae ricchezze nelle
ecolo di persone,
redditi privati di-
ido che differisce
10 che gl'individui
■esso le classi più
pochezza disponi-
ni meno necessari
'Oggettivo o grado
ta maggiore è de-
i un grado via via
centi nel possesso
renza fra l'utilità
egli unì, dei meno
in potere degli
dersi dei bisogni
entità di ricchezze
esigenze della ci-
igi personali e via
dipendenti dalle
Il Alci accresciuti
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 49
dello Stato, V estensione e il miglioramento dei servigi
pubblici, e quindi ì" aumento delle spese corrispoadenti.
Il che è dovuto, relativamente parlando, non tanto alla
quantità assoluta o air aumento generale della ricchez-
za, come ritiensi da molti scrittori, quanto alla ine-
guale distribuzione di essa fra i privati, i quali ne ap-
prezzano diversamente le singole parti, e ne fanno un
uso differente. Si abbassa il valore dei beni posseduti
in maggior copia da un certo numero di cittadini, a
misura che si accresce la quantità ; e cosi ne rimane
una quota maggiore disponibile per le spese pubbliche.
Altre sarebbero le condizioni della finanza e degl* isti-
tuti amministrativi, e più limitata la sfera d' azione e
la potenza economica dello Stato, se la distribuzione
delle ricchezze fosse più equabile, e meno disparati i
rapporti del valore soggettivo.
L'aumento delle spese pubbliche nei paesi più po-
polati ed antichi si connette intimamente con una tras-
formazione notevole dell' ordinamento delle entrate, cioè
con un aumento delle contribuzioni dirette, prelevate
sul reddito dei più ricchi. Si dirà, che, ridotto il salario
al minimo, scema o cessa la possibilità di tassare di più
le classi inferiori ; e bisogna necessariamente ricorrere
alla tassazione diretta delle classi più agiate. La me-
desima ricchezza che nel mutato ordine della distribu-
àone viene sottratta al lavoro, e si concentra nel pro-
fitto del capitale e nella rendita del possesso fondiario,
è sempre la fonte dei proventi fiscali. E cei'to, secondo
ciò che abbiamo detto, se da una parte si restringono
i bilanci della classe lavoratrice, e dall'altra si allar-
gano i bilanci della classe dei possessori, devono cam-
biare le proporzioni delle varie partite, che li compon-
gono e quindi delle contribuzioni alle spese pubbliche.
Ma la spiegazione sarebbe incompleta; perchè bisogna
osservare, che nel passaggio della ricchezza dagli uni agli
M. B. — S. 4
50 LIBRO PRIMO.
altri e nella sua concentrazione in poche mani, subisce
una specie di depreziamento, in quanto che si abbassa il
grado finale della sua utilità. Ed è questo valore sog-
gettivo, notevolmente scemato nella maggiore accumu-
lazione dei beni, che ci dà ragione tanto dèlie più forti
imposte dirette, quanto delle crescenti spese dello Stato,
come ci dà ragione di enormi spese private per scopi
ed oggetti di lusso, neppure compresi dai meno ricchi.
In altri termini a misura che V importanza e V intensità
dei bisogni individuali, che possono essere soddisfatti
colla ricchezza disponibile delle classi più agiate, si at-
tenua, cresce la possibilità di soddisfare bisogni collettivi
meno importanti ed intensi. Perocché s'egli è vero che
le spese pubbliche rivestono i caratteri e portano la
impronta di un fatto e di un istituto collettivo, supe-
riore agli stessi individui, sono esse pur sempre la ri-
sultante di elementi individuali, di una serie innu-
merevole di valutazioni soggettive e divergenti della
ricchezza.
In tal modo si spiega come certi bisogni collettivi
siano soddisfatti a preferenza di altri bisogni indivi-
duali, più sentiti da molti privati o ritenuti più im-
portanti ed urgenti, e come abbiano luogo delle spese
pubbliche, che dai più sono giudicate superflue o poco
utili. La ragione si è che i bisogni collettivi, al pari di
quelli individuali, sono molteplici e diversi per impor-
tanza e intensità relativamente ai singoli individui, e
quindi ritrovano una quantità corrispondente, diversa,
di ricchezza nelle private economie. Ora, alterandosi i
rapporti della distribuzione, diventando maggiori le di-
suguaglianze di fortuna o di condizione economica, da
una parte si eleva il valore delle ricchezze, e scema la
possibilità di contribuire alle spese pubbliche; e dal-
l'altra si abbassa via via il valore delle ricchezze in
proporzione del loro aumento, cresce la capacità con-
i
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 51
tributiva dei possessori e si aumentano le spese pub-
bliche ed anche le contribuzioni dirette. Di guisa che
se i meno ricchi partecipano solo alla soddisfazione dei
bisogni più necessari, secondo il principio del valore,
i più ricchi per la stessa ragione contribuiscono alla
soddisfazione di bisogni via via meno importanti ed
intensi.
Come la distribuzione delle ricchezze nelle sue fasi
consecutive, le relazioni che passano fra salario, pro-
fitto e rendita, e le mutazioni analoghe che ne deri-
vano nel consumo privato, dipendono dalle cause ge-
nerali del valore delle cose utili e limitate; così la
quantità dei beni, che forma la sostanza degl'istituti
finanziari, è determinata dalle stesse cause nel suo
complesso e nelle varie parti, e riflette i cangiamenti
che si verificano ilei rapporti del valore e della distri-
buzione. La ripartizione dei cariclil pubblici fra i sin-
goli cittadini e le varie classi sociali in tempi successivi
è un effetto delle leggi che determinano la distribuzione
delle ricchezze ; e la pressione' tributaria avviene sem-
pre, né potrebbe effettuarsi altrimenti, dentro la cer-
chia e nelle proporzioni stabilite dal principio del va-
lore. Cosi la classe lavoratrice diventa via via meno
tassàbile, perde in gran parte la sua capacità contri-
butiva, a misura che il suo reddito scema; e non vi-
ceversa. Come del pari le classi più ricche non solo
pagano le imposte dirette, ma sono più proclivi all'au-'
mento delle spese pubbliche, perchè possiedono mag-
gior copia di ricchezza, a cui attribuiscono un valore
minore.
§ 20. — Se non che la importanza relativa dei bisogni
collettivi, che finora abbiamo supposto pari, non è im-
mutabile, e nel corso ordinario della vita sociale tende
ad elevarsi. Si aumenta la somma e il valore delle spese
pubbliche necessarie per gli stessi servigi o bisogni
52 LIBRO PRIMO.
collettivi. Da una parte i metodi più complicati e per-
fetti, i procedimenti più difficili e lunghi, gli strumenti
più efficaci e migliori, il personale più idoneo ed eletto,
che si connettono col sistema preventivo nella pubblica
amministrazione, e col miglioramento dei servigi ri-
chiedono una maggiore quantità di ricchezza ; e d' altra
parte la stessa quantità è divenuta più costosa nei paesi
popolati e civili, perchè prodotta in condizioni meno
favorevoli, e sotto gV influssi della legge territoriale li-
mitatrice, per modo che a mantenere gli stessi uomini
e rifornirli di mezzi eguali occorre una spesa maggiore.
Il che significa, che per avere gli stessi servigi pub-
blici della sicurezza, della giustizia, della potenza, della
civiltà e simili, nella forma nuova in cui sono richiesti,
è necessaria una maggiore somma di sacrifici e di sforzi
per parte dei consociati. Da ciò la pressione che la
finanza esercita sulla economia sociale, e di cui risen-
tono gli effetti tutte le classi fino ai limiti segnati dalla
legge utilitaria, dianzi accennata. Si restringe il con-
sumo privato, e si attenua il risparmio fino a quel
punto, in cui Timportanza.degli ultimi bisogni individuali
soddisfatti pareggia la importanza elevata dei bisogni
collettivi. Dovendo destinarsi una parte maggiore del-
l' attività economica alla produzione delle ricchezze per
gli scopi comuni della vita pubblica, ne rimane una
parte relativamente minore per gli scopi della vita pri-
vata. E però se V aumento delle spese pubbliche, lo
svolgimento delle imposte e simili sono fatti che dipen-
dono in primo luogo ed anzitutto da cagioni soggettiva,
dai sentimenti e dai giudizi degli uomini riguardo al-
l' uso vario delle ricchezze,* ritrovano poi un fonda-
mento reale, una base oggettiva in quelle cause che
determinano T indirizzo e l'efficacia della produzione.
La dinamica del sistema economico e finanziario di-
pende dalla legge territoriale dei compensi diversi o
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 53
decrescenti, la quale, alterando il rapporto fra la somma
degli sforzi e la quantità dei beni prodotti, fra questi
e i bisogni degli uomini, arreca i cangiamenti di cui
si è parlato.
Capitolo V.
La finanza pubblica
e la circolazione delle ricchezze.
§ 21. — Le relazioni tra la finanza pubblica e la circo-
lazione delle ricchezze si manifestano uqì modi, concreti,
con cui è stabilita in ogni caso e periodo di tempo la
contribu25ione dei cittadini alle spese pubbliche. Quan-
tunque sia determinata questa partita in ogni bilancio
economico individuale da una legge intrinseca di va-
lore, pure acquista diversa importanza secondo la forma
che assume, naturale o monetaria, ordinaria o a cre-
dito. Rimane immutato il fatto sostanziale di una parte
considerevole della ricchezza privata, destinata a sod-
disfare i bisogni collettivi dei cittadini ; ma variano i
modi particolari e le combinazioni con cui si ottiene il
medesimo risultato col minore dispendio di forze nella
economia generale. La finanza entra nello scambio delle
ricchezze ; e ne derivano le forme concrete degli isti-
tuti finanziari e le transazioni private corrispondenti,
che sono coordinate allo stesso scopo, a quello cioè di
soddisfare le spese pubbliche colla minore somma di
sacrifìci per i privati. Abbiamo anche qui un'applica-
zione dei principii generali del valore, non agli ele-
menti intrinseci della finanza, alla quantità dei beni
materiali, che i cittadini destinano agli scopi dello
Stato, ma agli espedienti pratici adoperati a tal uopo
LIBRO PRrMO.
iiezzi con cui sì effettua la destinazione e V uso
stessi beni. Lo scambio delle ricchezze non ri-
ì, direttamente l' economia finanziaria, ma solo
into IVa i privati hanno luogo transazioni e per-
doni diverse di beni in ordine alla soddisfozione
logni collettivi. Le ricchezze che formano le spese
ve, che sono veramente usate o consumate dallo
non sono sempre materialmente quelle stesse
) dai contribuenti ; ma altre diverse che furono
late colle prinie nell" intervallo di tempo che
tra il momento della contribuzione e quello del
no definitivo. Gli atti di scambio che avvengono
ichezze e ricchezze in questo intervallo e le forme
e che assumono le prestazioni economiche rese
ttadini allo Stato entrano nel concetto della Gir-
ine. E nella serie di tali atti, nelle mutazioni
sìve che si verificano nell' istituti finanziari do-
guel principio di valore che regola tutta l'atti-
conomica degli uomini.
2. —La forma primitiva, la più semplice e diretta
levare le entrate ed erogare le spese pubbliche,
te in ciò, che i cittadini forniscono allo Stato una
dei loro beni d'uso immediato, pagano, come
Irsi, le contribuzioni in natura. E in qualunque
ciò avvenga, sìa che si tratti di una produzione
a e speciale, sia che di una cessione di merci
te, il fatto è sostanzialmente lo stesso, e riducesi
a quantità di lavoro eseguito direttamente per
are i bisogni collettivi. Gli stessi individui lavo-
d un tempo e per gli scopi della vita privata e
lelli della vita pubblica, e dividono tra gli uni e
pi la ricchezza prodotta. Le contribuzioni in na-
ie prestazioni di servigi personali (fornimento
rate e di oggetti vari, esecuzione di lavori deter-
, prestazione di servigi militari e simili) sono le
I
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBUCA. 55
prime forme di economia finanziaria, i modi diretti di
provvedere ai bisogni dello Stato. Qui non interviene
alcun atto di scambio propriamente detto ; i beni ma-
teriali che i cittadini forniscono allo Stato son quegli
stessi, eh' esso adopera e consuma neir esercizio delle
sue funzioni. E la ragione del fatto si può comprendere
facilmente, ove si considerino le cause che determinano
il predominio dell'economia naturale; cioè l'estensione
più che sufficiente dei terreni migliori, l'abbondanza
dei prodotti e la grande efficacia del lavoro relativa-
mente allo scarso numero dei bisogni privati e pubblici.
E poiché la produzione diretta basta a tal uopo e ri-
sponde in massima parte al fine proposto, mancano o
sono limitati i motivi economici dello scambio. E quindi
non abbiamo trasmissioni intermedie di ricchezze e tran-
sazioni relative alle spese pubbliche, le quali nel loro
compimento non differiscono punto dal loro principio.
§ 23. — Le cause che hanno prodotto la trasformazione
dell' economia naturale in economia monetarla si connet-
tono intimamente colle difficoltà crescenti della produ-
zione territoriale e la scemata efficacia del lavoro. A
misura che si restringe il campo d'impiego relativa-
mente alla popolazione aumentata, scema la produtti-
vità dell'industria e il compenso degli sforzi e dei sa-
crifici ad essa inerenti. Da ciò la necessità di accrescerne
via via l'efficacia con vari mezzi, e principalmente
colla più estesa divisione del lavoro ; e da ciò l' incre-
mento degli scambi mercè l' introduzione della moneta.
E in questa guisa si ottiene, non solo una produzione
relativamente più copiosa da tutte le parti, ma un uso
più proficuo della ricchezza, stantechè mediante lo scam-
bio si eleva l' utilità reciproca degli stessi beni adope-
rati da vari individui per bisogni diversi. Così le con-
tribuzioni dei cittadini alla finanza pubblica assumono
la forma monetaria, una forma intermedia fra la rie-
56 LIBRO PRIMO.
chezza da loro fornita e quella consumata effettiva-
mente dallo Stato. Le spese pubbliche per i privati
consistono nella quantità di prodotti clf essi devono
scambiare con moneta per pagare le imposte ; e per lo
Stato nella quantità corrispondente di beni e di servigi
che coi proventi monetari delle imposte si procura.
Abbiamo quindi una serie di scambi che si effettuano
tra i privati in ordine alla soddisfazione dei bisogni
pubblici. E vi sono differenze notevoli tra la parte di ric-
chezza che i cittadini destinano agli scopi dello Stato, e
quella ch'esso realmente consuma. Mentre le contri-
buzioni naturali erano fissate invariabilmente e rima-
nevano sempre identiche fino al consumo definitivo, in
una data quantità di merci, di lavoro e simili ; le con-
tribuzioni monetarie subiscono T influenza delle varia-
zioni dei prezzi ed hanno un valore diverso cosi per i
privati come per lo Stato. Se i prezzi si abbassano da
un momento all'altro, le imposte pagate in moneta
arrecano un maggior carico ai contribuenti, e un van-
taggio corrispondente per il fisco ; e se i prezzi a' in-
nalzano,, ne derivano effetti contrari. Le contribuzioni
e le spese pubbliche entrano quindi nella circolazione
delle ricchezze, e ne subiscono gl'influssi in senso di-
verso. In ogni caso la quota pagata da ciascun indi-
viduo, e che costituisce una partita del suo bilancio eco-
nomico, consiste nella quantità di ricchezza eh' egli deve
cedere per eseguire il pagamento dell' imposta in mo-
neta, e sarà più o meno grande, secondo che dev'es-
sere maggiore o minore la stessa quantità e la somma
dei sacrifici ad essa inerenti.
Ma prescindendo da queste variazioni particolari e
temporanee delle contribuzioni monetarie, il fatto co-
stante e la ragione fondamentale di esse si collegano
colla prevalente divisione del lavoro e cogli altri carat-
teri propri dell' economia moderna. Le ricchezze desti-
rsr
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 57
nate agli scopi dello Stato sono prodotte sotto le me-
desime condizioni, sotto cui si producono quelle adope-
rate a soddisfare i bisogni privati. La ragione si è, che
aumentandosi per effetto delle cause anzidette le diffi-
coltà della produzione, si mettono in opera i mezzi
opportuni e soprattutto si allarga la divisione del la-
voro per accrescerne V efficacia, anche riguardo a quei
beni occorrenti per le spese pubbliche. E da ciò la
forma monetaria delle contribuzioni pubbliche e quella
serie di scambi che precedono Fuso della ricchezza
adoperata per gli scopi dello Stato. L'economia so-
ciale segue in tutte le sue parti la stessa evoluzione,
determinata dalla legge territoriale dei compensi de-
crescenti ; la quale rende necessaria maggiore specifica-
zione degli elementi produttivi, maggiore intensità di
sforzi e r applicazione di quei metodi e strumenti che
costituiscono il sistema industriale moderno, fondato
sulla divisione del lavoro e sullo scambio dei prodotti.
La soddisfazione dei bisogni privati e dei bisogni col-
lettivi avviene in massima parte, non colle ricchezze
prodotte direttamente, ma con quelle che si ottengono
vantaggiosamente per mezzo degli scambi, cioè colle
ricchezze prodotte da tutti nelle condizioni più favore-
voli. Ad ogni specie di bisogni è destinata quella parte
di ricchezza che si può ottenere nell'intiera economia
umana coi minori sforzi e sacrifici. Si allarga il campo
deir attività economica, e si moltiplicano le più utili
applicazioni di essa a beneficio di tutti gl'individui. E
quindi nella finanza pubblica cessano le contribuzioni na-
turali ; scemano via via le prestazioni di servigi e i pos-
sessi demaniali ; la produzione diretta cede il posto alla
produzione indiretta, il lavoro determinato al lavoro
indeterminato, l'industria fiscale all' industria generale ;
e lo scambio diventa il modo ordinario con cui si prov-
vede ai bisogni pubblici. Le ricchezze adoperate per gli
• non sono prodotte direttamente e con
zione dai singoli contribuenti in qasr-
e si trovino, ma da coloro che poasono
ore costo nel sistema dell'industria spe-
sone coordinati gli atti dello scambio
tra i privati per r effettuazione delle
I cittadini alienano una parte dei beni
duti per avere la moneta che occorre
ille imposte ; coi proventi delle imposte
tri beni per uso degli ulflciali e fun-
Ma togliendo di mezzo la moneta, lo
,ua realmente tra beni e beni, ed li»
!sce proficuo ai privati, cioè quando ha
destinare a queir uso i beni che hanno
, relativa o il costo minore. Perocché le
tituiseono le contribuzioni finanziarie,
lei individuali un valore diverso, sono
iltre e arrecano vantaggio ad entrambe
?ibuenti cedono le ricchezze, prodotte
più fiivorevoli o colla minore somma
icriflci, alienandole nel mercato gene-
allo Stato nei contributi monetari il
> per r acquisto di altre merci nei ter-
;iosi, perchè prodotte pure con un costo
inore di quello che avrebbe richiesto
retta. È questo il processo di circola-
ezze nella economia fìnanzìaria, e for-
one di quel principio di valore che
izione e V impiego della ricchezza nel-
idustriale moderno. E così si rinnova
a serie degli scambi a seconda che di
io si rinnovano nei bilanci economici
partite destinate alla soddisfazione dei
. Date le quote individuali della rie-
•: ifi.'
LA TEORIA GEJ^ERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 59
chezza, disponibili per quegli scopi, e dato il loro va-
lore diverso per i singoli, ne seguono naturalmente gli
scambi, determinati dall'interesse reciproco dei per-
mutanti.
§ 24. -— Questo processo di circolazione, che possiamo
chiamare ordinario o monetario, si congiunge ad un altro
processo più complicato e più vasto, che diremo straor-
dinario di credito. E invero, posto un aumento consi-
derevple e temporaneo di spese pubbliche, ossia rico-
nosciuta ÌSii necessità di destinare una parte maggiore
(Iella ricchezza alla soddisfazione di bisogni collettivi
straordinari, come avviene in un caso di guerra, in
qual modo si provvederà e quali saranno gli effetti
nella economia sociale ? Il di più di ricchezza occorrente
a tal uopo non può desumersi che dal capitale esistente
e dal fondo d' immediato consumo, cioè dev' essere sot-
tratto alla soddisfazione dei bisogni privati presenti e
futuri, ma con proporzioni differenti secondo lo stato
di ogni economia privata e conformemente al principio
del valore, che regola il bilancio economico individuale.
Si restringe il consumo e si attenua il risparmio o il
capitale fino a quel punto, in cui V importanza delF ul-
timo bisogno presente soddisfatto pareggia quella del-
l' ultimo bisogno futuro a cui si provvede, ed egua-
gliano entrambe la importanza elevata dei bisogni
collettivi ; e in tal guisa si effettua V impiego economico
e si ottiene la massima utilità della ricchezza posseduta
da ciascun individuo. Il che avverrebbe contempora-
neamente neir ipotesi che si sopperisse alle spese straor-
dinarie con un' imposta nuova, applicata effettivamente
a tutti i cittadini, o con un aumento delle imposte esi-
' stenti, e eh' essi non. potessero ricorrere ad altro espe-
diente e dovessero sopportarne V intiero carico in quel
dato momento. Ma il contributo, che dovrebb' essere
pagato in tal caso da ciascuno di essi, ha per loro un
60 LIBRO PRIMO.
valore assai diverso ; perchè mentre per alcuni risponde
a bisogni più o meno necessari o di grado superiore e
forma parte della ricchezza relativamente indispensa-
bile, per altri risponde a bisogni secondari, di grado in-
feriore e forma parte della ricchezza disponibile. E però
tra gli uni e gli altri in conformità della legge del va-
lore si compie una transazione vantaggiosa sotto la for-
ma di prestito; e consiste in ciò, che i possessori della
ricchezza meno valevole forniscono invece degli altri la
somma -occorrente per le spese straordinarie, riceven-
done un interesse eh' è superiore air utilità che altri-
menti potevano ricavarne; mentre i contribuenti che
pagano questo interesse, conservano in pari tempo il
capitale corrispondente che arreca loro una maggiore
utilità.
Se infatti dividiamo la ricchezza dei più ricchi cit-
tadini in tre parti a cui si assegna un valore relativo
di 10, 8 e 6, secondo il grado e la intensità dei bisogni
corrispondenti, e la ricchezza di quelli meno ricchi in
due parti col valore relativo di 10 e 8, si comprende
come sarà conveniente per tutti che la nuova spesa
straordinaria sia soddisfatta intieramente con parte
della ricchezza che ha il valore menomo di 6 me-
diante la transazione anzidetta. Essa ha luogo perchè
esiste una differenza nel valore comparativo delle ric-
chezze private, differenza la quale presuppone il di-
verso grado finale di utilità dei beni presenti, che
nel primo caso è stabilito a 6 e nel secondo ad 8,
e produce un guadagno eh' è diviso fra i vari con-
traenti secondo la misura che risulta dalla domanda
reciproca. È questa la ragione obbiettiva economica che
rende preferibile il prestito all'imposta. Data come a
la quantità di ricchezza occorrente, la quale ha per gli
uni il coefficiente di valore 6 e per gli altri il coeffi-
ciente di valore 8, e come x X interesse pagato dai con-
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 61
tribuenti debitori, la transazione in parola avrà luogo
finché il valore di a6-hxè minore di quello di a 8, e
cesserà quand' è uguale. Avviene una specie di scam-
bio, subordinato ad un consumo o ad una spesa pub-
blica, fra a 6 (ricdiezza presente) e tf 6 4- a? (ricchezza
futura), perchè il valore di a 6 + a? è ad un tempo mag-
giore di quello di « 6 pei creditori, e minore di quello
di « 8 pei debitori. La differenza del valore compara-
tivo risulta, considerando la ricchezza presente e la
futura dal punto di vista dì ciascuna delle due parti
contraenti. I creditori cedono oggi il valore a 6 per avere
domani un valore più alto aò-^-x; e i debitori cede-
ranno domani il valore a 6 •+• a?^ perchè conservano oggi
un valore più alto a 8. Gli uni e gli altri si accordano
nel termine aò-^x, che rappresenta la restituzione
futura ; ma dififeriscono nella valutazione della ricchezza
presente, a cui attribuiscono un coefficiente diverso,
6 ed 8. E da ciò la ragiona dello scambio, ossia la dif-
ferenza del valore comparativo della ricchezza presente
e futura, differenza che relativamente ai creditori è
come a6 <a6-\-x, e relativamente ai debitori come
aò-hx <aS, E se la transazione ha luogo, e i primi
preferiscono di ricevere nel futuro aò-^-x, piuttosto
che conservare nel presente a 6, la ragione si è che
ottengono un guadagno, un valore più grande ; come del
pari ottengono un guadagno gli altri che nel futuro pa-
gano a 6 -+- a?, conservando nel presente a 8. Un inte-
resse comune ad entrambe le parti stabilisce quel vin-
colo, e determina V atto dello scambio, implicito in ogni
forma di credito. Il pagamento differito per parte dei
contribuenti debitori presuppone T anticipazione dei cre-
ditori, e costituisce in pari tempo un sacrificio minore
per gli uni e un guadagno per gli altri. Il che non po-
trebbe avvenire, se non ammettendo che la ricchezza
futura aG-h-x ha un valore diverso relativamente alla
LIBRO PRIMO.
«sente a, posseduta da vari individui, ossia
la divergenza di valore sovraccennata. E
fra i due termini è necessaria e reciproca,
ti debitori possono pagare a6~hx nel fu-
eno di « 8 nel presente, solo perchè a 6 -f- j;
italisti un valore maggiore di a 6 nel pre-
eversa i capitalisti creditori possono rice-
iro « 6 4- X, soltanto a condizione che abbia
'i un valore minore di a 8 nel presente.
diventano creditori, e i contribuenti di-
itori, a condizione che la ricchezza o re-
tura (a-6-+-a;) abbia nel bilancio degli uni
ù alto, e nel bilancio degli altri un valore
quella presente ossia quando esiste la dif-
valore comparativo. La medesima quantità
(a) passa da prima dai bilanci economici
in quelli dei contribuenti (debitori), e viene
la spesa pubblica, perchè ha valore più
ritorna con un aumento di valore nei bi-
ditori. Né l'una cosa né l'altra sarebbero
LSiderate isolatamente, perchè nel loro nes-
fferenza del valore comparativo è la ra-
ria dello scambio anzidetto, 11 quale, es-
nato alle spese pubbliche, non diminuisce
materiale delle ricchezze necessarie a tal
termina 1" uso di quelle che hanno il valore
le per i contribuenti racchiudono la minore
«riftci.
^ in questo modo tra i privati una specie di
iso dal tempo e determinato dalla diffe-
ilore comparativo delle ricchezze private,
tesse ricchezze considerate e valutate di-
dai singoli individui, secondo lo stato dei
quantità dei beni individuali, in due mo-
sivi, nel presente e nel futuro. Se la di-
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBW.ICA. 63
vergenza di valore è nel momento presente, come ab-
biamo supposto, di 8-6, e l'elemento co uguale ad 1, il
guadagno che ne deriva è diviso egualmente fra le
due parti contraenti, per modo che i creditori otten-
gono una elevazione di valore da 6 a 7 della loro ric-
chezza corrispondente, e i debitori sopperiscono alla
spesa straordinaria con sacrifici minori, cioè coir im-
piego di una quantità di beni che ha un valore come 7,
invece della quantità eguale di altri beni che ha un
valore come 8, e eh' essi conservano in proprio potere.
Cosi avviene la trasmissione della ricchezza, e si ef-
fettua il primo atto dello scambio, il quale si compie
nel futuro, quando i due termini sono invertiti o scom-
parsa la differenza di valore, avviene la restituzione
del capitale dai debitori ai creditori. In questo modo
potrà spiegarsi la influenza che il saggio dei prestiti
esercita sulla costituzione del debito pubblico, in quanto
costituisce un elemento variabile che contribuisce nei
singoli casi a determinare la differenza di valore so-
vraccennata, che ne forma la base. Lo scambio in tal
caso è coordinato allo scopo di supplire alla spesa straor-
dinaria nel modo meno svantaggioso, col sacrificio mi-
nore pei contribuenti, sottraendosi la ricchezza alla sod-
disfazione dei bisogni privati, non solo presenti, ma
futuri di minore importanza e intensità. E cosi si al-
larga il calcolo utilitario in ogni privata economia in
una sfera più vasta, e il principio del valore sogget-
tivo si applica alle varie partite del bilancio econo-
mico individuale riguardo ad una serie più o meno
lunga di anni. Il risultato è che la ricchezza si ado-
pera nel modo più conveniente e proficuo in vari pe-
riodi di tempo, e che in ognuno di essi si rinunzia alla
soddisfazione dei bisogni meno necessari o di un grado
inferiore.
§ 25. — La natura essenziale di un fenomeno cosi vasto
<'i'^'^^^-^^---
64 LIBRO PRIMO.
e importante di circolazione, subordinato air uso di una
quantità di ricchezze per i bisogni straordinari dello
Stato, non è facilmente riconoscibile nelle sue forme
apparenti. Il concetto che molti si formano del debito
pubblico, come di un peso enorme che incombe air in-
tiera economia nazionale per una seri^ di anni, è un' im-
magine illusoria e fallace. E sono tanto erronee le sen-
tenze profferite da molti, che per mezzo dei prestiti si
tramandi alle generazioni future il carico delle spese
pubbliche, quanto il detto famoso deir Hume, che « se
la nazione non ispegneva il debito, il debito avrebbe
ucciso la nazione. » I beni che si adoperano per quello
scopo, sono beni esistenti nel presente, e la perdita
' economica, se cosi tuoIsì, avviene in quel periodo in
cui sono contratti i prestiti ; il che sarebbe egualmente
avvenuto, se in quella vece si fosse adottato T altro
sistema possibile di un'imposta straordinaria. Per la
nazione tutta quanta e per le generazioni successive,
prese nel loro complesso, non vi sono altri danni e sa-
crifici possibili, air infuori del consumo della ricchezza
in quel dato momento. Il credito non cambia sostan-
zialmente, ma trasforma e rende più complicato il modo
ordinario di sopperire alle spese pubbliche mediante
una operazione economica che rientra nella più vasta
circolazione delle ricchezze. Si effettua uno scambio di
partite relative ai bilanci economici degl' individui, il
quale si compie in due periodi diversi di tempo, ed ha
per risultato un uso più proficuo della ricchezza e Y ap-
plicazione a quello scopo della parte meno valevole, di
quella parte che relativamente costituisce il minore sa-
crificio per i privati. Posta la necessità delle spese pub-
bliche, ordinarie e straordinarie, la ragione che deter-
mina le due forme di scambio, la monetaria e quella
a credito in ordine alla loro soddisfazione è la mede-
sima, cioè quella di raggiungere il fine col minor danno
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 65
o costo possibile, sottraendo i beni occorrenti ai bisogni
privati meno forti ed urgenti.
Se non che alcuni scrittori, che pure non incorsero
neir errore accennato di sopra, e valutarono giusta-
mente le conseguenze delle spese straordinarie, hanno
affermato che i prestiti pubblici sono prelevati ordina-
riamente sul capitale effettivo, mentre V imposta si sot-
trae per intiero dal fondo di consumo. È questa V opi-
nione del Ricardo, del Nebenius, del Soetbeer e di altri,
secondo cui il primo sistema è più oneroso dell'altro
per i cittadini, non solo a causa degr interessi e delle
maggiori spese che arreca, ma perchè assorbe una parte
cospicua del capitale necessario alla produzione, e rende
più lento il processo dei nuovi risparmi per la rinno-
vazione della ricchezza consumata ; laddove un' imposta '
straordinaria esercita una forte pressione su tutte le
classi e segnatamente sulle inferiori, restringe il con-
sumo e limita il danno al periodo attuale, e provoca
una forte reazione in favore del ristauro dei beni per-
duti. Questi argomenti non reggono, perchè contrari al
principio del valore che governa la produzione e V uso
delle ricchezze in tutte le sue forme ; né il consumo si
può restringere né il capitale attenuare al di là di quel
limite segnato dal grado relativo di utilità, il quale de-
termina le proporzioni della ricchezza consumata nel
presente e di quella riservata pel futuro. L'imposta
straordinaria si converte naturalmente in un prestito
privato per coloro, pei quali sarebbe eccessiva, vale a
dire in quei casi, in cui violerebbe la legge di equili-
brio che governa il bilancio della economia privata ; e
d' altra parte il prestito pubblico per quei contribuenti
che possiedono ricchezza disponibile o meno proficua,
si converte facilmente in imposta per mezzo dell' acqui-
sto di una somma equivalente di titoli emessi. E quindi,
secondo lo stato dei bilanci economici individuali, pre-
M. B. — 3. 5
■a r uno ora l' altro modo di soppei'ii'e alle spese
he, e cambiano le parti di ricchezza, sottratte
Idisfazìone dei hisogni privati, presenti e futuri,
le dei privati supplisce in tutti i casi all'opera
Ite dello Stato, il cui compito sta nel! ' adattare
> r altro sistema finanziario alle condizioni eco-
e della maggioranza dei cittadini, e scegliere fra
[Oello che sarà preferibile. Il debito pubblico ef-
nente costituito è la risultante delle molteplici
;ioni e transazioni economiche degl'individui, che
accennato, e delle quali alcune tendono ad eli-
e gli effetti nella pratica, pi'oducendo la sua con-
io parziale in un" imposta equivalente, mentre la
la parte converge at medesimo punto, che è la
inza data alla soddisfazione dì altri bisogni più
in od importanti nel momento presente e quindi
saervazione di una quantità di ricchezza, che,
[recando un sacrificio, porta con sé tma mag-
tilità. Ma riguardo ai singoli contribuenti, es-
iiversissimo lo stato dei loro bilanci individuali.
1 le ragioni di preferenza per l' imposta o per il
), come variano le proporzioni con cui la rio-
da loro posseduta è distribuita fra i bisogni pri-
i pubblici, fra i presenti e i futuri.
itica dottrina critica dei prestiti pubblici si ap-
ra a queste erronee premesse : che il consumo
icchezza non tosse regolato da quello stesso prin-
i relativa utilità, che determina la formazione
(itale e risponde alla diversa importanza dei bi-
mani, presenti e ftituri; e cbe lo Stato potesse
ì durabilm^nte un sistema o istituto finanziario
debito pubblico senza una ragione economica.
itrariamente alle leggi ordinarie della economia.
ó la contraddizione fra la teoria e la pratica, fra
i contrari e le disapprovazioni degli scrittori e
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 67
la incrollabile persistenza e F aumento continuo di un
fatto che ha le sue basi nella meccanica degl'interessi
privati.
§ 26. — Non è mancata tra gli stessi teorici la rea-
zione naturale a quella dottrina negativa eh' ebbe per
molto tempo la prevalenza. E, tacendo di alcune opinioni
esagerate, che s' informano ad un falso concetto del cre-
dito e delle spese pubbliche, accenniamo alla teoria mo-
derna, propugnata dagli scrittori più autorevoli, come
il Wagner, il Nasse ed altri, secondo la quale i prestiti
pubblici trovano la loro giustificazione e la ragione di
preferenza relativamente alle imposte nelF esistenza
della « ricchezza disponibile » air interno o all' estero.
E mentre l'antica dottrina considerava gli effetti dei
prestiti secondo la nozione ristretta di una economia
produttiva; la nuova teoria ne stabilisce i limiti e detta
le norme secondo un principio di politica finanziaria.
L'uso del credito pubblico è giustificabile soltanto per
le spese straordinarie, ed è preferibile all'imposta,
quando esiste ricchezza disponibile, che può prelevarsi,
lasciando intatto il capitale e il consumo. Ma questo
concetto, benché contenga qualche parte di vero, è assai
manchevole e indeterminato. In entrambe le dottrine
accennate non troviamo la ragione scientifica di quel
fenomeno, il perchè della sua comparsa e del suo svol-
gimento.
E invero se per ipotesi la ricchezza disponibile fosse
egualmente ripartita fra tutti gl'individui, ossia se la
valutazione dei beni posseduti da loro fosse uguale per
tutti, mancherebbero le condizioni e i motivi del cre-
dito, e i prestiti pubblici sarebbero sempre nel fatto
soppiantati dall'imposta. Cosi se tutti i contribuenti
valutassero ad un modo le loro ricchezze, distinte, po-
niamo, in tre parti, alle quali è assegnato un valore
di 10, 8 e 6, ciascuno sarebbe disposto a prelevare sul-
e identico grado finale
contributo per la spesa
iver luogo altra transa-
inti non diventerebbero
bbero una ricchezza pre-
ra futura, che valutano
on potrebbero diventare
bbero quell'aumento di
i cessione di una certa
, futura. Mancherebbero
Eioni reciproche dei con-
) scambio.
esistenza della ricchezza
te r uso dei credito pub-
;uale di essa fra i bilanci
)re che ne deriva. È que-
idimenta queir interesse
ii prestiti, eh' è comune
e diviso tra loro secondo
roca, a norma dei quali
[*idue limiti sovraccen-
10 scambio speciale della
atribuenti in ordine alla
i straordinari, uno scarn-
iti divisi da un intervallo
ndo le leggi oidìnarìe del
imbio si elidono pratica-
in tribuenti, che, compe-
1, mostrano di possedere
preferire al debito per
per tutti i contribuenti
lito in un dato momento
' sono determinate dallo
principio del valore ap-
lomenti accennati, 11 de-
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 69
bito è preferito air imposta, finché lascia una somma
di ricchezze più valevole in potere dei contribuenti, o
la cui utilità è maggiore della spesa corrispondente ;
ma quando le parti s' invertono cessa la convenienza
del debito, ed ha luogo la restituzione del capitale. Il
che avviene parzialmente tra i privati mediante il tra-
sferimento dei titoli dagli uni agli altri, e generalmente
per tutti i contribuenti mediante T estinzione del debito.
Il principio, che regola questa serie di scambi, ha per
base le differenze di valore nel tempo, ed è in tutto
analogo a quello che governa il commercio internazio-
nale e si fonda sulle differenze del valore nello spazio.
§ 27. — Conviene distinguere per questo rispetto i
paesi che diconsi vecchi dai giovani o nuovi, i quali di-
versificano grandemente fra di essi. Nei paesi vecchi è
più facile la stipulazione dei 'prestiti, maggiore T aumento
e più lunga la durata del debito pubblico, ma più diflacile
e lento il rimborso; perchè da una parte abbonda la
ricchezza disponibile che cerca investimento nei titoli
di rendita, non trovando altri impieghi proficui, e dal-
l' altra la pressione tributaria è assai grave, e spinta
ancor più oltre, toccherebbe il minima dei profitti e
dei salari, violerebbe la legge di equilibrio dei bilanci
individuali. E per contro nei paesi nuovi si contraggono
i prestiti per sopperire a spese straordinarie, ma la
loro durata è più breve, e T estinzione avviene facil-
mente e rapidamente ; stantechè la pressione tributa-
ria è quivi molto lieve e certo lontana dal toccare il
minimo dei profitti e dei salari, copiosi i proventi che
derivano dalle imposte, e ancora esteso il campo na-
turale d' impiego del capitale e della ricchezza dispo-
nibile.
Di questi fatti ci rende completa ragione il prin-
cipio economico, più volte accennato, che forma la base
del credito privato e pubblico. La differenza del valore
fate è maggiore e tende
dove sono più grandi
ne e di possesso, e dà
pili vasta e duratura
disformi le proporzioni
maggiore la distanza
nel grado finale di uti-
1 campo assai più largo
per risultato il debito
ambio è li mezzo a cui
accesso, e in cui si ac-
juenti e dei capitalisti,
;io. Perocché nella eco-
pensi decrescenti, si at^
mpiego produttivo della
jguaglianze economiche
3ntre non pochi capita--
Stato, la maggioranza
20 tributario assai grave
in proporzione consi-
ioni degl'interessi pri-
ale della ricchezza ac-
facoltosi tra le classi
10, 8, 6 a 4 e 2 ; e dal-
utìlìtà presso le classi
ledeaima altezza 8 o ri-
ìnza naturale è quella
ic ambio a eredito, che
termine indefinito nel
o nella rendita perpe-
minori contribuenti ha
i di molto il sacrificio
ostituiscono un vantag-
; disponibile. Da ciò la
stitì e la dìllicoltà della
"» *
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 71
loro estinzione nei paesi più vecchi e popolati. Nei quali
il credito pubblico è determinato dalla crescente pres-
sione della popolazione sui mezzi di esistenza e dalle
più grandi disparitài delle fortune private, e costituisce
uno scambio di partite fra i bilanci economici indivi-
duali, coordinato allo scopo di destinare alle spese pub-
bliche la parte meno valevole della ricchezza, cioè
quella eh' è sottratta a bisogni privati di minore im-
portanza, presenti e futuri. È un effetto della neces-
sità, che incombe ai. cittadini di adoperare i beni ma-
teriali in un modo strettamente economico, e che dà
origine nelle sue diverse graduazioni alle varie forme
di scambio. Ma nei paesi nuovi, predominando condi-
zioni diverse, è minore la differenza del valore com-
parativo delle ricchezze private, e sono meno estese le
transazioni private che determinano il debito pubblico,
il quale ha più breve durata.
Capitolo VI.
I principii fondamentali della politica
e della legislazione finanziaria.
§ 28. — Le leggi naturali, che governano la finanza
pubblica e sono dimostrate dalla scienza pura, costitui-
scono la base, a cui si appoggiano le massime deir arte
finanziaria sotto le due forme principali della politica e
della legislazione. Il compito dell'arte è essenzialmente
pratico, e consiste nel mettere di accordo gl'istituti della
finanza colle tendenze morali e civili della società, sce-
gliendo quelli che sono più opportuni e convenienti in
un luogo e tempo determinato. Ma Y adempimento di
questo ufficio non può avvenire che dentro una cerchia
LIBRO PRIMO.
lonformità di quei rapporti invariabili di
itti, posti in luce dalla scienza. E come
ir esempio l'architettura, la muaica, nella
ietà di forriie e di combinazioni, prodotte
e dai gusti degli uomini, devono obbe-
meccaniche del moto, ebe ne costituiscono
; cosi r arte politica e legislativa nella
d'istituzioni finanziarie non può eccedere
I dalle leggi meccaniche della utilità, e
si dentro la sfera della loro azione. A
)ne soltanto è possibile l'applicazione dei
n, giuridici e morali alia finanza pubblica
successive e nelle sue varie parti, che ne
no suscettibili. Un edificio architettonico
a una forma qualsiasi, a seconda del gusto
essere costruito in .qualunque stile, ma
azione non è conforme alla legge di gra-
cabile la sua rovina. E similmente un
istituto finanziario assumerà forme di-
i e luoghi differenti, e sarà regolato da
e che non sono sempre identiche; ma,
a ugualmente e risponda allo scopo, de-
.io sulla legge fondamentale dell' econo-
oni che passano {r& la scienza e l'arte
ite dal loro ufficio diverso, che riguarda
esimo oggetto, ma si coordina a scopi dif-
ipii politici, giuridici e sociali, che costi-
la della politica e della legislazione finan-
10 secondo le circostanze di tempo e di
ifllcacia ed importanza, in quanto riflet-
economiche, da cui derivano la loro
splendono, per cosi dire, di luce pro-
sila luce che a loro perviene dal centro
la, entro la cui orbita si aggirano per-
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA, 73
La finanza pubblica ci presenta aspetti diversi, ed è
giustamente considerata come uno degli elementi es-
senziali e complessi, che costituiscono la potenza degli
Stati, la prosperità delle nazioni e la giustizia distri-
butiva degr individui. In ogni istituto finanziario si tro-
vano implicate quistioni di ordine politico, giuridico e
sociale. E dair ordinamento concreto della finanza, dal
modo con cui si provvede alle spese pubbliche e dalle
proporzioni eh' esse assumono dipende in gran parte la
forza e Fattività dello Stato, la condizione delle classi
sociali e il conseguimento di certi scopi citili. I prin-
cipii, che, secondo la politica e la legislazione finan-
ziaria, determinano e regolano le relazioni fra le spese
e le entrate pubbliche o gli ordini della finanza, sono
un principio di politica necessità, un principio di con-
venienza sociale e un principio di giustizia distribu-
tiva, e possono esprimersi in questi termini : che sia
mantenuto V equilibrio nella economia dello Stato ; che
vi sia corrispondenza fra i servigi pubblici e le pre-
stazioni private nella economia nazionale ; e che la
ripartizione dei carichi si effettui con criteri di egua-
glianza fra le private economie. Ma non vuoisi attribuire
a ciascuno dei principii accennati la stessa importanza.
Le considerazioni riguardanti la giustizia distributiva e
la prosperità nazionale tengono un posto subordinato
alle ragioni più gravi e decisive che dipendono dal-
l' esistenza dello Stato e dal conseguimento dei suoi
scopi. Il primo e immediato ufficio della finanza pub-
blica è di fornire allo Stato i mezzi necessari alla con-
servazione della sua potenza e air esercizio delle sue
funzioni; vengono poi in seconda linea i riguardi giu-
ridici economici e sociali nella misura consentita da
queir intento supremo. E in questo modo sogliono giu-
stificarsi non pochi ordini e istituti finanziari che sa-
rebbero per sé stessi dannosi ed ingiusti, ma che in
r«i"'"*
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 75
ficace, libera, non interrotta degli individui nella tra-
sformazione utile della materia per i vari scopi della
vita umana. Ma poiché tra questi scopi alcuni riguar-
dano r interesse comune di tutti i consociati nello Stato
e prendono la forma di bisogni collettivi degli stessi
individui, si comprendono i motivi per cui è destinata
alla loro soddisfazione una parte della ricchezza pro-
dotta. 11 fatto è semplice e rientra neir ordine naturale
deir economia, benché presenti caratteri propri, che di-
pendono dai fini e dalla naiura speciale della vita col-
lettiva, e sia od appaia superiore al volere e all'azione
dei singoli cittadini. Posta la intensità varia dei bisogni
umani, individuali e collettivi, e le intime attinenze col-
r attività economica, colla produzione e coir uso delle
ricchezze, il potere finanziario dello Stato é circoscritto
dentro limiti definiti, oltrepassando i quali, ogni costrin-
gimento sarebbe inefficace e nullo. Una pressione illi-
mitata e arbitraria, che vorrebbe esercitarsi sullo stato
dei bisogni e delle ricchezze private, s'infrange a un
certo punto contro ostacoli insormontabili. E quindi il
principio politico, che informa di sé gl'istituti della
finanza pubblica, si risolve essenzialmente nel principio
economico della relativa urgenza e importanza dèi bi-
sogni collettivi in confronto di quelli privati ; il suo
valore, la sua efficacia dipendono dalla legge . fonda-
mentale deir utilità che governa T economia e non ol-
trepassano i limiti segnati da essa. La necessità delle
spese pubbliche, T obbligo assoluto di pagare le imposte
e simili hanno questo significato, che vi sono bisogni
collettivi che devono essere soddisfatti a preferenza di
molti altri privati, perché più forti ed intensi, e recla-
mano una parte proporzionata delle ricchezze.
I caratteri politici delle istituzioni finanziarie e delle
massime che si applicano nel loro ordinamento dimo-
strano la natura particolare e la urgenza relativa dei
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 77
simili, si attenua la produzione, e il danno si riflette nella
finanza pubblica. Lo stesso avviene riguardo ai bisogni
privati, ai quali è destinata da ciascuno una quantità
di ricchezze relativamente proporzionata alla loro im-
portanza. Quando alcuni di essi, detti di prima neces-
sità, diventano per circostanze eccezionali più intensi
ed urgenti, come accade nei tempi di carestie, assor-
bono una parte maggiore della ricchezza nei bilanci
economici degr individui, la quale è sottratta ad altri
bisogni di minore importanza, che in condizioni nor-
mali ottengono soddisfazione. Ma tutto ciò ha luogo con
proporzioni diverse relativamente allo stato delle varie
economie private, in conformità delle norme stabilite e
dentro i limiti segnati dalla legge del valore sogget-
tivo delle ricchezze.
§ 30. — L'altro principio della convenienza e della op-
portunità sociale, a cui s' informa la politica e la legisla-
zione finanziaria, esprime in maniera vaga ed empirica
il concetto delle leggi naturali che governano ì" economia
e la finanza pubblica. E sia che si parli della utilità
delle spese pubbliche ; o della scelta migliore delle en-
trate e dei modi più acconci di prelevare i tributi ; o
della corrispondenza generale fra le spese e le entrate ;
si vogliono dimostrare le ragioni di convenienza de-
gF istituti finanziari. La finanza, in quanto costituisce
un consumo di ricchezza e rappresenta un complesso
di sacrifici per i cittadini, deve servire agli scopi più
vantaggiosi o arrecare il minor danno possibile alla so-
cietà. Questo principio s'intende e si applica in varie
guise o riguardo agli oggetti per cui si adoperano i
proventi fiscali, o riguardo alle fonti da cui derivano.
.Ed ora si tratta di fare o non fare alcune spese; ora
si tratta di riscuotere o non riscuotere certe entrate ;
in tutti i casi di un interesse da promuovere o di un
danno da evitare, che si riferisce ad una o più indù-
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 79
di sacrifici, inerenti alla produzione delle ricchezze de^
stinate a soddisfare bisogni collettivi. Si spiega in questa
. guisa la trasformazione delle entrate demaniali antiche
nelle contribuzioni moderne, e molti cambiamenti che
avvengono nei sistemi tributari del tempo nostro. Quando
dicesi che una spesa o un' entrata pubblica non è con-
veniente, che un' imposta è inopportuna dannosa ai
privati, alle industrie, si vuol significare una di queste
cose : o che alcuni bisogni collettivi sono soddisfatti a
preferenza di altri più importanti ed intensi ; o che la
somma dei sacrifici occorrenti è maggiore di quella as-
solutamente necessaria ; o eh' essa non corrisponde alla
natura e intensità dei bisogni. In tutte le istituzioni
finanziarie si riflettono queste leggi fondamentali del-
l' economia. Un disavanzo permanente nella finanza pub-
blica è effetto di spese eccessive o di entrate de-
ficienti, e quindi di una sproporzione fra le varie parti
della ricchezza destinate alla soddisfazione dei diversi
bisogni, privati e collettivi. Lo squilibrio del. bilancio pub-
blico, non è, che un riflesso di uno squilibrio corrispon-
dente dei bilanci privati. Un assetto inopportuno, dan-
noso d' imposte nuoce all' industria e offende gì' interessi
di molti, perchè arreca sacrifici non proporzionati ai
compensi ed implica una violazione del principio utili-
tario che governa l'attività economica. La politica finan-
ziaria, seguendo le norme pratiche della convenienza e
dell' opportunità nella determinazione delle spese, nella
scelta delle entrate, nell'ordinamento delle imposte, ob-
bedisce all'imperio di quelle leggi, secondo cui l'eco-
nomia sociale è costituita e si mantiene durevolmente.
§ 31. — Infine il principio della eguaglianza civile nella
finanza pubblica, nella distribuzione dei carichi e dei be-
neficii fra i singoli cittadini è norma direttiva, aspirazione
e meta costante della politica e della legislazione finan-
ziaria. I voti espressi dagli scrittori, le riforme proposte
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 81
reali della economia, che ne costituiscono l'oggetto e
la base. I rapporti giuridici, gli obblighi e diritti de-
gl'individui, legati fra di loro in un* associazione poli-
tica, e tenuti a prestazioni varie per conseguire scopi
comuni, dipendono dalle cause obbiettive economiche,
che determinano la possibilità delle une relativamente
agli altri per rispetto a ciascun cittadino. Così la cor-
rispondenza fra la natura delle spese pubbliche, parti-
colari generali e la natura delle contribuzioni non
significa altro che corrispondenza fra la ricchezza pro-
dotta e i bisogni soddisfatti. Le spese e i servigi pub-
blici che rappresentano bisogni di tutti i cittadini in-
distintamente sono soddisfatti coir attività produttiva
di tutti ; laddove alle spese e ai servigi che riguar-
dano un numero determinato di cittadini si provvede
coi contributi o coir opera produttiva di essi. E pari-
mente r equa distribuzione fra i privati dei carichi
pubblici o delle imposte necessarie al conseguimento
degli scopi comjuni, generali dello Stato, vuol dire in
altri termini che le contribuzioni dei privati alle spese,
occorrenti per soddisfare i bisogni collettivi, siano pro-
porzionate allo stato dei bisogni e delle ricchezze indi-
viduali conformi al principio del valore soggettivo che
regola Fuso delle ricchezze in tutte le sue forme. I prin-
cipii giuridici e morali, a cui si informano la politica
e la legislazione linanziaria, si risolvono quindi nelle
leggi naturali dell' utilità relativa, che governano Y in-
tiera attività economica; da esse ricevono la forza e
il valore pratico, né possono applicarsi efficacemente
che dentro i limiti e. nella sfera d'azione delle mede-
sime leggi. E però si comprendono le diversità che ci
presenta in luoghi e tempi diversi, non solo l'applica-
zione effettiva, ma la determinazione astratta delle
massime giuridiche riguardo alle materie finanziarie,
quando si considerano le differenze nella produzione e
3f. B. — 3. 6
•i<J<«
• LA TEORIA GENERALE "DELLA FINANZA PUBBLICA. 83
ricchezze, eh' è indispensabile allo svolgersi regolare e
duraturo deir attività economica, e viene determinata
dal principio utilitario, accennato di sopra. È qui la ra-
gione obbiettiva delle riforme anzidette, della loro op-
portunità e riuscita. Adunque i principii deir arte finan-
ziaria, acciocché siano praticamente efficaci, cioè lontani
egualmente dair empirismo e dalF utopia, devono avere
per base le leggi naturali meccaniche della economia,
quaH sono dimostrate dalla scienza. I concetti astratti
di giustizia e gli scopi troppo alti di politica, che tra-
scendono i limiti segnati da quelle leggi, non hanno
alcun valore nella finanza pubblica.
■^'
Libro Secondo,
le istituzioni speciali della finanza pubbuca.
Titolo I. — SPESE PUBBLICHE.
Capitolo I.
La natura e gli oggetti delle spese pubbliche.
§33. — Le spese pubbliche consistono nell'uso effet-
tivo e diverso che gli enti collettivi fanno di una parte
della ricchezza nazionale. Secondo il loro fine e il risul-
tato si distinguono innanzi tutto in due grandi categorie ; .
delle quali la prima comprende le spese cosi dette pro-
duttive, cioè destinate a nuova produzione di ricchezze
materiali ; e la seconda si compone di quelle improdut-
tive veramente pubbliche, cioè destinate agli scopi e
uffici propri dello Stato. Le une costituiscono un inve-
stimento di capitale nel senso puramente economico ed
una forma di attività industriale : le altre rappresen-
tano la soddisfazione reale dei bisogni collettivi mercè
il pagamento dei servigi necessari e il consumo della
ricchezza occorrente. E tutte nel loro insieme riflettono
r estensione e T ordine delle funzioni amministrative
dello Stato.
La proporzione fra le due categorie, in cui si divide
la somma complessiva delle spese, varia grandemente
LIBRO SECONDO.
paese, e non è sempre la stessa nel mede-
Di guisa che bisogna, applicare nei singoli
nzione accennata a fine di apprezzare l'im-
il yalore preciso dei vari bilanci. Cosi noù
tituirsi un paragone esatto fVa il bilancio
a Inghilterra, della Francia e dell' Italia col
la Òermania, della Prussia e della Baviera,
conto degli elementi diversi, di cui si com-
tantechè la quota delle spese industriali è
i primi Stati relativamente al 9, 1, al 14,8 e al
, e negli altri al 35, 2, al 47, 8 e al 55, 9 per 100.
pposte pari le cifre che rappresentano la
I, è molto diversa la parte corrispondente
:x>pri dello Stato, e che ha carattere pubblico
oddisfozìone di bisogni collettivi. Dall' intiero
iivo di ciascuno Stato bisogna detrarre quelle
costituiscono un impiego veramente pro-
icchezza, come sarebbero le spese per l' am-
ie del demanio fiscale, per l'esercizio di
aste ed altre proprietà fruttifere dello Stato,
.ntenimento d'istituti economicamente pro-
ferrovie, poste, telegrafi, monete e simili.
leste spese non possono considerarsi come
«I vero senso della parola, cioè spese defl-
Tispondenti a servigi resi dalle pubbliche
;utti i cittadini ; e d' altra parte non devono
sfatte col provento generale delle contribu-
ii prodotto stesso dell'industria, a cui ser-
no ordinariamente un avanzo. E però, ove
10 con la somma effettiva delle spese pubbli-
d un'idea erronea dei bilanci passivi degli
1 potranno istituirsi confronti plausibili.
Bssa amministrazione finanziaria, propria-
), si distìnguono il bilancio lordo e il bilancio
! di determinare esattamente il costo rela-
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 87
tivo dei servigi pubblici. L'intiera somma delie spese,
che possono dirsi pubbliche nel senso accennato di sopra,
si divide in due parti ; delle quali la principale ha re-
lazione diretta cogli scopi dello Stato, e serve air acqui-
sto dei beni e delle prestazioni d'opera necessari al
loro conseguimento; mentre la parte minore ha con
quegli scopi una relazione indiretta, in quanto che co-
stituisce un mezzo indispensabile per ottenere i pro-
venti finanziari, riscuotere le imposte, mantenere le
privative fiscali e simili. Si comprende facilmente come,
date pari le cifre dei bilanci lordi, abbiano un valore
molto diverso, quando contengono bilanci netti disu-
guali ; stantechè il dato variabile delle spese puramente
amministrative o fiscali ha importanza non lieve nei
calcoli esatti e nei confronti d' ogni genere. E quindi il
costo di una serie o categoria determinata di servigi
pubblici non consiste soltanto nella spesa immediata e
riguardante T opera delle persone e V uso dei beni oc-
correnti a tal uopo, ma altresì nella spesa necessa-
ria per la riscossione delle entrate pubbliche corri-
spondenti. A norma di questa distinzione dovranno
apprezzarsi i bilanci passivi degli Stati per avere dati
omogenei e comparabili, e determinare con precisione
la corrispondenza fra le spese effettive e i servigi pub-
blici, i mezzi adoperati e gli scopi raggiunti.
§ 34.— Posta in tal modo la quantità delle spese che
diciamo pubbliche, e accertato il loro valore relativa-
mente agli ufiìci propri dello Stato, conviene chiarire
alcuni quesiti che riguardano la loro essenza e natura,
i loro caratteri ed oggetti per giudicarne esattamente
i risultati.
Le opinioni erronee, che prevalsero un tempo circa la
sostanza delle spese pubbliche, sono oramai generalmente
abbandonate dagli scrittori, benché presso il maggior nu-
mero degli uomini non abbiano perduto intieramente il
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 89
cessità od utilità della spesa. Bisogna considerare an-
zitutto il rapporto, la proporzione tra la somma delle
spese e i risultati ottenuti, tra la quantità dei beni ado-
perati e r importanza degli scopi raggiunti. Ciò che più
importa neir interesse generale dei cittadini è, non già
che lo Stato spenda poco in modo assoluto, ma che spenda
bene, e proporzioni la spesa ai servigi che rende. La
massima del risparmio non ha dunque nella finanza quel
significato assoluto, che molti solevano attribuirle, rite-
nendo che le spese dovessero ridursi al minimo possi-
bile ; ma un significato relativo air importanza dei bi-
sogni corrispondenti e alla quantità delle ricchezze
disponibili. In alcuni casi il tralasciare una spesa pub-
blica, necessaria o conveniente, è danno grave per la
nazione, colpa per il Governo. Potrebbe dirsi provvido
ed economo uno Stato che per un risparmio di spesa
trascura gV interessi più vitali del popolo, la sicurezza
e la giustizia, l'istruzione e la coltura, la potenza e
r onore della nazione ? Il giudizio intomo alle spese pub-
bliche deve avere per base un confronto fra i mezzi
che lo Stato chiede ai privati, e i vantaggi che loro
procura, fra le ricchezze adoperate e V importanza re-
lativa dei servigi o degli scopi corrispondenti j e deve
quindi informarsi al principio della utilità relativa della
ricchezza, applicato alla soddisfazione dei bisogni col-
lettivi e individuali. E per mezzo di questo confronto
si dimostra come alcuni Governi, ^he spendono poco,
sono relativamente più costosi, perchè meno utili ai cit-
tadini; e come negli Stati più civili, a misura che la
civiltà progredisce, si aumenta la somma delle spese
pubbliche, a cui fa riscontro un incremento di servigi
pubblici, un maggior numero di bisogni, soddisfatti in
modo meno imperfetto. Ecco la ragione principale per
cui la quota media di spese pubbliche si calcola a
lire 11, 87 per abitante in Turchia, a lire 22, 65 in Rus-
LIBRO SECONDO.
' in Austi-ia-Ungheria, a lire 56,41 nei
e 57, 79 in Inghilterra, a lire 70 in Fran-
io.
.tura speciale delle spese pubbliche da-
do con cui avviene la soddisfazione dei
. Nell'ordinamento politico ed organico
era individuale è necessariamente le-
necessaria dell' intiero corpo sociale, e
ito è subordinato all' interesse comune.
Liva, ch'è propria di tutte le istituzioni
ette altresì nelle spese pubbliche ; le
j dalle private per certi caratteri este-
ino simili nella aostanza, ed abbiano un
une.
pubbliche non sono determinate nella
ielle singole parti da tutti gl'individui
arvi il loro contributo, ma dagli organi
dello Stato, deputati a valutarne V uti-
etare la intensità dei bisogni corrispon-
oita che siano deliberate, dalle autorità
jtono per i singoli cittadini un carattere
iitivo, e sono imposte a ciascuno di loro,
liasi apprezzamento o sentimento con-
iroprio di qualunque istituzione o legge
, a cui deve sottoporsi ogni individuo.
la prevalenza degli elementi sociali
, costituzione dello Stato, variano gli
ir attività di esso, e diversifica la ne-
:se ; le quali portano in sé l' impronta
rganizzazione, propria degli enti col-
individui SODO legati indissolubilmente,
» la loro individualità, indispensabile
dell' intiero corpo. Da ciò le forme le-
enti costituzionali, con cui si deliberano
he ; da ciò le condizioni speciali di pri-
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 91
viiegio e di apparente arbitrio governativo, in eui si
eJffettuanò . e si svolgono ; e da ciò il modo singolare con
cui vengono soddisfatte mediante il concorso forzato di
tutti i cittadini che ne approvano o disapprovano le
applicazioni. La natura e la forza della organizzazione
politica è relativamente agl'individui come quella del
fato, che trascina i volenti e r nolenti. E i caratteri
delle spese pubbliche derivano logicamente dair essere
e dalla natura collettiva degF istituti e dei bisogni cor-
rispondenti.
Le forme esteriori sono tali, cosi diverse e compli-
cate, che rendono assai difficile il riconoscere la iden-
tità sostanziale delle spese pubbliche e delle private.
Pure questa identità appare evidente solo che si con-
sideri essere le une e le altre consumo immediato o
mediato di ricchezze materiali per la soddisfazione di
bisogni determinati. E come per certi bisogni privati,
a cui provvedono i servigi personali del medico, del-
l' avvocato deir insegnante e simili, sono indispensabili
i beni materiali ; così per i bisogni collettivi della si-
curezza, della potenza, della civiltà e simili, per i quali
occorre V opera di agenti speciali, è necessario V uso di
una certa quantità di ricchezze, che serve al manteni-
mento delle stesse persone intermediarie, e forma un
mezzo indispensabile alle loro prestazioni. I servigi pri-
vati e pubblici sono possibili soltanto a questa condi-
zione ; e in ciò consiste l'essenza comune delle spese,
nel senso proprio della parola, intese cioè come uso
immediato o definitivo della ricchezza.
§ 36. — Le relazioni intime fra le spese pubbliche e le
funzioni dello Stato e il loro carattere organico, col-
lettivo si manifestano chiaramente negli oggetti vari,
a cui si riferiscono, e nel modo con cui si ripartono fra
di essi, in ogni momento dato. Quale sia T attività po-
litica e sociale dello Stato, fino a qual punto si estenda,
pi e con quale ■ indirizzo si eserciti e coiùe
(pdinata fra il centro e le comunitft locali ;
lare, evidente nella somma e nell'ordine
ubbliche. Considerando lo Stato moderno
suo attribuzioni presenti, e prescindendo
ze accidentali e dalle- variazioni avvenute
j-ersi, possiamo distinguere le spese pub-
grandi classi, secondo gli oggetti a cui si
;• spese relative agli scopi di diritto, di
i potenza ; 2' spese relative agli scopi di
i civiltà e di coltura ; 3' spese comuni o re-
gli scopi. È una classificazione che non ha
e non deve intendersi in senso meccanico,
ica piuttosto il modo diverso di considerarle
i al fine per cui sono erogate.
;ono alia prima classe le spese per la giù- '
criminale, comprese le carceri, e per la
t milizia all'interno {esercito e armata, navi
ler le ambasciate, legazioni e per i conso-
, Alla seconda elasse appartengono le spese
trazione intema propriamente detta (tutela
'a, sanità pubblica, pubblica beneficenza,
3iale, censimenti e simili), in quanto può
a,gli altri servigi connessi che riguardano
i la giustizia ; per l' istruzione pubblica, le
. culto (scuote, biblioteche, musei, chiese
ler r amministrazione economica (opere di
tà, istituti e leggi riguardanti gì' interessi
cittadini, V incremento delle industrie, dei
imilì). E nella teraa classe vanno collocate
erali, indispensabili al conseguimento di
. o inerenti all' esistenza dello Stato me-
5ono le spese per la costituzione politica
Mo, rappresentanze nazionali e governo
spese per l' amministrazione finanziaria
LE ISTITUZIONI SPECI^^LI DELLA FINANZA PUBBLICA. 93
propriamente detta; e quelle pel servizio del debito
pubblico. La distinzione pratica per ministeri e divi-
sioni dello stesso ministero non corrisponde a quella
razionale, dipendente dalla diversità, degli scopi.
§37. — La ripartizione delle spese fra i vari oggetti
sovraccennati avviene con proporzioni assai differenti.
Cosi confrontando i bilaiici passivi dei principali Stati
europei, si trova che una parte considerevole delle spese
pubbliche consiste nel pagamento degF interessi e della
quota annua di ammortamento del debito pubblico. In
complesso queste spese si riferiscono a vari scopi, al-
cuni dei quali sono veramente economici, come quelli
che riguardano le opere di utilità pubblica, ferrovie,
canali e simili ; ma in massima parte rispondono a bi-
sogni straordinari di sicurezza esterna e di potenza, e
sono spese straordinarie di guerra. Un'altra partita
cospicua dei bilanci passivi in tutti gli Stati è quella
delle spese annuali per la milizia ; ed è tanto più grande
quanto è maggiore il potere di ciascuno Stato o più
elevate le sue aspirazioni di dominio e d' influenza po-
litica. La spesa annuale per gl'interessi e T ammorta-
mento del debito pubblico negli Stati di Europa si cal-
cola a 4 V4 miliardi circa, mentre la spesa per T esercito
e la marina ammonta a 3 Vi miliardi, e V una e V altra
arrivano ad una cifra che supera la metà deir intiera
somma di spese. Variano le proporzioni notevolmente da
Stato a Stato, ma non alterano l'importanza del fatto
generale. Così mentre la spesa pel debito pubblico costi-
tuisce, secondo un calcolo recente, il 12,5 per 100 in
Germania, il 27,5 in Austria-Ungheria, il 22 in Russia,
il 34 in Italia, il 34 in Francia, e il 34 in Inghilterra
delle spese ordinarie complessive ; la spesa di guerra
forma il 19,2 per 100 in Germania, il 15,5 in Austria-
Ungheria, il 35 in Russia, il 20 in Italia, il 31 in Francia,
e il 33 in Inghilterra. Pertanto le necessità prime del-
politica, della difesa e dell' offesa, t bisogni
zza e gli scopi della potenza assorbono la
ispicua delle apese pubbliche negli Stati mo-
ia parte che si aumenta di anno in anno.
scopi e specialmente per quelli di prospe-
Itura la quota delle spese è più o meno
la spesa per !' istruzione pubblica si cal-
ser 100 in Francia, al 2,5 in Italia, al 4,3 in
horia, al 4,7 in Inghilterra, al 6,5 in Prus-
!el Belgio, al 9,1 in Baviera. E similmente
I servizio igienico, le guarentigie del lavoro
trazione sociale è calcolata al 0,2 per 100
al 0,4 in Italia, al 0,5 in Prussia, al 0,5 in
1,7 in Baviera e al 0,8 in Inghilterra. E però,
'azione dalle somme impiegate nelle opere
utilità e principalmente nella costruzione
ie, la massima parte delle spese pubbliche
agli scopi della sicurezza, del diritto e della
r questo rispetto i bilanci degli Stati più
itano una grande somiglianza con quelli
li appartenenti alle classi inferiori, in cui
mi dell'esistenza assorbono la parte di apesa
a maggiore, e lasciano un margine relativa-
ristretto per gli scopi di civiltà e di coltura.
Le spese pubbliche
' ordinamento del bilancio.
i spese pubbliche relative a qualsiasi scopo
o in particolare secondo la forma concreta
0, secondo l'oggetto immediato a cui si rife-
condo il periodo di tempo in cui si rinno-
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 95
vano. Queste distinzioni sono indispensabili per calcolare
gli elementi di cui si compongono in ogni momento dato,
valutarne Pentita probabile o certa ed apprezzare lo
stato effettivo o stabilire l'ordine del bilancio.
Per ciò che riguarda la forma «i distinguono le spese
in natura (merci derrate), e le spese pecuniarie (in
moneta o danaro). La distinzione ha un' importanza
storica ed economica, e si rannoda alle vicende prin-
cipali della finanza pubblica. Le spese in natura forma-
vano la base della finanza in quei tempi, in cui prevaleva
r economia naturale ; e consistevano neir uso di beni
materiali, che lo Stato produceva da sé od otteneva
direttamente 'dai privati. , Gli elementi, di cui si compo-
neva r erario pubblico, erano pressoché fissi, indipen-
denti dalle variazioni del valore della moneta, e non
suscettibili d' incrementi continui ; V amministrazione
rivestiva i caratteri di un' azienda privata che produce
ricchezze d'immediato consumo. Ma poi tutte quelle
cause che nei tempi moderni hanno trasformato 1'. eco-
nomia naturale in monetaria, diedero altresì la preva-
lenza alle spese pecuniarie ; le quelli oramai formano la
regola generale e consistono o nell' acquisto dei beni o
nel pagamento dei servigi per mezzo della moneta. E
in questo modo il bilancio passivo degli Stati, ridotto
ad un' espressione omogenea, alla forma monetaria, è
divenuto più uniforme, più variabile e. capace di mag-
giori incrementi; il valore delle spese pubbliche dipende
altresì dalla potenza di acquisto della moneta in diversi
periodi di tempo e si connette colle fasi successive della
circolazione monetaria. Prescindendo però dalle varia-
zioni della moneta, la differenza essenziale fra le spese
naturali e le spese pecuniarie consiste in ciò, che le
prime dipendevano dalla produttività di una limitata
estensione di terreno, e di una quantità determinata di
lavoro ; mentre le altre dipendono dalla produttività
ndustria nazionale, come si rivela nella
lavoro e nello scambio delle ricchezze. Da
ore espansione della lìnanza moderna, e
i successivi delle contribuzioni monetarie
! pubbliche, E quindi le spese pubbliche
ili sono il risultato delle molteplici cause
rodotto Io stato attuale della economia, e
I direttamente coli' aumento della ricchezza
egato di sopra.
[■ valutare l'entità delle spese pubbliche od
tlcolo degli elementi finanziari che compon-
sio passivo in ogni momento dato, occorre
|lt oggetti immediati, a cui si riferiscono,
tinzione delle spese in personali e reali,
riguardano la retribuzione dei servigi degli
ici, il mantenimento delle persone necessa-
;io delie pubbliche funzioni, oppure l'aequi-
oecorrenti all'amministrazione pubblica,
irci e materiali di ogni genere,- compra od
izi, terreni e simili. Gli elementi calcolabili
ielle altre sono vari, e dipendono da cause '
personali sono fissate in modo determinato
tite invariabile tra i rappresentanti e gli
Stato mediante convenzioni espresse o ta-
ma di quel valore soggettivo che regola
cchezze materiali in relazione coi servigi,
ido le forme apparenti, l' autorità pubblica
attamente e in modo unilaterale la retri-
inzionari e degli agenti governativi. Il fatto
essenzialmente e in complesso dalle va-
i cittadini fanno della ricchezza per ri-
rvigi pubblici. E solo indirettamente si
gli eflTetti del valore oggettivo delle ric-
antai esso esercita un' influenza sul tenore
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 97
di vita delle varie categorie dei cittadini e quindi de-
gP impiegati dello Stato. Indi la quistione amministira-
tiva degli stipendi, degli assegni e delle pensioni, che
devono proporzionarsi alla durata e qualità dei servigi,
alle condizioni sociali ed economiche e specialmente ai
prezzi dei generi d' uso.
Le spese reali dipendono invece direttamente dal
valore oggettivo dei prodotti richiesti, una volta che
sia determinata la loro quantità ; e subiscono quindi
gr influssi di quelle cause, che producono le variazioni
del valore corrente e i mutamenti del valore normale.
I beni materiali che occorrono per gli scopi molteplici
deir amministrazione pubblica, merci, derrate, stru-
menti d'ogni genere, sono di solito comperati per
mezzo della moneta nei mercati comuni, ad un prezzo
diverso, secondo le circostanze di tempo e di luogo. Nei
momenti di crisi, ad esempio, in cui la moneta è de-
preziata, e tanto più se trattasi di moneta cartacea, le
perdite del fisco sono considerevoli relativamente a tali
spese, perchè colla stessa quantità di moneta, ricavata
dalle imposte, non si ottiene la quantità di beni materiali
che prima si acquistava. Ed è questa una delle cause,
che rendono incerto e difficile T equilibrio finanziario
nei tempi accennati. Ma a lungo andare predomina di-
rettamente sulle spese reali, e indirettamente sulle
spese personali V influenza delle cause che determinano
il valore normale delle ricchezze ; il quale, elevandosi
a mano a mano, ch'esse sono prodotte sotto il do-
minio crescente della legge limitatrice della natura,
contribuisce air aumento delle spese pubbliche.
§ 40. — Le distinzioni accennate ci forniscono le con-
dizioni e gli elementi di fatto, secondo cui deve apprez-
zarsi lo stato del bilancio passivo in un momento deter-
minato, cioè r ammontare complessivo delle spese e le
cagioni immediate da cui dipende. Ma per valutarne i
M, S, — 3. 7
IBRO SECONDO,
cessione del tempo e gli effetti che
dere le ragioni della continuità e
, e dimostrare i principii regola-
bile neir ordinamento generale del
Itra distinzione, molto più impor-
ione delle spese omitutrie e delle
la quale si rìferisce o alla loro
icacìa, o alla base costituzionale
riterio sono spese ordinarie quelle
indefinito, che si rinnovano in ogni
lercizio), benché non sempre nelle
e rispondono a bisogni continui,
dell' amministrazione pubblica : e
in quelle transitorie, che non si
te o costantemente, ma appaiono
effetto di circostanze accidentali
ì. La differenza della durata delle
atti i periodi finanziari, o limitata
nportanza capitale per le garanzie
b, del bilancio e la scelta dei mezzi
le saldo V equilibrio. Il quale esige,
lensabìle, che alle spese continue,
lano entrate parimente durevoli,
ese straordinarie possono coprii^i
se straordinarie. La natura, il ca-
:ircostanza essenziale, secondo cui
ntrata corrispondente,
spese straordinarie deriva da tre
i circostanze eventuali, che pro-
nomento l'effetto di accrescere
. collettivi e dei servigi all' uopo
esempio il caso delle spese di
i pubblica utilità, le quali costi-
mto produttivo della ricchezza,
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 99
un' applicazione di capitale in forma collettiva, riguaiv
data in tal caso come la più consentanea air interesse
economico di tutti i consociati ; o infine da cause ine-
renti alla stessa amministrazione pubblica nel suo corso
normale, come sarebbero lavori, strumenti, edifizi, ter-
reni ed altri oggetti simili, duraturi e necessari per
r esercizio delle funzioni amministrative ordinarie. La
spesa relativa ad ogni servigio pubblico si divide in
due quote ; V una consiste nella quantità di ricchezze
che si consumano intieramente di anno in anno per
conseguire lo scopo, e V altra neir uso proporzionale o
annuale dei beni adoperati allo stesso fine durevol-
mente, per una serie più o meno lunga di anni. È la
distinzione analoga, ma non iàentica,. come afferma ta-
luno erroneamente, a quella del capitale circolante e
fisso nelle aziende private.
Si distinguono pertanto novamente le spese pub-
bliche in ordinarie e straordinarie secondo la loro effi-
cacia od utilità diversa, temporanea o durevole. In
questo senso diconsi ordinarie quelle spese, i cui effetti
benefici non oltrepassano il periodo finanziario, in cui
son fatte, e si consumano, per cosi dire, intieramente
nei servigi resi durante lo stesso esercizio. E sono in-
vece straordinarie le spese, erogate in un dato perio-
do, e di cui le conseguenze benefiche si estendono ad
una serie più o meno lunga di anni, e V utilità è quindi
duratura. Tali conseguenze consistono : o nei migliora-
menti dei servigi pubblici, in seguito air introduzione
di riforme amministrative o di nuove opere civili e mi-
litari ; oppure in alcuni vantaggi finanziari, come sa-
rebbe un risparmio di spese ordinarie o un aumento di
entrate, prodotto da un riordinamento opportuno de-
gV istituti fiscali, deir assetto di qualche imposta (cata-
sto fondiario, regime doganale e simili); o finalmente
in vantaggi puramente economici, cioè nella produzione
100 LIBRO SECONDO.
di beni materiali, mercè V esecuzione dei lavori proficui
(costruzione di ferrovie, scavo di canali e simili) o
r acquisto o il miglioramento di beni fruttiferi, boschi,
miniere, terreni, fabbriche e via dicendo. Solo in que-
st' ultimo caso può parlarsi di un vero e proprio inve-
stimento produttivo della ricchezza, e considerarsi la
spesa come una trasformazione effettiva di capitale.
Laddove negli altri casi non si tratta che di un' appli-
cazione diversa della ricchezza agli scopi dello Stato,
calcolabile in rate differenti per ogni esercizio finan-
ziario.
Per r ultimo rispetto, cioè relativamente alla base
legale, la distinzione delle spese pubbliche in ordinarie
e straordinarie equivale a quella del bilancio in due
parti ; delle quali una stabile, fondata per un tempo
indefinito sopra leggi speciali ; e V altra mutabile, cioè
dipendente dair approvazione annuale del Parlamento.
* La distinzione non coincide colle altre, di cui si è par-
lato, e non ha che un significato politico costituzionale,
come diremo in appresso.
§ 41. — Ora da ciò che si è detto intorno alla natura,
alla durata e agli effetti delle spese pubbliche si possono
desumere alcuni criteri pratici riguardo ai modi più
convenienti e opportuni di mantenere intatto T equili-
brio del bilancio, ossia di stabilire le relazioVii normali
colle varie fonti di entrate. E la prima conclusione im-
portante che si ricava dalle distinzioni accennate è, che
tutte quante le spese ordinarie nel senso più largo de-
vono essere soddisfatte con entrate ordinarie, egual-
mente capaci di rinnovarsi periodicamente, come le
imposte.
È questo un principio fondamentale di politica finan-
ziaria, la cui applicazione rigorosa è condizione indi-
spensabile di un equilibrio effettivo e durevole nella
finanza. In tutte le spese ordinarie si ritrovano queste
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 101
due note caratteristiche : la necessità della loro rinno-
vazione periodica a fine di ottenere i servigi corrispon-
denti ; e r utilità, V efficacia degli stessi servigi limitata,
ad ogni esercizio finanziario. È quindi evidente che per
supplirvi in modo stabile e sicuro occorrono entrate
che si rinnovino colla medesima periodicità, quali le
imposte. Adoperandosi invece per le spese ordinarie
entrate straordinarie, come ad esempio T alienazione
del demanio fiscale o i prestiti pubblici, è inevitabile il
disavanzo con tutte le conseguenze disastrose che ne
derivano ; stantechè le spese si ripetono e si aumen-
tano di anno in anno, mentre quei proventi straordi-
nari si esauriscono in breve tempo e non ritornano
più. L* esempio di alcuni Stati europei, quali la Russia,
r Austria e T Italia, in cui si è violata spesso questa
legge del bilancio, ne dimostra chiaramente gli effetti
dannosi, il rapido aumento del disavanzo, la depressione
del credito pubblico, le difficoltà e gì' imbarazzi che in-
contra la gestione della finanza e i pericoli da cui è
circondata la sua esistenza.
Oltre di ciò lo squilibrio finanziario è segno evidente
di un' alterazione dei rapporti normali della economia,
secondo cui deve avvenire la distribuzione e V uso della
ricchezza. Esso in sostanza significa, che da una parte
si sono stabiliti alcuni scopi all'attività dello Stato ed
esistono i bisogni collettivi, riconosciuti dai rappresen-
tanti del popolo ; e dall' altra mancano i mezzi pecu-
niari, od è insufficiente la .quantità di beni materiali
destinati alla loro soddisfazione. È turbata quella pro-
porzione armonica secondo cui si effettua Fuso delle
ricchezze per la soddisfazione di tutti i bisogni privati
e pubblici ; e la crisi non può durare lungamente, per-
chè si aumentano le entrate ordinarie o scemano le
spese, una maggiore quantità di beni è destinata agli
scopi e ai servigi dello Stato, o bisogna rinunziare ad
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 103
quanto che si riferisce a un dato periodo prestabilito
(anno od esercizio . finanziario) per ragioni di oppor-
tunità amministrativa. In realtà le spese pubbliche,
al pari delle private, si succedono senza interruzione,
e si ripetono a distanza diversa secondo gli oggetti
a cui si riferiscono. E come quelle che diciamo ordi-
narie, relativamente al periodo annuale, differiscono
fra dì esse per il momento e la durata più o meno
breve ; così le altre che diconsi straordinarie, conside-
rate in relazione con uno spazio di tempo più lungo,
acquistano un certo carattere di periodicità. Il vero .si
è che le spese riflettono la natura dei bisogni corrispon-
denti ; dei quali alcuni si rinnovano in un breve giro
di tempo, ed altri in un corso più o meno lungo con
una gradazione continua, indefinita. E quindi la diffe-
renza essenziale consiste in ciò, che dato un termine
fisso di un giorno, di un mese, di un anno, di dieci anni,
di venti anni e via dicendo, le spese pubbliche, al pari
delle private, devono ripetersi un numero maggiore o
minore di volte, secondo la natura del bisogno a cui si
riferiscono. Il che vuol dire, che della ricchezza dispo-
nibile in una serie di anni una quantità diversa è de-
stinata alle spese che si rinnovano divereamente ; ossia
deir intiera attività economica una parte maggiore è
necessaria per soddisfare i bisogni più frequenti, e una
parte minore per soddisfare i bisogni meno frequenti,
supposte pari le altre circostanze. In ogni periodo di
tempo ed anche in una serie di periodi, la somma dei
beni è ripartita o la produzione eseguita in guisa che
sia assicurata' la soddisfazione dei bisogni sucessivì, più
importanti ed intensi, conformemente al principio del
valore soggettivo.
Ora preso come termine medio di confronto il pe-
riodo annuale si distinguono le spese pubbliche secondo
che si rinnovano entro i limiti dello stesso periodo o al
104 LIBRO SECONDO.
di fuori di esso. E ciò, non solo presuppone bisogni dif-
ferenti, ma porta la necessità di un impiego diverso
della ricchezza disponibile. Le spese ordinarie richie-
dono un lavoro che deve ripetersi di anno in anno per
la produzione della quantità occorrente di beni mate-
riali ; mentre le spese straordinarie richiedono un la-
voro che si effettua a intervalli più lunghi, in uno spaziò
maggiore, proporzionato di tempo. Intesa a questo modo
la distinzione accennata, cioè in via media e approssi-
mativa, è feconda di conseguenze utili nella finanza, ed
è -conforme al principio generale della economia. 11 bi-
lancio dello Stato ha la sua base nei bilanci economici
dei cittadini, di cui è una risultante e con cui deve tro-
varsi definitivamente in armonia. Alle spese pubbliche
distinte in varie categorie secondo la specie e la durata
corrisponde una parte proporzionata diversa delFatti-^
vita economica degli uomini, una maggiore o minore
quantità di ricchezza ; e quando questa corrispondenza è
alterata, si manifesta lo squilibrio finanziario, di cui si è
parlato. Cosi provvedere a spese ordinarie con entrate
straordinarie significa destinare a quei dati bisogni una
quantità di beni minore del necessario, dedicarvi una
parte sproporzionata dell' attività economica ; e da ciò
le conseguenze dannose e le perturbazioni nella finanza
pubblica. L'equilibrio effettivo e durevole del bilancio
dello Stato ha per fondamento il pareggio dei bilanci
privati quella legge fondamentale, secondo cui la ric-
chezza è ripartita variamente fra gli scopi molteplici
della vita umana, e la produzione in tutte le sue forme
commisurata ai diversi bisogni, privati e pubblici, pre-
senti e futuri.
§ 43. — Questo principio si riflette nella pratica finan-
ziaria di tutti gli Stati ; nei quali V equilibrio del bilancio
è considerato come lo stato normale della finanza, e la
prova di condizioni economiche soddisfacenti dell' intiera
k
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 105
nazione. E quindi prevale la massima, che le spese, una
volta che siano deliberate, o riconosciute pubblicamente,
secondo le norme vigenti, come necessarie od utili, de-
terminano le entrate, così riguardo alla quantità, come
riguardo alla specie o alla fonte da cui derivano. Gli
elementi, di cui si compone il bilancio passivo, devono
trovare riscontro perfetto negli elementi, eh' entrano a
comporre il bilancio attivo. E questa determinazione
anticipata o posticipata di spese e di entrate pubbli*
che, fatta regolarmente dal Governo per ogni esercizio
finanziario e presentata air approvazione del Parlamen-
to, dicesi appunto bilancio (budget, état, Yoranschlag).
Donde la distinzione del bilancio in preventivo e con-
suntivo secondo che si riferisce ad un periodo che deve
iniziarsi o ad un periodo che si è compiuto, secondo
che si compone di partite probabili o realizzate. Nella
pratica italiana si distingue il bilancio di competenza
e il bilancio definitivo o di cassa ; V uno comprende le
spese e le entrate che sono assegnate ad un periodo od
esercizio finanziario ; e T altro quelle che hanno luogo
effettivamente in quel dato periodo. Il bilancio di com-
petenza rappresenta la condizione normale o perma-
nente della finanza, e il bilancio di cassa la condizione
reale, ma transitoria o relativa ad un periodo deter-
minato.
Ora a mantenere V equilibrio fra le spese e le en-
trate in forma stabile e continua, occorrono queste due
condizioni ; che alla somma delle spese corrisponda la
somma equivalente delle entrate in ogni esercizio finan-
ziario ; e che i termini di pagamento delle une coinci-
dano coi termini di riscossione delle altre entro i limiti
dello stesso esercizio. Ove non si avveri quest'ultima
condizione, si ha una deficienza momentanea di cassa,
che scompare alla fine dello stesso periodo; ed ove
non si avveri la prima condizione, si ha un vero dis-
»1
106 LIBRO SECONDO.
avanzo (deficit), il quale, ripetendosi di anno in anno,
passa dallo stato acuto al cronico, e rappresenta . uno
stato anormale o patologico della finanza.
. Per colmare le semplici deficienze di cassa si adopera
una forma speciale e transitoria di credito, di cui di-
remo in appresso. Il disavanzo effettivo non può cu-
rarsi efiacacemente, se prima non si conosce la causa
da cui deriva, e la natura delle spese a cui deve rife-
rirsi. Se esso proviene da un di più di spese ordinarie,
non vi è altro rimedio che un aumento equivalente di
entrate ordinarie. Ma se dipende unicamente da un ec-
cesso di spese straordinarie, potrà colmarsi con entrate
straordinarie, come si è dimostrato di sopra. La poli-
tica finanziaria nella scelta delle fonti di entrate deve
prendere norma dalla natura delle spese per adattare
i mezzi più idonei agli scopi prefissi.
L'equilibrio finanziario non è una cosa che si può fis-
sare determinare precisamente, in modo assoluto, in
qualunque momento ; ma varia secondo V intervallo di
tempo e secondo il termine con cui si raffronta. Può av-
verarsi relativamente ad un anno e non relativamente
ad un mese o ad un semestre; o viceversa: e da ciò gli
avanzi e i disavanzi più o meno temporanei. Un equili-
brio durevole non è che la risultante o la media di una
serie numerosa di oscillazioni varie, che collimano al
punto indicato. Anzi, propriamente parlando, e preso
il fatto nella sua continuità, esso non è che l'effetto
di quel complesso di forze e di relazioni economiche,
che riguardano la produzione delle ricchezze e la sod-
disfazione dei bisogni' umani e ne assicurano la cor-
rispondenza normale. E quindi può dirsi che, data la
permanenza delle cause le quali agiscono in modo uni-
forme, r equilibrio finanziario è a lungo andare imman-
cabile, secondo le leggi della maggiore probabilità.
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 107
Capitolo III.
Le norme giurìdiche e politiche
delle spese pubbliche.
§ 44. — La determinazione delle spese pubbliche è sot-
toposta nei singoli casi a certe norme di diritto e accom-
pagnata da guarentigie costituzionali, coordinate allo
scopo di «tutelare gF interessi dei consociati, e assicurare
una retta e opportuna interpretazione dei bisogni collet-
tivi. Si tratta di criteri pratici e disposizioni formali di
legge, che regolano razione dello Stato, perchè sia con-
sentanea a quel bene voluto dall'intiera società o da
coloro che ne formano T elemento predominante. E costi-
tuiscono in sostanza principii medi, che rappresentano
una condizione determinata di civiltà e di progresso eco-
nomico, e in cui si riflette il concetto delle leggi natu-
rali che governano Fuso della ricchezza e T ordinamento
generale della finanza.
Le spese al pari dei servigi pubblici gi connettono
cogli uffici e cogli scopi dello Stato, cogli oggetti in cui
si svolge la sua attività ; di guisa che ogni apprezza-
mento sulla loro convenienza od utilità implica un giu-
dizio intorno a quelle funzioni e a quegli scopi. È questo'
propriamente il compito, non della scienza delle finanze,
ma della scienza e dell' arte politica, intesa nel più am-
pio significato. Però senza entrare nel campo politico e
amministrativo, poiché cogli uffici dello Stato si colle-
gano le spese pubbliche, è uopo stabilire le regole che
ne dimostrano la legalità e la legittimità, e ne deter-
minano i rapporti coi servigi corrispondenti. L'argo-
mento entra nella materia dell'arte o della politica
finanziaria.
;he per )a determinazione
seguenti. In primo luogo la
e dipende dalla matura dello
sae generale che ai attri-
zione esatta di questa mas-
casi ; né intesa ugualmente
crittori. La generalità del
I luogo alle persone, non
o, per cui è fatta la spesa,
se che essa ha per tutti i
'dano alcuni punti determi-
o un numero ristretto di
j un carattere generale e
a considerare le spese pub-
L luoghi e alle persone, per
ma relativamente a coloro,
mo il beneficio dei servigi
he lo scopo è proposto e si
! il suo conseguimento, la
'iva è pubblica, qualunque
:ui si riferisce e la forma
itti di opere e costruzioni,
Titorio nazionale, o di ser-
jblici o di sussidi accordati
) classi determinate della
) lo stesso per i cittadini
comune e quindi alla spesa,
.elle spese pubbliche deriva
igli scopi stabiliti, ossia dal-
tivi,
Ica delle spese pubbliche è
la quale sì desume da tre
igenae imprescindibili della
line pubblico ; o dalle de-
leir attività privata; o dal-
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 109
resistenza di conflitti d'interesse fra le classi sociali,
e di monopoli naturali, che bisogna evitare. E però lo
Stato e gli altri enti collettivi fanno le spese per rendere
quei servigi che i privati o non devono rendere, per-
chè connessi colle funzioni essenziali delF autorità civile
(difesa nazionale, sicurezza pubblica, amministrazione
della giustizia e simili), o con certe ragioni e guarentigie
di ordine generale (monete, poste, telegrafi e simili);
oppure non vogliono rendere per difetto di cognizioni,
di mezzi e d'istituti idonei (istruzione pubblica, opere
di civiltà e di coltura, sussidi, beneficenza e simili) ; o
infine non possono rendere in modo equabile e soddi|fa-
cente^per uno squilibrio tra le forze economiche indi-
viduali, la mancanza di effettiva libera concorrenza, la
preponderanza di una classe sull'altra e simili (ferrovie,
banche, legislazione industriale, forestale e via dicendo).
Queste ragioni si trovano qualche volta divise, e più
spesso si uniscono variamente nei singoli rami di am-
ministrazione pubblica. Giustificata in tal modo V azione
dello Stato, e determinati gli scopi eh' esso deve rag-
giungere per il bene e nell' interesse di tutti i conso-
ciati, rimane dimostrata la necessità o convenienza delle
spese correlative. .
E finalmente la terza massima giuridica è la corr i-
spondenza e la pr oporzione fra le spese fatte e i ser-
vigi resi. Il che vuol dire che ogni spesa presuppone
uno scopo determinato, trova riscontro in un servigio,
e deve contenersi dentro i limiti prescritti da ciò, eh' è
necessario al conseguimento del fine. La regola s'in-
tende in senso assoluto e relativo, e costituisce il prin-
cipio della economia nella finanza pubblica, inteso nel
modo più ragionevole. E la violazione di essa per parte
dei governanti deve considerarsi come un'offesa agl'in-
teressi dei cittadini, un consumo ingiustificabile di ric-
chezza, una limitazione ingiusta e dannosa delle facoltà
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. Ili
novarsi in ogni esercizio finanziario ; e prende le due
forme dell' esame preventivo e del sindacato parlamen-
tare dei singoli capitoli del bilancio. La discussione che
precede e il voto che accompagna ogni determinazione di
spese pubbliche servono, non solo a impedire gli arbitrii
e gli abusi governativi, ma a chiarire i motivi di conve-
nienza e di necessità, d' ogni singola spesa, a dimostrarne
gli effetti, i vantaggi e la corrispondenza coi servigi
pubblici. Il governo tende ordinariamente ad esagerare
il bisogno r utilità, delle spese, ad accrescere le sue
attribuzioni e gli uffici pubblici ; mentre le rappresen-
tanze popolari mostrano una tendenza opposta, quella
di limitare V azione governativa e frenarne le esigenze,
impedendo o temperando gV incrementi delle spese.
Dalla libera discussione e dair influenza reciproca fra
queste due parti, ne derivano compromessi utili, e in
generale conformi alla necessità, delle cose, al bene co-
mune dei cittadini e alla legge fondamientale del valore
applicato alle spese pubbliche. In questo senso è giusta
r osservazione del Wagner, il quale dice, che solo in
uno Stato costituzionale, dove le spese e le entrate
formano parte di un compiuto sistema di diritto pub-
blico, può parlarsi di un ordinamento razionale della
finanza e di criteri giuridici che ad esso si riferiscono.
Egli è certo che a conciliare nei singoli casi le esi-
genze della vita pubblica con quelli della vita pri-
vata e a contemperare opportunamente le ragioni della
finanza e deir amministrazione pubblica con quelle della
economia nazionale il mezzo migliore è il consenso de-
gli stessi contribuenti alle spese pubbliche e V accordo
continuo del governo colle rappresentanze popolari in-
torno alla quantità, di beni materiali che di volta in
volta devono destinarsi ai bisogni collettivi.
§ 47. — Ma posto il principio generale, intomo al
quale non occorrono ulteriori dimostrazioni, ne viene
112 LIBRO §BC0^a)O.
la quistione del modo particolare, con cui è intesa e
praticata la legge del bilancio, o con cui vuol inten-
dersi, perchè abbia un' efficacia corrispondente al suo
fine. Deve il consenso del Parlamento manifestarsi di
anno in anno e il suo sindacato esercitarsi relativa-
mente air intiero bilancio, o ad alcune parti di esso
soltanto, mentre per le altre rimane implicito nelle
leggi stabilite? QuaFè la natura e la portata dell'atto
parlamentare che dicesi approvazione o legge del bi-
lancio? Ecco il quesito controverso, riguardo al .quale
esiste una differenza essenziale fra il sistema vigente
in Inghilterra e quello degli altri Stati europei.
11 bilancio dello Stato in Inghilterra si divide in due
parti : una permanente, durevole, fondata su leggi or-
dinarie; l'altra variabile e sottoposta al voto annuale
del Parlamento. Il sindacato parlamentare si riferisce
a titoli speciali, determinati di spese e ad alcune fonti
di entrate, per cui occorre di anno in anno il consenso
esplicito della rappresentanza nazionale. I limiti fra le
due parti del bilancio cambiano di tempo in tempo se-
condo la natura e gl'incrementi delle singole spese, e
secondo le conseguenze che ne derivano nell'ammini-
strazione pubblica. Ma generalmente parlando, la parte
stabile del bilancio (consolidateci fund), sottratta al sin-
dacato annuale del Parlamento, si compone dei capitoli
relativi a quei servizi, a cui si attribuisce un carattere
di sicurezza, d'indipendenza e di continuità, che non
ammette alcun dubbio o discussione, come sono gl'in-
teressi del debito pubblico, la lista civile, gli appan-
naggi e le dotazioni della famiglia reale, gli stipendi dei
magistrati e simili. In tutto ciò la politica militante non
trova argomenti fecondi di controversie, e un terreno
propizio alla sua azione. È conveniente che v' imperi la
legge più che il volere delle maggioranze parlamentari
a fine di garantire la fiducia dei creditori dello Stato,
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 113
la dignità e il prestigio della Corona, T indipendenza
della magistratura, V adempimento dei buoni uffici in-
ternazionali e simili. E per contro la parte variabile del
bilancio, la quale è soggetta air approvazione annua
del Parlamento, consta delle partite destinate air eser-
cito, alla marina, air amministrazione civile e air am-
ministrazione finanziaria. La ragione di ciò si com-
prende facilmente. Queste spese reclamano un esame
accurato periodico e un consentimento esplicito, perchè
si connettono con interessi e quistioni di ordine politico
e sociale, che mutano continuamente di aspetto ed' im-
portanza col variare ddle circostanze, e si riferiscono
a servigi, suscettibili di notevoli cambiamenti e di ri-
forme continue. Laddove relativamente alle altre spese,
che riguardano il debito pubblico, le dotazioni della Co-
rona, gli stipendi della magistratura, gli assegni della
diplomazia, appena è possibile la discussione da un anno
ad un altro e spesso non ha valore pratico, né potrebbe
in certe condizioni e per lunghi intervalli di tempo con-
durre a modificazioni di sorta. .
Oltre a ciò il diritto che la Camera inglese ha nelle
materie finanziarie, non solo è circoscritto ad alcuni
capi detepminati del bilancio, ma si contempera op-
portunamente colle attribuzioni degli altri organi del
potere legislativo. Perocché da una parte essa non può
votare maggiori spese di quelle proposte dalla Corona ;
e dair altra, se unisce al voto del bilancio condizioni e
clausole divèrse, incontra T opposizione della Camera
Alta, che rifiuta il suo consenso. In questo modo V ap-
provazione del bilancio è un atto, che differisce dalle
leggi ordinarie, ed assume una forma speciale com-
plessa, che s' immedesima collo spirito delle istituzioni
costituzionali deir Inghilterra.
Negli Stati delF Europa continentale, sia per una
interpretazione fallace del diritto pubblico inglese, sia
M. B. -z. 8
LE ISTITUZIONI SPECIALI DBLLA FINANZA PUBBLICA. 1 15
una parte ; e dall' altra gli sforzi vani d' indipendenza
e di autorità e le concessioni eccessive del Governo ai
voleri delle Camere elettive. La pratica costituzionale
in questo punto dovrebbe accostarsi al sistema inglese
temperato ed efficace, da cui si è allontanata per una
interpretazione erronea ed esagerata dei diritti del
Parlamento e non senza gravi danni e pericoli.
Le altre guaren.tigie relative alle spese pubbliche
sono : il sindacato amministrativo esercitato da speciali
organi dello Stato ; e il sindacato pubblico dipendente
direttamente dai cittadini, ed espresso per mezzo della
opinione pubblica o della stampa. Riguardo al primo
basta osservare che un corpo amministrativo dotato di
sufficiente indipendenza e composto di un personale
idoneo, come è la Corte dei Conti, rende utili servigi
air amministrazione pubblica, curando l'esatta eroga-
zione delle spese e la loro corrispondenza alle disposi-
zioni di legge. Quanto air altra forma e la più comune
di sindacato, è noto come la pubblicità dei bilanci e dei
documenti annessi e la pubblicità delle discussioni che
si fanno intorno ad essi nelle assemblee nazionali, pro-
vinciali e comunali, costituiscono una guarentigia ne-
cessaria degr interessi privati e pubblici e un canone
fondamentale di diritto costituzionale.
Titolo II. — ENTRATE ORDINARIE.
Capitolo I.
Le entrate ordinarie in generale.
§ 48. — Entrate ordinarie diconsi quei proventi fiscali
che si rinnovano di periodo in periodo, e, generalmente
parlando, di anno in anno. Esse fanno riscontro alle spese,
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 1 17
perchè coordinati alla soddisfazione di bisogni egual-
mente periodici. E però le entrate ordinarie dfello Stato,
essendo una quota del reddito annuale della nazione, son
dovute ad una parte corrispondente delF attività econo-
mica che si rinnova di anno in anno per soddisfare biso-
gni che ritornano dair uno air altro periodo con una con-
tinuità indefinita : laddove le entrate straordinarie son
dovute ad un' attività economica proporzionata e gra-
datamente distribuita, che si svolge e si esaurisce in
un giro di tempo più o meno lungo, e risponde a bi-
sogni temporanei, limitati. La corrispondenza fra le
ricchezze prodotte, ossia fra gli sforzi e i sacrifici
occorrenti alla produzione e i bisogni diversi, è il per-
nio deir economia, e costituisce T equilibrio di ogni bi-
lancio. LMntiera attività economica degl'individui è
ordinata e ripartita in tal guisa da assicurare la sod-
disfazione dei bisogni presenti e futuri, costanti e va-
riabili, continui e temporanei, che richiedono V uso delle
ricchezze con proporzioni differenti. E quindi trattan-
dosi di bisogni privati e collettivi, che ricompaiono di
periodo in periodo, occorre una quantità proporzionata
di ricchezza che sia riprodotta colla stessa periodicità,
ossia una attività produttiva che basti a tal uopo, e si
rinnovi ugualmente. In ciò vi ha il fondamento econo-
mico delle entrate ordinarie e il carattere comune.
§ 49. — Le distinzioni che sogliono farsi di esse ri-
guardano le forme diverse e i modi speciali con cui
gli stessi proventi vengono appropriati dallo Stato, ossia
le fonti da cui derivano nella finanza pubblica. Ed
anzitutto lo Stato può ottenere una parte del reddito
o direttamente mercè T esercizio di un'industria o il
possesso di beni fruttiferi, secondo le norme del di-
ritto comune e nel campo della libera concorrenza;
oppure indirettamente, mediante la cessione della ric-
chezza prodotta dai singoli cittadini, e per vari motivi
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 119
ordinarie dello Stato: il demanio fiscale, le tasse e le
imposte. Si distinguono per la ragione speciale econo-
mica che ne giustifica V esistenza, ossia per il titolo se-
condo cui lo Stato ne fa la riscossione, o in «quanto è
possessore di un' industria, o rende servigi particolari,
o provvede al conseguimento di scopi comuni.
§ 50. — Per intendere il significato e il valore di que-
sta classificazione, bisogna porre mente, non alle forme
esteriori e mutabili delle istituzioni finanziarie, ma al
contenuto economico e al rapporto essenziale che passa
fra i cittadini e lo Stato. Le nozioni prevalenti nella
pratica legislativa di tempi e luoghi diversi non sono
sempre conformi al concetto obbiettivo dei fatti econo-
mici, che formano la base della finanza pubblica. Ed
altra cosa è lo svolgimento storico degl* istituti finan-
ziari, altra cosa il loro ordinamento razionale o teorico.
Elementi diversi si trovano spesso congiunti nel mede-
simo istituto, nello stesso cespite di entrate ; e i carat-
teri formali variano col tempo, e talora nascondono la
natura essenziale di esso.
Queste avvertenze hanno mancato di fare alcuni
scrittori di scienza delle finanze, che seguono altri cri-
teri di distinzione, trasportando nella teoria le nozioni
e categorie formali della pratica. La classificazione an-
tica delle entrate ordinarie, adottata da molti trattatisti
autorevoli, per esempio, dal Rau, mantenuta in parte
dallo Stein, ed anche recentemente dal Roscher, è la
seguente : redditi industriali, che lo Stato ottiene dal
possesso di beni o dair esercizio d' industrie nel campo
della libera concorrenza (demani) ; proventi fiscali che
derivano dall' usufrutto di monopoli e diritti esclusivi
della sovranità (regalie) ; contribuzioni speciali, corri-
spondenti a servigi particolari, resi a singoli cittadini
(tasse) ; e contribuzioni generali, prelevate dallo Stato
sulla ricchezza privata, per il conseguimento di scopi
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 121
tento fiscale era comune a molti uffici dello Stato, e ne
alterava i caratteri essenziali.
Ma col progresso della economia sociale e delle isti-
tuzioni civili, la separazione di quegli elementi è av-
venuta in massima parte per effetto di quella specifi-
cazione di organi, di lavori e di funzioni, eh* è legge
della società e della natura. Il regalismo si è via via
dileguato, e ha dato luogo a istituti finanziari, diversi,
più omogenei, distinti ed efficaci. Alcune regalie per-
dettero il carattere monopolistico, e diventarono pro-
prietà dello Stato, amministrata secondo le norme del
diritto comune, senza privilegi e restrizioni ; cioè si sono
trasformate in una parte del demanio fiscale, come ad
esempio le foreste, le miniere e simili. Altre regalie,
come quelle del sale, del tabacco, delle lotterie, hanno
conservato il monopolio governativo, ma quale mezzo
o forma speciale di tassazione ; e sono ammesse e giu-
stificate, in quanto formano parte del sistema tributa-
rio. E difatti le privative fiscali vanno annoverate tra
le imposte indirette di consumo. Infine altre regalie,
conservando pure i caratteri del monopolio, si sono
trasformate anch'esse in istituti di utilità pubblica,
come le monete, le poste, i telegrafi, le ferrovie e via
dicendo. Le ragioni che rendono necessaria od utile T in-
gerenza dello Stato in tali casi e nella forma indicata,
non sono ragioni d' interesse finanziario, ma d' interesse
generale, non riguardano i mezzi pecuniari, ma i fini
politici, sociali ed economici dell' amministrazione pub-
blica. L' elemento fiscale è qui subordinato a motivi più
importanti di ordine diverso e più elevato, e si riduce
air applicazione del principio delle tasse, come corre-
spettivo dei servigi resi ai privati e rimborso delle spese
occorrenti. Considerati semplicemente quali cespiti di
entrata pubblica quei monopoli governativi, non avreb-
bero ragion di essere, e non potrebbero giustificarsi in
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 123
riodo, finché abbondano le terre fertili e la produzione
è facile e copiosa, si provvede alle spese dello Stato
con prestazioni naturali e col prodotto di un lavoro
esercitato sovra una estensione determinata di terreni.
Il possesso demaniale implica una limitazione deir in-
dustria privata, T uso diretto di una parte 'delle forze
produttive per la soddisfazione dei bisogni pubblici nella
forma più semplice di una produzione speciale, distinta ;
e risponde alle condizioni primitive della economia. Ma
quando si cominciano a risentire, gli effetti delle cre-
scenti difficoltà e deir aumentato -costo di produzione;
r attività individuale dev' essere più intensa, si specifica
il lavoro e si recano ad effetto i mezzi idonei e le ga-
ranzie necessarie per accrescerne la efficacia. A mi-
sura che si va costituendo la proprietà individuale e
si estende la coltura dei terreni, il demanio fiscale
scema di estensione e d' importanza, mentre si accre-
scono i bisogni pubblici e diventa maggiore la necessità
di proventi finanziari. Lo Stato allora si serve dei di-
ritti e monopoli posseduti, e di tutti gli uffici ch'eser-
cita per prelevarne alcune imposte ; e T elemento fiscale
o tributàrio si congiunge variamente con tutte le fun-
zioni deir amministrazione pubblica. Il regalismo co-
stituisce il secondo periodo della storia finanziaria, in
cui il demanio vien meno, e le contribuzioni non hanno
ancora acquistato una forma distinta e uno svolgimento
considerevole ; il periodo in cui i diritti demaniali e i
diritti tributari del fisco si trovano ancora in un certo
equilibrio, ma confusi colle altre istituzioni civili. E
questa fase della finanza pubblica corrisponde ad uno
stato analogo, intermedio e transitorio, della economia
sociale, in cui non sono ancora considerevoli, o rile-
vanti le influenze della legge limitatrice della natura
sulla produzione delle ricchezze. Ma le stesse regalie,
i diritti monopoli fiscali vincolavano in varia guisa
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 125
fiscale sono inerenti fini e interessi di ordine generale ;
cosi negF istituti di pubblica utilità, alle tasse ordinarie
si unisce spesso in proporzioni più o meno tenui T im-
posta. E cosi tenendo conto delle origini e delle vicende
storiche dei vari cespiti di entrata pubblica si spiegano
certe anomalie o combinazioni ancora esistenti, che for-
mano gli argomenti a cui si appoggiano gli scrittori
che ammettono, benché in limiti ristretti, il concetto
delle regalie. Ma ciò che bisogna considerare è il ca-
rattere predominante delle istituzioni finanziarie e am-
ministrative, la ragione immediata o il principio in
virtù del quale lo Stato assume un dato servizio pub-
blico, riceve un' entrata e via dicendo. Le cosi dette
regalie della moneta, della posta, delle strade ferrate
e simili non, sono realmente e non possono considerarsi
e giustificarsi che quali stabilimenti di utilità pubblica, a
cui si applica largamente il principio delle tasse ; quan-
tunque vi si trovi congiunto ancora u;i elemento tribu-
tario fiscale, che appare nel prodotto netto o guadagno
superiore al costo. Ma questo elemento è scemato via
via d* importanza e tende a scemare sempre più, come
ci dimostra evidentemente la storia. E lo stesso indirizzo
pratico delle riforme finanziarie nei tempi nostri si
svolge nel medesimo senso per le identiche ragioni.
La classificazione teorica delle entrate ordinarie in
tre specie, secondo tre fonti immediate diverse, da cui
derivano, o tre principii a norma dei quali sono per-
cepite, deve intendersi in un senso relativo, come una
formazione lenta, graduale, continua d' istituti speciali,
che ha luogo nella storia, e produce cambiamenti no-
tevoli neir assetto di ciascuno di essi, nelle loro rela-
zioni reciproche e nelF intiero ordinamento della finanza.
E mentre si separano gli elementi diversi, prima con-
fusi, e si distinguono i caratteri propri del demanio
fiscale, delle contribuzioni speciali e delle contribuzioni
0.
i e -varia !' importanza
asform azione avviene
o, in quanto che gli
lagii altH ' e si coor-
tre prineipii aceen-
enianiali si riferiscono
fruttiferi, le contri-
ine di servigi indivi-
alla soddisfazione di
'altra parte un cam-
lazioni esteriori e re-
ella loro relativa ini-
a; importanza die il
mano, ed aequi stano
anno una decisa pre-
moderni. Il che di-
dal principio comune
'ie ; le quali essendo
nazionale, da qna-
ino, sono economica-
1 costituiscono un sa-
.mpegnano un'eguale
àcliè il demanio dsca]e
misura che crescono
, e sotto pari condi-
tosi è sostituito in più
he costituisce il modo
dì soddisfare ie spese
iflcazione dei singoli
ordinamento comples-
mo dalle stesse cause,
ento successivo della
I via via più conve-
luttive.
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 127
Capitolo IL
Il demanio fiscale.
§53. — Il demanio fiscale comprende tutti i beni pos-
seduti e amministrati dallo Stato e dagli*altri enti collet-
tivi, e le industrie esercitate da essi in un regime di li-
bera concorrenza o secondo le norme del diritto comune
e collo scopo di ottenere un prodotto netto, un profitto,
una rendita e simili per sopperire alle spese pubbliche.
Esso costituisce la fonte immediata delle entrate ordi-
narie ; e richiede il concorso deile seguenti condizioni
formali. Anzitutto lo Stato nell'amministrazione dei
beni e diritti demaniali, nell* esercizio di quelle imprese
industriali, n on deve_g Qdfìre alcun privilegio relativa-
mente agli altri possessori e imprenditori. E quindi il
demanio fiscale differisce sostanzialmente dalle priva-
tive fiscali, che sono industrie esercitate dalF autorità
pubblica sotto il regime del monopolio, escluse le norme
del diritto comune e della libera concorrenza, e collo
scopo diretto di ottenere un provento superiore al pro-
fitto ordinario, ossia di prelevare un'imposta. In secondo
luogo il possesso dei beni demaniali dev'jessere laoti-
vato da un fine p uramente_finanziario, come quello di
ricavare un provento che supplisca alle spese pubbli-
che ordinarie, non da ragioni di ordine diverso. E però
il demanio fiscale si distingue da quei servigi e istituti
amministrativi, come poste, telegrafi, coniazioni mone-
tarie e simili, che lo Stato assume nelF interesse gene-
rale o per iscopi di utilità pubblica, e che^gli danno
un provento, il quale non è che semplice rimborso,
parziale o totale delle spese già fatte. E finalmente è
necessario che i beni demaniali siano in vera e piena
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 129
mente finanziaria (fabbriche e stabilimenti modello e
simili).
L' altro fatto notabile è V importanza e V estensione
grandemente scemata dei beni demaniali nelle finanze
moderne in confronto colle finanze dei secoli scorsi e
specialmente del medio evo. In quel tempo la quantità
di gran lunga maggiore delle entrate pubbliche ordi-
narie era ricavata dal possesso fondiario della Cot'ona
e dei Principi (bona fiscalia, domama)yCÌ\e consisteva in
campi, prati, foreste, fabbricati e simili ; e la finanza
dello Stato si confondeva con quella del Sovrano e pre-
sentava a un di presso i caratteri di un' azienda pri-
vata più meno vasta. Ora le parti sono invertite ;
i beni demaniali si sono ridotti nella finanza pubblica
a tenui proporzioni ; e le imposte hanno acquistato
grandissima prevalenza. La diminuzione del demanio
fiscale è avvenuta nei secoli moderni in vari modi e
per motivi occasionali diversi : o mediante le largizioni,
fatte dai Principi ai signori feudali, di terreni in com-
penso di servigi personali, segnatamente in casi di
guerra ; o sotto la forma di concessioni ai privati, alle
classi servili o semiservili in contraccambio di pre-
stazioni d' opera o di ricchezze materiali, mercè il pa-
gamento di canoni e tributi ; o a causa di dotazioni
e assegni in natura, connessi con uffici e cariche pub-
bliche che diventavano ereditari in certe famiglie per
modo che si confondevano coi beni feudali, come questi
non si distinsero più dagli allodiali ; o infine per mezzo
di vere e proprie alienazioni di terre, che si sono ef-
fettuate in larga misura dalla maggior parte degli Stati
in momenti di strettezze finanziarie e per l'influenza
di certe cause, di cui non si comprendeva sempre la
vera ragione. Non mancarono in questo intervallo di
tempo altri fatti che hanno avuto per effetto tempo-
raneo di aumentare i possessi demaniali, come sareb-
jf. a - 3. 9 .
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 131
reni e via dicendo. La più larga specificazione degli
elementi produttivi si effettua a mano a mano in tutte
le forme delF attività economica, e un calcolo utili-
tario più rigoroso si applica alla produzione e all'uso
delle ricchezze ; perocché la soddisfazione completa dei
bisogni individuali e collettivi non potrebbe ora av-
venire che a questa condizione e nel modo indicato
dalla legge deir utilità o importanza relativa di essi.
Le spese pubbliche, in quanto richiedono una quantità
corrispondente di ricchezze materiali, devono sottostare
al principio generale che governa lo svorgimento della
economia. E a ciò sarebbe contrario il mantenimento
del demanio fiscale, che implica unajroduzione meno
feconda, un uso meno, proficuo delleforze produttive.
Dati i bisogni collettivi, la quantità di ricchezze indi-
spen salpili alla loro soddisfazione richiederebbe nel si-
stema demaniale una somma maggiore di sforzi e di
sacrifici, di quella che occorre col sistema delle con-
tribuzioni; il quale ha per base la più larga e libera
attività dei privati e la produzione fondata sul lavoro
diviso e sullo scambio.
Da questo principio dipendono le varie ragioni, che
sogliono allegarsi contro il demanio fiscale : la scarsa
produttività dei beni posseduti e amministrati dallo
Stato in confronto di quelli privati ; i difetti e gli oneri
di qualunque amministrazione pubblica nelle faccende
industriali ; la mancanza di garanzie sufiicienti e di
un sindacato efficace nella gestione amministrativa e
neir uso del prodotto che se ne ricava ; la insuffi-
cienza dei proventi demaniali, fìssi e limitati, rela-
tivamente alle spese pubbliche, variabili e sempre
crescenti; e via dicendo. Si comprende perciò la dimi-
nuzione costante del demanio fiscale negli Stati moderni,
e la prevalenza crescente delle imposte, le quali co-
stituiscono il mezzo economicamente meno costoso di
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 133
E però dai principii che abbiamo accennato possono
dedursi le conclusioni seguenti. Trattandosi dMndustrie
manifattrici, commerciali e simili, in cui predomina la
più larga ed attiva concorrenza è insostenibile ogni
possesso od esercizio governativo, che abbia per iscopo
un adeguato, profìtto. E lo stesso dicasi dell* industria
agraria, propriamente detta, e anche della proprietà in
tutti i casi in cui è congiunta colla coltura diretta e inten-
siva, media o piccola dei terreni- Essendo indispensabili
ad una produzione efficace assidue cure, lavoro inces-
sante e interesse personale diretto, i possessi demaniali
non reggono al paragone dei privati, perchè non danno
uguale prodotto netto. Se invece si tratta di terreni
.posseduti in grandi estensioni da un numero relativa-
mente piccolo di proprietari e coltivati col sistema del-
l' affitto , il demanio fiscale non incontrerebbe forti
ostacoli, e lo Stato potrebbe esercitare e usufruire
convenientemente il diritto di proprietà, come i pri-
vati possessori, riscuotendone la rendita. In questo
modo il Wagner sostiene la convenienza di un possesso
demaniale sovra i terreni di coltivazione ; e cita V esem-
pio deir Inghilterra, in cui le grandi proprietà congiunte
al sistema degli affitti sarebbero condizioni favorevoli
al suo mantenimento. Certo, limitandosi il compito
deir amministrazione pubblica alla stipulazione dei con-
tratti, alla riscossione delle rendite e alla vigilanza
deir esecuzione, essa potrà competere colla gestione
privata. E intanto è assicurato al fisco un provento, che
tende ad aumentarsi nel corso ordinario della economia.
§57.— Non mancano obbiezioni al sistema degli affitti
e specialmente degli affitti governativi. Ed anzitutto si
fa valere contro di essi la possibilità di un conflitto
d' interessi fra il concedente, a cui importa la integrità
dei beni posseduti, e Y affittuario, che ne vuol ricavare
il massimo prodotto, peggiorandone la condizione nor-
134 LIBRO SECONDO.
male. Si parla inoltre degli accordi colpevoli tra gli
affittuari e gli agenti governativi, incaricati di stipu-
lare i contratti e invigilarne T esecuzione. Ma questi e
simili inconvenienti possono attenuarsi grandemente,
se non impedirsi del tutto, mercè le opportune cautele
che lo Stato deve prendere circa la scelta degli affit-
tuari, la durata dell'affitto, T estensione dei beni con-
ceduti, le guarentigie per Y adempimento esatto degli
obblighi assunti (cauzioni, inventari e simili), e le nor-
me relative alla gestione. Affitti concessi a lunga sca-
denza, a persone degne di fede e pratiche degli affari, e
rivestiti di poche ma eifficaci garanzie, riescono pro-
fìcui ad entrambe le parti, e servono a conciliare gl'in-
teressi del fisco con quelli della coltura dei terreni e
dell' industria agraria. E difatti la gestione del demanio
fiscale si è trasformata in questo senso nel corso dei
tempi, segnatamente riguardo ai terreni di coltiva-
zione. Da prima prevalse Y amministrazione diretta
dello Stato, il sistema della regia, che corrisponde ai
primordi della coltura estensiva, e che nelle condizioni
in cui si è formato Y antico demanio poteva reggersi
senza gravi inconvenienti. Indi cominciò a farsi strada
\ì sistema deir affitto, a misura che si allargava la col-
tura intensiva e si aumentava la necessità di un lavoro
più efficace ed assiduo. E lo stesso affitto, stipulato in
principio a brevi scadenze e vincolato a certi metodi
di coltivazione, diventava a mano a mano più libero e
più duraturo, si rinnovava a periodi più o meno lun-
ghi e acquistava i caratteri di un istituto amministra-
tivo ordinario, unito al possesso dei beni demaniali. E
finalmente Y enfiteusi, o concessione di terreni ai pri-
vati mercè il pagamento di un canone, s'informa allo
stesso principio di agevolare Y introduzione dei miglio-
ramenti agrari e la coltura più proficua; e costituisce
una forma intermedia di amministrazione, che rende
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 135
più facile il passaggio dei beni demaniali nella pro-
prietà privata, mediante il riscatto del canone pat-
tuito. E quindi benché nella economia generale sia stata
cagione di benefici effetti, pure ha prodotto perdite
gravi alla finanza. In ogni modo essa si coordina allo
scopo di un'alienazione graduale del demanio fiscale.
§ 58. — Oltre dei casi accennati in cui è possibile ed
utile il mantenimento di un possesso demaniale, fondato
principalmente sulla rendita fondiaria, ve ne sono altri,
nei quali esiste la medesima base, e non mancano altre
ragioni favorevoli d' interesse generale. Cosi non è cosa
arbitraria o a'ccidentale che in molti Stati moderni una
estensione considerevole della superficie boschiva sia
proprietà demaniale, la cui conservazione in vari luoghi
è consigliata da tutti per motivi di pubblica utilità. Son
note le relazioni dei boschi collo stato generale dell'agri-
coltura, e gV influssi, eh' essi esercitano sul corso delle
acque, sulla configurazione e solidità del suolo; come si
conoscono gli effetti disastrosi d'inconsulti diboscamenti,
verificatisi spesso in Italia e altrove. Una certa esten-
sione di superficie boschiva è indispensabile in ogni
paese all' assetto migliore dell' economia agraria, al-
l' equilibrio naturale fra le varie parti del territorio.
E a ciò deve servire il mantenimento del possesso de-
maniale sui boschi. '
D' altra parte l'industria forestale è essenzialmente
estensiva, fondata sull' elemento natura, non richiede
le cure assidue e il lavoro eflftcace di una coltura in-
tensiva, e presenta alcune proprietà, che la rendono
suscettibile di una gestione pubblica. È un'industria
che non può esercitarsi utilmente, se non con grandi
possessi e lunghe scadenze ; stantechè per effettuare
un ciclo razionale e proficuo di tagli occorre una esten-
sione sufficiente e lunghi intervalli di tempo. Il pro-
dotto corrispondente non si ottiene che a condizione di
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 437
le diversità, che esistono fra gli uni e gli altri Stati, si
constatano facilmente, e sono sempre notevoli ; stante-
che il reddito puramente demaniale, che in Inghilterra,
in Francia e altrove si è ridotto a tenuissime propor-
zioni, conserva ancora nelle finanze degli Stati germa-
nici un'importanza non lieve.
Abbiamo escluso dal demanio fiscale quegF istituti
amministrativi che lo Stato mantiene, e certe imprese
industriali ch'esercita per ragioni di pubblica utilità,
perchè sono coordinati ad uno scopo diverso, e, finan-
ziariamente parlando, sono soggetti al principio delle
tasse, di cui diremo nel capitolo seguente.
Capitolo III.
Le contribuzioni speciali.
Tasse.
§ 60. — Le contribuzioni speciali, che diciamo sempli-
cemente tasse, corrispondono a servigi che lo Stato
rende singolarmente e in misura diversa ai privati.
E benché nei vari casi ci presentino forme e proporzioni
diverse, pure si coordinano intorno allo stesso principio
finanziario ed economico, eh' è quello delle prestazioni
reciproche e dei bisogni individuali.
In tutti i rami di amministrazione pubblica si pos-
sono distinguere due parti essenziali o due specie d' in-
teressi, di beneficii ; V uno privato o particolare e V altro
pubblico generale. E nel complesso dei servigi e delle
spese corrispondenti è rappresentata la soddisfazione
di bisogni individuali e collettivi, secondo le norme co-
muni deir economia, ma con procedimenti e modi di-
versi, mercè le contribuzioni speciali e generali, le
tasse e le imposte.
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 139
Un principio di diritto comune, il principio delle pre-
stazioni reciproche, ne regola le forme esterne e le re-
lazioni fra le due parti contraenti. Laddove la ragione
sostanziale è determinata dalla legge del valore sog-
gettivo delle ricchezze relativamente a quegli oggetti
e scopi determinati. Ma ciò deV essere inteso in modo
diverso a seconda delle due serie di casi che al3biamo
accennato, e che bisogna chiarire particolarmente.
§ 61. — La prima categoria di tasse si riferisce alle
imprese industriali che lo Stato esercita per ragioni di
pubblica utilità, e riguarda servigi di ordine economico
relativi alla prosperità dei cittadini. Tali sono le tasse
di monetazione ; le tasse sulla verificazione dei pesi e
delle misure e sul marchio dei metalli preziosi ; le tasse
sulle ferrovie, sulle poste, sui telegrafi, sui canali e si-
mili. L'applicazione del concetto delle tasse a tutti questi
casi è regolata dalle stesse norme, subortlinata alle me-
desime condizioni, fondata sulla identica base delF in-
tiero costo di produzione. Anzitutto è necessario pre-
supporre la convenienza ed opportunità di un' impresa
pubblica, che abbia la sua giustificazione in certi scopi
di interesse generale ; e in secondo luogo bisogna di-
mostrare il beneficio o servigio reso ai privati e da
essi retribuito intieramente per mezzo delle tasse.
Per ciò che riguarda la coniazione delle monete, sono
a tutti note le gravi ragioni di sicurezza e di utilità
pubblica che rendono necessaria in questa materia V in-
gerenza dello Stato. L' intiera società è interessata alla
costituzione e alla conservazione di un sistema mone-
tario che soddisfaccia i bisogni della circolazione, e goda
la fiducia completa dei privati. Lo strumento degli
scambi, cosi delicato e importante, viene adoperato da
ciascuno sotto la condizione tacita che il suo valore
nominale risponda al valore reale, e che ogni pezzo di
moneta contenga una determinata quantità di metallo
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 141
qualità, una garanzia che prima non aveva, ed ha
quindi acquistato un nuovo valore. Che se contraria-
mente a questo principio dovesse effettuarsi nella pratica
la identità perfetta tra il valore metallico o primitivo
e il valore nominale o concreto della moneta, sarebbero
inevitabili i danni provenienti dalle speculazioni degli
orefici, dei cambisti e dei banchieri a scapito del pub-
blico. Stantechè, operandosi la fusione e l'emigrazione
delle monete nuove, coniate di fresco, non rimarrebbero
nel mercato che le logore e scarse.
E però il sistema delle tasse di monetazione, tenui
e proporzionate alle spese di zecca, si appoggia a ra-
gioni fondate di economia e di finanza. E qualunque
metodo pratico si adotti per la fabbricazione delle mo-
nete, la regia o V appalto, quel sistema si effettua nel
modo seguente. Anzitutto è fissato un limite cosi detto
di tolleranza nel peso e nel titolo della moneta, stabi-
lita una certa proporzione tra il metallo fino e la lega ;
donde deriva una differenza in meno fra la quantità di
metallo contenuto nella moneta e quella che sarebbe
equivalente al suo valore nominale. E in conformità di
questa differenza, si fa pagare una tassa particolare
per le spese di fabbricazione (assaggio, partizione e
conio) a coloro che portano verghe metalliche alla zecca
per farle convertire in moneta. Infine lo Stato ritrae
un provento notevole dalla fabbricazione delle monete
sussidiarie, di rame o d' altro metallo inferiore, attri-
buendo loro un valore nominale, che supera di molto
il reale. E ciò non arreca perturbazioni negli scarabi,
perchè queste monete occorrono per le più piccole
contrattazioni, e non si adoperano che dentro limiti ri-
stretti di emissione, di corso forzato e d'inconvertibi-
lità. In questo modo si provvede alle spese di coniazione.
Ma la rifusione delle monete logore, che oltrepassano
il limite di tolleranza del peso, essendo un effetto del
■».v
142 LIBRO SECONDO.
loro uso generale, deve andare a carico di tutti i con-
sociati, ed effettuarsi col provento delle imposte.
§ 62. — Simili a quelle di monetazione sono le tasse
sui pesi, sulle misure e sul marchio dei metalli preziosi.
Tutti i cittadini sono interessati alla costituzione e alla
conservazione di un sistema di pesi e di misure, che sia
uniforme nelle varie parti del territorio, invariabile di
tempo in tempo, e corrispondente alle esigenze impre-
scindibili dello scambio. Ed anche qui è opportuna, ne-
cessaria r azione dello Stato, come quella che presenta
le migliori garanzie di esattezza e inalterabilità. Il sin-
dacato ch'esso esercita per mezzo di ufficiali pubblici,
deputati alla verificazione dei pesi e delle misure, è
motivato da un interesse generale della società ; ma in
pari tempo arreca benefìcii particolari e rende servigi
ai privati, in quanto riveste di una garanzia. pubblica,
di un carattere ufficiale quegli strumenti di scambio. Da
ciò il pagamento delle tasse, prima da parte dei fab-
bricanti di pesi e monete, e periodicamente da parte
dei commercianti che ne fanno uso.
In egual modo le tasse prelevate sul marchio, ob-
bligatorio o facoltativo, dei metalli preziosi corrispon-
dono al servigio che l'autorità pubblica rende ai privati,
attestandone il peso e il titolo. Il commercio dell' oro
e deir argento presuppone in ogni caso V accertamento
della quantità e del grado di finezza ; ma questo accer-
tamento richiede mezzi idonei e non è facile per tutti
gV individui in qualunque momento. Egli è per ciò che
lo Stato interviene a fine di agevolare le contrattazioni
private, ed esegue queir operazione, prestandone la ga-
ranzia mediante il marchio, che può essere un obbligo
una facoltà degl' interessati. La tassa, pagata dai fab-
bricatori e dai commercianti di metalli preziosi, viene
ordinariamente rimborsata dai compratori nel prezzo
(li acquisto : stantechè ad essi è veramente reso il ser-
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 143
vigio e fornita la garanzia relativa alla natura e qua-
lità della merce.
Le tasse postali, telegrafiche, ferroviarie e simili
hanno la medesima base e sono regolate dallo stesso
principio, benché siano applicate in maniera più larga
e con criteri più precisi. Le ragioni che giustificano o
reclamano in questi casi T azione diretta dello Stato, e
che trasformano le imprese industriali in rami di am-
ministrazione pubblica sono ragioni d'interesse generale
e riguardano scopi e bisogni della vita collettiva. Si
trattia cioè di certe garanzie d'ordine e di sicurezza
Sociale, di condizioni indispensabili alla uniformità e
regolarità del servizio in tutte le parti del territorio
nazionale, o d' interessi comuni che in altra guisa po-
trebbero essere offesi o non efficacemente ed egual-
mente promossi. La giustificazione teoretica, o i motivi
di convenienza e di opportunità di queste istituzioni
pubbliche devono ricercarsi nei fini deir amministrazione
economica, ossia nelle circostanze che rendono neces-
saria o profìcua un' azione diretta del potere collettivo,
la formazione delle imprese pubbliche. Ma poiché al-
l' interesse generale è congiunto in questi rami di
amministrazione l'interesse privato, 11 quale assume
proporzioni considerevoli e assai differenti da individuo
a individuo ; poiché in sostanza si tratta di opere fatte
e servigi resi particolarmente ai singoli, da cui sono
richiesti; così è giusto, opportuno il pagamento indivi-
duale, coordinato all'intiero rimborso delle spese oc-
correnti ed eseguito direttamente da coloro che usu-
fruiscono di quegli istituti pubblici. E su questa base
deve farsi l' applicazione del principio delle tasse fer-
roviarie, postali, telegrafiche e simili, le quali costitui-
scono il prezzo normale dei servigi corrispondenti, il
mezzo più acconcio per la soddisfazione di bisogni in-
dividuali. Che se da una parte non devono degenerare
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 145
giuridici, che si distinguono in tasse giudiziarie e tasse
sugli atti civili, e che possono considerarsi come il tipo
normale di tutte le altre simili, a cui sovrastanno per
estensione ed importanza. Innanzi tutto conviene no-
tare che le denominazioni comuni di tasse sugli atti
in genere, tasse sugli affari, sui contratti e simili sono
vaghe e incomplete ; e quelle più generalmente usate
di tasse di registico e bollo sono erronee, perchè si ri-
feriscono al metodo di riscossione e non denotano esat-
tamente la natura dalla materia imponibile. In molti
Stati, e specialmente in Inghilterra e in . Germania, il
bollo comprende non solo le tasse propriamente dette,
ma certe imposte di consumo, accise, le imposte sul
trasferimenti di proprietà e via dicendo. E d' altra parte
non poche tasse sugli atti giuridici vengono riscosse
con altri metodi, diversi dal bollo. E quindi, prescin-
dendo dal metodo di riscossione, bisogna considerare
r oggetto a cui si riferiscono, per cliiarirne la ragione
e determinarne i limiti di applicazione.
Ora tutti gli atti giuridici o le funzioni pubbliche re-
lative alla sicurezza personale e reale dei cittadini si
possono raccogliere intorno ai due concetti della giu-
stizia preventiva e della giustizia repressiva, intesi
nel senso più largo. Lo Stato da una parte emana delle
prescrizioni legali, stabilisce delle formalità, sancisce
delle misure, acciocché i diritti privati siano ricono-
sciuti e convalidati ; e dall'altra parte adotta disposi-
zioni di legge, esegue procedure, perchè gli stessi diritti,
lesi o messi in dubbio, siano definiti e ripristinati. A
mantenere le relazioni giuridiche, stabilite fra i citta-
dini, contribuiscono le due serie di atti, di cui V una
mira air avvenire, V altra al passato. E in questa sfera
amplissima di funzioni governative, che diciamo attua-
zione del diritto o protezione sociale, vi è una somma
di servigi che tornano a vantaggio deir intiero corpo so-
i/. 5. — 3. 10
. 146 I.IHRO SECtWIlO.
ciale, dell'ente collettivo, vi è un interesse generale,
comune a tutti i consociati ; e vi è altresì un interesse
particolare, diverso da individuo a individuo, una somma
di servigi, richiesti da ciascuno in differente misura. I cit-
tadini per la gai'anzia dei loro diritti devono ricorrere
spesso alle autorità pubbliche, delle quali reclamano
r intervento e la cooperazione in varie guise ; ma, se-
condo r importanza e la molteplicità dei loro affari, se-
condo le condizioni economiche e sociali in cui si tro-
vano, differisce grandemente la media dei servigi che
domandano, il grado di protezione ch'esigono, il numero
e la qualità degli atti giuridici che provocano. Essi nsu-
fì'uiscono in maniera diversa le istituzioni pubbliche, da
cui ritraggono vantaggi più o meno grandi. E a questo
elemento differenziale, a questa misura differente di
benefici! e di vantaggi che gf individui ricavano dall' at-
tuazione del diritto nel doppio ordine della giustizia
preventiva e della, giustìzia repressiva, corrispondono
le tasse sugli atti giuridici, le quali per ciò si distin-
guono in due categorie corrispondenti ai due concetti
sovraccennati.
§ 64. — Pertanto le tasse sugli atti civili, che fòr-
mano la prima categoria, si riferiscono a quei servigi
speciali che i privati ricevono dalle autorità pubbliche
nella formazione e nella convalidazione dì quegli atti
legali, con cui sono riconosciuti, determinati e assicurati
i diritti personali e reali, o di quegli atti che sono
coordinati al principio della protezione o giustizia pre-
ventiva. La nozione di atto civile o documento giurìdico
è caratteristica di questa specie di tasse, e della loro
materia imponibile, la quale si distingue nel modo se-
guente ; 1° scritture, presentate dai cittadini ai funzio-
nari dell' amministrazione civile, a fine di ottenere un
dato beneficio o servigio, come suppliche, istanze e si-
mili ; o rilasciate dagli stessi funzionari ai privati con
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 147
simile scopo, come titoli di privative industriali, di con-
cessioni governative, licenze d' armi, di caccia e simili :
2* atti e documenti, che fanno testimonianza di diritti
personali dei cittadini (patenjii, diplomi, attestati, pro-
cure e simili) dei loro diritti reali, di proprietà, di
possesso, di uso, di convenzione (contratti di ogni ge-
nere, testamenti, estratti d' ipoteche e via dicendo).
Per ciò che riguarda la prima specie di atti civili,
appare evidente il beneficio privato, che risale al prin-
cipio della protezione preventiva. Si tratta infatti di
certe facoltà domandate allo Stato, e di diritti concessi
riconosciuti dall' autorità pubblica, previo V adempi-
mento delle condizioni prescritte ; si tratta di servigi
speciali che lo Stato rende ai privati neir attribuire
efficacia giuridica alle loro pretensioni legittime e nel
garantire loro una certa sfera di azione. E posto che
tutti i cittadini possano egualmente aspirare a quelle
concessioni e garianzie, sta il fatto eh' essi ne richiedono
e ne ottengono una misura molto' diversa, secondo i re-
quisiti posseduti e le varie maniere del vivere.
Quanto alla seconda specie di atti civili, riguar-
danti diritti personali e reali, bisogna considerare due
cose. Anzitutto la legge stabilisce alcune forme solen-
ni, di cui devono essere rivestiti i documenti relativi,
perchè abbiano forza obbligatoria, perchè possano far
fede in qualunque caso dei' fatti e rapporti giuridici,
ossia perchè impegnino in certa guisa Fazione dello
Stato, ed implichino od assicurino la sua guarentigia.
Le tasse che si connettono con T adempimento di quelle
prescrizioni formali e colla stessa stipulazione degli
atti, corrispondono ai servigi speciali, che le autorità
pubbliche rendono ai privati col loro intervento pre-
sente futuro, certo o probabile nel dare le garanzie
richieste di volta in volta, secondo la varietà dei
casi. Un'ingerenza dello Stato è perciò indispensabile
ire, come necessaria al carat-
Tientì accennati ; e diversifica
% degr interessi, dei rapporti e,
lui. In secondo luogo l'esistenza
possibilità di esercitarli, goderli
10 dagli uffici dello Stato, dalla
sso garantisce ; ma, ascondo la
ed importanza, ne richiedono un
! per ciò che negli atti, in cui si
delta protezione sociale, negli
cita per sanzionare, conservare
di proprietà, sono resi ai privati
prezzarsi e devono retribuirsi da
ero si distinguono le tasse sugli
M dette, dalle imposte sui trasfe-
iiiti di proprietà ; perchè hanno
sé stessi, non la ricchezza tras-
, servigi speciali, non a servigi
dinate ad un rimborso parziale
ad un semplice provento finan-
imo alle tasse sugli atti civili è
lomplessa dei servigi pubblici, e
(pinioni opposte egualmente esa-
lali non ammette che le tasse,
;iuridiche dello Stato e ai bene-
,i privati, affermando implicita-
la materia acconcia e 11 titolo
sne di vere imposte (Bésobrasof),
;li atti della vita civile, nei cam-
simili alcune forme o manifesta-
L capacità contributiva, della ric-
i appropriati d'imposta; ma non
per prelevare le contribuzioni
. polche non pu6 negarsi che negli
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 149
ulfici civili dello Stato si congiungono variamente due
parti, due interessi o vantaggi, V uno comune uguale per
tutti, l'altro particolare, diverso; e poiché ai servigi
generali si uniscono i servigi speciali, che differiscono
da persona a persona; è più conforme al vero il con-
cetto che abbiamo espresso di sopra, e secondo il quale
la ripartizione dei càrichi deve farsi in due modi, sotto
forma d'imposte e di tasse, a norma degli effetti e dei
beneficii, generali o particolari, che derivano dalle spese
pubbliche. I due principii trovano applicazione oppor-
tuna e diversa, né possono confondersi senza ingene-
rare errori e danni assai gravi.
Le tasse sugli atti civili acquistano maggiore esten-
sione ed importanza a misura che si aumenta la col-
tura e prosperità, degli Stati. E la ragione si è, che il
progresso industriale e civile diffonde sempre più V uso
delle scritture, dei documenti ; perchè da una parte
moltiplica i fatti, le occasioni, i motivi che ne richie-
dono r applicazione ; e dall' altra accresce le abitudini
dell'ordine e della legalità nella popolazione. Diventa
sempre maggiore il numero delle persone che doman-
dano i servigi speciali delle autorità pubbliche in molte
parti della vita civile, e più grandi le differenze per
questo rispetto fra 1' una e V altra persona, per modo
che la materia imponibile delle tasse deve necessaria-
mente aumentarsi. Nuove specie di beni appaiono nella
società, nuove transazioni private e stipulazioni di ogni
genere, che vogliono essere rivestite di forme legali ; si
moltiplicano e si complicano i rapporti giuridici, non solo
fra cittadini e cittadini, ma fra cittadini e Stato ; e si
aumentano le richieste di quei servigi che danno luogo
al pagamento delle tasse. Sono queste le ragioni de-
gl'incrementi continui e della forza di espansione, ch'esse
dimostrano negli Stati più ricchi e civili.
Oltre di ciò, considerate dall' aspetto finanziario, le
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 151
come la retribuzione speciale dei servigi resi dallo Stato
ai singoli cittadini in tutti quegli atti e quelle funzioni che
si riferiscono alla giustizia repressiva. In questo, come
nell'altro ramo di amministrazione civile, si trovano con-
giunti gì" interessi particolari degr individui agl'interessi
generali della società ; vi è una media di servigi resi a tutti
i cittadini indivisibilmente, ed una parte che differisce
da persona a persona e che è suscettibile di distinzione
e di graduazione. Si può dunque applicare il principio
delle tasse nel senso vero della parola. Ma se trat-
tandosi degli atti civili V applicazione non incontra
difficoltà, perchè si distingue agevolmente T elemento in-
dividuale dal comune, appare evidente il beneficio rice-
vuto, e il pagamento delle tasse si effettua in momenti
e condizioni favorevoli ; non può dirsi lo stesso degli
atti giudiziari, relativamente ai quali V applicazione del
principio delle tasse non può farsi oltre certi limiti e
senza inconvenienti, né va esente da obbiezioni e cri-
tiche di vario genere.
Per lunga serie di anni due opinioni opposte in-
torno a questo argomento si sono combattute con al-
terna vicenda nella pratica e nella teoria: delle quali
r una afferma che V amministrazione della giustizia sia
cosa riguardante esclusivamente T interesse privato
delle parti, e le cui spese debbano essere pagate per
intiero con speciali contribuzioni, con tasse giudizia-
rie ; e r altra ammette invece che la giustizia sia il
compito proprio, naturale dello Stato, in cui è com-
preso r interesse generale di tutti i consociati per
modo che essi devono sopportarne il carico, o pagarne
le spese per mezzo delle imposte.
La prima opinione prevalse generalmente nei secoli
scorsi. Cominciando dall'antichità classica e passando per
il medio evo fino al secolo decimottavo, si trova sempre
applicato alFamministrazione giudiziaria, sotto forme dif-
■\—.- .\ - - .>..- ^-r-
^*
p.
152 LIBRO SÌECONDO.
ferenti, questo concetto : che lo Stato debba stabilire gli
orgai^i del giudizio, ma che la lite sia una faccenda che
riguarda in tutto ed esclusivamente i priv8,ti, i quali
debbono supplire alle spese secondo V esito sfavorevole
della causa. E T espressione di questo concetto erano
le sportules, pagate dalle parti direttamente a indiret-
tamente ai giudici. Il carattere generale, comune de-
gV istituti giudiziari era sopraffatto da quello indi-
viduale, privato. Le conseguenze pratiche di questo
sistema dovevano essere molto dannose alla esecuzione
della giustizia, la quale dipendeva dai rapporti imme-
diati fra i giudici e le parti, e dalle influenze diverse
deir interesse particolare. E però si comprende la rea-
zione che si manifestò nella teoria e nella pratica con-
tro la forma antica dell* amministrazione giudiziaria nei
tempi moderni ; nei quali vennero introdotti notevoli
cambiamenti, si sottrassero i giudici agi* influssi diretti
delle persone interessate nelle liti, assegnando loro
stipendi fissi per conto dello Stato, e furono stabilite
alcune contribuzioni speciali. Si volle innanzi tutto as-
sicurare r applicazione uniforme della giustizia, come
interesse supremo della società ; e in pari tempo fu
posto in atto il principio delle tasse, corrispondente
agr interessi privati che vi si connettono in varia pro-
porzione, ai vantaggi o servigi diversi che i singoli
cittadini ne ricevono.
Se non che non mancano obbiezioni e critiche a que-
sto concetto medio per parte di alcuni teorici, eh* esage-
rano nel senso opposto, e arrivano alla conclusione estre-
ma della giustizia intieramente gratuita, o, per meglio
dire, pagata col provento delle contribuzioni generali.
Così il Bentham, osservando i danni del sistema troppo
grave-, eccessivo di tasse giudiziarie, vigente in Inghil-
terra, le ha condannate del tutto, come ingiuste, op-
pressive. Le tasse, egli dice, dovrebbero prelevarsi nei
In
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 153
momenti più favorevoli, ih cui si manifesta la ric-
chezza, la prosperità dei cittadini ; e qui invece si ri-
scuotono nelle condizioni meno propizie, nel corso di
una lite, quando essi non si trovano in grado di pa-
garle, perchè compromessa la loro sostanza, arre-
stata r industria, scemato il reddito, gemono sotto la
mano degli oppressori .e chiedono la protezione dello
Stato. Altri poi aggiunge, non esser vero che le parti
interessate in un giudizio ricevano servigi o vantaggi
speciali dagl'istituti giudiziari; ne profittano anzi meno.
Mentre tutti gli altri riposano tranquilli sotto la pro-
tezione delle leggi, di cui godono intieri i beneficii,
coloro che trovansi coinvolti in una lite, vedono con-
testati o lesi i loro diritti, che devono difendere, per
la imperfezione, la inefficacia delle istituzioni civili. E
non sarebbe quindi giusto costringerli per ciò al paga-
mento di nuove tasse. Ma tutti questi argomenti non
valgono contro il principio delle tasse giudiziarie. Qua-
lunque siano i motivi e le cause occasionali delle liti,
come pretese erronee, false preoccupazioni, imprevi-
denza, negligenza, malvolere di una o di entrambe le
parti, egli è certo che in ogni caso abbiamo diritti pri-
vati che richiedono un concorso speciale delF autorità,
pubblica per essere determinati, riconosciuti, convali-
dati ; abbiamo interessi particolari, a cui non basta
quella protezione media generale, e sufficiente per tutti
gli altri, e i quali reclamano un' ingerenza speciale,
differenziale dello Stato. Il concetto delle tasse trova
qui la sua applicazione opportuna. E V errore del Ben-
tham consiste neir avere confuso le tasse propriamente
dette colle imposte, e le tasse eccessive, come esiste-
vano in Inghilterra, colle tasse proporzionate e con-
venienti.
Adunque la ragione delle tasse giudiziarie sta nel
vantaggio particolare che gV istituti e gli atti della giù-
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 155
retti di tassazione, come sarebbero : il grado della ma-
gistratura giudicante ; Timportanza delle decisioni emes-
se ; la natura formale degli atti assunti in giudizio ; il
valore dell' oggetto della lite ; la specie e la durata
delle procedure e simili.
E infine nella riscossione delle tasse giudiziarie e delle
tasse sugli atti civili si contemperano in varia misura
i due sistemi della riscossione immediata, eseguita per
mezzo dei pubblici ufficiali, e della riscossione mediata,
posta in opera coir espediente del bollo. Il primo siste-
ma più facile diretto e meno fiscale trova riscontro nei
cosi detti «diritti di cancelleria» (droits degreffè), spet-
tanti allo Stato, e riscossi dai funzionari che ricevono
gli atti ne fanno la compilazione, oppure la registra-
zione. E prevale nelle tasse giudiziarie, specialmente
quando sono mantenute dentro limiti di moderazione.
L' altro sistema più spedito, celere ed efficace, non che
meno costoso, predomina nella riscossione delle tasse
sugli atti civili ed anche delle tasse giudiziarie, quando
esse sono alte e danno proventi cospicui all' erario.
Capitolo IV.
Le contribtizioni generali.
Imposte.
§ 66. — Le contribuzioni generali o imposte sono parti
della ricchezza privata, che i cittadini consacrano alla
soddisfazione dei bisogni collettivi ; o che si riferiscono
a servigi, resi dallo Stato, non ai privati singolarmente,
ma alla società intiera. Si tratta infatti di spese che i
cittadini, come singoli, non provocano direttamente, ma
che devono pagare per uno scopo o interesse comune.
Lo Stato, in quanto rappresenta e incarna V essere col-
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 157
mento tributario, le quali sono praticamente efficaci,
in quanto si appoggiano alla legge economica deir uti-
lità, e si applicano dentro la sfera d' azione della mede-
sima legge. Qui si appalesa novamente il nesso intimo
fra le regole pratiche della politica e della legislazione
finanziaria e i principii teorici che formano il patri-
monio della scienza pura.
§ 67. — Le norme giuridiche o regole di giustizia che
. si applicano all' imposta sono la generalità e la unifor-
mità del carico tributario. L' una e T altra si riducono
alla massima deir eguaglianza dei cittadini davanti la
legge, la quale si riferisce a tutti i rapporti del vivere
civile. La generalità dell' imposta s' intende nel senso che
nessuna persona, la quale appartiene allo Stato o parte-
cipa in altra guisa ai benefìcii che derivano da esso,
deve andare esente dall' obbligo di pagare le contribu-
zioni dovute. Ogni privilegio di qualsiasi natura non è
giustificabile in questa materia, come non si ammette
nelle altre parti della vita politica. Stan teche in uno
Stato di diritto i carichi pubblici devono ripartirsi fra
tutti i cittadini nella stessa guisa che i beneficii tornano
a vantaggio di tutti. E similmente la uniformità dell' im-
posta s'intende nel senso di una corrispondenza gra-
duale fra il contributo pagato da ciascun cittadino e la
sua condizione economica. L'eguaglianza è relativa,
proporzionale in questo caso, come in molti altri. Una
ripartizione uniforme, giusta ed uguale dell'imposta
consiste in eiò, eh' essa sia graduata in modo, che i cit-
tadini di pari condizione economica paghino le stesse
quote, e i cittadini di condizione diversa quote diffe-
renti. Il che non solo è conforme al concetto razio-
nale, astratto della giustizia, ma consentaneo alle esi-
genze pratiche di una tassazione efficace ; stantechè
quote d'imposta assolutamente eguali sarebbero o del
tutto insufficienti o inattuabili.
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 159
•
cupezza e dell' ordine sociale, qualcuno fa menzione
degli scopi di prosperità e di coltura. Ma il concetto fon-
damentale, comune a tutti e proprio di questa dottrina,
è, che r imposta formi un termine di quella specie di
scambio che ha luogo fra lo Stato e i cittadini, secondo
una nórma convenzionale e particolare, eh* è quella
delhe prestazioni reciproche. Lo scambio avrebbe luogo
in ogni caso fra il contributo pagato da ciascun indi-
viduo e il servigio o vantaggio ricevuto.
Ora, mettendo a riscontro questo principio coi vari
oggetti per cui è prelevata V imposta e i molteplici casi
a cui deve applicarsi, si può dimostrare facilmente
com' esso contraddica alle condizioni di fatto. L' errore
principale della dottrina relativa consiste in ciò, che
si attribuisce un carattere privato a rapporti di ordine
pubblico, e si considerano come bisogni individuali quelli
che sono bisogni collettivi. E invero si tratta di servigi
generali, indivisibili, di cui non è possibile determinare
r importanza relativa a ciascun contribuente, e neppure
la parte di spesa che dovrebbe spettargli. È assurdo
immaginare questa specie di scambio fra la contribu-
zione e il beneficio individuale, quando di questo non
si può stabilire il valore e neanche la quantità parti-
colare. La maggior parte degli scrittori accennati o
scambiano le imposte colle tasse, di cui si è parlato ;
cercano di adottare un principio di valore permuta-
bile, che non può applicarsi air uno, né air altro caso.
1 servigi veramente generali costituiscono un bene co-
mune a tutti i consociati, e rappresentano bisogni col-
lettivi, la cui soddisfazione avviene mediante un consumo
di ricchezza per parte di tutti i cittadini, secondo una
norma di utilità relativa. E però i criteri della spesa
cagionata e del vantaggio ricevuto sono impraticabili
negr istituti pubblici, a cui si riferisce l'imposta, della
quale travisano completamente la natura e i caratteri ;
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 161
tuzioni pubbliche. E soggiunge, che, qualunque espe-
diente si adotti, qualunque forma di tassazione sia pra^
ticata, il carico delle imposte si proporziona sempre
air uso effettivo della ricchezza e ai vantaggi che se he
ricavano da ciascheduno nella società. Ma questo fatto
non è dimostrato in nessuna guisa, né può ridut'si ad
elementi concreti. E T intiera dottrina è concepita in
maniera vaga, incerta ed empirica. I piaceri, i godi-
menti d' ogni privato non sono che T effetto, il risultato
dell'uso della ricchezza, e rappresentano una serie di
bisogni soddisfatti. L' imposta eh' è la parte di ricchezza,
destinata alla soddisfazione dei bisogni collettivi, con-
tribuisce a quel medesimo effetto, e dipende dalle cause
generali che determinano in tutti i casi la ripartizione dei
beni fra i vari scopi della vita. La somma dei godimenti
privati non ha in sé la propria ragione, ma la ritrova
nel principio utilitario, applicato alF attività economica
degli uomini, alFuso delle ricchezze ; e non può quindi
fornirci un criterio di ripartizione dell' imposta la quale
fa parte di quest' attività, ed è un coefficiente di quel-
r insieme di fatti, di quel risultato finale. E quindi le
proporzioni dell'imposta sono determinate dallo stesso
principio, che regola l' impiego delle ricchezze secondo
la diversa importanza dei bisogni, non dal complesso
delle soddisfazioni che ne sono l'effetto, E d'altronde sa-
rebbe molto difficile di stabilire con qualche precisione
in che consiste veramente questo criterio di tassazione,
tranne che non voglia ciecamente affidarsi all'opera
della natura e al giuoco degli umani interessi.
Di questa opinione sono stati e sono alcuni scrittori,
i quali credono, che sia opera vana di ripartire diret-
tamente con una norma dL giustizia il carico dei tri-
buti fra i privati, essendo impossibile di raggiungere lo
scopo prefisso in tanta varietà di casi e di circostanze
mutabili. E ritengono che lo Stata debba scegliere i modi
Jf. Z?. — 3. 11
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 163
tre persone sopportano dalla loro. E infatti conside-
rando r imposta dal punto di .vista dei contribuenti,
cioè dal suo vero aspetto, come un carico, un sacrifi-
cio, a cui si sottopongono per il conseguimento degli
scopi comuni, prefissi air azione dello Stato, la ripar-
tizione equabile uniforme di essa consiste in ciò, che
arrechi un peso eguale a tutti i consociati. Se non che
il Mill, attribuendo air eguaglianza di sacrificio un si-
gnificato astratto e semplicemente soggettivo, non ci
dà la ragione obbiettiva, scientifica, e neppure un cri-
terio determinato e pratico che possa servire di norma
nell'assetto delle imposte. Sarebbe necessario a tal uopo
di definire quel concetto con elementi concreti, apprez-
zabili, che formino la base e la misura della tassazione.
Ma ciò che più importa si è, eh' egli non ha dimostrato
le cause generali, per cui naturalmente si ottiene e si
conserva V eguaglianza di sacrificio nel regime tributa-
rio ; non ha chiarito dentro quali limiti trova appli-
cazione, e in qual senso deve intendersi nelF ordine
generale della economia. Il concetto del Mill, giusto e
accettabile nella sua forma astratta, generica, rimane
come campato in aria ; e se da una parte non contiene
una norma determinata per la politica e la legislazione
( finanziaria ; dair altra manca di una completa dimo-
' strazione teorica, che ne riveli la base naturale e le
• intime relazioni colle leggi che governano la produzione
e r uso delle ricchezze.
§ 71. — La dottrina, eh' è oramai sostenuta dagli
scrittori più autorevoli, specialmente tedeschi, quali il
Wagner, lo Schàflie, il Neumann ed altri, è quella che
assume come criterio di tassazione la « capacità contri-
butiva » dei cittadini. Non mancano divergenze notevoli
di opinione cosi nelle premesse, come nelle conseguenze
che se ne deducono ; ma il concetto generale comune si
può riassumere nel modo seguente. L'imposta è una
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 165
corrispondenti ; e le proporzioni con cui si riparte fra i
singoli cittadini dipendono dallo stato diverso dei bilanci
economici individuali, cioè dal grado diverso di utilità,
attribuito alle ricchezze private. Ciascun individuo con-
tribuisce alle spese pubbliche nella misura consentita
dal principio del valore, ossia Ano a quel punto, in
cui per soddisfare bisogni collettivi non debbano sot-
trarsi i beni necessari a bisogni individuali più intensi.
E però il criterio della capacità contributiva presup-
pone la valutazione diversa della ricchezza, secondo le
varie condizioni economiche dei privati ; e si risolve in
quel principio utilitario, a riorma del quale è siaMita
in ognp bilancio individuale la parte disponibile per
gli scopi comuni dello Stato. Lo stesso concetto del
reddito, che rappresenta una media periodica di sforzi,
di .sacrifìci e di ricchezze per la soddisfazione dei vari
bisogni, dev' essere subordinato a quel medesimo prin-
cipio ; stantechè né il reddito comprende tutta la ric-
chezza,, che nei vari casi si adopera per le spese
pubbliche, né per sé indica la quota individuale di
contribuzione. La capacità contributiva non coincide
perfettamente col reddito ; perché da una parte si
estende ad altri beni che non sono propriamente red-
dito, come vedremo in appresso ; e d'altra parte den-
tro i limiti dello steisso reddito é determinata dalla
legge intrinseca di valore, dianzi accennata.
§ 72. — Ma posto il criterio di ripartizione dell' impo-
sta può variare il modo di effettuarne la graduazione, se-
condo che si pratica la ragione proporzionale o la pro-
gressiva. È proporzionale V imposta, quando il rapporto
percentuale di essa coir oggetto tassato é invariabile
per tutti i contribuenti, in guisa che le singole quote
aumentano in correlazione perfetta coir aumento della
ricchezza. Dicesi invece progressiva V imposta, quando
quel rapporto varia per modo che le quote particolari
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 167
sicurazione, ma a parecchie e diverse, le quali, avendo
oggetti vari, devono essere governate da norme dif-
ferenti. E tenendo conto di questo elemento varia-
bile, delle difficoltà più o meno grandi che incontra la
protezione sociale, a seconda che trattasi di proprietà
o di persone, di beni immobili o di beni mobili, di va-
sti tenui possessi, conviene per motivi di giustizia
distribuire V imposta in ragione progressiva della quan-
tità e della qualità delle ricchezze. A ciò si aggiunga
che le spese pubbliche, quand' anche abbiano un carat-
tere generale e scopi d* interesse comune, pure ridon-
dano sempre, in via diretta o indiretta, a maggiore
vantaggio dei possidenti, e in ispecie delle classi più
ricche, in quanto promuovono gV incrementi di reddito
privato la somma delle soddisfazioni che ne derivano.
E quindi, applicandosi il principio delle prestazioni re-
ciproche air imposta, bisogna concludere in favore della
ragione progressiva, anche in vista degli effetti diversi
che ne risentono le singole economie.
Oltre di ciò, i fautori delF imposta proporzionale af-
fermano che la proporzione è, non solo conforme ai det-
tati della giustizia, ma ad una garanzia completa ed
efficace degF interessi privati. E in primo luogo essi di-
cono che sarebbe arbitraria la determinazione della
scala progressiva, il cui aumento, per non confiscare
tutta la ricchezza dei maggiori contribuenti, deve ne-
cessariamente arrestarsi a un certo punto, e precisa-
mente là, dove il rigore del principio esigerebbe una
applicazione più severa per i redditi più cospicui. Osser-
vano poi che r imposta progressiva farebbe diminuire
il desiderio effettivo del risparmio e scomparire una
parte considerevole del capitale, attenuandone il pro-
fitto ; e quindi arrecherebbe molti danni air industria e
allo stato delle classi lavoratrici. Sarebbe in complesso
una specie di punizione inflitta alla maggiore operosità,
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 169
chezza privata, che sopravanza il minimo necessario
alla vita degli uomini, si aumenta rapidamente, in una
maniera più che proporzionale nelle classi più agiate,
a misura che il reddito cresce. Ma In questa guisa o si
afferma semplicemente che la progressione esprime il
graduale aumento della capacità contributiva ; o si
scambia questo criterio con quello della eguaglianza di
sacrificio, di cui si è detto di sopra. E le affermazioni
di simil genere non costituiscono una dimostrazione
precisa delle cause obbiettive che determinano natural-
mente la graduazione dell'imposta. Il concetto formu-
lato a quel modo ha sempre i caratteri di un apprezza-
meùto particolare, soggettivo, manca di base inconcussa,
offerta dalla natura stessa dei fatti economici e posta
in luce dalla scienza.
§ 73. — 11 vero si è che la ragione proporzionale e la
ragione progressiva non sono principii teorici, propria-
mente detti, ma espedienti pratici, o criteri di politica
e di legislazione finanziaria, la cui opportunità od ap-
plicazione varia secondo le circostanze particolari", la
distribuzione delle ricchezze, le forme diverse di tas-
sazione e via dicendo. E come il criterio della capacità
contributiva in generale, cosi le norme e l'ordine di
graduazione dell'imposta dipendono, non da concetti o
massime astratte, ma da cagioni 'e rapporti di meccanica
economica ; e sono applicabili, opportuni, in quanto rie-
scono conformi a tali cagioni. Il principio fondamentale
la legge economica, dell' imposta è, eh' essa non sot-
tragga ai privati una parte di ricchezza necessaria per
bisogni individuali più forti ed urgenti dei collettivi, e
sia determinata, ripartita secondo le proporzioni che
costituiscono l' equilibrio del bilancio d' ogni singola eco-
nomia. Questo equilibrio non può essere turbato per-
manentemente, né violata la legge di utilità relativa
che ne governa le singole partite. E quindi, general-
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 171
mata, propugnata od anche applicata la progressione ad
una imposta speciale sul reddito collo scopo di tassare
maggiorniente le classi più ricche, meno aggravate dalle
imposte di consumo. Il risultato parziale deve in tali
casi porsi a riscontro col risultato generale del sistema
tributario, da cui si desumono ,i motivi per Y applica-
zione di queir imposta progressiva, che serve come
nuovo elemento di equilibrio ed è coordinata ad uno
scopo di eguaglianza e di proporzione. Ma tutto ciò non
avviene che in conformità della legge economica dianzi
accennata, e dentro la sua sfera di azione, in cui si ag-
girano le misure e le forme varie di tassazione.
Pertanto le ragioni di opportunità favorevoli all'im-
posta proporzionale o progi'essiva dipendono da due
serie di cause ; cioè dallo stato dell' economia sociale e
dalla distribuzione più o meno disuguale delle ricchezze
private ; e dalle condizioni del sistema tributario, dagli*
elementi diversi di cui si compone, e dai modi con cui
è ripartito il carico fra i contribuenti. A misura che
si accrescono le disparità delle fortune, le divergenze
nella divisione della ricchezza prodotta, o si aumenta
il peso dei tributi che gravano sulla generalità dei cit-
tadini, diventa maggiore la convenienza e la probabi-
lità dell'imposta progressiva. I due termini della tas-
sazfone, praticamente considerata, sono : da una parte
la quantità dei beni disponibili, posseduti da ciascun
individuo, da ogni classe e dair intiero corpo sociale ;
e dair altra la quota che vien prelevata in varia guisa
da un contribuente, da un certo numero di contribuenti
da tutti. Il rapporto naturale fra questi due termini
è stabilito dalla legge che regola T uso e la produzione
delle ricchezze. E come le imposte di consumo, inver-
samente progressive, sono effettivamente praticabili ed
esistono solo finché vi ha una parte di reddito dispo-
nibile nelle classi inferiori, e il saggio dei salari non
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 173
tono in alcuni punti essenziali e si coordinano ad uno
scopo, ad un risultato comune. Consiste in ciò Y ordina-
mento generale delle imposte.
Bisogna distinguere anzitutto questi tre elementi:
il soggetto dell* imposta, o la persona, a cui appar-
tiene la ricchezza e spetta l'obbligo della contribuzio-
ne ; la fonte dell* imposta, eh* è il reddito o la ricchezza
disponibile, nella sua forma particolare, nella propor-
zione determinata ; e 1* oggetto dell* imposta o la specie
di possesso. Tatto di produzione, di consumo e simili,
che si connette con quella ricchezza. Tutte le quistioni
relative ali* ordinamento delle imposte riguardano i tre
capi anzidetti : l' oggetto, sovra cui devono stabilirsi,
la fonte, da cui prelevarsi, e la persona, dalla quale esi-
gersi. Agli stessi elementi si riferiscono le norme am-
ministrative della tassazione ; da essi derivano gli ef-
fetti economici e i risultati finanziari diversi ; e a norma
di essi si distinguono le varie categorie di contribuzioni.
Considerare un* imposta nella sua attuazione concreta
significa determinarne 1* oggetto, la fonte e il soggetto,
ossia r ordinamento interno in relazione con quello delle
altre imposte ; e vuol dire dimostrare il posto eh* essa
occupa e gli effetti che produce nell* intiero sistema tri-
butario.
Le norme amministrative o politiche, dette anche
logiche, dell* imposta si riducono alle tre regole se-
guenti, formulate da Adamo Smith. Primo, 1* imposta
dev* essere certa, cioè determinata in modo chiaro e
preciso, riguardo alla quota che bisogna pagare, al-
1* oggetto per cui deve pagarsi, ai modi e ai termini
del pagamento e alla persona, eh* è obbligata a farlo.
Questa regola è 1* applicazione di quel principio costi-
tuzionale della pubblicità, che informa tutti gli atti
dell* amministrazione pubblica, ed è guarentigia efficace
degl* interessi e diritti privati contro i possibili arbitrii
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 175
d'altra parte è mestieri che la riscossione non sia
troppo molesta e vessatoria pei contribuenti. L'abuso
di pratiche eccessivamente fiscali, di giuramenti, di vi-
site, perquisizioni domiciliari, esibizioni di documenti e
simili, mentre è dannoso ai privati, non riesce proficuo
allo Stato, i cui rapporti coi contribuenti diventano
anormali e diffìcili. Si comprende pertanto nelF ammi-
nistrazione finanziaria la necessità e Timportanza di
norme e misure temperate, provvide, efficaci e conci-
lianti così relativamente al fisco, come relativamente
ai privati. L' eccesso in un senso di rigore aggrava la
condizione dei contribuenti, accresce il malcontento
che le imposte sogliono produrre e le rende insoppor-
tabili, nocive e pericolose. E l'eccesso in senso oppo-
sto arreca gravi perdite all'erario e nel tempo stesso
un carico sproporzionato ai contribuenti, e indebolisce
l'azione del fisco di fronte ai privati e in ordine allo
scopo che vuoisi raggiungere.
Per ciò che riguarda in ispecie la riscossione, si
disputa da molti scrittori intorno alla preferenza da
darsi alla regia o all' appalto colle loro variazioni prin-
cipali, la regia cointeressata e la riscossione eseguita
e garantita dai Comuni allo Stato. Un 'tempo soleva
condannarsi del tutto l' appalto : e si adducevano con-
tro di esso le rapacità, gli arbitrii e l' impopolarità de-
gli appaltatori, e i danni che ne derivavano all'inte-
resse dei privati e all' ordine pubblico. Ma questi abusi
degli antichi appalti dipendevano, più che da altro,
dal modo difettoso con cui erano ordinati, dalle insuf-
ficienti garanzie e dallo stesso sistema imperfetto delle
imposte. L'appalto, sottoposto a condizioni precise e
disciplinato da leggi provvide, rigorose, può evitare Ila
maggior parte di quei contrasti e di quei danni; ed ha
fatto ottima prova nei tempi moderni, specialmente
nella riscossione di alcune imposte dirette. Infatti men-
rato un provento fisso, a sca-
■iacossione sì efEettua colla cura
l'amministrazione privata. E in
> ottenere un notevole riapap—
effetto della concorrenza, va a
jaìDdi degli steasì contribuenti,
è un sistema più mite, benché
}plica preferibilmente in quei
[■andi te dìfflcoltà e )e spese di
tempo dev' essere lasciata una
agli agenti fiscali. Ad un ap-
ad arbitrii e speculazioni dan-
ite la regia,
istrative, di cui si è parlato
■aticbe e le gaarentigie formali
rapporti cbe passano fra i con-
vamente all'oggetto e alla fonte
' disposizioni legislative e rego-
ite a questo scopo, che il paga-
cun privato, corrisponda all' ob-
dalla ricchezza posseduta, dal
ili. L'>ttuazione pratica, effet-
e ssere conforme al concetto
ilito dalla legge. Ed è per ciò,
ioDe certa nella sua base, age-
nìì, efficace ed equabile nei ri-
, secondo la quale ogni contri-
in relazione dell'oggetto che
la cui deriva il suo reddito,
riguardano gli elementi concreti
tura essenziale degli oggetti tas-
ostituzione organica e l'ordina^
imposte. E sono le norme eco-
eve farsi la scelta opportuna
■elazinne colla ricchezza dìspo-
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 177
nibile e le persone a cui si appartiene. Per questa ra-
gione difTeriscono sostanzialmente i caratteri e gli ef-
fetti delie singole imposte.
Ed anzitutto perchè si possa giustificare un'impo-
sta, occorre una materia tassabile, cioè un oggetto che
riveli in qualche modo la capacità contributiva, od ab-
bia un nesso determinato col reddito o colla ricchezza
disponibile, come sarebbe un possesso, un'industria,
una spesa e via dicendo. La ragione d'ogni singola im-
posta, praticamente considerata, consiste in un rapporto
naturale fra l'oggetto tassato e la fonte a cui si rife-
risce. In sopendo luogo tra gli oggetti molteplici e vari
bisogna scegliere quelli che formano una base acconcia
di tassazione, e donde possano derivare le minori per-
turbazioni possibili nella economia e un carico unifor-
me ai singoli contribuenti. Differiscono notevolmente i
caratteri e gli effetti dell' imposta, secondo eh' essa col-
pisce i generi di consumo, o le materie prime d' indu-
stria,, o il reddito stesso, parziale o totale, dei cittadini;
in tutti questi casi è più o meno lungo e complicato il
processo della tassazione, diversi i risultati finanziari ed
economici. La scelta degli oggetti tassati è opportuna,
quando risponde meglio allo scopo dell'imposta e lo
raggiunge nei modi relativamente più diretti e meno
dannosi, cioè quando la prelevazione dei contributi si
effettua in conformità delle condizioni economiche dei
cittadini. Oltre di ciò, le varie imposte devono coordi-
narsi fra di esse in un sistema completo, e in guisa che
abbiano per risultato complessivo la distribuzione equa-
bile e non troppo onerosa del carico fra i singoli contri-
buenti. Di guisa che nella scelta degli oggetti molteplici
di tassazione, bisogna far si che gli uni servano di com-
plemento agli altri, e conviene stabilire fra di essi rap-
porti di correlazione, secondo la diversità della loro
natura e dei loro effetti particolari. E infine, per de-
U. B. — 3. 12
LIBRO SECONDO.
iti effetti, è necessario chiarire l'aziono
Btta d' ogni singola imposta, la quale ora
I dei contribuenti prima colpiti, ora grava
i su altri. Dalla natura dell' oggetto im-
i forma di tassazione dipende questo fe~
ripercussione, di cui bisogna tener conto
to dei tributi, per calcolarne o conoscerne
lo i risultati. Pertanto la scelta degli og-
no. formare la base di un sistema tribu-
efticaCe ed equabile, è fondata, oppor-
va e sicura, quando s'informa ai criteri
tnomeno della ripercussione (diffusione,
cldenza) merita di essere considerato par-
che di speciale importanza. Non si pos-
aterminare con certezza i risultati di
a ripartizione effettiva del suo carico,
i chiarito bene questo pnnto, e accertati
reali. Ora ogni singola imposta nella sua
tica e relativamente all'oggetto imme-
colpisce, può considerarsi o come parte
produzione di una data industria, o come
) necessario alla sussistenza dei produt-
ma semplice quota del reddito disponi-
juenze economiche che ne derivano sono
1 questi tre casi. Quando l' imposta col-
fi rami d' industria o nei mezzi adope-
lotto ottenuto, è considerata dai produt-
nuova spesa di produzione, che dovrebbe
propizie ricomparire nel valore normale
a ciò la tendenza alla ripercussione di-
io tributario dai produttori ai consumaf
levazione dei prezzi, la quale in alcuni
riscontro nella realtà. E, lasciando da
'i temporanei, provenienti dai rapporti
. LB ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 179
mutabili della domauda e dell' offerta, bisogna distin-
guere anzitutto se V imposta colpisce un solo ramo
d* industria o tutti i rami egualmente. Nel primo caso
è immancabile la ripercussione, perchè altrimenti, sceso
il profitto al di sotto del saggio ordinario, il capitale
sarebbe attratto da altri impieghi più proficui, e quella
produzione dovrebbe scemare in misura analoga. Nel-
r altro caso non è jwssibile la ripercussione anzidetta,
la quale, movendo da tutte le parti, si eliderebbe nei
risultati, perchè i produttori di alcune merci sono nel
medesimo tempo consumatori di altre merci. Che se
il saggio dei profitti è disceso al minimo, e non può
ammettersi una ulteriore diminuzione, il rimbalzo del
carico tributario avverrà, non mediante una eleva-
zione di prezzi, che essendo generale non avrebbe al-
cun effetto, hia in altra maniera, mercè un ribasso
proporzionato del saggio dei salari. E similmente quando
i produttori di manufatti sono colpiti da un'imposta
troppo grave, che lascerebbe loro un profitto minore
di quello che ottengono i produttori di materie prime,
si effettua il rimbalzo dagli uni agli altri, mediante la
diminuzione del prezzo di queste materie. In tal guisa
ha luogo la ripercussione inversa dagli imprenditori ai
lavoranti, e dai produttori di manufatti ai produttori
di materiali.
Considerando poi l'imposta come parte della spesa
necessaria al mantenimento della classe lavoratrice, e
prescindendo anche qui dalle variazioni temporanee o
accidentali, la ripercussione avviene quando i salari
reali, ridotti al minimo, non sono suscettibili di ulte-
riore diminuzione ; e si manifesta sotto pari condizioni
in una elevazione del salario nominale. In questo caso
l'imposta va a carico degl'imprenditori, pei quali co-
stituisce un aumento del costo di lavoro. Ma nel caso
contrario, in cui il saggio dei salari reali è al disopra
180 Lii
del iQiQimo, la, ripercussione dell' imposta dai lavorauti
ai capitalisti Don avviene necessariamente, e il suo peso
rimane sovra dei primi tassati. L' una e l' altra cosa
accadono egualmente, sia che si tratti d'imposte stabilite
6U generi di consumo della classe lavoratrice, sia che si
tratti d'imposte collocate direttamente sulle persone,
E infine considerando l' imposta come una semplice
quota della ricchezza disponibile, sì esclude a priori
qualunque specie di ripercussione ; stantechò sì am~
mette eh' essa entri quale parte integrante nel bilancio
economico dei privati, e non arrechi perturbazione di
sorta, né uno squilibrio, né un ribasso eccessivo di pro-
fitti o di salari. Ma in tal caso la sua attuazione pra-
tica dev' essere conforme al principio di valore o legge
di utUità relativa, che regola le varie partite dello
stesso bilancio, come si è' detto di sopra. E al medesimo
' risultato approdano le diverse tendenze della ripercus-
sione, quando essa ha luogo e in quanto serve a rista-
bilire un equilibrio d'interessi turbato, un certo ordine
di distribuzione delie ricchezze alterato, e a rimettere
in vigore quei rapporti tributari che ne sono la conse-
guenza necessaria. La ripartizione dei carichi pubblici
per vie dirette e indirette si accosta a quel principio
che, determinando il valore delle ricchezze per ogni
singola economia in misura diversa, e quindi l'ordine
economico della produzione e delia distribuzione, si ri-
lette nell'ordinamento generale dei tributi.
§ 78. ~ Dagli stessi elementi concreti di tassazione, '
dal soggetto, dall'oggetto e dalla fonte dell'imposta,
considerata nella sua attuazione pratica, si desumono
i criteri per alcune, distinzioni che hanno importanza,
non solo nell' amministrazione, ma nella economia finan-
ziaria. Una esatta classificazione delle imposte giova
a dimostrarne la natura diversa, e il posto che rela-
tivamente occupano nel sistema tributario; com'è in- -
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 181
•
dispensabile ad ogni esame o trattazione- scientifica
dólle singole parti, di cui si compone.
Le principali distinzioni, che difiPeriscono notevol-
mente per il significato e l'importanza, sono le seguenti.
Secondo la specie o qualità delle ricchezze, fornite di-
rettamente dai cittadini allo Stato, si distinguono: le
imposte in natura (derrate, merci, prodotti d* uso' im-
mediato) ; e le imposte in moneta. È una distinzione
analoga a quella delle spese pubbliche, ed ha il me-
desimo significato storico ed economico; stantechè le
prestazioni naturali, che prima avevano considerevole
estensione ed importanza, si sono via via trasformate
in imposte pecuniarie, le quali oramai costituiscono ne-
gli Stati civili la forma ordinaria, generale delle con-
tribuzioni pubbliche. E le ragioni di questo fatto fUrono
dichiarate largamente di sopra.
Un' altra distinzione riguarda il carattere perma-
nente transitorio delle imposte, ossia lo scopo e la
durata della loro istituzione. Ed abbiamo quindi le m-
poste ordinarie, \^ quali devono pagarsi costantemente
in ogni esercizio finanziario e formano parti integranti
di un ordinamento completo, riormale di tributi, e fonti
di entrate ordinarie ; e le imposte straordinarie, che
rispondono ad esigenze eventuali della finanza, per
esempio nei casi di guerra, hanno un'esistenza tem-
poranea comunque limitata a un certo periodo di
tempo, e devono considerarsi -come fonti di entrate
straordinarie. E però se la distinzione è importante
nella pratica per le conseguenze diverse che ne deri-
vano, e le differenti relazioni fra i contribuenti e il
fisco ; è importante anche nella teoria, perchè implica
presuppone l'applicazione di principii diversi alle
une e alle altre, secondo il concetto .delle spese ordi-
narie e straordinarie, di cui si è detto in un altro ca-
pitolo precedente.
182 UBRO SECONBO.
§79. — La distinzione piii nota e controversa è quella
delle iniposte dirette e indirette, iiiteBa e applicata in
modi diversi. Molti, e specialmente i pratici, chiamano
dirette le imposte che stabiliscono relazioni permanenti
6 determinate fra i contribuenti e il fisco, e sono ri-
scosse a termini o periodi fissi, mediante ruoli Domi-
nativi, intestazione di persone e simili ; e ' indirette
quelle che stabiliscono rapporti accidentali, indetermi- '
nati fra i contribuenti e il fisco, e si riscuotono per
mezzo di semplici tarifi'e. Colle prime lo Stato si ri-
volge direttamente alle persone, proprietari, capitalisti,
industriali e simili, per averne contribuzioni periodiche
in ragione della loro ricchezza ; colle altre riscuote dai
cittadini un provento in via indiretta, all'occasione di
uno scambio, di un consumo, di una spesa privata^ con
cui va connesso il tributo. Intesa a questo modo la
distinzione è empirica, cioè stabilita in base a carat-i
teri esterni, particolari, non ad una ragione intrinseca,
generale. D' altra parte alcuni teorici antichi, come per
esempio il Rau, hanno adottato un criterio di distin-
zione vago ed incerto. Chiamano dirette le imposte ri-
scosse immediatamente dai contribuenti effettivi, o
quelle che di fatto o secondo le intenzioni del legisla-
tore restano a carico di coloro, che prima le pagano ;
e indirette le imposte pagate al fisco in anticipazione
da certi intermediari, che per mezzo della ripercussione
ne ottengono il rimborso dai veri contribuenti. Ma poi-
ché la ripercussione non è un fatto normale, sicuro,
costante e determinato, non può servire di norma ad
una classificazione esatta delle imposte. La medesima
forma di tassazione sarebbe diretta o indiretta, secondo
che ha luogo o non ha luogo la ripercussione, e avrebbe
un carattere variabile a secooda dei contribuenti, a cui
si riferisce.
Per intendere 11 vero significato della distinzione hi-
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 183
sogna considerare la natura deir oggetto imponibile, o
meglio il rapporto che passa fra T oggetto e la fonte
deir imposta. Se trattasi di unarelazionB immediata, ab-
biamo l'imposta diretta; e se trattasi di una relazione
mediata, vi è l'imposta indiretta. E cosi le imposte
dirette son quelle che colpiscono le manifestazioni im-
mediate della capacità contributiva, cioè oggetti come
le persone, il patrimonio, le industrie, le. professioni
e slmili, che si riferiscono direttaipente alla fonte, al
reddito o alla ricchezza disponibile : e sono indirette
le imposte che colpiscono manifestazioni mediate della
capacità contributiva, ossia cadono sovra oggetti, che,
come le spese private, i consumi, i trasferimenti di
proprietà è simili, si riferiscono indirettamente alla
fonte, eh' è il reddito o la ricchezza disponibile. Le
prime si appoggiano ad un fatto accertato, il possesso,
r industria e simile, eh' è cagione immediata della ric-
chezza ; le altre si fondano sulla presunzione inconte-
stabile, che un atto di consumo, di scambio e simile sia
determinato e dipendente dalla stessa ricchezza. E da
ciò derivano le altre differenze dianzi notate circa i
modi e i risultati della tassazione. Perocché nel primo
caso vi è un rapporto diretto fra l'oggetto tassato e
la fonte dell' imposta, e neir altro caso un rapporto
indiretto.
Le imposte dirette si suddividono in alcune catego-
rie, che presentano caratteri diversi, i quali dipendono
dalla natura ed estensione della mate-ria imponibile e
dai metodi di accertamento e di riscossione. Si distin- .
guono in primo luogo le imposte reali (oggettive), e le
imposte personali (soggettive), secondo che si riferi-
scono direttamente alla cosa o alla persona. Le prime
colpiscono i beni, le industrie e simili, tenendo conto
delle persone in via subordinata, e solo in quanto co-
stituiscono i soggetti della contribuzione, i contribuenti.
184 LIBRO SECONDO.
La altre tassano le parsone o in egnal modo e senza
riffiinrdo alla loro condizione economica, oppure disti'i-
n varie classi e tenendo conto della Hccliezza
dono, del reddito, del palrìnionio. In secondo
istinguono le imposte speciali sul prodotto
ì industrie o dei possessi privati, e le im-
rali sul patrimonio o sul reddito, a seconda
da no partitamente le singole manifestazioni
cita contributiva o il loro complesso. E tanto
reali quanto, le personali, possono essere
speciali, cioè relative a tutto o alle parziali
lei palriinonio e del reddito.
Le altre distinzioni si riferiscono ai metodi,
prelevano le quote particolari di contribu-
tivamente al provento totale, e si rilevano'
»nte gli oggetti tassabili. Per il primo ri-
listinguono le imposte di contingente (o di
e) e le imposte di quotila, secondo che la
i contributi individuali è determinata in anti-
oppur no. Col primo Sistema lo Stato, (issato,
l" ammontare complessivo dell' imposta per
«se, ne fa poi la distribuzione allo varie parti
rio, Provincie, comuni e simili (contingenti
, comunali e simili) secondo certi criteri ap-
rì ; e infine ha luogo la ripartizione fì-a i singoli
ti ìfi base alt' ultimo contingente e senza stabi-
te anticipatamente. Coli' altro sistema invece
.ta prima alcuna somma da prelevarsi na-
<nte, ma solo è determinata la misura uni-
saggio dell'imposta per rispetto ad ogni
te, donde poi risulta il provento totale, che
e in sènso diverso. Sono questi due proce-
posti di tassazione, dei quali 1' uno potrebbe
ico e l'altro analitico. Quando vi ha un co-
della ricchezza imponibile e pub ftirsene un
LE ISTITUZIONI SPECIAL; DELLA FINANZA PUBBLICA. 185
calcolo preciso, la differenza fra i due sistemi è più for-
male che sostanziale. Negli altri casi derivano da questa
diversità di metodo conseguenze varie e importanti. Il
sistema del contingente assicura allo Stato un provento
fisso, una somma invariabile; ma in pari teiitpo dà
luogo a misure diverse, a forti disuguaglianze nella ri-
partizione dei carichi pubblici. 11 sistemff^ di quotità
risponde meglio al concetto della eguaglianza tributa-
rla, perchè stabilisce una quota fissa di contribuzione
per tutti, ed è conforme alle variazioni della ricchezza
imponibile.
I metodi di accertamento sono approssimativi od
esatti, secondo che si appoggiano a semplici indizi o
presunzioni legali, oppure a processi diretti di valuta-
zione degli oggetti tassati, 1 metodi esatti possono avere
per baso o le dichiarazioni dei contribuenti, o le stime
degli agenti fiscali o un procedimento misto (dichiara-
zioni sindacate). E le imposte si distinguono in ultimo
a norma di questo criterio, cioè a seconda che prevale
in esse la tassazione ufficiale, effettuata direttamente
dal fisco, la tassazione autonoma, eseguita in parte
più o meno grande dagli stessi contribuenti e da com-
missioni locali. Vi ha in ciò, come vedremo in appresso,
una delle cause principali, che determinano la diffe-
renza tra le forme di tassazione vigenti in diversi Stati
e relative ai medesimi oggetti.
§ 81. — Ora le imposte molteplici e varie sovraccen-
nate, se nel fatto costituiscono modi differenti di prele-
vare le contribuzioni generali, corrispondenti alle manife-
stazioni diverse del reddito o della capacità contributiva
in genere, devono coordinarsi f^a df esse in un sistema
completo, con relazioni reciproche, determinate da quel
principio fondamentale comune. Non potrebbero inten-
dersi i loro effetti, né apprezzarsi la importanza rela-
tiva e r ufficio finanziario, se dovessero considerarsi
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 187
•
si coordinano insieme nella stessa guisa, in cui sono
coordinate. naturalmente le manifestazioni particolari
dell'attività industriale. Si tratta in breve d* imposte
che, invece di ta'ssare Y intiero patrimonio o reddito dei
privati, ne colpiscono ad un tempo le singole parti, ac-
ciocché si abbia in complesso un risultato equivalente.
E similmente le imposte indirette di consumo, anch' esse
molteplici e vàrie, gravano sovra oggetti di natura di-
versa e si riferiscono con proporzioni differenti a tutte
le classi sociali. Poiché colpiscono le manifestazioni me-
diate e speciali della capacità contributiva, formano
parti integranti dell'intiero sistèma tributario, ed oc-
cupano in esso un posto diverso, ossia producono effetti
disformi, secondo l'oggetto tassato, la misura di tas-
sazione, la classe di contribuenti colpiti in grado mag-
giore. Né potrebbero giudicarsi esattamente in tutti i
casi, se. non si considerano nei loro effetti, e in relazione
collo stato e coli' ordinamento generale dei tributi. Infine
le imposte sul reddito, non adempiono solo ad un uf-
ficio complementare, ma fanno le veci talvolta ed eser-
citano le funzioni di tutte o di alcune imposte dirette,
di cui formano una semplice trasformazione. E quindi
sono, non un complemento, ma una parte essenziale,
costitutiva del sistema tributario.
Pertanto distinte le imposte secondo i criteri accen-
nati di sopra, gli oggetti a cui si riferiscono e i carat-
teri ohe presentano, ne dimostreremo l'assetto parti-
colare e l'ordine generale» considerandole nelle loro
relazioni reciproche e nei risultati finali.
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 189
tale. E si forma in tal modo a distanza di molti anni
quella' serie d'imposte reali e speciali, che incomincia
colla fondiaria, ed ha per oggetto di colpire tutte le
fonti immediate del reddito, tutte le singole manife-
stazioni dell'attività produttiva.
§ 83. — Di questo processo troviamo gì' inizi neir ul-
timo periodo del medio evo, specialmente nella repub-
blica fiorentina, e in tutto il volgere dell' età moderna,
in cui ha avuto il suo compimento. Splendida testimo-
nianza di ciò è la formazione dei catasti e in ispecie del
famoso Censimento milanese (1718-1759), il quale ha ef-
fettuajto il concetto e verificato il voto, che i politici e
gli economisti, cominciando dal Guicciardini, dal Bodin
e dal Boterò, avevano espresso e ripetuto per molto
tempo ; il concetto e il voto delle imposte reali, stabi-
lite e ripartite in base alla stima della ricchezza effet-
tiva, e .segnatamente della proprietà stabile. Così l'im-
posta fondiaria è la prima fra le dirette speciali,- che
assume una forma distinta, un assetto proprio ; e di-
venta come il centro di formazione dell'intiero siste-
ma, in cui entrano a mano a mano le altre somiglianti.
Ora si riferisce alla rendita o al reddito dominicale dei
terreni, ora a tutto il prodotto dell' agricoltura ; e
talora riguarda lo stato ordinarlo dei fondi , talora
gli elementi molteplici della produzione ; da prima è
stabilita con procedimenti sommari, approssimativi, poi
colla stima diretta e particolare del reddito, o della
ricchezza imponibile. Quando la coltivazione delle terre
diventa intensiva, s'impegnano in esse capitali cospi-
cui, la produttività territoriale si differenzia da luogo
a luogo e si svolge il fenomeno della rendita per ra-
gione di feracità naturale, di distanza e di coltura; i.
metodi indiziari o semplicemente descrittivi di esecu-
zione dell'imposta diventano sempre più insufiicienti,
per modo che devono cedere il posto ad operazioni e
I
leasi tee dì ci ed eco-
geometri co par-
parate le differenze
to da terreno a ter-
certamento diretto,
guisa che an e Ile per
etto del Vocke, se-
bbe colpire sempre
ìgrità e riferirsi al-
è conforme ai pria- ■
le imposte reali in
;ie SLÌ singoii rami
e concreta e un og-
prodotto netto o il
ompleasivo, eho si
le spese di prodn-
^rato dal punto di
'er farne un'esatta
costo di produzione
pitale circolante e
litale Asso; e in se-,
debiti che gravano
rrlsporidente. Oltre
ide il profitto agra^
B al lavoro,
lertamento del pro-
tecniche geome-
prime consistono :
appoggiata ad una
fondi, ed eseguita
varie loro parti e
la descrizione gra-
irazione, ossia il dì-
erse- particelle, che
per ragione di prò-
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 191
pri etari e di culture. Le operazioni economiche (stime)
consistono nella esatta valutazione del prodotto netto o
della ricchezza imponibile. Ma dovendosi da una parte
apprezzare la produttività effettiva di ogni parcella, e
d' altra parte essendo difficile di eseguirne la stima per
tutte singolarmente, si adotta V espediente ingegnoso
ed efficace della classificazione ; mediante il quale, va-
lutato direttamente il prodotto medio di alcune par-
celle tipiche in ogni comune^ censuario, e composta la
relativa tariffa dei prezzi delle derrate, si distribui-
scono per classi tutte le altre parcelle, tenuto conto
dei generi di coltura e del grado di fertilità.
Ma contro il catasto quale base dell* imposta fondia-
ria si son mosse e si muovono sempre forti obbiezioni, le
quali riguardano o la sua formazione lenta, costosa, dis-
forme da luogo a luogo nel medesimo paese, o la sua sta-
bilità, contraria alle variazioni continue che si verificano
nella ricchezza imponibile. È certo però eh' esso è opera
importante di civiltà e strumento efficace di tassazio-
ne, perchè effigia per così dire lo stato reale dei fondi
a un dato momento, la estensione, i confini, la produt-
tività effettiva, e. approda a risultati, che, quantunque
approssimativi, non potrebbero ottenersi con altri si-
stemi, i quali in molti casi non ci darebbero un assetto
eguale dell' imposta. E quindi nella maggior parte degli
Stati è sempre il sistema preferibile, quello che, rela-
tivamente, presenta i minori inconvenienti, e produce
effetti maggiori, un provento fiscale più cospicuo e una
ripartizione del carico meno disuguale fra i privati,^
D'altronde anche il catasto deve subire grinflussi del
tempo, e non può mantenersi in vigore, che modifican-
dosi e rinnovandosi in conformità dei mutamenti, che
avvengono nelle proprietà stabili. E a questo scopo ser-
vono le lustrazioni censuarie o rettificazioni periodiche,
richieste dall' introduzione di nuovi enti imponibili, dalla
192 LIBRO SECONDO.
eliminazione di altri scomparsi e dalla correzione.di er-
rori materiali ; e le revisioni straordinarie o perequa-
zioni, praticate a lunghi intervalli per arrecare nelle
basi deir estimo quelle modificazioni che sono reclamate
dallo stato dei terreni, notevolmente cambiato nella
coltura e nella produttività. L'esempio più recente di
perequazione è quella ordinata in Italia e già in corso
di esecuzione.
§ 84. — L' imposta sui fabbricati si è distinta negli
*
Stati moderni dalla fondiaria in genere, ed ha ricevuto
un assetto proprio e diverso, più semplice e variabile.
Ha per oggetto le case di abitazione, in quanto si consi-
derano come fonte di reddito o specie d'industria, da
cui si ricava un profitto oppure un godimento imme-
diato equivalente. Gli altri edifizi che servono a scopi
diversi ed entrano direttamente nell* esercizio delle in-
dustrie agricole, manifattrici e commerciali (case colo-
niche, opifici, magazzini e simili), devono riguardarsi
come parti o strumenti di queste industrie, e tassarsi
con criteri analoghi. Abbandonati i metodi antichi, iPr
diziari e imperfetti, di accertamento, come quelli che
Si attenevano all' area dei fabbricati o al numero dei
focolari, delle stanze, delle porte e finestre, è adottato
oramai quasi generalmente un sistema misto, il quale
si appoggia agli affitti delle case, tien conto delle di-
chiarazioni dei contribuenti, sindacate e corrette dal-
l' op§ra degli agenti del fisco o di Commissioni locali,
e si effettua mercè una classificazione opportuna degli
oggetti tassabili. In questa guisa si forma un registro
di tutti i fabbricati di abitazione, il quale viene rive-
duto e rinnovato a brevi intervalli di tempo collo stesso
procedimento, e fbrma la base dell'imposta speciale.
Dall'affitto dal reddito equivalente, accertato nei
modi accennati, bisogna detrarre una quota necessaria
per le spese di riparazione e di assicurazione e varia-
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA'FINA'NZA PUBBLICA. 193
bile secondo che trattasi di case di abitazione o di edifici
industriali, per ottenere il prodotto netto o la ricchezza
veramente imponibile. 11 migliore ordinamento dell'im-
posta sui fabbricati esiste in Austria, dove per effetto
della legge 20 dicembre 1820 fu limitata alle case di abi-
tazione, stabilita in massima sugli affitti, da cui viene
sottratto il 15 per cento per spese di manutenzione. In
Italia colla legge 26 gennaio 1865, separata T imposta
del fabbricati dalla fondiaria, si adottò un sistema misto
di accertamento, fondato sulle denunzie, e furono com-
presi nell'oggetto gli edilizi industriali insieme colle
case di abitazione, escluse le case coloniche, stabilen-
dosi come quota di manutenzione, esente dal tributo.
Va del reddito per quelli e V4 per le altre.
§ 85. — 11 principio della tassazione speciale, obbiet-
tiva, applicato da prima ai terreni e ai fabbricati con esito
soddisfacente, venne esteso di poi alle altre specie di
proprietà e forme d* industria, ma con successo diverso.
Seguendo il medesimo concetto, si dovrebbero colpire
ad una ad una le varie fonti del reddito manifesta-
zioni immediate della capacità contributiva con metodi
somiglianti e particolari; ed allora soltanto potrebbe
parlarsi di un ordinamento completo d' imposte dirette,
reali. Le ragioni teoriche sono le stesse in tutti i casi
e riguardano V oggetto proprio della tassazione diretta.
Una volta che la ricchezza immobiliare è soggetta a
carichi tributari, non può giustificarsi qualunque esen-
zione relativa alla ricchezza mobiliare. Alle imposte
sul prodotto dei terreni e dei fabbricati fanno riscon-
tro le imposte sul prodotto delle industrie manifattrici
e commerciali, delle professioni e delle arti, del capi-
tale dato a mutuo.
Oggetto di simili imposte sono T esercizio di qua-
lunque attività industriale, professionale, e il possesso
del capitale (escluso tutto ciò che' riguarda i terreni e
M. B. — 3. 13
194 LIBRO SECONDO.
i fabbricati), in quanto arrecano un profitto o un red-
dito ai privati. E quanto alle industrie propriamente
dette e ai commerci, si considera ì\ prodotto netto dal
punto di vista di ogni singolo imprenditore o produt-
tore, tenendo conto cioè, non solo ^el costo assoluto di
produzione, valore intiero del capitale circolante e quota
percentuale del capitale fisso ; ma di tutte le' spese re-
lative, come salari, interessi e simili, che costituiscono
un reddito di altre classi sociali. Perocché solo in tal
modo si evitano le doppie tassazioni e le esenzioni
egualmente dannose e ingiustificabili ; e si colpisce ogni
parte di reddito relativamente alla persona che la per-
cepisce, conformemente al principio della tassazione
speciale e della capacità contributiva.
Se non che riguardo ai redditi professionali e per-
sonali (salari, onorari, stipendi, pensioni, assegni) sor^
gono alcune difficoltà, discusse particolarmente dagli
scrittori, e si muovono forti obbiezioni alla tassazione
diretta, che si ritiene troppo grave e rigorosa per i
singoli contribuenti. Si dice infatti che V imposta è arbi-
traria per i redditi incerti, eventuali, come gli onorari
e i profitti ; vessatoria ed ingiusta su quelli fissi o pat-
tuiti, come gli stipendi ; e dannosa, inefficace su quelli
minori, come salari e simili. Ma se la tenuità dei redditi
è una ragione ammissibile di opportunità per stabilire
un minimo di esenzione, come diremo in appresso;
tutti gli altri argomenti che si adducono^ non hanno
alcun valore dinanzi al principio generale deir impo-
sta, proporzionata al reddito, da qualunque fonte derivi.
E per questo rispetto non vi ha differenza alcuna tra le
varie àpecie d' industria e tra queste e le diverse forme
di acquisto della ricchezza, annualmente prodotta. Nò
le difficoltà pratiche di esecuzione e le imperfezioni
degr istituti tributari possono formare obbiezioni valide
contro il concetto sovraccennato della tassazione diretta.
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 195
E infine per ciò che riguarda gV interessi del capitale
dato a mutuo, l'imposta deve considerarsi come un
complemento necessario di tutte le altr# dirette, di cui
si è parlato finora, e dalle quali sono escluse le passività
di ogni genere. Se nella tassazione dei terreni, dei fab-
bricati, dell^ industrie e simili, non è compreso il ca-
pitale che si appartiene a terze persone, ragion vuole
che sia tassato egualmente e per conto di esse. Oggetto
dell* imposta è il debito, in quanto costituiàce un impiego
speciale e fruttifero di capitale pel creditore ; e as-
sume le tre fornie seguenti: debito chirografario, de-
bito ipotecario e debito pubblico o rendita pubblica. E la
tassazione, benché sia legittima e necessaria per tutte
le parti della materia imponibile, è assai difficile nel
primo caso, più agevole ed efficace negli altri due. La
fonte deir imposta è il reddito intiero o V interesse del
capitale, senza diminuzioni di sorta.
§ 86. — L' assetto delle imposte anzidette ci presenta
alcuni caratteri comuni, quelli che dipendono dalla tas-
sazione diretta, speciale, obbiettiva delle singole fonti,
mediate e immediate del reddito; ma differisce dall'una
air altra in certi particolari, secondo la natura dell' og-
getto tassato. Si adoperano ordinariamente metodi misti
di accertamento, e spesso si uniscono le dichiarazioni
private alle stime ufficiali e alle presunzioni legali. Cosi
per gli stipendi, gli assegni e la rendita pubblica si è
adottato in vari Stati 1* espediente della ritenuta; in
tutti gli altri casi si alternano con diverso successo o
si contemperano opportunamente i due sistemi della
ricerca diretta e della ricerca indiretta del reddito
soggetto all'imposta. Ma qualunque sistema incontra
difficoltà gravi nella pratica e presenta difetti, special-
mente riguardo ai redditi industriali e professionali.
La tassazione indiretta o legale, fondata sopra una
classificazione della materia imponibile secondo criteri
196 LIBRO SECONDO.
prestabiliti e desunti dalla natura tecnica od economica
deir industria e della professione, dalla popolazione as-
soluta del luogo in cui è esercitata, dal valore locativo
degli ediflzi, dall' ammontare del capitale fìsso e cir-
colairte, dal numero degli operai impiegati e simili,
benché sia più facile e meno molesta, è poco efficace,
non consentanea alla grande variabilità della ricchezza
mobiliare e troppo grave per i minori contribuenti. È
cosa impossibile proporre una classificazione esatta di
tutte le industrie e di tutti i mestieri e stabilire per
legge opportuni criteri di accertamento. D' altra parte
la tassazione diretta del reddito effettivo, effettuata per
mezzo d' indagini e stime ufficiali, quantunque possa
apparire più conforme alla molteplicità e varietà dei
casi e al principio di proporzionare di volta in volta
V imposta alla ricchezza dei contribuenti, è non meno
difficile nelle sue applicazioni, e dà luogo ad arbitri e
vessazioni pericolose. Parrebbe conveniente un metodo
misto, col quale, stabilite alcune norme di tassazione,
si desse agli agenti fiscali entro limiti definiti libertà
di apprezzamento e di azione. Ma anche la giusta com-
binazione dei requisiti che occorrono a questo scopo,
non è cosa facile e sempre praticabile.
L' esempio più importante, che ci si offra, di simili
imposte sui redditi industriali e professionali, è la così
detta tassa di patente in Francia, ordinata colla legge
4 thermidor a. Ili, riordinata più largamente ed effica-
cemente colla legge 1° brumaire a. VII, e poi rimutata
di continuo con altre leggi successive, tra cui notiamo
quelle del 25 aprile 1844, 18 maggio 1851, e 4 giugno 1858.
Si distingue un saggio fisso di contribuzione, stabilito
secondo i due criteri della importanza economica del-
l' industria e della popolazione del luogo abitato, e un
saggio variabile proporzionato al valor locativo degli
edifici occupati dai contribuenti. E Tinìposta messa in
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 197
pratica col sistema della tassazione indiretta, in base a
certe presunzioni legali e ad una classificazione imper-
fetta delle varie industrie, è òagione di forti disugua-
glianze e aggrava troppo i minori contribuenti. Sul
sistema francese era modellata l'imposta di patente,
stabilita in Piemonte colla legge 7 luglio 1851, ch'ebbe
vigore fino ai primi anni del nuovo regno italiano.
§ 87. — Le difficoltà che s* incontrano nella tassazione
delle industrie, delle professioni e del capitale, le imper-
fezioni e gV inconvenienti inevitabili da una parte, e da
. un' altrj^ i processi lunghi e costosi delle stime ufficiali
e dei catasti riguardo ai terreni e ai fabbricati sono gli
argomenti principali che sogliono arrecarsi contro il
sistema delle imposte reali e in favore di una completa
trasformazione del loro assetto e specialmente del me-
todo di' accertamento. Per queste ragioni alcuni pro-
pugnano r abbandono dei metodi antichi, dianzi accen-
nati, e un riordinamento più semplice ed uniforme di
tutte le imposte dirette sulla base delle denuncio degli
stessi contribuenti. Ma se una riforma generale di tal
natura non è praticabile dappertutto e non potrebbe
dare risultati soddisfacenti, cioè un eguale provento per
il fisco e una ripartizione equabile del carico per i con-
tribuenti, perche richiede condizioni che non si avve-
rano sempre ed anche ai tempi nostri sono piuttosto
rare ; non mancano però vari esempi di utili modifica-
zioni del sistema tributario e di elementi nuovi che
s'introducono in esso per renderlo più completo, ed
equilibrato. Ed anche dov' è incontrastato il predominio
delle imposte dirette reali sul prodotto delle varie in-
dustrie si troiano alcuni saggi e tentativi parziali di
trasformazione, che si raccolgono intorno al concetto
dell' imposta sul reddito, la quale segna un notevole
progresso nelle istituzioni finanziarie degli Stati mo-
derni.
198 LIBRO SECONDO.
Essa differisce dalle imposte reali, di cui si è di-
scorso, per i seguenti caratteri essenziali : 1*» È perso-
nale e soggettiva, perchè si riferisce direttamente alla
persona che possiede un reddito qualsiasi; mentre le
altre sono oggettive e colpiscono immediatamente una
cosa, un possesso, un'industria e simile. 2® Riguarda
la capacità contributiva nel suo complesso, nella forma
intiera ed efficace del reddito; laddove le imposte
speciali ne colpiscono, le singole manifestazioni, i pro-
dotti delle diverse industrie, L' una tassa il reddito
della persona senz'altro, il reddito che proviene da
fonti molteplici e varie, e le altre i prodotti dei ter-
reni, dei fabbricati, delle manifatture, dei commerci,
delle professioni, dei capitali. 3*» Un* ultima differenza,
non meno importante, riguai*da i metodi di accerta-
mento ; i quali nelF imposta sul reddito si riducono alle
dichiarazioni dei contribuenti, sindacate e corrette dal-
l' autorità pubblica e da commissioni apposite ; e nelle
altre si appoggiano a ricerche dirette e valutazioni del
fisco, misure, stime, calcoli ed altrettali operazioni. Da
tutto ciò discendono alcune conseguenze che hanno non
lieve importanza pratica. Anzitutto l'imposta sul red-
dito deve logicamente prelevarsi su tutti i cittadini
dello Stato, se pure ricevono la ricchezza dall' estero,
ma non sugli stranieri, quand'anche ritraggano un
provento da fonti nazionali: laddove le imposte reali
seguono l' ordine inverso e colpiscono tutti i beni pos-
seduti e le industrie esercitate da qualsiasi persona nel
territorio dello Stato. È questa una differenza; che nella
pratica non è sempre osservata, ma che può dar luogo
a risultati diversi, secondo i casi e le circostanze. E
secondariamente l'imposta sul reddito, personale sog-
gettiva, presentasi sempre come vera contribuzione
pubblica, non fa parte delle spese di produzione di
un' azienda privata, né si confonde col prezzo dei prò-
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 199
dotti. Le relazioni tra il fìsco e i contribuenti sono im-
mediate, e rimangono tali, quali sono stabilite dalla
legge, né possono alterarsi per T influenza di cause
esteriori od accidentali.
§ 88. — Considerata poi nella sua varia attuazione,
r imposta sul reddito ha un significato e un valore di-
verso nei sistemi tributari degli Stati moderni. E tenendo
conto delle idee, delle tendenze predominanti nella opi-
nione teorica, e degli esperimenti, dei progressi com-
piuti nella pratica finanziaria, possiamo ammettere la
seguente distinzione, secondo cui essa deve intendersi
in due maniere differenti : o come un principio nuovo,
piuttosto che una véra e semplice forma concreta di
tassazione, un principio che vale a trasformare in parte
il sistema delle imposte dirette, segnatamente nei me-
todi di accertamento ; oppure come un' imposta com-
plementare, la quale si sovrappone alle altre esistenti
per integrarne l'assetto, colmarne le lacune e correg-
gerne i difetti. Nel primo caso vi ha sempre un ordi-
namento d'imposte dirette e speciali, un ordinamento
però che s' informa fino ad un certo punto al principio
deir imposta generale sul reddito, di cui presenta alcuni
caratteri personali. Tale è T income-iax, in Inghilterra,
e l'imposta sui redditi della ricchezza mobile in Italia.
Neir altro caso abbiamo una vera imposta generale sul
reddito, la. quale serve di complemento nel sistema tri-
butario vigente, in cui adempie utili uffici, come av-
viene ^éiV Einkommensteuer in Germania.
, L' income^tax fu istituita da prima nel 1799 col si-
stema della tassazione generale ; e riordinata nel 1803
con criteri diversi, mercè la tassazione speciale del
reddito nelle sue varie parti, alle sue fonti immediate,
diede per alcuni anni risultati soddisfacenti fino al 1815,
in cui venne abolita. Ma ripristinata da Roberto Peel
colla legge 22 giugno 1842, ebbe vita più lunga e mi-
' assetto sonò le medesime,
3 ; e la materia imponibile
rie o schedule, segnate da
chedula A son registrati i
hbbricati; nella scfaedula £
:ola, propriamente detta, o
nella schedala C i redditi
)tto qualsiasi forma o con- •
■edditi industriali, commer-
e nella achedula E gli sti-
ri, le pensioni e simili. Il
da prima al 2,87 per 100,
lito a 150 lire sterline, ed
me subito continui.cambiii-
ma l' ordinamento generalo
Tme-toiK costituisce per sé
na completo delle imposte
•i misti, personali e reali.
speciale del reddito, pra-
n differisce dalle imposte
fabbricati, delle industrie,
ralgono n»gli Stati dell' Eu-
'.Te alle diverse categorie
i applicano criteri e pre-
tamento del reddito, effet-
. rispetti, per il minimo di
tte ai redditi m^di, per la
)ntribuente, che trae il suo
la facoltà data ai locatari
loro quota non raggiunge
e, e soprattutto per il me-
sulle denuncie, essa avvici-
e sul reddito. Que-
si dimostra anche
gli stranieri che ricavano
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 201
il loro reddito da beni posseduti e da industrie eserci-
tate in Inghilterra, quanto i nazionali Qhe ritraggono
il loro reddito dall' estero.
Però il carattere saliente dell' imposta è il metodo di
accertamento, per il quale si distingue dalle altre so-
miglianti. Abbandonati i processi diretti di valutazione,
catasti, stime ufficiali, indagini fiscali, revisioni e simili,
in Inghilterra si è fatto assegnamento sulle dichiara-
zioni degli stessi contribuenti e sul!' opera sindacatrice
e suppletiva delle commissioni locali. Si è applicato
con esito soddisfacente il princìpio àéììsi sei f-taooation,
eh' è una forma speciale dell'autonomia amministrativa,
del self-government y e che deve considerarsi nei cit-
tadini e come contribuenti e come tassatori. In tal modo
si è costituito un sistema d'imposte dirette, che con
assetto facile, ordinato, mobilissimo, senza gravi appa-
rati tecnici e troppa ingerenza fiscale, dà proventi co-
spicui all'erario, e gravando di più sulle classi agiate,
arreca una distribuzione più equabile dei carichi pubblici.
È modellata sullo stesso tipo l'imposta italiana sui
redditi della ricchezza mobiliare, simile nell' assetto, ma
più ristretta nell'oggetto imponibile. Può dirsi un'm-
come-tax limitata ai redditi industriali, commerciali,
professionali e simili ; mentre riguardo al prodotto dei
terreni e dei fabbricati esistono altre imposte speciali e
reali. Ordinata colla legge 14 luglio 1864, ha subito con-
tinui e notevoli cambiamenti per effetto di leggi succes-
sive, tra cui giova ricordare quelle del 1874 e del 1877. È
posta in atto col sistema della tassazione speciale del
reddito alle sue fonti immediate ; la quale si vale della
ritenuta per gli stipendi, assegni e per gì' interessi del
debito pubblico; e si appoggia alle denuncio per tutti
gli altri redditi, denuncio rivedute e corrette da. com-
missioni locali. È stabilito un minimo di esenzione, ed
applicato il principio della diversificazione dei redditi.
202 LIBRO SECONDO.
In complesso è ordinata in modo opportuno e ha dato
risultati» che possono dirsi soddisfacenti.
Neir altro senso, a cui abbiamo accennato di sopra,
si è introdotta Y imposta sul reddito in alcuni Stati della
Germania e della Svizzera, e specialmente in Prussia ;
dove fu stabilita colla legge 1*» maggio 1851, e riordinata
colla legge 25 maggio 1873. Le note essenziali che con-
trassegnano y Einkommensteuer prussiana, e la distin-
guono dair income-tax inglese, sono le seguenti : 1*» la
tassazione generale del reddito preso nella sua integrità
e in relazione colla persona a cui definitivamente si ap-
partiene; 2° r ufficio complementare, moderatore ch'essa
adempie nel sistema delle imposte dirette e in tutto l'or-
dinamento tributario. Esistono in Prussia le imposte reali
sui terreni, sui fabbricati e sul prodotto delle diverse
industrie (Grund-Haus-und Gewerbesteuer)^ a cui si
sovrappone la nuova imposta sul reddito per colmarne
le lacune e renderne più equabile la distribuzione. Stabi-
lita in base alle denuncio degli stessi contribuenti, sinda-
cate da commissioni locali, con un minimo di esenzione
e con una ragione lievemente progressiva, costituisce
un utile complemento del sistema dei tributi ed uno
strumento efficace di savia politica finanziaria. È consi-
derata giustamente dal Nasse e dal Wagner come un
elemento compensatore del maggior peso che deriva
alle classi meno agiate dalle imposte indirette su generi
di universale consumo. E per questo motivo si recla-
mano alcune riforme, un minimo di esenzione più alto
ed una progressione più forte ed estesa, in modo che
il carico gravi di più sui contribuenti più ricchi.
§ 89. — In tal guisa V ordinarnonto delle imposte di-
rette si compone a mano a mano nella storia di elementi
vari e molteplici, e diventa sempre più complesso a mi-
sura che si accrescono i bisogni dello Stato e si svolge
l'attività economica del popolo. La grande estensione e
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 203
I
r aumento continuo delle spese pubbliche da una parte,
e dall' altra le forme svariate e i progressi deir indu-
stria richiedono quei modi vari di tassazione che ora
esistono in tutti gli Stati, e che sono i più adatti a pre-
levare in maniera equabile ed efficace i proventi ne-
cessari. Anche qui troviamo quella moltiplicazione e
specificazione continua di organi e d'istituti, eh' è il
carattere saliente di ogni evoluzione naturale e di ogni
progresso civile. Ma sarebbe gravissimo errore attri-
buire questo fatto a cagioni vaghe o teleologiche, come
sarebbe la forza organica, vitale della società, di cui
parlano lo Spencer, lo Schàffle e qualche altro, o la
espansione storica del principio socialistico, come af-
ferma il Wagner, o il predominio di concetti giuridici e
morali, di cui dicono molti altri, trascurando le vere
e immediate cause efficienti, che risiedono nel!' ordine
sociale delle ricchezze. Lo svolgimento delle imposte di-
rette, la maggiore complicazione ed efficacia del loro
assetto, la prevalenza della ragione progressiva e del
minimo di esenzione, e insomma la possibilità pratica
e la più grande e crescente estensione della tassazione
diretta dipendono principalmente dai mutati rapporti
della distribuzione, dalla maggiore accumulazione delle
ricchezze nelle mani dei possessori del capitale e della
terra e dalla diminuzione del valore che ne deriva. Si
tassano direttamente i possessi immobiliari e mobiliari,
le industrie, i commerci, le professioni e simili, perchè
una quantità considerevole di prodotti, sotto forma di
rendita, di profitto e di compenso per servigi perso-
nali si riparte fra le classi medie ed agiate in una mi-
sura che oltrepassa via via il minimo necessario ai bi-
sogni privati più forti ed intensi delle medesime classi.
In questo modo si è formata e si allarga sempre più
la base economica delle imposte dirette.
204 LIBRO SECONDO.
■
Capitolo VII.
La formazione del sistema tributario.
^Imposte indirette.
§ 90. — Nella formazione storica del sistema tributa-
rio sono notevoli soprattutto questi due fatti o queste due
tendenze salienti : da una parte le imposte dirette si mol-
tiplicano, si specificano via via, si riordinano con mag-
giore efficacia, e subiscono incpementi continui ; e dairal-
tra le imposte indirette si riducono nel complesso, e si
semplificano nel loro assetto, né si aumentano nella
stessa proporzione, e piuttosto scemano d'importanza,^
relativamente parlando. Le ragioni essenziali di ciò fu-
rono dette in un capitolo precedente, e risiedono nelle
mutazioni avvenute in tutto Y ordine della distribuzione
delle ricchezze. Ma T intiero ordinamento dei tributi
assume, caratteri diversi, e dà luogo a vari risultati,
secondo che le imposte indirette hanno in esso una pre-
valenza maggiore o minore, e si differenziano per il
numero e la qualità degli oggetti a cui si riferiscono.
Giova innanzi tutto dimostrare queste differenze, e
classificare le imposte indirette secondo certi criteri
intrinseci ed estrinseci. Esse possono riferirsi o alle
spese private, agli atti ordinari di consumo della ric-
chezza, oppure a certi atti straordinari d' uso dei beni
mobili e immobili, che si considerano come indizi o
manifestazioni mediate della capacità contributiva; e
quindi abbiamo le imposte indirette di consumo, e le
imposte indirette sui trasferimenti di proprietà. Le im-
poste di consumo si distinguopo poi relativamente al
metodo di tassazione, alla natura e alla specie degli
oggetti tassati. Per ciò che riguarda il metodo di tas-
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 2()5
sazione abbiamo : 1° le privative fiscali, quando, per la
riscossione più efficace dell' imposta, lo Stato si riserva
il diritto esclusivo (monopolio) della produzione e dello
spaccio dei generi su cui vuole prelevarla (sale, ta-
bacco e simili) ; 2® le imposte di .riscossione imme-
diata, prelevate direttamente dai contribuenti effettivi,
mediante ruoli e registri (imposte sull* abitazione, sui
domestici, sulle vetture e simili) ; 3° le imposte di ri-
scossione mediata^ dette anche di consumo in senso
stretto^ le quali sono riscosse, prima che i prodotti
tassati arrivino ai consumatori, o air atto della fabbri-
cazione «0 dello spaccio (accise) oppure durante la cir-
colazione ^entro lo Stato (dazi interni) o da uno Stato
air altro (dazi esterni o di confine). Quanto alla qua-
lità e natura economica degli oggetti, che formano la
materia imponibile, conviene considerare la estengione
più meno grande del consumo e la intensità dei bi-
sogni corrispondenti. Si distinguono pertanto a norma
di questo criterio : ì^\e imposte sovra oggetti ùiprim^
necessità, come sale, cereali, alcuni combustibili e tes-
suti di uso universale e simili; 2° le imposte sovra
oggetti di consumo generale, ma relativamente non
indispensabili (thè, caffè, vino, tabacco, birra, e simili)-;
3* le. imposte .sovra oggetti di lusso (stoffe ed orna-
menti preziosi, vetture, cavalli, domestici e simili).
Quest' ultima distinzione deve intendersi in un senso
approssimativo e relativo alle circostanze di tempo e
di luogo ; perchè alcuni oggetti, di cui può farsi senza
in qualche paese, sono invece di prima necessità in
altri paesi, secondo le condizioni del clima e della ci-
viltà, i bisogni, le abitudini, le tradizioni e via dicendo.
Il consumo della birra e del caffè, che 'in Inghilterra
e in Germania si considera come necessario, non è tale
in Italia. E secondo la maggiore o minore intensità dei
bisogni relativamente agli oggetti tassati, secondo la
206 LIBRO SECONDO.
estensione più o meno grande del consumo, differiscono
gli effetti economici e finanziari delle imposte indirette,
la copia dei proventi e la ripartizione del carico fra i
cittadini e le classi sociali.
§ 91. —Le privative fiscali sono un avanzo delle an-
tiche regalie, e consistono nel monopolio che lo Stato si
riserba intorno alla produzione e allo spaccio di certi
generi col fine di ricavare un provento maggiore, ven-
dendoli a prezzi alti, ossia col fine di prelevare le im-
poste in maniera rigorosa, efficace. Assai numerose un
tempo, ora si riducono a poche, cioè a quelle del sale,
del tabacco, del lotto e qualche altra d' importanza mi-
nore, essendo abolite nella maggior parte degli Stati
quelle delle polveri ardenti, delle carte da giuoco, del-
l' acquavite e simili. Le ragioni di questo fatto si
comprendono facilmente quando si considerano i danni
inevitabili di qualunque monopolio governativo per
l'economia nazionale, e gli scarsi risultati finanziari
che se ne ottengono in vari casi, in cui la natura del-
l' oggetto imponibile non è suscettiva di una forte tas-
sazione e di una gestione amministrativa relativamente
facile e poco costosa. E però negli Stati moderni le
privative fiscali si sono ristrette a poche industrie che
possono esercitarsi in grandi proporzioni e circoscri-
versi ad alcuni punti determinati del territorio, a un
numero limitato di luoghi, senza pratiche difficili e
complicate di produzione e di vendita e senza danni
troppo gravi per l' economia generale. In tal modo si
usufruisce largamente la capacità contributiva di pochi
generi di consumo e si riducono entro i più stretti limiti
i mali dei monopoli governativi.
E tacendo del lotto, eh' è oramai condannato da
tutti gli scrittori ed anche abolito negli Stati «più civili,
come quello eh' è contrario alle norme della più sana
economia, ed ha per base l'ignoranza e la supersti-
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 207
zìone del popolo, specialmente delle classi meno agiate,
a cui nuoce grandemente, fomentandone V ozio e le
speranze illusorie di guadagni, che sono sempre supe-
rati dalle perdite ; non restano oramai che le due pri-
vative del sale e del tabacco.
La privativa del sale può essere più o meno com-
pleta, secondo che riguarda tutte le operazioni, neces-
sarie air industria (raccolta, preparazione e spaccio del
prodotto) soltanto alcune di esse. Le obbiezioni che
sì muovono contro di essa sono desunte, non tanto dai
difetti e inconvenienti propri del monopolio, quanto
dalla natura della materia - imponibile, eh' è di prima
necessità. Si dice infatti, e con piena verità, che V im-
posta sul sale grava di più sulle classi povere, e spe-
cialmente sulle agricole, perchè coir alto prezzo ne
restringe il consumo e peggiora la loro alimentazione ;
è una specie di Testatico che arreca un carico inver-
samente progressivo collo scemare della ricchezza; e
nuoce a quelle industrie nelle quali si adopera il sale
come materia sussidiaria. Ma senza porre in dubbio
menomamente la esattezza e la importanza di queste
ragioni, diciamo che un giudizio completo intorno a
questa imposta non può darsi, e neppure intorno alla
necessità e alla opportunità della sua abolizione, se
non si considerano le altre parti del sistema tributario
e i bisogni corrispondenti dello Stato. E intanto no-
tiamo due fatti egualmente incontestabili. 11 primo è
che l'applicazione della privativa in tal caso non in-
contra gravi difficoltà, e torna assai vantaggiosa pel
fìsco, perchè il monopolio è ristretto naturalmente in
alcuni luoghi determinati, e viene esercitato conve-
nienteìnente dagli agenti governativi ; V imposta è ri-
scossa con molta agevolezza, perchè confusa nel prezzo
di un prodotto che d'ordinario si adopera in piccole
frazioni per V uso quotidiano. L' altro fatto è che nei
208 ^ LIBRO SECONDO.
vari' disegni e tentativi di riforma e di una maggiore
semplificazione delle imposte indirette di consumo, si
accenna da molti air imposta del sale col fine di effet-
tuarne la diminuzione od anche Y abolizione. Ed è certo
che, a misura che si allarga e diviene più forte questo
movimento riformatore, dovrà comprendere anche il
sale, eh' è un oggetto di consumo indispensabile.
L'altra privativa del tabacco ha caratteri intrinseci
molto diversi. Si tratta infatti di un genere, che non può
dirsi certo di prima necessità, ma eh' è pure di gene-
rale consumo, il quale differisce e si aumenta secondo
lo stato di agiatezza delle varie classi sociali. In questo
senso lo Stein parla di una grande capacità imponibile
e produttività fiscale del tabacco. L'imposta non arreca
danni e neppure un carico essenzialmente disuguale ai
privati, e dà allo Stato proventi considerevoli, che si
aumentano di tempo in tempo. Ma finché essa viene
prelevata con altri sistemi diretti, o stabilita sui ter-
reni coltivati a tabacco, o percepita sulla fabbricazione,
sullo spaccio sulla importazione dei prodotti, non può
evitare il contrabbando, e riesce poco proficua all'era-
rio. Ragioni finanziarie di vario genere prescrivono in
questo caso la privativa fiscale, che dà un'entrata
cospicua e crescente, e non arreca soverchi danni al-
l' industria, come dimostrano gli esempi di vari Stati,
Francia, Austria e Italia. Un sistema simile per i risul-
tati finanziari, benché molto diverso per la forma e per
gli effetti economici, è quello vigente in Inghilterra;
dove, posto il divieto assoluto alla coltivazione del ta-
bacco all'interno, sono stabiliti alti dazi air importa-
zione dei prodotti.
§ 92. — Diconsi imposte di riscossione mediata quelle
che si riferiscono a generi di consumo, ma vengono pre-
levate in uno stadio anteriore, nell' atto della produzione
dello spaccio. Perocché se esse sono pagate in antici-
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 209
pazioDe dai produttori e dai commercianti degli oggetti
tassati, ricadono poi sui consumatori che devono com-
perarli ad un prezzo più alto, e sono i contribuenti
effettivi. Differiscono, non solo per la natura economica
della materia imponibile, ma per i modi pratici di attua-
zione, la quale può aver luogo nello spazio che corre fra
i primi atti di produzione e la vendita definitiva del
prodotto compiuto; ma il concetto fondamentale, co-
mune a tutte, è quello che riguarda la forma della
tassazione mediata. Tali sono, ad esempio, le imposte
sullo zucchero, sulla birra, sul vino, sugli spiriti ed
altre bevande simili, sulla macinazione dei cereali b
sulla macellazione degli animali e simili. Riguardano
oggetti di generale consumo o di prima necessità, e
diversificano grandemente nella pratica per V efficacia
della tassazione e V importanza dei risultati che se ne
ottengono.
Le imposte sulla fabbricazione sono più facili ed
opportune relativamente a quelle merci, la cui produ-
zione si effettua in proporzioni considerevoli, ed è con-
centrata in pochi luoghi, per modo che la riscossione
diventa meno molesta, ed è più agevole e rigorosa la
vigilanza. Le più importanti sono quelle sullo zucchero,
sulla birra e sugli spiriti, che per l'esteso consumo
degli oggetti tassati e le relazioni con altre parti del
sistema tributario occupano un posto elevato nelle
finanze degli Stati moderni. Possono stabilirsi o sulle
materie prime o sui prodotti che hanno subito in tutto
in parte le modificazioni dell' industria manifattrice,
sugli apparecchi inservienti alla medesima industria.
Ma r esperienza dimostra che tutti i metodi indiziari
indiretti di tassazione, coi quali si vuol desumere il
valore dell'oggetto imponibile (dello zucchero, della
birra, dello spirito) o dalla quantità di materiali greggi
semimanufatti, oppure dalla capacità degli strumenti
Jf. B. - 3. 14
210 LIBRO SECONDO.
che servono alla fabbricazione, sono praticamente poco
efficaci, e non valgono a dare un assetto conveniente
ed equabile alle imposte. Il metodo preferibile è quello
che si fonda sulla osservazione diretta e suir accerta-
mento del prodotto effettivo, ed è ordinariamente ap-
plicato, col sussidio di speciali strumenti (alcoolometri,
saccarometri e simili). La riscossione delle imposte
diventa in tal guisa più efficace e rigorosa, ma in pari
tempo più equabile; perchè si evitano le frodi e le
disuguaglianze inseparabili dagli altri sistemi ; le quali
derivano dalle differenze continue e variabili fra le pre-
sunzioni legali (i cosi detti rendimenti ufficiali), rela-
tive alla capacità produttiva delle materie prime o
degli apparecchi di fabbricazione e i prodotti reali.
Tutti gli espedienti adottati nei vari Stati per fissare
questi rapporti sono stati contraddetti dal fatto ed hanno
alimentato le frodi, nocendo in pari tempo ai privati
e alla finanza. E però va sempre più acquistando pre-
valenza il metodo della tassazione diretta riguardo alle
imposte di fabbricazione, specialmente sulle bevande
spiritose. L' esempio dell' Inghilterra dove il provento
di simili imposte e dei dazi corrispondenti arriva alla
metà circa del bilancio attivo, dimostra come si pos-
sano usufruire largamente queste materie imponibili
con forti ordinamenti e processi di tecnica finanziaria
(sistema di esercizio).
Le imposte sullo spaccio si applicano d' ordinario a
quegli oggetti, che per la produzione sparsa e suddi-
visa, non comportano né le privative fiscali, né le tasse
di fabbricazione, e per la prontezza, generalità 'e va-
riabilità del consumo non possono tassarsi direttamente
presso il consumatore. E vengono riscosse nella forma
di un diritto sulla vendita al minuto degli oggetti tas-
sati, come sarebbero il vino e le carni ; diritto che trova
riscontro in un dazio equivalente sulla circolazione. In
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 211
questo modo si percepiscono in alcuni Stati anche le
imposte sugli spiriti, sul tabacco e simili, che altrove
e nella maggior parte dei casi sono imposte di fabbri*
cazione o privative fiscali.
§93.-1 dazi, secondo il concetto espresso di sopra,
sono imposte indirette, che colpiscono generi di con-
sumo durante la loro circolazione o fra i luoghi del me-
desimo Stato, da Stato a Stato : nel primo caso diconsi
dazi interni, nel secondo dazi esterni o di confine.
Differiscono dalle altre imposte di consumo per la forma
e i metodi di tassazione, ma non per gli effetti che ne
derivano ; i (juali dipendono dalla natura economica
degli oggetti tassati e dalle loro relazioni coi bisogni
della popolazione. E formano un complemento delle im-
poste sulla fabbricazione e sullo spaccio, colle quali
devono coordinarsi in un sistema comune, con propor-
zioni uniformi, specialmente riguardo a quelle merci
che ad un tempo sono prodotte all' interno e importate
dall'estero, come zucchero, birra, spiriti e simili. '
Distinguiamo tre grandi periodi nella storia dei dazi,
connessi intimamente colle fasi più notevoli e coi ca-
ratteri successivi della economia sociale e della costi-
tuzione degli Stati. Da prima prevalgono i dazi interni,
locali, com' erano prelevati nel medio evo dalle Signorie
feudali e dai Comuni alle porte delle città o in certi
luoghi di mercato, porti di mare e piazze commerciali.
Molteplici, disformi comprendevano elementi diversi
(contribuzioni speciali e generali), ch'erano subordinati
a vari scopi, economici e fiscali. Ebbero importanza
considerevole nelle repubbliche medioevali, in cui fu
maggiore il progresso delle industrie e dei commerci ;
e costituiscono ■ le prime forme d'imposte indirette,
donde derivano le accise e i dazi moderni. Ma in sul
principio dell' età moderna, a misura che si costituivano
i grandi Stati sulle rovine dei Comuni e del feudalismo.
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA OBBLIGA. 213
oramai sono scomparsi dagli Stati più civili. Perocché,
eccettuati i casi assai rari di un monopolio, che la na-
zione goda riguardo a certi prodotti richiesti dalF estero,
i dazi di esportazione costituiscono un aggravio degli
stessi produttori nazionali, e i dazi di transito un carico
ingiustificato dei commercianti, un ostacolo dannoso al
libero svolgimento dei trasposti.
§94.-1 dazi d'importazione hanno acquistato invece
un'importanza sempre mj^giore, e danno proventi cospi-
cui anche nei paesi in cui si è temperato notevolmente il
rigore del sistema protettore, com' è, per esempio, V In-
ghilterra. Si sono via via ridotte e grandemente sem-
plificate le tariffe, esentandosi in ispecie le derrate
alimentari di prima necessità e le materie prime e sus-
sidiarie deir industria, a misura che si aumentava la
produttività fiscale di altri oggetti importati e più su-
scettibili di un'efllcace tassazione. Ed oramai i dazi
d'importazione si riferiscono principalmente ai generi
coloniali (thè, caffè, cacao, droghe), a prodotti di con-
sumo generale, non indispensabile (zucchero, vini, spi-
riti), i quali sono tassati anche all'interno da imposte
analoghe di fabbricazione, e nei paesi, in cui prevale
ancora il protezionismo, anche a manufatti di vario
genere (filati, tessuti e simili). Se non che gli elementi,
di cui si compone il regime daziario nei vari Stati, dif-
feriscono grandemente, non solo a cagione degli scopi
diversi, fiscali ed economici, a cui deve servire, ma
secondo la posizione commerciale e industriale di ogni
paese, il numero e la qualità delle merci importate e
simili. Egli è certo che, prescindendo dai fini più estesi
e controvertibili del sistema protettore, bisogna adat-
tare le tariffe alle circostanze del luogo e segnatamente
alla natura e importanza di quei prodotti d'importa-
zione che figurano nel consumo interno della popola-
zione. Un ordinamento di dazi cosi semplice, come esiste
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214
LIBRO SECONDO.
in Inghilterra, ridotto ai generi coloniali e a poche ma-
terie alimentari, non potrebbe introdursi collo stesso
successo in altri Stati, dove il consumo di quegli og-
getti è minore e sarebbe quindi meno profìcuo per V era-
rio. Nei regime doganale si riflettono le condizioni
economiche del paese, la natura e Y efficacia della pro-
duzione, il carattere dell* industria, V estensione di certi
consumi e simile. In generale può dirsi che le merci
più adattate per i dazi d* importazione, intesi sempli-
cemente come dazi fiscali, sono quelle prodotte all'estero
in un regime di monopolio assoluto o relativo in con-
fronte colla produzione interna; stantechè in tal caso
la tassazione è completamente efficace, nò possono aver
luogo efTetti perturbatori o complicazioni dannose. Ma
trattandosi di oggetti che possono essere prodotti con-
temporaneamente, a condizioni simili, tanto all'estero,
quanto air interno, è necessario per raggiungere lo scopo
fiscale ed evitare le perturbazioni di un protezionismo
inopportuno 6 larvato di combinare in una misura con-
veniente il dazio d'importazione coir imposta sulla pro-
duzione nazionale. E benché non sia difficile in astratto
di stabilire questa proporzione, secondo cui V industria
interna e l'esterna dovrebbero sopportare un carico
uguale, pure nella pratica le difficoltà non sono lievi,
derivanti principalmente dai metodi imperfetti delle
tasse di fabbricazione, e non pochi i danni del fisco e
dei privati. L' esempio dell' imposta sugli zuccheri di-
mostra come siano inevitabili e gravi questi inconve-
nienti, finché non si adottano misure dirette ed efficaci
di tassazione.
Infine per ciò che riguarda la graduazione e l' ap-
plicazione delle tariffe, il sistèma dei così detti dazi
specifici, stabiliti secondo il numero, la misura e più
spesso il peso delle merci, va sempre più sostituendosi
al sistema dei dazi ad vaXorem, proporzionati semplice-
LE ISTITUZIONr SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 215
mente al valore dichiarato, accertato o presunto delle
stesse merci importate. Le ragioni della preferenza si
comprendono facilmente. I dazi ad vàlorem, quantunque
in astratto possano sembrare più giusti e proporzionati,
difettano nella pratica di determinazione precisa, di
certezza e di stabilità ; perchè le dichiarazioni dei con-
tribuenti sono poco sicure, e sempre variabili, oscil-
lanti; gli apprezzamenti degli agenti fiscali spesso ar-
bitrari non attendibili, per imperizia o per frode ; e
lo stesso valore delle merci continuamente mutabile.
Invece i dazi specifici, più semplici, determinati e inva-
riabili, sono anche meno accessibili alle controversie e
alle fì^odi, perchè stabiliti in base air unità di peso e
di misura. Ma, essendo fissi, nonostante le mutazioni
continue dei prezzi, non riescono sempre proporzionati
alle diverse gradazioni di qualità e di valore delle merci ;
e o sono troppo lievi per quelle che hanno grande va-
lore in piccolo volume, o troppo gravi per quelle che
possiedono un valore relativamente piccolo. Si può ov-
viare a questi inconvenienti, variando le tariffe secondo
le variazioni più notevoli dei prezzi e graduandole a
norma di certe qualità tipiche della stessa merce.
I dazi interni diconsi anche dazi di consumo in senso
stretto {octrois)^ si prelevano su certe derrate alimen-
tari e materie prime nel momento in cui sono intro-
dotte nei comuni cosi detti chiusi, cioè muniti di bar-
riere custodite da speciali agenti. 11 provento che se
ne ricava è d' ordinario diviso tra la finanza dello Stato
e le finanze comunali, di cui forma un'entrata cospi-
cua. E così per questa confusione d'interessi fiscali,
come per i danni che derivano dalle barriere locali e
da carichi troppa gravi e molesti, i dazi di cpnsumo
incontrano forti obbiezioni e critiche severe. Ma se
r abolizione completa di essi non è praticabile in n^is-
sun modo, diverrà sempre più necessario un riordina-
216 ' LIBRO SECONDO.
mento più razionale e meno complicato, che definisca
meglio i rapporti e i diritti dello Stato e dei Comuni e
ne scemi la gravità e gli svantaggi, limitandone il peso
a quegli oggetti che ne sono più suscettibili o per ra-
gione del consumo o dell'industria a cui servono.
§ 95. — Le imposte di riscossione immediata si prele-
vano direttamente dai consumatori su certe spese ^conti-
nue per beni e servigi, che sì considerano come indizi
sicuri di un reddito corrispondente. Esse presentano al-
cuni caratteri esteriori delle imposte dirette, in quanto
che, trattandosi di manifestazioni durevoli, normali
della capacità contributiva, si riscuotono ad epoche
stabilite e in base a ruoli nominativi. Ma queste ma-
nifestazioni son sempre indirette, percliè consistono,
non in una specie di possesso della ricchezza, ma in
una forma di consumo. E la riscossione immediata,
eh' è certo la più razionale e la più economica, ma che
negli altri casi non è applicabile, dove gli oggetti im-
ponibili sono di facile occultazione e di rapido consu-
mo; si applica qui, perchè si tratta di spesa che non
può nascondersi, di beni o servigi che durano. Tali
sono le imposte suir abitazione (valor locativo), sui do-
mestici, sulle vetture private, sui cavalli, sui cani e
su poche altre spese di lusso.
La più importante è certamente quella suU' abita-
zione, la quale colpisce la spesa dei cittadini come sin-
tomo manifestazione indiretta del reddito, e potrebbe
dare proventi considerevoli alle finanze dello Stato e*
specialmente a quelle dei Comuni. Infatti è propugnata
da molti come una delle più acconcie imposte locali per
la opportunità della materia imponibile, e la relativa
facilità dell'accertamento e della riscoSsione, Ma poiché
esistono diversità notevoli riguardo al valore locativo
tr» i vari centri di popolazione e tra famiglie diverse
per numero e condizioni sociali, né può sempre ammet-
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 217
tersi che vi sia un* esatta e identica proporzione tra la
spesa di abitazione e il reddito dei cittadini ; cosi per
e-vitare le disuguaglianze e i danni che potrebbero deri-
varne, bisogna adottare i seguenti temperamenti, con-
sigliati dagli scrittori ed applicati nella pratica : 1° sta-
bilire un minimo di esenzione, esonerando dall' imposta
le pigioni che non lo sorpassano ; 2<» tener conto delle
differenze locali nelle spese di abitazione, secondo i
centri m-aggiori o minori di popolazione ; 3** ripartire
il tributo in ragione progressiva del valor locativo. In
tal modo T ordinamento dell'imposta sovra una spesa
necessaria, com'è quella dell'abitazione, potrà acco-
starsi nei risultati definitivi al principio della propor-
zione.
§ 96. — Mentre le imposte di consumo in generale
hanno per oggetto le spese ordinarie o gli atti continui,
con cui si adoperano certi prodotti per soddisfare bi-
sogni privati ; le imposte sui trasferimenti di proprietà
riguardano alcune spese straordinarie o quegli atti
eventuali, con cui si usa della ricchezza per fini, che
non sono un vero consumo, e neppure un impiego
produttivo nel senso che suolsi attribuire a queste
espressioni. Esse colpiscono infatti i trasferimenti one-
rosi (o bilaterali) e gratuiti, tra vivi o per causa di
morte, tanto dei beni immobili quanto dei beni mobili
fruttiferi; e non solo i trasferimenti di proprietà, ma
anche quelli dell'usufrutto, del godimento e simili. Ma,
si noti bene, oggetto di simili imposte non è il consumo
nelle sue varie forme, le quali si considerano come
manifestazioni mediate estrinseche della ricchezza di-
sponibile o del reddito ; né il possesso del capitale,
dell'industria, il! quanto è fonte immediata, cagione
determinante dello stesso reddito, come avviene nelle
imposte dirette; ma un fatto straordinario intermedio,
che sta f^a il consumo e la produzione, e eh' è, se-
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 219
capacità economica, e da cui risulta in inedia un guada-
gno straordinario alle parti contraenti. Si deve sempre
supporre ragionevolmente, e fatta astrazione da cir-
costanze e casi speciali, che i trasferimenti onerosi di
proprietà, compiuti in vario numero dai privati, siano,
a parità di condizioni, un nuovo indizio di ricchezza e
fonte di guadagni particolari. E però quando le impo-
ste sono applicate con . giusta misura, proporzionate,
non solo al valore dei beni trasmessi, ma altresì alla
qualità diversa, più o meno proficua, dei trasferimenti,
non possono rigettarsi del tutto. Sono necessarie però
alcune esenzioni per quegli atti di tenue importanza,
relativi alle persone meno agiate, e per quelli che na-
turalmente non comportano una tassazione efficace, la
quale dovrebb' essere troppo molesta e dannosa alla
circolazione delle ricchezze.
Meno combattute nella teoria e nella pratica sono le
imposte sui trasferimenti gratuiti, che secondo V opinione
di alcuni dovrebbero essere coordinate a fini di politica
sociale. Ma lasciando da parte questi Ani assai discutibili
e non conciliabili cogli uffici della tassazione, egli è certo
che imposte simili, non eccessive, equabilmente distri-
buite ed opportunamente riscosse non incontrano diffi-
coltà gravi. Si obbietta, eh' esse arrecano un carico so-
verchio e sproporzionato ai contribuenti, specialmente
nelle successioni in linea retta discendente di famiglie
poco agiate, in cui si tratta di un semplice e talora svan-
taggioso spostamento, non di un aumento della ricchezza
per i singoli eredi; e che non potendosi prelevare in quei
casi il tributo sulla ricchezza disponibile o sul reddito,
deve intaccare spesso il capitale e diminuire in pro-
porzione il patrimonio ereditato. Il che sarebbe certa-
mente contrario ai principii fondamentali della econo-
mia. Ma questi argomenti, che non mancano di verità
e d* importanza in alcuni casi speciali e relativamente
2^0 LIBRO SECONDO.
ad imposte male ordinate e distribuite, perdono in mas-
sima parte il loro valore, posti a riscontro con un or-
dinamento razionale delle stesse imposte. E invero bi-
sogna riconoscere il vantaggio o guadagno straordinario,
che deriva in media generale dalle successioni e dalle
donazioni ai privati (eredi e donatari), e che differisce
secondo la quantità dei beni e il grado di parentela, è
in ragione diretta del primo elemento e in ragione in-
versa dell- altro (della prossimità del grado). E però
ammettendo un minimo di esenzione per i patrimoni
più tenui, e un saggio assai mite nei casi di succes-
sione in linea retta, dovrà stabilirsi V imposta con ali-
quota proporzionale al valore delle ricchezze trasmesse e
diversa secondo la maggiore o minore distanza di paren-
tela, e dovranno colpirsi più fortemente le successioni
fra collaterali che non quelle fra ascendenti e discen-
denti, e ancora più fortemente le successioni di estranei.
Le imposte complementari sui trasferimenti si ap-
plicano per motivi di analogia e di compensazione a
certi beni, i quali o non sono trasmissibili, o si tra-
smettono con grande rapidità, in guisa da non essere
suscettibili di una tassazione metodica e facile. Si ri-
feriscono ai beni delle corporazioni e degl'istituti di
beneficenza, che per disposizione di legge sono inalie-
nabili; e ai beni delle società industriali e commer-
ciali, che si trasmettono spesso e rapidamente per
mezzo dei titoli di credito. Nel primo caso si pagano
di periodo in periodo, secondo un saggio prestabilito e
ragguagliato alla media di ciò che pagano in pari tempo
gli altri beni che si trovano in libera circolazione ; e
nel secondo caso son pagate in forma di un diritto pro-
porzionale al capitale effettivo o supposto dei titoli
emessi. In entrambi i casi costituiscono l'equivalente
deir imposta, a cui sono soggetti i trasferimenti di pro-
prietà onerosi e gratuiti, di cui si è prima discorso.
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 221
§ 97. — Ora per quanto siano molteplici e ancor pre-
valenti le imposte indirette nella maggior parte degli
Stati, esse hanno perduto importanza e continuano a
perderne relativamente alla maggiore estensione e
agr incrementi successivi delle imposte dirette. Abbiamo
notato la riduzione considerevole delle accise e dei dazi
e la grande semplificazione del loro ordinamento, che
si appoggia a un numero sempre minore di articoli
tassati; né potrebbe disconoscersi il significato delle
riforme introdotte in vari luoghi, l'abolizione e il ri-
basso dei tributi su generi di prima necessità e simile.
Confrontando lo stato presente delle imposte indirette
con quello di alcuni secoli scorsi, in cui era assoluto
il loro predominio, e si parlava di un* accisa generale,
di un tributo sulle abitazioni, come si parla oggi del-
l' imposta unica sul reddito, le differenze risaltano su-
bito agli occhi. Sta il fatto, che la tassazione indiretta
ha assunto via via negli Stati moderni proporzioni mi-
nori; mentre si sono ingrandite e tendono a ingrandirsi
quelle della tassazione diretta. E di questo fatto, che
costituisce un progresso delle istituzioni tributarie, al-
cuni trovano le ragioni nella maggiore prevalenza dei
principii di giustizia e di moralità sociale, ed affermano
ch'esso è subordinato al fine di una ripartizione più equa-
bile dei carichi pubblici. Che anzi il Vocke, sostenendo
questa tesi in un' opera per più rispetti notevole, dice
che gl'istituti finanziari si accostano sempre più alla
loro meta ideale, alla perfezione civile, a misura che
si restringe il campo delle cosi dette imposte indirette,
le quali rappresentano uno stato di bisogni naturali e
di violenza, e prevale l'imposta diretta e vera, chVè
conforme a ragione. Lo svolgimento storico dei tributi,
al pari di ogni altro progresso* della civiltà, si compie
in questo modo; che ciò, eh' è semplice effetto di ten-
denze incoscienti e di sforzi arbitrari, si trasforma a
222 LIBRO SECONDO.
poco a poco in un ordine razionale, determinato in con-
formità di un principio etico. Ma questo concetto idea-
listico della evoluzione tributaria, in cui sì confondono
certe tendenze soggettive parziali colle ragioni obbiet-
tive degr istituti finanziari, manca di base reale e ve-
ramente scientifica. Perocché la trasformazioire delle
imposte indirette nelle dirette e le mutate proporzioni
fra le une e le altre non possono intendersi in senso
assolu^p, ma in senso relativo: e sono Y effetto di cause
efficienti, più che di principii astratti, cioè di quelle
cause che hanno prodotto i cambiamenti nella distri-
buzione delle ricchezze, la riduzione dei salari al mi-
nima, gr incrementi della rendita, T accumulazione della
ricchezza disponibile presso le classi capitalistiche, e
quindi lo sviluppo crescente della tassazione diretta,
di cui si è detto altrove. <
Titolo III. —ENTRATE STRAORDINARIE.
Capitolo I.
Le entrate straordinarie in generale.
§ 98. — Diconsi entrate straordinarie quei proventi
che lo Stato riceve e adopera di volta in volta a seconda
del bisogno, ma senza alcuna periodicità, per sopperire a
spese parimente straordinarie o colmare disavanzi tem-
poranei del bilancio. La ragione finanziaria deir uso con-
veniente che può farsi di questo genere di entrate sta
nel carattere straordinario della spesa corrispondente.
Ma la base economica consiste in una certa quantità di
capitale o di ricchezza accumulata o comunque dispo-
nibile per i bisogni straordinari dello Stato ; mentre le
entrate ordinarie si riducono ad una parte del reddito
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 223
annuale della nazione. Da ciò la diversa natura e gli
uffici differenti che adempiono nella finanza pubblica.
Le fonti principali delle entrate straordinarie sono
le seguenti : 1® T alienazione del demanio fiscale ; 2® il
tesoro pubblico (o di guerra) ; 3**. V aumento delle im-
poste esistenti o le nuove contribuzioni straordinarie ;
4® i prestiti pubblici ; 5* la moneta di carta a corso for-
zato. La opportunità e importanza di questi vari modi
di provvedere alle spese straordinarie è molto diversa,
secondo i tempi e le circostanze ; ma, nonostante le
apparenze disformi e le diversità particolari assai no-
tevoli, la loro sostanza è a un di presso la stessa;
e consiste neir uso pubblico di una ricchezza rispar-
miata o disponibile, la quale nei primi due casi tro-
vasi già in potere dello Stato, e negli altri tre nel
possesso dei cittadini ò deir intiera società. E invero la
vendita dei beni demaniali significa per tale rispetto la
loro trasformazione in una quantità equivalente di ric-
chezze di uso immediato, che costituiscono la spesa pub-
blica ; il tesoro è la sottrazione preventiva di una parte
del capitale monetario da destinarsi a quello scopo nei
casi del bisogno; le imposte straordinarie e i prestiti
pubblici consistono nella prelevazione della somma oc-
corrente alla medesima spesa sulla ricchezza disponi-
bile dei cittadini ; e il corso forzato dei biglietti di banca
implica r alienazione delF intiero capitale monetario,
imposta alla nazione dalle necessità finanziarie dello
Stato. Variano dunque le forme e le origini delle en-
trate straordinarie, e con esse variano anche gli effetti
particolari, più o meno dannosi, le proporzioni loro e le
ragioni di convenienza: ma rimane pur sempre il fondo
comune, e la identità sostanziale che si riduce air im-
piego di una parte della ricchezza nazionale nelle spese
pubbliche corrispondenti, o, per meglio dire, ad una
certa quantità di lavoro eseguito in periodi diversi, ad
224 LIURO SECONDO.
una proporzionata attività economica, die sì svolge in
vario tempo per soddisfare ad un momento dato i bi-
sogni straordinari dello Stato, in ogni caso è la ricchezza
attuale, esistente all'interno o all'estero, che costituisce
la vera fonte delle entrate straordinarie ; ma i metodi
finanziari, con cui è prelevata, oltrepassano i confini
di un esercizio, e impegnano altresì le forze contribu-
tive del passato (tesoro) o dell' avvenire (prestiti).
§ 99. — L'alienazione del demanio fiscale è una fonte
di entrate straordinarie assai limitata, poco duratura e
che a lungo andare va incontro ad un esaurimento totale.
Non occorre di ripetere qui ì motivi, già esposti, che
giustificano in molti casi, ed hanno prodotto quest'alie-
nazione in grande misura nella maggior parte degli
Stati moderni. Piuttosto giova insistere sul carattere
straordinario dei proventi che se ne ricavano, i quali,
ove siano adoperati per uno scopo corrispondente, come
l'estinzione dei debiti esistenti o la soddisfazione di
spese straordinarie, per cui sarebbe stato necessario
stipularne di nuovi, danno luogo nella finanza ad una
utile trasformazione dell'impiego della, ricchezza, se-
condo le norme ordinarie di ogni azienda economica.
Altre avvertenze particolari riguardano l' uso speciale
che può farsi di questa forma di entrate pubbliche e
il modo pili conveniente di ottenerne la somma mag-
giore, ossia riguardano la loro importanza finanziaria
ed economica.
La vendita dei beni demaniali, cosi per le circo-
stanze in cui dev' esser fatta e il tempo che richiede,
come per il valore a cui può ammontare, non si ef-
fettua utilmente che in tempi di tranquillità politica e
di prosperità industriale, e non serve che agli scopi e
ai bisogni della pace. Le spese straordinarie della guerra
avrebbero in ciò un mezzo inadeguato, costoso ed in-
certo di sopperimento. Ma le spese per le opere di
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 225
pubblica utilità, quando non sia preferibile V estinzione
di una parte del debito esistente, possono essere co-
perte utilmente coi proventi che derivano dair aliena-
zione del demanio. E in tal caso ha luogo una trasfor-
mazione proficua di capitarle per parte dello Stato, cioè
la conversione della proprietà demaniale, poco frutti-
fera, neir acquisto di altri beni o neir applicazione più
feconda della ricchezza equivalente. In ogni modo, sia
che si tratti di estinguere un debito vecchio o di sup-
plire ad una spesa straordinaria, la ragione economica,
che giustifica e determina T alienazione del demanio
fiscale, sta in ciò, che in tal guisa si adopera per i bi-
sogni pubblici la parte di ricchezza disponibile nieno
valevole o necessaria. Ma non vuoisi dimenticare che
questa fonte di entrate straordinarie, considerevole in al-
cuni tempi, va scemando via via d' importanza, e tende
ad esaurirsi, a misura che viene usufruita dal fisco in
proporzioni più o meno grandi.
Le norme pratiche di amministrazione che devono
regolare la vendita dei beni demaniali sono coordinate
allo scopo di ottenere il risultato più vantaggioso cosi
per la finanza come per V economia nazionale. Anzi-
tutto conviene scegliere il momento propizio alla buona
riuscita di queste operazioni, quando il valore degli sta-
bili è abbastanza elevato, e copiosa la quantità dei ca-
pitali che cercano investimento nella compera di essi.
Inoltre bisogna metterli in vendita, non di un tratto e
per grandi masse, ma gradatamente e in quantità de-
terminate, affine di non sovraccaricare il mercato, ac-'
crescendo di troppo l'offerta e cagionando un ribasso
di prezzi. E del pari è necessario dividerli in quote
rispondenti alle necessità della coltura, alle condizioni
economiche del paese, e specialmente alle variazioni
della domanda. La concorrenza dei compratori sarà mag-
giore, e quindi meglio assicurato T interesse del fìsco, se
M. B, ^ 9. 15
LIBRO SECONDO.
zione dei beni demaniali risponde a quelle esi-
elativament* parlando, è fatta in tenui por-
:he ha pure un'importanza economica e so-
'ando in tal guisa l'alienazione del demanio
ire la classe dei proprietari agricoltori, alla
iltivazione delle terre e simile. Cosi è awe-
Bsempio, in Prussia, dove furono emanati or-
nativi nel -1846, e rinnovati nel 1874 per la
beni demaniali, distribuiti in quote di 60 ar-
arpento eguale a 25 are e 50 centiare), fra
I residenti in quei luoghi a fine di ovviare al-
one crescente. Altre avvertenze riguardano
I acquirenti e le garanzie che devono presen-
tato. Bisogna schivare, per quanto è possibile,
a monopolìstica ed onerosa di agenti e società
lione, che mirano ad acquistare grandi partite
poppo bassi con l' allettativa di forti anticipa-
pedire e punire ogni frode o accordo inganne-
nmesso generalmente che la vendita'sì faccia
lubbtica, e sia circondata di tutte le formalità
ad assicurarne la piena esecuzione, mercè la
la più larga ed cfflcaee dei compratori.
« norme non rispondono che imperfettamente
oni di simil genere compiute negli Stati mo-
quali talora hanno avuto un esito sfìivore-
6830 han servito a soddisfere bisogni urgenti
I. In Italia, per esempio, dal 1860 a questa
ano alienati beni demaniali per più di un mi-
. con poco vantaggio dello Stato. La vendita
da prima e mal condotta ha dato scarsi ri-
anziari ed economici ; ed il provento adope-
o più a coprire spese ordinarie non ha avuto
tto durevole ; mentre d' altra parte è scemato
patrimonio fruttifero dello Stato.
— Il tesoro pubblico si riferisce in ispecie alle
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 227
spese straordinarie di guerra. Era usato comunemente
nei secoli passati e consigliato dagli scrittori di politica,
principalmente a causa delle difficoltà gravi, che gli
Stati incontravano nel contrarre prestiti o riscuotere
imposte nei momenti difficili e per i' bisogni urgenti
della guerra. Né può negarsi che in molti casi è stato
di grande utilità ai più potenti e fortunati conquista-
tori. Ma ora non si ammette, e non è praticato che in
via di eccezione ed entro limiti molto ristretti ; perchè,
mentre sarebbe sempre insufficiente per le spese enormi
delle guerre moderne, arreca il danno molto maggiore
di sottrarre alla circolazione e rendere per molto tempo
inattiva una parte cospicua del capitale monetario. Per
questo rispetto esso si assomiglia in parte, come ab-
biamo osservato, all'altro sistema disastroso, eh' è il
corso forzato dei biglietti di banca, e che ha per effetto
r alienazione o sottrazione di tutta la moneta metallica
dalla circolazione. E se dovesse mettersi in opera dagli
Stati e in proporzioni considerevoli, i danni sarebbero
immensi, e incalcolabile la contrazione del meccanismo
degli scambi. Ma poiché nei tempi moderni Y uso del cre-
dito é divenuto più facile per gli stessi governi, in con-
seguenza dell'aumentata quantità di ricchezza disponi-
bile, e le stesse imposte sono capaci di dare prontamente
in alcuni casi proventi straordinari, é cessata la neces-
sità, e mancano le ragioni di convenienza favorevoli al
tesoro pubblico ; il quale arreca una perdita certa che
supera il vantaggio probabile, e porta un costo maggiore
di quello inerente agli altri sistemi. Cosi mantenere un
tesoro di 100 milioni per 10 anni è lo stesso che rinun-
ziare ad un interesse certo di 50 milioni, poniamo in vista
di un caso probabile di guerra; e ciò accresce nella stessa
proporzione la spesa straordinaria. Laddove mediante il
credito o l'imposta si provvederà alla spesa, nel mo-
mento in cui occorre, con sacrifici minori.
LIBRO SECONtO.
oro nella sua formazione, sottraendo
a certa quantità di moneta e atte-
contriÌDuisce ad elevarne il valore,
sso di prezzi ; nel periodo consecu-
si adopera nell' acquisto dì merci,
in circolazione, si verifica il feno-
imento del medio circolante e l' eie-
Neil' uno e nell' altro caso abbiamo
lei rapporti economici, da cui deri-
[annose per alcune classi sociali e
notevoli per le altre. E se il te-
proventi delle imposte, raccolti e
ma monetaria fino al momento in
1 beni d" uso ; esso costituisce una
I di tassazione, perchè ne aggrava il
i disuguale la ripartizione fra gì' in-
dinario aggiungendo il danno pro-
zione dei prezzi.
ribuzioni straordinarie e T aumento
nti costituiscono semplicemente un
le forze contributive dei cittadini, il
dalle varie classi sociali fino al limite
«zza disponibile, ossia dalla relativa
lità dei bisogni privati, che dovreb-
Idisfattì. E benché vari la loro ap-
itato all'altro, in ragione inverea
utaria, pure in generale non è pos-
retti confini, per una limitata quan-
1 per ciò, che trattandosi di spese
poli, superiori alla capacità econo-
tJ in un dato momento, si preferl-
ioni straordinarie i prestiti pubblici,
strato, arrecano loro un sacrificio
moneta a corso forzato è l'estremo
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 229
e più dannoso espediente finanziario, a cui ricorrono gif
Stati in momenti di bisogni straordinari ed urgenti, e
quando riesce loro impossibile qualunque altro mezzo, in
ispecie r aumento dei tributi e la stipulazione dei prè-
stiti. Dair aspetto finanziario essa è una specie di pre-
stito forzato, infruttifero e variabile, che lo Stato preleva
dai cittadini senza riguardo alla loro condizione econo-
mica, ma in proporzione del bisogno ch'essi hanno di
medio circolante. L' obbligo, imposto a tutti di riceverla
in pagamento (corso legale, forzato) senza diritto alla
conversione o al rimborso immediato in moneta metal-
lica (inconvertibilità), forma il carattere saliente di que-
sta misura finanziaria. Ma poiché il valore rappresen-
tativo della carta moneta, inconvertibile, va soggetto à
continue e forti variazioni, e subisce un depreziamento
più meno considerevole; cosi il primo effetto è la
scomparsa della moneta metallica dalla circolazione ; e
le conseguenze ulteriori una elevazione disforme e mu-
tabile dei prezzi, che produce grandi perturbazioni nei
rapporti dello scambio. In sostanza lo Stato contrae un
debito di fronte a tutti coloro che ricevono di mano in
mano la moneta cartacea ; e si serve di questo mezzo
per sopperire alle spese, e comperare anche air estero
merci e derrate, alienando il capitale monetario* che
prima adempiva gli uffici della circolazione. Il peso che
ne deriva ai contribuenti, i danni e le incertezze della
circolazione cartacea, gravano in modo assai disuguale
sulle varie industrie e classi della società ; e costitui-
scono una cagione di debolezza e d' isolamento per V in-
tiera economia nazionale.
Pertanto delle varie fonti di entrate straordinarie
alcune, come il tesoro e la carta moneta, sono dannose
e incompatibili collo stato normale della economia ; al-
tre, come r alienazione del demanio fiscale e le contri-
buzioni straordinarie, hanno importanza ed efficacia assai
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 231
alla natura stessa del credito, che presuppone com-
pleta spontaneità e fiducia reciproca fra i contraenti.
E similmente i prestiti assicurati con ipoteca sovra
qualche reddito fiscale, destinato anzitutto al paga-
mento degl'interessi e poi al rimborso del capitale,
erano adoperati un tempo dai governi che si trovavano
in istrettezze finanziarie, e non potevano provvedervi
altrimenti. E spesso prendevano la forma di vendite
temporanee di certe entrate pubbliche (contribuzioni,
monopoli fiscali e simili) ai privati, che anticipavano
alcune somme, e ottenevano in contraccambio il pos-
sesso e r usufrutto temporaneo di quei cespiti di en-
trata ; i quali, diventando oggetto di speculazione e di
commercio privato, davano luogo a molti abusi e con-
trasti d* interesse. Per questi motivi sono oramai scom-
parsi dalle finanze moderne, in cui di regola i prestiti
si fondano sul credito generale dello Stato, senz* altra
garanzia reale ; eccetto il caso di qualche debito con-
tratto per r esecuzione di opere pubbliche e fruttifere,
e garantito perciò coi proventi che si ricavano dal loro
esercizio.
§ 104. — Prescindendo dai modi adoperati in tempi
più o meno remoti, e ponendo mente alla pratica de-
gli Stati moderni, le forme tipiche del debito pubblico
sono due: il debito fluttuante e il debito consolidato;
le quali si differenziano secondo la diversità di durata,
di sistemazione e di rimborso, e ammettono una grande
varietà di combinazioni e distinzioni particolari. È di-
verso il loro ordinamento amministrativo, come sono dif-
ferenti le relazioni giuridiche fra i creditori e lo Stato.
Il debito fluttuante (ondeggiante, galleggiante, non
fondato) comprende tutti quei prestiti che non hanno
ricevuto uno stabile assetto, e il cui servizio non è de-
finitivamente stanziato o sistemato nel bilancio ; quei
prestiti che variano, fluttuano continuamente, e che
LIBRO SECONDO.
via provvisoria per sopperire a bi-
lomentaneì, per colmare disavanzi
nze di caesa ; quei prestiti iasomma
'6 durala, perchè devono scorn-
ilo stesso esercizio finanziario o ri-
^onaecutivi una sistemazione deSni-
atinguB perciti dal debito consolidato
serve, la breve durata e i rapporti
ne dipendono. La medesima facoltà
■imborso è riserbata ad entrambe le
alia scadenza dei termini stabiliti,
chiedere la restituzione del capitale
L promessa, e lo Stato deve farlo ; o
iste le note caratteristiche del de-
>so nel senso più largo, come la
hi pecuniari dello Stato, che non
;i«alunq«e siano del resto le forme
mono e le cause da cui derivano,
ilisi e l'apprezzamento dei vari ele-
ono e rappresentano nella finanza,
ì, partite vere di debito, sono di
benché nella pratica esecuzione
ighi anzidetti dipendono dall' ammi-
iemaniali, come per esempio, conti
:ausa della grande diminuzione del
hanno ora che tenue importanza.
iti dall'esercizio delle atesse fan-
ti come i depositi giudiziali, le eau-
icali, i depositi delle casse di ri-
! e simili. E similmente i pagamenti
ià ecadute costituiscono un obbligo
e nei grandi Stati possono arrivare
oli. Occorre un sistema di coni
latto per tenere distinte queste ^
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 233
rie partite, acciocché non ingenerino confusione nel-
r amministrazione finanziaria.
Ma la parte di gran lunga maggiore del debito flut-
tuante, quella che ne costituisce propriamente la so-
stanza, deriva dalle seguenti cause : da spese maggiori
imprevedute, da. spese anticipate oppure da entrate
ordinarie, mancate o ritardate. Da ciò hanno origine
le tre forme principali del debito fluttuante^: 1® I pre--
siiti a brevissima scadenza, che lo Stato ottiene dalle
banche, le quali sono per lo più obbligate ad accordarli
entro certi limiti e in contraccambio di speciali favori
e privilegi ricevuti. E consistono in anticipazioni fatte
dalle stesse banche in conto corrente o mutui sovra
pegno di rendita pubblica o di altri titoli fiduciari. Si
possono ascrivere alla stessa, categoria i prestiti a sca-
denza immediata, che lo Stato ottiene mediante V emis-
sione di biglietti a corso legale, ma convertibili a vista
(carta moneta, impropriamente detta) ; ed anche i pre^
siiti a scadenza indefinita mediante l'emissione dei
biglietti a corso forzato e inconvertibili (carta moneta
in senso proprio). Di quest* ultima forma di debito flut-
tuante che per le circostanze a cui è dovuta, e gli
effetti che produce, ha importanza e caratteri speciali,
abbiamo detto nel capitolo precedente. 2° Le obbliga-
zioni fruttifere., emesse di solito per utilizzare innanzi
tempo il provento futuro di certe imposte ; espediente
ingegnoso e proficuo, ma che può diventar pericoloso,
quando le obbligazioni si rinnovano continuamente, in-
vece di estinguersi, subito che cessa il bisogno. In ori-
gine erano semplici anticipazioni volontarie o forzate
di imposte ; anticipazioni che arrecavano spesso molto
disordine nella gestione finanziaria degli anni consecu-
tivi. Ne abbiamo un esempio nel pagamento anticipato
della fondiaria, eseguito in Italia negli anni 1864-1865.
Indi si trasformarono nelle obbligazioni accennate, di
tati. Ma gì" inconvenienti
i operazioni, e gli abusi
he la loro base noD è sem-
nitarne 1" uso entro stretti
I {Easchequer bills in In-
lola parte più importante
duttante ; e consistono in
brevissimo termine, di 3,
I, rilasciate dal ministro
volta in volta ai bisogni
nte. Essa portano un in-
,0 che suol essere molto
si prestiti, a cagione della
;e in parte è conseguenza
zioni amministrative, e in
omplemento utilissimo del
za pubblica. Le sue forme
dei boni del Tesoro, si
esigenze dnanziarie degli
:o alle condizioni ecooo-
vili. Mentre da una parte
ere facilmente a bisogni
momentanei senza ricor-
.a ed onerosa del debito
cono un impiego conve-
che diventano disponibili
ed offrono ai privati un
eoamente iloro risparmi
) da forti oscillazioni di
to rimborso è condizione
acquisto dei titoli, i quali
e con tenue intei
Disogno può procuri
zo somme considei
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 235
«
che altrimenti non otterrebbe, se non a prezzo elevato.
Oltre di ciò, la temporaneità del prestito arreca un van-
taggio alla finanza in tempi poco favorevoli al credito
pubblico, perchè dà modo air erario di evitare le mag-
giori perdite del consolidato. Suppongasi, per esem-
pio, che il consolidato 5 per 100 sia disceso ad 80, e che
il Tesoro abbisogni urgentemente di 100 milioni, che
debbono ottonerai per mezzo del credito. Stipulando un
nuovo prestito 5 per 100 ad 80, esso dovrebbe pagare
effettivamente 6 V» per 100 d' interesse, e farebbe inol-
tre sul capitale una perdita di 20 in seguito al rialzo
dei corsi. In tal caso sarà più conveniente per V erario
di differire il prestito consolidato a tempi più propizi,
e provvedere intanto al bisogno mediante remissione
di boni del Tesoro a breve scadenza, pei quali dovrà
pagarsi, poniamo, un interesse del 6, dell' 8 od anche
del 10 per 100 secondo le circostanze e la durata del-
l' emissione. Ora supponiamo che debba attendersi per
due anni il momento favorevole, in cui il rialzo della
rendita 5 per 100 al pari permetta di consolidare in essa
il nuovo debito fluttuante ; un bone al 10 per 100 sarà
costato frattanto al Tesoro 20 per 100; laddove un' iscri-
zione di rendita 5 per 100 ad 80 avrebbe cagionato un
sacrificio del 12 V, sull'interesse, ed uno del 20 sul ca-
pitale, ossia una spesa totale del 35 per 100 circa.
E però i boni del Tesoro adempiono due uffici egual-
mente importanti nel sistema finanziario degli Stati
moderni : servono a colmare le deficienze di cassa che
si verificano di volta in volta nel corso di un esercizio ;
Gf giovano altresì a provvedere in via provvisoria a
certi disavanzi effettivi, offrendo l' agio di differire la
stipulazione del prestito consolidato a tempi meno sfa-
vorevoli. E a questi due uffici, che potrebbero dirsi
r uno ordinario e l' altro straordinario, corrisponde la
espansione diversa dei debito fluttuante ; il quale varia
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 237
mento : tali sono i prestiti, a scadenza fissa o perio-
dica, i prestiti a premio, le annualità a tempo fisso e
le rendite vitalizie. Alcune di queste combinazioni mi-
ravano un tempo ad allettare i creditori colla prospet-
tiva di un rimborso prestabilito e di guadagni even-
tuali ; altre sono coordinate alla estinzione graduale
del debito consolidato.
Nei prestiti a scadenza fissa il pagamento degl'in-
teressi avviene regolarmente senza diversità alcuna, e
il rimborso del capitale ad uno o più termini presta-
biliti. Il che può farsi anche, dividendosi in serie le
obbligazioni relative e sorteggiandosi quelle che devono
essére estinte. Differiscono da essi i prestiti a premio
od a lotteria, che sono suscettibili di varie combina-
zioni; perchè, mentre il capitale è rimborsato a sca-
denze fisse e mediante sorteggio ; gì' interessi, in tutto
più spesso in parte, non. sono pagati uniformemente
a tutti i possessori delle obbligazioni, ma vengono di-
stribuiti a quelli delle obbligazioni premiate o vinci-
trici. Quest'ultima forma di debito redimibile, conte-
nendo un elemento aleatorio, il giuoco di una parte o
dell'intiera somma degl'interessi, ha tutti gl'inconve-
nienti delle lotterie, senza arrecare vantaggi conside-
revoli allo Stato, al quale non riuscirà di attirare il
maggior numero dei capitalisti che desiderano ottenere
un profitto sicuro.
Le annualità, dette anche rendite a termine o a
fondo perduto, si distinguono dalle altre forme di de-
bito consolidato, per ciò, che in esse la restituzione del
capitale si effettua gradatamente, mediante il paga-
mento annuale di una somma fissa, che comprende due
parti ; cioè l' interesse e la quota di ammortamento, la
quale si aumenta progressivamente, mentre va sce-
mando la prima parte. Si dividono in annualità a tempo
fisso e annualità vitalizie: nelle prime, fissato il termine
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 239
segnatamente in Inghilterra, come un mezzo efficace
di trasformare la rendita perpetua in temporanea e
prepararne a mano a mano T estinzione. Di ciò dovremo
parlare in appresso.
§ 107. — Le varie forme del clebito redimibile hanno
oramai un'importanza secondaria negli Stati moderni,
in cui prevale sempre più la forma ordinaria del debito
irredimibile. L' obbligo di un rimborso prestabilito, cir-
coscritto dentro limiti definiti, quantunque non brevi, e
ordinato in maniera inalterabile, arreca un grave peso
air erario, il quale, non potendo talora adempierlo,
deve ricorrere a nuovi prestiti, più onerosi, che ne ag-
gravano le condizioni. Indi la tendenza a ridurre da
prima e. poi ad abolire completamente V ammortamento
obbligatorio, riserbando allo Stato soltanto la facoltà,
il diritto di eseguirlo nel tempo e nel modo più oppor-
tuno. Da debiti che bisognava estinguere in breve spa-
zio di tempo e con forti quote annuali di rimborso si
è passato a debiti che si estinguono in termini più lun-
ghi e con quote annuali assai piccole ; da un sistema
imposto e rigoroso di ammortamento al sistema di un
fondo libero e parziale di ammortamento, di un fondo
destinato ad alcuni debiti soltanto, di un fondo, non
preordinato, ma proveniente naturalmente da un avanzo
di entrate ordinarie. Il debito irredimibile è diventato
da per tutto la forma normale e prevalente dei pre-
stiti pubblici.
Le cause di questa trasformazione continua di un
istituto cosi importante qual è il debito pubblico, sono
molteplici; ma le principali e più efficaci devono ri-
cercarsi nelle mutate condizioni economiche della so-
cietà moderna, le quali permettono ed esigono, che
s' impieghino ingenti somme di capitale a scadenza in-
determinata. La vigorosa e feconda potenza del rispar-
mio e r aumento del capitale disponibile, che tende a
240 LIBRO SECONDO,
sorpassare ogni limite del campo d' impiego ordinario,
ogni richiesta da parte dell'industria, rendono possibile
quel fatto veramente straordinario, e all' intutto fiior
dell'usato nei paesi e tempi meno civili. Da una parte
si accresco la disparità delle fortune private, e la ric-
chezza disponibile si accumula con proporzioni difle-
rentissime nelle mani dei cittadini ; e dall' altra si
restringono e diventano meno proficui gl'impieghi in-
dustriali di essa. Si aumentano grandemente le diffe-
renze del valore comparativo delle riccliezze private,
le quali coatituiacono la base economica dei prestiti
pubblici ; e ne risulta naturatoente la trasformazione
anzidetta del debito, cioè la prevalenza del debito ir-
redimibile, che ha grandissima estensione e una durata
indefinita. La stessa legge fondamentale che governa
l' esistenza del debito pubblico nelle sue origini, vicende
e conseguenze necessarie, determina altresì lo svolgi-
mento delle sue forme storiche e amministrative ; le
quali corrispondono, specialmente per ciò che riguarda
il termine del rimborso, ai diversi gradi di divergenza
ohe ci presenta il valore comparativo delle ricchezze.
E però dove e finché questi sono ristretti prevalgono
le forme del debito redimibile ; ma poi, allargandosi via
via, portano seco naturalmente la prevalenza del de-
bito irredimibile,
A ciò si aggiungono altre circostanze d'ordine di-
verso che agiscono nel medesimo senso e valgono a
confermare e regolare i fatti che risultano dalle con-
dizioni e dalle leggi dell'economia, Tah sono le più
ampie guarentigie che lo Stato moderno offre ai credi-
tori circa r esatto adempimento delle proprie obbliga-
zioni e il mantenimento della fede pubblica. I nuovi
ordini costituzionali e i criteri di legalità, che i
gono nell'amministrazione pubblica, esercitano
fluenza diretta sugl'istituti finanziari e apeciai
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 241
SU quello dei prestiti. Ed inoltre lo Stato, avendo una
durata perenne, e rappresentando gì; interessi collet-
tivi di tutte le generazioni successive che compongono
un popolo, unite da un vincolo di solidarietà, è in grado
di contrarre obbligazioni a scadenza indetinita. Il cre-
dito pubblico porta i caratteri formali e V impronta dei
corpi politici di cui è un mezzo efficace, coordinato a
scopi elevati. E infine contribuiscono al medesimo ef-
fetto, cioè alla prevalenza crescente del debito irredi-
mibile, alcune forme semplici e facili di amministra-
zione, mediante le quali i titoli del debito consolidato
si trasmettono da persona a persona, si alienano o si
acquistano da un momento all'altro, disponendosi in
egual modo del capitale corrispondente.
Questo svolgimento di fatti e d' istituti finanziari può
riscontrarsi a larghi tratti in tutti gli Stati europei,
benché in alcuni non sia ancora compiuto. Il debito
irredimibile, in cui lo Stato debitore si assume soltanto
r obbligo di pagare gì* interessi ai titolari e portatori
di obbligazioni, riserbandosi la facoltà esclusiva del
rimborso mediante la ricompra dei titoli al prezzo cor-
rente, si considera oramai come la forma ordinaria,
normale e la più acconcia di contrarre prestiti, perchè
consentanea alla natura del credito pubblico, alle esi-
genze della finanza e alle condizioni economiche dei
popoli moderni. Esso riesce vantaggioso air erario, eso-
nerandolo da un rimborso obbligatorio, grave e inop-
portuno, e rendendo più libera ed ordinata la gestione
finanziaria; e non è meno utile ai creditori e ai debi-
tori effettivi, ossia ai capitalisti e ai contribuenti; per-
chè agli uni offre un impiego sicuro, durevole e facil-
mente alienabile del capitale, e agli altri giova per
evitare una pressione tributaria intempestiva e con-
traria ai rapporti naturali degl'interessi privati. La
rendita perpètua è T espressione ordinaria, l'effetto.
242 LIBRO SECONDO.
immancabile di quelle cause permanenti, che rendono
utili o necessarie per molto tempo alle due parti con-
traenti quelle transazioni o forme di scambio, che hanno
per risultatp la costituzione del debito pubblico. La
durata indefinita di esso, al pari dell' aumento continuo
ed immenso, dipende dalla costanza e dalla maggiore
efficacia delle medesime cause, cioè dall' accresciuta
disparità degli averi, e dalla maggiore differenza del
valore comparativo delle ricchezze private.
Capitolo III.
La stipulazione e la consolidazione
del debito pubblico.
§ 108. — La formazione del debito pubblico, redimi-
bile e irredimibile, comprende quella serie di atti am-
ministrativi e di operazioni finanziarie che riguardano
r emissione dei titoli, la stipulazione dei prestiti e il
sistema di consolidazione.
La rendita perpetua si può emettere in due modi
diversi per ciò che riguarda la ragione dell' interesse :
vale a dire o adottandosi il saggio che corrisponde esat-
tamente alla somma effettiva di capitale ricevuto, op-
pure il saggio che corrisponde ad una somma fittizia,
nominale, che può stare al disopra o al disotto del pari,
secondo le circostanze. Vi sono quindi due sistemi di
emissione, che nella teoria e nella pratica si disputano
il campo, e che sogliono appellarsi l'uno dell'alto e
r altro del basso interesse. Col primo sistema sono in-
dicati nei titoli emessi il capitale effettivo e l' interesse
corrispondente, per modo che nell' atto di emissione il
capitale e l'interesse nominale coincidono perfetta-
mente coir effettivo, e differiscono nel periodi conse-
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 243
cuti vi, variando la ragione. Così per esempio si con-
trae un prestito di 100 niilioni air 8 per 100 d' interesse
reale, dichiarandosi apertamente V uno e V altro ter-
mine; se poi i titoli salgono a 120, T interesse pri-
mitivo si riduce al 6 Vi per 100, e se invece scendT)no
a 80, si eleva al 10 per 100. È questo il modo più
semplice, naturale ed antico di emissione, con cui si sti-
pulano prestiti ragguagliati alla medesima cifra di ca-
pitale, benché portino saggi vari e mutabili d' interesse
in tempi diversi, secondo lo stato del credito e la con-
dizione generale del mercato monetario e capitalistico.
Adottandosi invece il secondo sistema, si calcola nei
titoli emessi la ragione deir interesse, non già relati-
vamente al capitale effettivo, ma relativamente ad un
capitale supposto e che ordinariamente è superiore al-
l' effettivo. E quindi se è sempre lo stesso nelle emis-
sioni successive il saggio dell' interesse nominale, deve
variare la cifra del capitale. Così emettendosi titoli da
lire 100 alla ragione nominale del 5 per 100, e rice-
vendo per ogni titolo la somma di lire 62 Vi» Tinte-
resse effettivo sarà dell' 8 per 100. Col primo sistema è
fissa la cifra del capitale e varia quella dell' interesse ;
e col secondo rimane fissa la ragione dell'interesse e
varia la cifra del capitale corrispondente.
Il sistema del basso interesse, adottato prima in In-
ghilterra e introdotto poi negli altri Stati per ragioni
di opportunità, ebbe per qualche tempo il favore dei
teorici; perchè arreca un certo risparmio d'interesse
e molta semplicità nella gestione, riducendosi ad un
tipo uniforme le varie categorie di prestiti e il relativo
servizio. Così per esempio il Newmarch, volendo difen-
dere il metodo adoperato dal Pitt nei primi otto anni
della guerra francese, cercò di dimostrare con numerosi
dati e calcoli statistici che i titoli emessi al 3 per 100
riuscivano in sostanza più vantaggiosi alla finanza, che
244 LIBRO SECONDO.
non sarebbero stati titoli analoghi al 5 per 100. Ma forti
obbiezioni furono mosse contro questo sistema dagli
scrittori moderni, presso i quali prevale oramai V opi-
nione contraria. Infatti si osserva che il vantaggio de-
rivante dal risparmio degl'interessi non è tale da con-
trobilanciare la perdita proveniente dall' aumento del
capitale nominale. Inoltre la ragione principale che si
allega in favore di quel sistema, cioè che i titoli a
basso interesse possano raggiungere e mantenere un
corso migliore, non corrisponde alla generalità dei fatti
e alla maggiore probabilità dei casi. L'esperienza di-
mostra che il corso relativo e con esso il saggio reale
dei debiti ad alto e a basso interesse tendono a mettersi
in condizioni pari e ad eguagliarsi, tanto più quanto
sono meno propizie le circostanze del mercato finan-
ziario. 11 prezzo corrente dei titoli pubblici non dipende
soltanto dal valore della rendita, ma eziandio dalla ten-
denza più meno apparente e probabile al rialzo, la
quale influisce sull' animo dei compratori. Rimane quindi
perfettamente vera la regola del Nebenius, che quanto
è più grave la situazione politica, quanto meno favo-
revoli le condizioni generali al credito pubblico, tanto
più conviene dare la preferenza al sistema dell' alto in-
teresse. E infine l'emissione dei titoli a basso inte-
resse rende assai difficile, se non impossibile, la con-
versione della rendita, e toglie allo Stato i beneficii che
ne derivano ; mentre il rialzo dei corsi oppone forti
ostacoli air ammortamento. E molti scrittori insistendo
su questi punti, che riguardano le conseguenze finan-
ziarie dell'emissione, affermano giustamente che il van-
taggio lieve e temporaneo di quel sistema si converte
in un danno grande e durevole.
§ 109. — La stipulazione dei prestiti può farsi o diret-
tamente fra lo Stato e i creditori, o indirettamente, per
mezzo di alcuni intermediari, secondo le circostanze più
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 245
meno favorevoli al credito pubblico, e la quantità di
ricchezza disponibile, esistente nel paese.
La stipulazione diretta si effettua o mediante la sem-
plice vendita di titoli alla borsa o per mezzo di una
sottoscrizione pubblica. Il primo metodo è utile al fisco,
perchè arreca un risparmio di spese e riesce efficace
quando si emettono piccole partite di rendita o partite
successive in un certo periodo di tempo. In tal guisa
si effettuarono recentemente le conversioni del debito
pubblico negli Stati Uniti di America, mediante nuove
emissioni, poste in vendita dal Tesoro ad un saggio d'in-
teresse minore. Ma trattandosi di un prestito grande,
con cui lo Stato debba procurarsi prontamente somme
cospicue, questo metodo è inopportuno od anche im-
praticabile. Potrebbe in tal caso lo Stato ricorrere alla
sottoscrizione pubblica, eh' è un sistema adoperato lar-
gamente in Francia negli ultimi tempi, e fecondo di
ottimi risultati nei paesi ricchi di capitali e quando ai
creditori è assicurato un compenso sufficiente e son
date garanzie soddisfacenti. Si effettuano in tal caso i
prestiti cosi detti nazionali o patriottici, nei quali la
forma apparente nasconde, ma non cangia menoma-
mente, la natura essenziale del fatto; perchè né le
necessità dello Stato o V interesse pubblico, né V appello
fatto al patriottismo o al sentimento nazionale dei cit-
tadini darebbero origine ad un prestito considerevole,
ove mancassero le condizioni economiche propizie, cioè
la ricchezza disponibile, la sua distribuzione diversa fra
i privati e il compenso sufficiente. Lo Stato con questo
metodo annunzia le condizioni del debito, il corso e V in-
teresse ; ammette tutte le sottoscrizioni che non oltre-
passano un certo limite stabilito ; e infine le riduce, in
caso di eccedenza delle somme offerte, o proporzional-
mente, oppure con preferenza data alle sottoscrizioni
minori. Ma è naturale che i grandi capitalisti e le case
246 LIBRO SECONDO.
bancarie figurino tra i primi e più forti sottoscrittori,
per modo che difficilmente si evitano gli acquisti a
scopo di speculazione. E parimente il risultato di
tali prestiti è spesso più apparente che reale, perchè
molti in previsione delle riduzioni future sottoscrivono
per somme maggiori di quelle che sarebbero pronti
ad acquistare. In ogni modo la sottoscrizione pubblica
non isfugge alle influenze speculatrici del capitale ac-
centrato.
La stipulazione indiretta è praticata per mezzo d' in-
termediari, a cui si vendono i titoli pubblici al di grosso,
e da cui sono rivenduti al minuto col fine di ottenere
un guadagno sulla differenza dei corsi. La cooperazione
dei banchieri è necessaria, quando mancano le condi-
zioni favorevoli al buon successo della sottoscrizione
pubblica, e specialmente quando si tratta di somme
cospicue, che occorrono urgentemente o che devono
raccogliersi air estero. In tal caso sono inevitabili i
danni e gì' inconvenienti della speculazione, che tende
al rialzo dei corsi nella rivendita dei titoli e adopera
mezzi nocivi air interesse dei compratori.
Lo Stato che ricorre ad intermediari per la stipu-
lazione di un prestito, può seguire due vie : o si ri-
volge senz'altro ad alcune case bancarie, colle quali,
sotto certe guarentigie, stabilisce gli accordi per V ese-
cuzione deir operazione ; oppure mette all' incanto i
nuovi titoli, aggiudicandoli a chi, sotto pari sicurezza,
fa l'offerta più vantaggiosa. Coir ultimo metodo possono
ottenersi in alcuni casi i beneficii della concorrenza e
della pubblicità, e si evitano alcuni inconvenienti. Ma
è un metodo che difficilmente può mettersi in pratica,
schivandosi ogni specie di monopolio e di frode, e che
non dà sempre risultati soddisfacenti, specialmente nei
paesi poveri, in tempi difficili e per bisogni urgenti.
I titoli del debito pubblico si distinguono in nomi-
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 247
nativi e al portatore. Gli uni presentano il vantaggio
della maggiore sicurezza e stabilità, e si convengono
specialmente ai minorenni e in generale alle persone
soggette ad amministrazione o vincolate da contratti
colle pubbliche autorità. Gli . altri sono preferiti dai più
per la maggiore facilità di trasmissione.
§ 1 10. — Un altro argomento non meno importante
che riguarda la costituzione del debito pubblico, è quello
dei metodi di consolidazione, cioè dei modi con cui si
opera la sistemazione dei prestiti in rendite temporanee
perpetue. Con quali norme e criteri deve ordinarsi
stabilmente il debito consolidato, e specialmente V irre-
dimibile ? Vi sono due sistemi di consolidazione : Y uno
prevalente nella puatica e che potrebbe dirsi generale
o comune; l'altro propugnato da qualche teorico au-
torevole e che si chiamerebbe speciale o distinto.
Secondo il primo sistema, i prestiti diversi e succes-
sivi si trovano insieme confusi nell'azienda ammini-
strativa, senza distinzione di origine e di condizioni
diverse ; il servizio degF interessi è un solo per tutti ;
unico del pari il fondo di ammortamento, ove esiste, il
quale si accresce in proporzione delle nuove emissioni
di rendita. Talora le varie rendite si dividono in più
classi, rendite del 3, del 4, del 5 per 100; ogni classe
può ottenere un separato servizio ; ma tJTascuna com-
prende pur sempre l'intiera massa dei prestiti nego-
ziati successivamente allo stesso saggio. In tal modo
si tengono distinte le categorie di rendita, invece dei
singoli prestiti. Qualche volta non vi è che una sola
classe di rendite, nella quale prendono posto tutte le
emissioni al prezzo corrente, e successivamente diverso.
È questo il sistema generalmente usato nei vari Stati,
e segnatamente in Inghilterra e in Francia. Coir altro
sistema invece, che ha il favore di alcuni teorici e trova
pure qualche raro riscontro nella pratica, i prestiti dif-
ferenti sì consolidano separat
UD servizio speciale d'interea
i fondi applicati a questo serv
non possono destinarsi od alt
estinto il primo.
Ora per decidere la questi
dovrebbe darsi ad uno dei due sistemi accennati, bi-
sogna considerarne 1 vantaggi e gli svantaggi relativi.
Il primo sistema è certamente il più semplice ; e sta
in ciò il suo merito principale. Un solo modo di emis-
sione, di trasferimento o di riscatto per tutti i prestiti ;
un solo servizio, un solo fondo di ammortamento ; e
per conseguenza un solo corso dei titoli, un solo rego-
latore, 0, come diceai, misuratore del credito pubblico.
Stipulandosi un nuovo prestito, la sua consolidazione
conaiate in ciò, che si aumenta della cifra corrispon-
dente la rendita inscrìtta, e ai stabiliscono nel servizio
generale i nuovi fondi per il pagamento degl'interessi
e per 1' ammortamento ; laddove coli' altro aistoma do-
vrebbe assegnarsi a ciascun prestito una gestione sepa-
rata e istituirsi un fondo speciale pel servizio ordinarlo,
rendendosi in questo modo più complicata l' ammini-
strazione del debito pubblico. Ma il vantaggio della sem-
plicità non è tutto in finanza, e può talora, come nel
caso presente, avere per correspettivo danni e incon-
venienti molto più gravi. Il sistema comune di conso-
lidazione esercita un'influenza sfavorevole sul credito
dello Stato e produce eflfetti pregiudiziali, tanto riguardo
all'erario, quanto riguardo ai creditori. Equiparandosi
in tutto e ingiustamente prestiti contratti in vari tempi
e a condizioni diverse, si offendono gl'interessi legit-
timi dei primi creditori e si nuoce al credito generale
dello Stato, cbe diventa via via meno solido e più sog-
getto a subite variazioni. Ogni nuovo prestito aoema
le guarentigie, indebolisce la base dei debiti esistenti
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 249
con cui si confonde, e aggrava lo stato della finanza
accrescendone le obbligazioni assunte senz' altra di-
stinzione.
Ma le conseguenze più gravi e dannose, che ne de-
rivano, si riferiscono all' aminortamento e alla conver-
sione delle rendite pubbliche. La confusione in massa
di tutti i delMti, prodotta dal comune sistema di con-
solidazione, non solo muta di continuo le condizioni di
quelli stipulati anteriormente, ma allontana via via
indefinitamente i termini dell' ammortamento, che di-
venta in tal guisa illusorio, e rende oltremodo diffi-
cile la conversione; imperocché non è possibile effet-
tuare bene 1' una e l' altra operazione, se non sono
circoscritte dentro limiti determinati, e non si riferi-
scono a singoli prestiti. Ma di ciò diremo in appresso.
Intanto possiamo affermare che i danni e gli svantaggi
del sistema vigente di consolidazione superano di gran
lunga i vantaggi di una maggiore semplicità di ge-
stione. Il credito pubblico procede più lento e meno
spedito nel suo svolgimento naturale; perchè lo Stato
incontra maggiori difflcoltà nel contrarre nuovi prestiti
a misura che si accumulano i debiti, e si aumentano
i suoi impegni. Né si può fare assegnamento sulla unità
dei corsi, come misura del credito pubblico; questa
unità non esiste effettivamente, quando vi sono più
classi di rendite, e i ragguagli, che si stabiliscono da
fondo a fondo, attribuiscono a ciascuno il suo proprio
valore. Oltre a ciò, la confusione accennata dei titoli
compromette le più delicate e importanti operazioni
finanziarie, e arreca gravi perdite all'erario. E però
una delle riforme più proficue ed 'urgenti nella conso-
lidazione dei prestiti pubblici è quella di specializzare
il servizio per ciascuno di essi. Il nuovo sistema giova
a mantenere per ogni classe di rendite le proprie gua-
rentigie e condizioni. Costituito ciascun debito sovra
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 25l
istituzione di una Cassa speciale di credito per le pub-
bliche costruzioni, di cui si comprende Timportanza
finanziaria ed economica.
Ciononostante anche per rispetto a tali prestiti è
prevalso il sistema comune di consolidazione ; e il modo
con cui si negozia e si amministra un debito contratto
per aprire un canale navigabile o costruire urta strada
ferrata non differisce da quello adoperato per stipulare
i debiti destinati a mantenere un esercito sul piede di
guerra o coprire disavanzi eventuali del bilancio. Le
condizioni, i procedimenti sono del tutto analoghi; i
titoli confusi nella massa generale del debito; e iden-
tico il servizio corrispondente. Neil' un caso, come nel-
r altro lo Stato impegna il proprio credito generale, ed
offre ai creditori in garanzia la solidità delle sue isti-
tuzioni e il fondo comune delle contribuzioni. La con-
seguenza di questo sistema si è, che le difficoltà di
contrarre prestiti a patti soddisfacenti crescono sempre
più, e diventano insuperabili nei casi di bisogni estremi ;
il credito pubblico si esaurisce tutto nella sua forma
generica astratta, che non è sempre egualmente effi-
cace ; e r arte finanziaria non ricava alcun vantaggio
dalle circostanze di fatto, che potrebbero servire di
sussidio e di appoggio a questa istituzione importante.
Oltre di ciò, mancano nella confusione generale dei
prestiti gli elementi e le norme pratiche per distin-
guere ed apprezzare gli effetti economici e finanziari,
eh* essi producono, e le condizioni che creano in ordine
alla prosperità dello Stato e della nazione. A questi
inconvenienti può solo ovviare il sistema speciale di
consolidazione, che distingue i debiti secondo F oggetto
e lo scopo a cui servono, ed assegna a ciascuno di essi
un separato servizio e guarentigie diverse.
252 LIBRO SECONDO.
Capitolo IV.
La conversione e l'estinzione
del debito pubblico.
§ i 12. — Il debito consolidato, redimibile e irredimi-
bile, subisce nel corso del tempo alcuni cambiamenti so-
stanziali, e va soggetto ad operazioni finanziarie, che
hanno per effetto la sua estinzione parziale o totale.
I modi generalmente usati e legittimi, con cui si ottiene
questo risultato, sono due : Tarn mortamente libero del
debito stesso e la conversione volontaria della rendita.
Col primo mezzo lo Stato restituisce in tutto o in parte
ai creditori il capitale, conformemente alla facoltà ri-
servata e secondo le condizioni stabilite esplicitamente
od implicitamente nella stipulazione dei prestiti. E col-
r altro si vale dello stesso diritto di rimborso per ot-
tenere nei momenti opportuni una riduzione dell' inte-
resse a beneficio dei debitori effettivi o dei contribuenti.
Oltre di ciò, si converte talora un debito irredimibile
in qualche forma di rendita temporanea o vitalizia per
conseguirne più facilmente e più sicuramente l'estin-
zione dopo un certo numero di anni. E però abbiamo una
serie svariata di operazioni, le quali si riferiscono al de-
bito consolidato nel periodo che corre dalla sua costi-
tuzione all' estinzione, e riguardano i cambiamenti ài
forma, di ordinamento amministrativo e di ragione eco-
nomica. Le principali e veramente importanti sono:
l'ammortamento diretto, la trasformazione del debito
e la riduzione dellia rendita.
La necessità e l'utilità pratica dell'ammortamento
facoltativo e opportuno si comprende da tutti, perchè,
attenuandosi la cifra dei debiti, si rialza il credito pub-
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 253
blieo, si migliorano le condizioni della finanza, e si
agevola la via alla stipulazione di nuovi prestiti in
momenti di bisogno. Ma la politica finanziaria non s' in-
forma generalmente a questo concetto. Variano le opi-
nioni circa, i modi e i sistemi di effettuare Y ammorta-
mento; e gli esperimenti fatti in questa materia non
servono a confermare il principio teorico. La pratica
oscilla per lo più tra due estremi egualmente difettosi :
tra r ammortamento immaginario di un istituto spe-
ciale e quasi automatico ; e V ammortamento semplice
e irregolare, dovuto agli avanzi eventuali delle entrate
ordinarie. Il primo sistema, praticato da prima in Inghil-
terra e patrocinato dal Price, consiste nella istituzione
di una cassa di ammortamento, dotata di un fondo in-
tangibile, che, destinato alla compra dei titoli e raffor-
zato dall'innata energia dell'interesse composto, do-
vrebbe compiere il riscatto delia rendita. Le conseguenze
dannose, le perturbazioni e le perdite che ne deriva-
rono per più di un secolo misero in luce la sua base
erronea, e diedero impulso ad una reazione salutare.
Fu posto in sodo il principio fondamentale, dimostrato
specialmente dall' Hamilton, che non può aversi un am-
mortamento effettivo, se non proviene da un' ecce-,
denza reale di entrate ordinarie ; fu distrutto l' abba-
glio dell'interesse composto, a cui faceva riscontro una
spesa equivalente od anche maggiore; stabilita la re-
gola pratica di annullare a mano a mano le rendite
riscattate per evitare le complicazioni e distrazioni no-
cive ; e si è potuto rendere in tal modo semplice, chiaro
ed efficace questo ramo importante di amministrazione
finanziaria. Se non che l' ammortamento deve fondarsi
bensì sugli avanzi annuali del bilancio, ma prendere ad
un tempo in esso una forma regolare, godere di speciali
guarentigie, essere fornito di un proprio servizio, e di-
ventare sistematico e continuo. A questo concetto pra-
ita in mezzo 1
i via via negli
igh il terra. E pi
s^oni da statisti
nne attuata dai
imento stabi lit
ettivi delle er
lace (old sinki
thcote trasfoni
i UDa dotazion
servizio del de
ima totale e ciò che occorre per il semplice
) degl'interessi [neto sinking fund).
— L' estinzione del debito consolidato può ope-
rettamente e non meno efficacemente per
a conversione di una rendita perpetua in ren-
aranea (vitalizia o a termine fisso): conver-
ove sia opportunamente effettuata e continua
anni, dà risultati meravigliosi. Di che una
inosa ci porge la storia finanziaria deìl'In-
dove fin dal principio di questo secolo furono
primi disegni di simili operazioni ; le quali
poi con maggiore larghezza e migliorate nelle
ostituiscono una delle parti più lodevoli della
lanziarta inglese. E benché qualche volta non
'uto un esito fiivorevole, sia per l' influsso di
lentali, sia per mancanza di giusta misura e
le; pure nel complesso formano Jt sistema
loso e sicuro di estinzione del debita, la forma
li ammortamento. Quand'anche esista una
fissa, destinata al servizio del debito pub-
cui sia garantita la permanenza e perpe-
può mettersi in dubbio la convenienza di un
1. Perocché l'esperienza ha dimostrato che
somma assegnata ulta estinzione del debito
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 255
sotto qualsiasi condizione, può essere sottratta in mo-
menti di bisogno; mentre T ammortamento che agisce
mediante la trasformazione delle rendite perpetue in
temporanee è inviolabile ^e continuo. E i risultati, che
se ne sono ottenuti in Inghilterra, dimostrano la utilità
e la efficacia pratica del sistema, il quale ha contri-
buito grandemente alla estinzione del debito pubblico.
L'opinione degli statisti jnglesi è concorde su questo
punto, ed uniforme la pratica adottata in tempi diversi.
§ 114. — Ma qualunque sia la forma del rimborso,
la sostanza del fatto riducesi ad un trasferimento di
una certa quantità di ricchezza o di capitale dai con-
tribuenti ai creditori dello Stato, ossia alla restitu-
zione delle somme fornite prima dagli uni invece de-
gli altri per la soddisfazione «Ielle spese pubbliche, e
quindi alt atto finale con cui si compie lo scambio diviso
dal tempo. Questo concetto obbiettivo della estinzione
del debito è tanto lontano dalle nozioni e immagini vol-
gari di un carico più o meno grande che pesa sulla
nazione e sulle generazioni future e che bisogna to-
gliere a qualunque costo; quanto dall'idea erronea,
che la rendita pubblica offra un utile impiego a molta
parte della ricchezza disponibile che altrimenti do-
vrebbe mancare. L'impiego fruttifero della ricchezza
del capitale se non è fatto dagli uni, dev' essere fatto
dagli altri allo stesso modo ; stantechè gì' interessi del
debito devono essere prelevati sul reddito effettivo
delle varie classi di contribuenti. Il rimborso non pro-
duce che la trasmissione del capitale dagli stessi con-
tribuenti ai creditori dello Stato ; come prima la stipu-
lazione del prestito aveva avuto per effetto di lasciare
la stessa ricchezza in possesso dei contribuenti. Ora
può accadere in un dato momento che ai contribuenti
sia meno vantaggioso di conservare la somma del ca-
pitale, pagandone gì' interessi, piuttosto che cederla ai
256 LIBRO SECONDO.
creditori ; e la cessione avviene mediante il rimborso,
ossia un provento straordinario delle imposte, le quali a
tal uopo si mantengono ad un' altezza maggiore del ne-
cessario. Il mutamento avviene nella distribuzione della
ricchezza capitalistica, ed è un effetto naturale dello
scambio a credito, quando è compiuto. E la ragione del
fatto, cioè della preferenza data nel primo caso al pre-
stito sull'imposta, e nell'altro all'imposta sulla conserva-
zione del debito, è sostanzialmente la stessa ; e consiste
nel calcolo dianzi accennato fra i vantaggi e svantaggi
relativi dei due atti che compongono quella specie di
scambio e T utilità finale della ricchezza nei due mo-
menti anzidetti. Il debito è preferito all'imposta, fin-
ché lascia in potere dei contribuenti una somma di
beni più valevole, più produttiva o necessaria, la cui
utilità è maggiore della spesa annuale, e, oome suol
dirsi, finché giova ad evitare carichi troppo gravi, una
pressione tributaria eccessiva, la quale appunto costi-
tuirebbe' una violazione 'di quella legge del valore. Ma
quando le parti s' invertono, e la ricchezza rimasta in
possesso dei contribuenti diviene meno valevole, ar-
reca loro un' utilità minore della spesa relativa, cessa
la convenienza di mantenere il debito e appare evi-
dente la ragione dell'ammortamento.
Il che deve intendersi relativamente, non ai singoli
contribuenti, ma alla maggioranza di essi ; e pratica-
mente si può desumere dal grado diverso di pressione
tributaria. L'estinzione del debito, al pari della sua
costituzione, é, come abbiam detto, un fatto collettivo
la risultante di una serie numerosa di atti indivi-
duali, che s' informano al principio del valore, e danno
luogo alla trasmissione della ricchezza nel senso accen-
nato di sopra. Quanto é più lieve ed agevole l' imposta,
quanto più lontana dal minimo dei profitti e dei sa-
lari, altrettanto preferibile o facile il rimborso del de-
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 257
bito. La rapidità dell' ammortamento procede in ra^
gione inversa della pressione tributaria. Le operazioni
compiute e i risultati ottenuti recentemente negli Stati
Uniti di America, dove il peso delle imposte è assai lieve
relativamente alla grande e naturale produttività del-
l' industria, costituiscono la più splendida dimostrazione
di questa legge economica. E similmente in Inghilterra,
se il debito pubblico si è potuto ridurre notevolmente
e a più riprese, benché in più tenue misura e non senza
interruzioni, è dovuto, non tanto alla pertinacia degli
uomini di Stato, quanto alla crescente fecondità delle
imposte, la quale è risultato di quella efficacia produt-
tiva che r industria britannica possiede e acquista nel
commercio internazionale.
Che se per contro in Francia, in Italia e in altri
Stati europei il debito pubblico si è aumentato consi-
derevolmente, senza interruzione, e se, nonostante le
ripetute conversioni, si è accresciuto V ammontare del
capitale e degl' interessi, la ragione s'intende di leg-
gieri. La pratica efficace dell'ammortamento presup-
pone un avanzo reale di entrate ordinarie ed ha la sua
base nella capacità contributiva dei cittadini, la quale
non sia intieramente usufruita per sopperire alle spese
ordinarie dello Stato. Ma sé le spese si aumentano, o
appaiono continue le deficienze nel bilancio, qualunque
nuovo provento viene assorbito dai maggiori bisogni
dell'erario, e non rimane altro per la estinzione del
debito. Certo contril?uisce a questo effetto negli Stati
dianzi citati la mancanza di quelle provvide istituzioni
e di quegli sforzi perseveranti che in Inghilterra si
coordinano all' ammortamento ; ma la cagione princi-
pale e obbiettiva del fatto è la forte pressione tribu-
taria, troppo grave per i contribuenti, ed appena suf-
ficiente od anche insufficiente alle spese ordinarie dello
Stato." Perocché il rimborso del capitale, dovendo ef-
M. A - 8. 17
I
258
LIBRO SECONDO.
fettuarsi coi proventi delle imposte, presuppone nei
contribuenti una certa quantità di ricchezza disponi-
bile, una ricchezza che superi ciò che occorre alla sod-
disfh.zione immediata dei bisogni privati e pubblici ed
abbia per loro un valore minore ; e quindi implica ne-
cessariamente una tassazione media, che non sia ec-
cessiva per rispetto alle loro forze contributive e che
sia più che sufficiente alle esigenze ordinarie e continue
deir erario.
§ 1 15. — La conversione della rendita, che porta un
alto interesse, in rendita ad interesse più basso, consiste
in ciò, che lo Stato propone ai suoi creditori Y alterna^
tiva o di acconsentire alla riduzione dell' interesse o di
accettare il rimborso del capitale al pari. In sostanza
si tratta di un cambiamento dei rapporti economici fra
le due parti interessate, i creditori e i contribuenti. Il
diritto esclusivo o la facoltà del rimborso, di cui gode
lo Stato, ne costituisce la base legale; e la possibilità
di trovare somme equivalenti di capitale ad un saggio
più tenue d* interesse è la ragione pratica di opportu-
nità. La costituzione del debito irredimibile poggia su
questi due principii fondamentali : che lo Stato è ob-
bligato a pagare gF interessi finché non voglia far uso
della prerogativa di rimborsare i possessori dei titoli
al pari ; e che i creditori, i quali non possono esigere
questo rimborso, devono in ogni caso accettarlo. Il pa-
gamento esatto e sicuro degl' interessi e la facile tra-
smissione dei titoli dall'uno all'altro possessore, sono
condizioni sufficienti, perchè il credito pubblico sotto
la forma di rendita perpetua abbia una larga e solida
base. E la conversione libera significa appunto la sti-
pulazione di un nuovo debito a condizioni migliori, pre-
ferita dai creditori al rimborso del debito anteriore e
virtualmente estinto.
I prestiti pubblici per lo più sono contratti in tempi
i
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 259
difficili, per bisogni argenti e straordinari dello Stato,
ad un interesse relativamente elevato. Ma poi toprag-
giungono tempi più propizi all' accumulazione dei capi-
tali e al lavoro intenso, in cui aumenta la ricchezza,
cresce il provento delle imposte, si rialza il credito
pubblico e possono facilmente ottenersi somme cospicue
a condizioni più vantaggiose. E quindi nulla di più
naturale in tal caso, che lo Stato, il quale dovette
stipulare i prestiti ad alto interesse in circostanze
sfavorevoli, si valga del suo diritto di rimborso per
proporre ai creditori V alternativa o di acconsentire
alla riduzione della rendita o di accettare la restitu-
zione del capitale al pari, ottenendo in tal modo un
risparmio considerevole di spesa. L'operazione* è tanto
giuridicamente legittima e giusta, quanto finanziaria-
mente proficua. E però gli scrittori più autorevoli,
quali il Nebenius e il Laffitte, affermano che lo Stato
ha, non solo il diritto di ridurre liberamente la rendita
per rispetto ai creditori, ai quali è data la scelta tra
la conversione e il rimborso ; ma un preciso dovere re-
lativamente ai contribuenti, ai quali, se incombe l'ob-
bligo di pagare gl'interessi del debito, non deve ad-
dossarsi un carico maggiore del necessario, che forma
un guadagno straordinario, ingiustificato dei possessori
di rendita. Il compito dello Stato nell' amministrazione
del debito pubblico è di mantenere salda la garanzia
dei rapporti economici e inalterato l'equilibrio fra le
pretese legittime delle due parti contraenti.
L' efficacia pratica della conversione dipende prin-
cipalmente da ciò, che sia proposta al momento op-
portuno, quando il progresso reale della economia ha
prodotto un ribasso nel saggio dell' interesse ordinario,
per modo che la grande maggioranza dei creditori, non
trovando nell'industria privata impieghi più lucrosi e
sicuri della ricchezza disponibile, dovrà preferire la ri-
!
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260 LIBRO SECONDO.
duzione della rendita al rimborso del capitale, o in
altro modo e mediante il concorso di nuovi capitalisti
sarà assicurato l'esito dell' operazione. A tal uopo gio-
veranno alcune avvertenze, le quali riguardano il pro-
cedimento che deve seguirsi nel recare ad effetto la
conversione. Innanzi tutto vuol essere una vera e sem-
plice riduzione d'interegse, operata col fine di dimi-
nuire il carico annuale del debito senza aumento cor-
respettivo della cifra del capitale od altro vantaggio
equivalente concesso ai creditori. Le concessioni di
questo genere alterano il significato dell' operazione, la
rendono illusoria e ne distruggono gli effetti benefici.
Indi bisogna accertarsi direttamente e con mezzi sicuri
della sua opportunità e riuscita. Conviene attendere il
ribasso effettivo dell'interesse ordinario, senz'affret-
tarlo intempestivamente e con misure artificiali; pro-
porzionare allo stesso ribasso il grado e la vastità della
riduzione della rendita ; e assicurarsi le somme neces-
sarie per offrire il rimborso ed eseguirlo nei casi in
cui è richiesto. È un quesito d'indole pratica e assai
complessa, che richiede nei politici della finanza una f
profonda conoscenza dei tempi e delle condizioni rela-
tive al mercato capitalistico. E gli esempi che ci for-
nisce la storia finanziaria di vari Stati, segnatamente
dell' Inghilterra, dimostrano chiaramente la verità e
l'efficacia delle norme anzidette.
Quando la conversione è offerta al momento oppor-
tuno e nella giusta misura, è sempre tenuissiraa la cifra
dei rimborsi reclamati, e il risparmio degl' interessi ef-
fettivo, non bilanciato da altri compensi pei creditori,
com'è avvenuto, per esempio, in Inghilterra nel 1830,
nel 1844 e nel 1854, e in Francia nel 1883 e nel 1887. E per
contro r operazione è fallita completamente o ha incon-
trato grandi diflacoltà e arrecato scarsi e dubbi beneficii
tutte le volte che si è voluta effettuare in condizioni
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 261
sfavorevoli, prima del tempo opportuno, con propor-
zioni eccessive ; o quando altri bisogni pubblici o pri-
vati assorbivano nuove somme di capitale, come dimo-
strano, fra molti altri, gli esempi delle conversioni
proposte in Inghilterra dal Gladstone nel 1853 e dal
Childers nel 1884 e non recate ad effetto. Ma, lasciando
da parte le variazioni accidentali o momentanee del
mercato capitalistico e gì' influssi di circostanze fortuite,
nello stato ordinario della economia e col progresso
naturale delle industrie, da una parte abbondano sem-
pre più i capitali disponibili, i capitali che cercano un
investimento profìcuo, e il saggio dell'interesse si ac-
costa al minimo ; e dall' altra si accresce la fiducia
nello Stato e nelle sue istituzioni, si moltiplicano e raf-
forzano le guarentigie del credito pubblico, e i suoi
titoli sono più ricercati. Di guisa che per l' una e per
l'altra cagione il corso della rendita tende ad elevarsi,
ribassandosi l'interesse effettivo, e si aumentano le
probabilità favorevoli alla conversione.
§ 1 16. — Un' altra quistione importante riguarda la
forma che si attribuisce alla nuova rendita convertita,
ossia il modo con cui avviene la riemissione dei titoli.
La conversione libera, com'è praticata negli Stati ci-
vili, implica questi due fatti, cioè l'estinzione del debito
antico e la stipulazione del nuovo con patti diversi. Ma,
perchè i nuovi titoli siano accettati e preferiti al rim-
borso del capitale, devono arrecare agli acquirenti un
qualche vantaggio speciale in compenso dell' interesse
minore ; e ciò consiste, non solo nella certezza di non
potere investire con maggior profitto il capitale in altri
impieghi possibili, ma nell' assicurazione loro concessa,
che il nuovo saggio della rendita non sarà alterato per
un certo numero d' anni, e quindi nella prospettiva di un
guadagno sicuro e soddisfacente per quel dato periodo.
Ora mentre, secondo la pratica inglese, la conversione
262 LIBRO SECONDO.
si effettua uniformemente in un solo tipo di nuova ren-
dita; questa,, secondo il sistema adottato negli Stati
Uniti di America, è divisa in più categorie con saggi
differenti e termini di rimborso più o meno lontani. Ne
deriva quindi la quistione, che"|)uò formularsi nel modo
seguente : è più utile al tìsco di operare frequenti e
successive conversioni, ottenendo un lieve guadagno
per volta, oppure effettuare più conversioni ad un tem-
po, conseguendo un guadagno immediato maggiore e
rinunziando per qualche tempo ad altre riduzioni d' in-
teresse? Il sistema americano ha in suo favore queste
due ragioni abbastanza valide, cioè la maggiore pro-
babilità in un paese nuovo di più lenti e minori ribassi
nel saggio deir interesse ordinario, e T istituzione del-
l'ammortamento continuo, a cui sono destinati i gua-
dagni della conversione. Ma negli Stati europei, dove
prevalgono circostanze diverse, dove è#meno esteso il
campo d* impiego dei capitali, più rapido e grande il ri-
basso deir interesse, e dov'è meno larga e continua la
pratica dell' ammortamento, potrà credersi preferibile
r altro sistema. In ogni caso a norma di questo elemento
variabile, cioè la tendenza minore o maggiore dell' inte-
resse al ribasso, bisogna istituire il calcolo e fissare il
rapporto fra la riduzione della rendita e il periodo
d' irredimibilità concesso ai possessori dei nuovi titoli.
Gli effetti economici e finanziari della conversione
si riducono a un cambiamento nello scambio e nella
distribuzione delle ricchezze. Perocché scema in pro-
porzione analoga la spesa annua del debito, e questa
diminuzione si risolve, sotto pari condizioni, in un al-
leviamento del carico tributario. E sia che il guadagno
fiscale si adoperi come fondo di ammortamento, sia
che serva a soddisfare nuove spese, per le quali sa-
rebbero occorse altre contribuzioni, sia che si traduca
direttamente in una riduzione delle imposte esistenti,
LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 263
il risultato è sempre lo stesso, il ristabilimento di re-
lazioni economiche normali fra i creditori dello Stato
e i contribuenti. In tutti i casi la distribuzione dei ca-
richi pubblici si effettua in maniera più equabile per
mezzo della conversione della rendita; perchè i credi-
tori cedono ai contribuenti la parte d* interesse cor-
rispondente alla riduzione, o la rifasciano allo Stato
per sopperire a spese che dovrebbero essere pacate
dagli stessi contribuenti ; e insomma o rinunziano al di
più d' interesse in favore degli stessi debitori, o si ad-
dossano un carico nuovo in loro vece.
Fine.